Elezioni siciliane: la protesta, Grillo, l’astensione. 13


“Svegliandosi dal suo naturale torpore, Lietta Tornabuoni…”, così iniziava un articolo di Pier Paolo Pasolini pubblicato dal Corriere di Ottone intorno agli alla metà degli anni settanta. Provo oggi a scrivere un post per Mentecritica dopo qualche mese di “astensione”, senza tuttavia la pretesa di un vero risveglio dal mio “naturale torpore”. L’occasione mi è stata procurata dalle brillanti riflessioni contenute in un articolo del BuonPeppe pubblicato su Mentecriticae dal dibattito che ne è seguito fra l’autore e fma, certamente due fra gli osservatori ed interpreti più acuti ed autorevoli del blog.

Una domanda. Si può, senza per questo entrare in empatia col Movimento 5 stelle, ammettere che il vero vincitore delle elezioni siciliane sia Grillo? Certo, bisogna prendersi però la briga di scostare le fette di prosciutto che i media “normalizzati” hanno provveduto ad appiccicare con la consueta solerzia sui nostri occhi. Arzigogolare che il 18% conseguito da Cancelleri va ricondotto in realtà ad un ben più modesto 8% di tutti i siciliani aventi diritto al voto è strumentalità al tempo stesso stupida e volgare. E’ giusto e doveroso ragionare sui risultati dei partiti utilizzando il filtro della macroscopica astensione, ma solo a patto di considerare il complesso delle forze politiche che si sono sottoposte al vaglio elettorale. Se, al contrario, si estrapola il dato di una sola, allora una corretta valutazione deve necessariamente considerarlo in valore assoluto e porlo in relazione con quelli raggiunti dalle altre in competizione, assumendo implicitamente l’antico latinetto “qui tacet, nec dicet, nec negat”.

La strumentalità alla quale ho fatto riferimento si manifesta in tutta evidenza quando i commentatori normalizzati (e poi l’opinione pubblica, che in realtà non fa altro che ripetere stancamente ed inconsapevolmente il “verbo” delle televisioni e dei giornali) stiracchiano pateticamente il solo voto di Grillo rapportandolo a quello di tutti i potenziali elettori, allo scopo di concludere che neanche il comico genovese ha sostanzialmente catturato la “protesta” che è montata non soltanto in Sicilia, ma nell’intero Paese. Insomma, i partiti non hanno vinto, ma neanche Grillo ha vinto: calma non è successo niente.

Col cazzo. Grillo ha ottenuto un successo strabiliante, portando il suo movimento dal niente a diventare con 32 comizi in altrettante città il primo partito dell’isola. Senza passato, senza storia, senza la benché minima relazione clientelare o mafiosa (che in quel territorio è poi quasi sempre la stessa cosa). Già, in Sicilia, la terra del 61 a zero, testimone dell’indole più conservatrice del Paese, la più lenta ad appropriarsi di internet e dei più moderni mezzi di comunicazione. So bene che per molti è meglio esorcizzare la paura anche a costo di chiudere gli occhi davanti all’evidenza, ma non ha senso non chiedersi cosa potrebbe accadere quando tra qualche mese sarà chiamata al voto anche la parte più dinamica del Paese, a partire dalle grandi conurbazioni urbane.

Ma veniamo alla “protesta” ed all’astensione, partendo da un dato conclamato dagli studiosi di flussi elettorali, ma in fondo abbastanza leggibile anche da parte di qualsiasi osservatore. Il bacino elettorale di Grillo è da ricondurre in massima parte ad un elettorato “vigile”, che nelle passate tornate aveva votato per i partiti tradizionali, mentre ha attinto in parte minore all’area della “protesta”. Per comprendere ciò che è accaduto nelle urne è necessario, a mio avviso, uscire da un equivoco, intellettualmente pigro, che tende a parificare l’astensione con la protesta. Le relative aree sociali che sfociano nei due suddetti comportamenti vanno analizzate distintamente, anche se, per il solito, l’area della protesta si può considerare un sottoinsieme di quella ben più vasta ed articolata dell’astensione.

La protesta è, com’è ovvio, un comportamento attivo che si manifesta in qualche circostanza polarizzando la propria indicazione elettorale su partiti o movimenti, di cui, pur non condividendo la proposta, per così dire, ideologica, si apprezza la portata di rottura o persino di semplice novità ed in qualche caso di pura “vendetta” per ancorché legittime insoddisfazioni. Resta inteso che in Italia questa tipologia di protesta si indirizza nelle attuali contingenze soprattutto contro la “casta” dei politici di professione con un corollario pressoché inestricabile di motivazioni sacrosante e di confuse pulsioni emotive. In altre circostanze la protesta, che, giova ripeterlo, è sempre un comportamento attivo, sfocia in azioni più o meno violente, come ad esempio (per rimanere in Sicilia) i moti dei cosiddetti “forconi” od anche in manifestazioni, che nella consuetudine del nostro Paese (contrariamente a quanto avviene in Francia) hanno bisogno di essere sollecitate da organizzazioni strutturate. Questa protesta, che potremmo definire con qualche approssimazione “anticasta”, credo che in linea di massima sia andata ad alimentare nel voto siciliano il movimento di Grillo.


