Elezioni tedesche: riuscirà Angela a condire lo strudel ? 17


Precedute questa domenica dal voto regionale in Baviera le elezioni federali tedesche per il rinnovo del 18° Bundestag, il parlamento federale della Germania e determinarne i circa 600 rappresentanti, si terranno il 22 settembre 2013. Il 6 agosto è stato pubblicato l’elenco dei partiti ammessi alle elezioni; la lista comprende 34 diversi partiti ma in realtà il sistema elettorale, di fatto proporzionale con un quorum al 5% (una soglia che la Corte federale Costituzionale tedesca ha recentemente sanzionato come inaccettabile) , funziona egregiamente ed il confronto vero avverrà fra 7 partiti, dei quali probabilmente da 3 a 5 otterranno dei seggi. A differenza del 2009, quando si formò la coalizione conservatori-liberali, CDU/CSU ( 33,8%) + FLP ( 14,6%) ) e restarono all’opposizione 3 partiti, SPD (23%), Linke ( 11,9%) e Grünen ( 10,7%) le possibili alleanze, che in Germania sono determinate dai risultati del voto e da accordi di compromesso sui programmi, sono più che mai aperte.
I sondaggi periodicamente resi noti, da molti mesi indicano un confronto di fatto tripolare fra CDU/CSU ( 38-42%) , SPD (22-26%), GRUNEN (12-14%). Anche la estrema sinistra di LINKE ( 6-7%) è sopra il quorum ma senza possibilità di fare alleanze, mentre i liberali della FLP sono sulla soglia del 5% ( il loro tonfo renderebbe pressoché certa una nuova Große Koalition CDU-SPD , la terza dopo quella di fine anni ‘60 e quella del 2005-2009) . I Piraten, entrati in piena crisi dopo lo straordinario successo a Berlino e in alcuni Lander nel 2011 vengono dati sotto il quorum come anche il nuovo partito “antieuro” AfD ( Alternative für Deutschland ), nato in aprile ma risultato poco allettante per la gran parte degli elettori tedeschi che pure problemi con l’Europa dell’euro ne hanno un po’. L’eccessiva debolezza dei liberali da una parte e quella dei socialdemocratici dall’altra potrebbero rendere difficile sia riproporre la coalizione CDU-FDP che tornare a quella del 2001 SPD-GRUNEN; l’accordo fra CDU e SPD inevitabilmente dovrebbe quindi comportare la riconferma a Cancelliere della Merkel, di gran lunga il politico di maggiore fiducia in Germania ( e l’unico non silurato dopo un giro in tutta Europa ), stante anche la cordiale antipatia diffusa, anche in casa propria, nei confronti di Peer Steinbrück, il candidato della destra socialdemocratica che è già stato ministro delle Finanze della Merkel nella penultima legislatura.
Il programma della Merkel resta austero ma..

“ L’austerità espansiva” con la quale si può sintetizzare le rigidezza con cui la Germania della Merkel ha tenuto il campo nella politica europea degli ultimi 8 anni ha avuto molti interessati sostenitori e molti superficiali detrattori. Senza addentrarsi qui nella complessa valutazione delle politiche “antikeinesiane” è sorprendente che il programma elettorale puntualmente anticipato dalla Cancelliera da settimane, apre varchi all’austerità interna indicando una serie di misure di spesa che i quotidiani economici hanno valutato intorno ai 28 miliardi , simili quindi a quelle dei socialdemocratici, almeno sul lato delle uscite: introduzione del salario minimo per legge, freno all’aumento indiscriminato degli affitti, aumento del contributo per l’educazione a casa dei figli, pensione per le mamme, finanziamenti per la costruzione di nuove strade e scuole. In campo energetico la confermata fuoriuscita dal nucleare ha sempre meno contestatori fra gli industriali, molti dei quali, a differenza dei nostri, ha compreso che le energie rinnovabili fanno bene all’ ambiente ma possono anche diventare convenienti: magari solo per evitarne una eccessiva espansione elettorale, le tesi dei Grünen sono seriamente prese in considerazione; il basso livello di disoccupazione è al momento stabile, non più di 2- 4 su 100 abitanti sono senza lavoro, ( da noi sono fra i 10 e i 15, in Grecia fra i 25 e i 30 almeno ) e numerose tutele sono operanti per chi non ha reddito; la Germania riesce da anni a gestire l’impatto di una forte immigrazione resa addirittura utile per l’equilibrio del mercato del lavoro interno; nel 2012 si è avuto un nuovo record di 1,1 milioni di immigrati, dai pesi dell’est e del mediterraneo oltre a turchi e greci ( da noi sono stati circa 30.000, meno degli emigrati ); tutti giovanissimi ( 10 anni in meno dei tedeschi in media ), fra questi più di 40.000 italiani, ovviamente giovani, per più di un terzo laureati, il flusso maggiore dalla Lombardia. Per quanto piena di basi Nato e Usa nei conflitti e tensioni dell’area del Mediterraneo e del Medioriente il paese cerca di mantenere da tempo un basso profilo ( vedi Libia, Egitto e Siria) e si defila per quanto possibile dalle avventure militari che affascinano i piccoli colonnelli di turno inglesi, francesi e italiani. Evasione fiscale e presenza di gruppi mafiosi e criminali sono ridotti ai minimi termini. I costi della politica sono come è noto contenuti almeno alla metà dei nostri , l’informazione non è tutta ridotta ad una superpagata e intruppata appendice diffusa di questo o quel partito.

Se si confrontano con serietà tutti i parametri economici, politici, culturali del paese con quelli di Italia , Grecia o Spagna, ed anche della stessa Gran Bretagna, ci si rende conto che vanno aggiornati i nostri schemi di valutazione , che urge una grande riflessione collettiva politicamente adeguata ed autonoma dalle fesserie che ci propinano gli spin-doctordell’ informazione nostrana. Fra i tanti detrattori, molto diffusi nel nostro paese sia a destra che a sinistra, si percepisce della Germania, attraverso la lente deformata dei nostri media, solo gli stereotipi negativi . Rispondendo ad un’interpellanza del deputato socialdemocratico Joachim Poss, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha affermato di recente che dal 2010 al 2014, la Germania ha risparmiato 40,9 miliardi di euro in interessi sulle nuove emissioni di debito pubblico, grazie alla discesa dei rendimenti, mediamente dell’1% su tutta la curva delle scadenze. E grazie anche alle robuste entrate, nello stesso arco di tempo, Berlino ha potuto ridurre di 73 miliardi di euro il suo indebitamento pubblico, rispetto al previsto. A nostre spese… risponderebbe ovviamente qualche nostro amico ecologista o di sinistra certificata. Probabilmente vero … ma se le nostre mafie, i nostri evasori, i nostri partiti riuscissimo a metterli da parte e mandarli al diavolo dove saremmo invece ?

Non è che non ci siano domande da farsi sulla Germania, sono le risposte che sono diverse.
Pochi sanno che il Fiscal Compact, di cui parecchio si è detto in Italia, che in Parlamento PD e PDL hanno approvato senza alcun dibattito, in Germania dopo un lunghissimo confronto è stato infine bloccato senza traumi nel Bundesrat, la Camera dei Lander dove Verdi e SPD hanno da un anno la maggioranza e non è quindi in vigore.

Günter Wallraff, l’inventore del giornalismo d’inchiesta sotto copertura ha raccontato in un suo recente libro che non in tutta la Germania le condizioni dei lavoratori sono idilliache. Travestito da operaio ha reso note le schifose condizioni di lavoro nel panificio della LIDL, il colosso tedesco dei discount molto diffusi anche in Italia, a 6 euro l’ora, ustionato da padelle roventi; o i turni da 14 ore dei baristas negli Starbucks, o le 15 ore al volante dei corrieri GLS. Denunce di situazioni al limite della tolleranza che però da noi, con i nostri quotidiani morti sul lavoro, non fanno neanche più notizia.

Nel maggio scorso il dibattito politico si è concentrato su uno scandalo che ha coinvolto la CSU della Baviera ( dove si vota questa domenica, una settimana prima delle politiche). Si è scoperto che 79 membri del Parlamento locale, la maggior parte dei quali, ma non solo, della CSU, hanno assunto come assistenti figli, nipoti e coniugi. Tutti ben pagati, anche da molti anni. A rivelare il fatto è stato Georg Schmid, importante esponente locale della stessa CSU, addirittura Presidente del Parlamento bavarese, che aveva assunto anche sua moglie pagandola per anni 5.500 euro al mese. Scandalo centrato anche sul fatto che i due insieme guadagnavano più di Angela Merkel. Come da noi, si dirà…. Non proprio: in realtà una clausola del regolamento regionale del 2000 rendeva transitoriamente legali le assunzioni già in corso ma Schmid, a poche settimane dalle elezioni del Land, si è comunque immediatamente dimesso e Barbara Stamm, suo successore alla presidenza del Land, ha reso pubblico l’elenco di tutti i 79 membri del parlamento locale e si sta discutendo di come rimborsare allo Stato Bavarese tutti i soldi percepiti anche se formalmente in modo legale. Da noi è di queste ore l’incredibile ennesimo rinvioda parte dei partiti delle “larghe intese”, dell’iter in aula del disegno di legge, peraltro di grande ipocrisia nei contenuti, sul finanziamento pubblico ai partiti.