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13 commenti su “Elezioni siciliane: la protesta, Grillo, l’astensione.

  • fma

    Moltissimi spunti di riflessione, come sempre. Perché non abiti da queste parti, o, in subordine, non scrivi un po’ più spesso?
    Ne scelgo uno:

    L’aggettivo tecnico sta invece ad indicare che, scelto l’obiettivo politico che s’intende raggiungere, i componenti del governo sono in possesso (o almeno si ritiene da più che lo siano) degli strumenti di conoscenza teorica idonei al raggiungimento dello stesso.

    La vedo anch’io esattamente così.
    È il motivo per cui, da un anno a questo parte, continuo sostenere che Monti sia la cosa migliore tra tutte quelle che ci potevano capitare. Il miglior turione nel mazzo che la classe dirigente poteva metterci a disposizione. Questa classe dirigente, in questo momento.
    Lo penso spinto non da convinzioni ideologiche, che mi hanno abbandonato da un pezzo, ma dal timore dei guai che combina uno stupido, dunque incapace, animato dalle migliori intenzioni, quando abbia accesso alla stanza dei bottoni.

    • eduardo

      Sei gentile, cordiale e, oserei dire, affettuoso. Come sempre.
      Ovviamente, anch’io sono persuaso che gl’incapaci al governo siano la più grande iattura per un Paese, anche quando non fosse così disastrato come il nostro.
      Tuttavia, poiché non mi ha mai convinto (e sono più che sicuro che anche su questo siamo assolutamente d’accordo) l’affermazione manzoniana secondo la quale “non è importante sapere qual’è la vera via, ma tenerne per vera una sola e tirare avanti”, ti sarei grato se volessi (non in questa sede, ma in apposito articolo) suffragare la tesi del “miglior turione” al di là del pur diffuso assioma, alla luce dei risultati sin qui ottenuti e delle visioni prospettiche avanzate da più parti. Possibilmente, sorvolando su tutto ciò su cui non è ragionevole essere in disaccordo (stima internazionale, “il punto a cui eravamo arrivati” e così via).
      Un saluto affettuoso.

  • ilBuonPeppe

    Nell’articolo citato non era mia intenzione fare un’analisi del voto siciliano, ma della voglia di cambiamento dei siciliani, della protesta.
    Quindi, a scanso di equivoci:
    – il vincitore in Sicilia è Grillo;
    – gli sconfitti sono tutti i partiti;
    – Grillo ha intercettato la protesta.
    Il guaio (e qui si concentrava il mio articolo) è che la protesta è stata piccola, molto più piccola di quanto si aspettava o si vuole dire.

    Poi ci sono altri aspetti che meriterebbero di essere tenuti in considerazione rispetto a questo.
    Uno di carattere generale è che la mafia è rimasta alla finestra a guardare; questo non cambia, per ora, la situazione ma non va dimenticato.
    Un altro, che invece riguarda direttamente Grillo, è che c’è uno scarto di ben quattro punti tra i voti della lista e quelli del candidato presidente. Non è una differenza da poco (se non ricordo male la più alta di tutti) e significa che la lista di Grillo non ha raccolto lo stesso consenso del suo leader locale.

    • eduardo

      Ho richiamato il tuo articolo senza alcuna intenzione polemica, ma solo per dire che aveva stimolato in me qualche ulteriore riflessione. La citazione del successivo dibattito con mfa mi era sembrata un modo per richiamare il senso di una piccola comunità con radici antecedenti alle trasformazioni di MC. E questo mi piaceva.
      La mia intenzione polemica era rivolta (con un po’ di presunzione, lo ammettoo) nei confronti della meinstream degli opinionisti che formano la compagnia di giro dei talk televisivi.
      Tuttavia (brevissimamente): 1) continuo a credere che Grillo abbia intercettato solo una parte della protesta; 2) il maggior consenso conseguito dal Carneade capolista rispetto al al voto di lista testimonia chiaramente un’attenzione verso il M5S anche da parte di molti pur vincolati da rapporti clientelari con singoli e variopinti candidati delle diverse liste; 3) l’accenno all’intento di Monti di “salvare il Paese” era palesemente (sguaiatamente) provocatorio com’è del tutto evidente se solo si legge con attenzione il passo successivo, in cui si definisce (anche capziosamente) quale parte del Paese intende salvare e quale ritiene necessario sacrificare.
      Accetto volentieri ogni critica (alla mia età il dubbio prevale istituzionalmente sulle certezze), ma solo a patto che non sia fondata su un palese stravolgimento di ciò che ho scritto.
      Un saluto affettuoso

      • ilBuonPeppe

        Nessun problema. Il guaio è che io sono un inguaribile rompipalle, e ho voluto puntualizzare; non tanto per te, che non ne hai bisogno, ma per altri.
        E come dice un mio collega…
        Sorrisi di felice giornata

  • ilBuonPeppe

    “non ho alcun dubbio che il professore Monti persegua con totale onestà intellettuale l’obiettivo che si è prefisso”
    Neanche io. Lo ha dichiarato a più riprese e lo sta perseguendo con evidente competenza.
    L’errore è pensare che questo obiettivo sia “salvare il Paese”.

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