Il ministro della Difesa Thomas de Maizière, uno degli uomini chiave del gabinetto di Angela Merkel, da tempo considerato il suo probabile successore, è stato molto criticato sui media per i 500 milioni impegnati nel progetto militare Euro-Hawk, versione tedesca dei droni americani Global Hawk, il cui acquisto è stato bloccato recentemente perché una apposita commissione ha valutato che difficilmente avrebbero superato le norme di sicurezza europee per il volo. Il progetto dei droni, enormi aerei che volerebbero ad alta quota, di cui la Germania pagherebbe un quarto della spesa ( un ventesimo comunque dei nostri costi per gli F35), sarebbe alla base della nuova strategia Nato per la sorveglianza, del Programma Ags (Air Ground Surveillance), da attuare però in una base militare italiana (Sicilia ?) con il compito di monitorare la situazione nelle regioni di crisi. I Grünen sono stati particolarmente critici malgrado che all’origine il progetto sia nato durante il governo SPD-Grünen , poi avviato durante quello successivo CDU-SPD del 2005. Del Ministro sono state chieste le dimissioni ed il progetto è stato fermato.

Anche i capi dei servizi segreti tedeschi esterni (BND) e interni (BFV), Gerhard Schindler, dell’FPD, e Hans-Georg Maaßen, sono stati invitati a dimettersi per aver conosciuto, e non rivelato, il programma di spionaggio PRISM, aver trasmesso dati agli americani dell’ NSA, almeno secondo i dossier rivelati dalla talpa del Datagate Edward Snowden. L’opposizione ha messo sotto tiro anche il capo di Gabinetto Edward Pofalla, figura chiave dell’esecutivo Merkel, responsabile del coordinamento dei servizi d’intelligence tedeschi. Secondo le carte segrete di Snowden, grazie all’intelligence tedesca, l’ NSA avrebbe infatti tenuto sotto parziale controllo elettronico anche le comunicazioni da e per il governo di Berlino: circostanze categoricamente smentite dalla Cancelliera ma ampiamente diffuse e discusse nell’opinione pubblica, che ha però di fatto imposto una maggiore attenzione alla tutela della privacy individuale ed anche dell’autonomia del paese. Da noi dopo anni di chiacchiere e sotterfugi, poi di finti ripensamenti del PD sugli F35, si è recentemente scoperto che un altro progetto per gli Eurofighter probabilmente ci costerà forse più degli F35. Tutte cose che procedono nell’ombra da molti anni.

Malgrado problemi e scandali di questo tipo la gestione Merkel tiene, le posizioni oltranziste dei Liberali sono rigettate anche dai loro elettori che sembrano essersi ridotti ad un terzo in 4 anni. Il candidato della SPD, noto per la sua supponenza ( ha avuto un unico momento di notorietà in Italia quando ha affermato che avevano vinto le nostre elezioni di febbraio due clown, Berlusconi e Grillo ) non ha molto fascino ne particolari idee innovative.

L’ SPD sostiene posizioni espansive apparentemente orientate al progetto di “Stati Uniti d’Europa”, tra cui su tutte l’adozione di Eurobond, bond garantiti da riserve auree da utilizzare per infrastrutture in Europa che rilancerebbero l’occupazione gettando le basi per una maggiore integrazione e una ripresa economica nel medio-lungo periodo. Steinbruck però comprende poco le potenzialità della conversione ecologica, in qualche modo più attuale in Germania rispetto a qualunque altro paese del pianeta. Invece ha collezionato per mesi una spettacolare serie di gaffe e dichiarazioni sballate, si dice frutto anche del suo carattere avventato: nel dicembre 2012 ha dichiarato che trovava lo stipendio di cancelliere troppo basso, una posizione non esattamente popolare; è noto come pagatissimo conferenziere e per i suoi rapporti stretti con alcune grandi industrie tedesche (è stato nel consiglio di amministrazione della Thyssenkrupp, gettone di 300.000 euro nel solo 2010 ) ; argomenti a favore di chi lo indicava come una scelta sbagliata, anche nel suo stesso partito. Grandi e dispendiose manifestazioni sono state organizzate nella campagna elettorale per salvare il salvabile, ma stante le poche differenze fra la SPD del moderato Steinbruck e la CDU della smaliziata Merkel non sarà facile recuperare ne elettori moderati ne quelli in fuga verso Grünen o altri minori, anche se l’unico duello elettorale in TV di fine agosto ha visto un buon risultato sul piano mediatico di Steinbruck. Un altro guaio ha infine visto vittima il leader dell’SPD: la moglie ha ricevuto una lettera da uno sconosciuto in cui lo si indica colpevole di aver impiegato presso la famiglia, 14 anni fa, una cittadina filippina in situazione irregolare.

I Verdi scavalcheranno quasi certamente Linke e Liberali andando al di sopra dei 4,6 milioni di voti del 2009 ma lontani dai sondaggi di 2 anni fa quando, come in altri paesi europei, sembravano in grande avanzata arrivando al livello dell’ SPD.

Il successo della Merkel è certo; si dice che molti ritengono che c’è comunque qualcuno affidabile e non corruttibile nella cabina di comando, che lascia relativamente tranquilli i suoi sudditi e non fa morire di fame quelli che non possono permettersi di pagarsi la cena. Gira la battuta che suo marito si lamenta quando non mette abbastanza streusel ( piccole briciole impastate di zucchero) sullo streuselkuchen(una specie di strudel con poco ripieno e lievitato ) ma che questo è l’unico rimprovero che la Cancelliera è disponibile ad accettare.

 

Difficile che la vera novità del voto siano le due novità annunciate fino a qualche tempo fa: i Pirati e gli anti-euro dell’ AfD , entrambi stimati al di sotto del 5%.

La tormentata vicenda dei Pirati sembra per il momento finita nell’angolo. Comparsi qualche anno fa specie nel nord-europa hanno avuto un trionfale botto nelle elezioni di Berlino del 2011 ( 15,6%) e in alcuni Lander. Nel 2011 a Praga hanno tentato di darsi una più solida strutturazione di partito europeo eleggendo una donna , Lola Voronina dal Partito Pirata Russo come presidente e allontanando i tentativi di infiltrazione da destra. Dei pirati si è parlato un po’ anche da noi per la centralità data alla democrazia diretta ed alla piattaforma Liquid Feedback, ( indicando presunte affinità ai grillini ) e per il loro rifiuto di indicare stabilmente dei capi preferendo l’orizzontalità delle strutture ( il contrario dei grillini si è detto ). Le solite banalità che casomai, visto come è andata, darebbero pienamente ragione a Grillo. Secondo i commentatori tedeschi più attenti invece la crisi dei Piraten ( che avrebbero recentemente ridimensionato le potenzialità taumaturgiche degli strumenti di democrazia diretta in rete ), il vero problema emerso, oltre ad una plateale rissosità interna assente ad esempio nei Grünen, è la indeterminatezza di posizioni su molti temi di politica interna ed estera dove nulla si aggiungeva a quanto presente o nei Grünen o nella Linke o nell’SPD. In Italia un partitino di pirati è comparso nelle recenti elezioni amministrative in vari comuni , contribuendo, in alleanza con Rifondazione, a sprecare qualche migliaio di voti. Resta il fatto che quell’area , in gran parte giovanile ma non solo, poco attratta e annoiata dai partiti tradizionali compresi i Grünen, sicuramente in espansione con l’evoluzione generazionale, che attraverso il fascino della rete aveva intravisto forme e strumenti per dire la propria in modo originale e farsi sentire nella società tedesca, pone domande ed esigenze nuove e particolari e non è chiaro chi sarà in grado di indicare delle risposte.

Ad aprile si è formato in Germania un nuovo partito: si chiama Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland, AfD) e ha un programma centrato su un punto: l’uscita della Germania dalla moneta unica, o meglio ancora la dissoluzione pilotata dell’euro. Il suo capo si chiama Bernd Lucke, ha 50 anni ed è un professore di economia dell’università di Amburgo. L’opposizione alla moneta unica dell’AfD ha connotazioni originarie di destra: fa leva sul principio che i soldi dei contribuenti tedeschi non siano usati per salvare le economie in difficoltà di altri paesi europei.Lucke sembra favorevole all’uscita dall’eurozona di Grecia, Cipro, Portogallo, Spagna, Italia e “probabilmente” anche della Francia con una fase transitoria di 4-5 anni con l’euro in parallelo alle monete nazionali, poi il ritorno al marco per la Germania entro il 2020 magari in unione monetaria con la Finlandia, l’Austria e l’Olanda. Gli euroscettici di AFD, gettonati dai media italiani come affini a Grillo per sputtanarlo, sembrano per alcuni già irrilevanti prima di nascere ( sotto il 2%) ed ormai ignorati da alcune case di sondaggi e riemergeranno forse alle europee del 2014. Per altri invece la possibilità di superare il 5%, sottraendo voti alla Merkel, è del tutto realistica. Aiuterebbe , si dice, il recente successo dell’UKIP (United Kingdom Independence Party), il partito anti-euro della Gran Bretagna,definito dal premier conservatore David Cameron il “partito dei clown” che ha ottenuto un quarto dei voti nelle recenti elezioni amministrative, guadagnando 140 seggi comunali e non facendo ridere per nulla i Tories che invece ne hanno persi 335. Un improbabile lancio in Italia si svolgerà a Roma il 23 settembre ( dopo il voto tedesco ) con ancora più improbabili “lanciatori” fra i quali, oltre ad Alberto Bagnai e vari altri economisti, si annovera ad esempio Giorgio LaMalfa.

Ma anche la Linke è divisa sulla domanda: bisogna farla finita con l’euro? Lanciata da Oskar Lafontaine in previsione del Congresso, la tesi è stata sostenuta anche da Winfried Wolf, uno dei responsabili del comitato scientifico di Attac Germania, , che vede nella moneta unica nient’altro che “il coronamento del progetto dell’Unione europea come progetto delle grandi imprese e delle banche, finalizzato allo strangolamento delle economie europee più deboli e all’affermazione completa degli interessi del capitale tedesco”. La maggioranza del partito non vuole confondersi con i nemici della moneta unica ma il dibattito sull’euro lanciato da Oskar Lafontaine ha creato un bel problemino interno al partito in vista delle elezioni.

Più articolata invece la posizione da tempo assunta da Cohn Bendit che fino a qualche tempo fa avremmo indicato come il principale leader dei verdi in Europa, per metà francese e per metà tedesco. Cohn Bendit ha preso le distanze da Europe Ecologie, del cui clamoroso successo nelle europee del 2009 e nelle successive regionali era stato forse il principale attore pubblico, con un duro attacco alla gestione di Cecilie Duflot, ma anche sulla visione dell’Europa. Non più iscritto ai verdi ha annunciato che non si candiderà più al Parlamento europeo nel 2014 , nel quale è oggi il capogruppo dei Verdi eletti in tutta Europa. Contemporaneamente ha lanciato “Per l’Europa! Manifesto per una rivoluzione unitaria” con Guy Verhofstadt, capogruppo dei liberali al Parlamento europeo ed ex premier belga, per il rilancio dell’integrazione europea; e recentemente l’appello con Ulrich Beck, noto intellettuale tedesco, affermando che l’Europa è un laboratorio di idee politiche e sociali senza equivalenti in nessun’altra parte del mondo; indicandone la sede nel dialogo fra le molte culture politiche diverse che la compongono. We Are Europe è la sintesi dell’appello che propone “un anno di volontariato” nell’impegno per l’Europa per tutti: lavoratori e disoccupati, manager e musicisti, insegnanti e allievi, scultori e sottocuochi, giudici della corte suprema e cittadini anziani, uomini e donne, come risposta alla crisi dell’euro. Riempire quindi l’Europa di vita e contenuti dei cittadini comuni europei che agiscono insieme, spontaneamente. Limitato l’impatto dell’appello ( almeno da noi, con la diffusione da parte di MicroMega ), con il quale l’ultimo leader del ’68 e insieme a Joschka Fischer ed al troppo presto scomparso Alex Langer, uno dei tre principali esponenti del vecchio ecologismo degli anni ’80, sembra prepararsi ad uscire di scena, e non nel modo migliore, stante anche i suoi problemini di salute ed i 68 anni compiuti qualche mese fa.

Ci salveranno i Grünen tedeschi… o forse no ?

E’ stata una sorpresa per molti il risultato delle primarie che per la prima volta i Grünen hanno svolto nel novembre scorso per scegliere i propri candidati di testa ( un uomo ed una donna ) per le elezioni federali del 22 settembre. A sorpresa, accanto al nome di Jürgen Trittin, dato da tutti come candidato sicuro sia nel partito sia nei sondaggi, dalle urne delle primarie dei verdi di Germania è uscito vincente il nome di Katrin Göring-Eckardt. Alle prime primarie nella storia dei Verdi tedeschi ha partecipato il 62 % dei circa 60.000 iscritti al partito. Quindici i candidati. Oltre a Jürgen Trittin, Renate Künast, entrambi capigruppo dei Grünen in Parlamento, Claudia Roth presidente del partito e Katrin Göring-Eckardt vicepresidente del Parlamento, più altri meno conosciuti. Trittin, esponente della “sinistra interna” che è stato Ministro dell’Ambiente nel governo rosso-verde dell’era Schröder all’inizio del 2000 ha confermato le attese ottenendo il 71,9 % dei voti validi, la Göring-Eckardt una moderata dei realos ha conquistato il 47,3 %, superando la favorita Renate Künast ( 38,6 % ) e la Roth ( 26,2 %). Gli iscritti potevano esprimere due preferenze. Obbligatoria per statuto la nomina di una donna. Nata in Turingia nell’Est del paese nel 1966 Katrin Göring-Eckardt è una teologa, dal 2009 esponente di punta del Sinodo della Chiesa evangelica tedesca (EKD) ed eletta per la prima volta al parlamento nel 1998, impegnata nelle politiche sociali e della famiglia. Una scelta di equilibrio tra le due ali del partito e di equilibrio tra continuità e rinnovamento, vedremo presto se azzeccata.
Per i Grünen si prevede un successo, diventare stabilmente il terzo partito, ma non un trionfo; fra il 2009 ed il 2011 come in altri paesi dell’Europa post-crisi mondiale del 2008 gli ecologisti sembravano rappresentare la nuova possibilità, specie in Europa, alternativi sia ai conservatori che ai socialdemocratici, entrambi palesemente incapaci di indicare una nuova strada e sostanzialmente subalterni o compromessi con il gioco al massacro di banchieri e gruppi finanziari . Europe Ecologie trionfava in Francia, i Grunen tedeschi raggiungevano e superavano in alcuni sondaggi la SPD, ottimi risultati si manifestavano anche in paesi non europei. Un ruolo “a tutto campo” probabilmente non adatto, non previsto, comunque non compreso dai verdi del centro-nord europa da sempre la punta avanzata dell’ ormai “vecchio” ecologismo degli anni ’80. Un vero “partito europeo” dell’ecologismo non è mai nato, e i Grünen hanno di fatto rinunciato alla possibilità di avere una presenza di rilievo nell’europa del sud, con gli evidenti fallimenti in Spagna, Italia, Grecia; e si vedrà come evolverà la crisi di Europe Ecologie in Francia.
I Grünen vanno al voto chiedendo fra l’altro una più rapida uscita dal nucleare (entro il 2017 non il 2020 ), la nascita del reddito minimo su tutto il territorio federale, l’allentamento dell’austerity interna, più disponibilità a farsi carico della crisi del resto dell’ Europa , più autonomia del paese dalle alleanze militari, maggiore tutela della privacy. I Grünen tedeschi, e di altri paesi limitrofi del centro-nord europa, sono una garanzia e in parte una speranza per il futuro dell’intera Europa, stante la inettitudine dei partiti conservatori-democristiani e di quelli socialisti-socialdemocratici che si alternano di volta in volta con una evidente incapacità di essere all’altezza del ruolo che solo l’Europa può svolgere nei dissestati equilibri internazionali. Al momento però non è detto che questo ruolo strategico sia all’altezza delle loro capacità e forse prima della loro consapevolezza; ne che siano in grado di confrontarsi con tutte le richieste di cambiamento che percorrono l’ Europa e che possono prendere le più diverse direzioni. Le elezioni tedesche di settembre e quelle europee del maggio successivo daranno molte indicazioni su dove andremo a parare.
nelle foto:
1 l’andamento dei sondaggi sul voto in Germania negli ultimi 4 anni
2 lo Streuselkuchen , un dolce che per la verità non ha molto a che fare con lo Strudel
3 Und Du? campagna elettorale dei Grunen

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