(E)lezioni di psicologia 5


“Dottore, da vent’anni faccio un incubo ricorrente. Un omino non più alto di Mammolo con addosso un doppiopetto si avvicina a me e, con un sorriso a 32 denti, mi sussurra “Mi consenta…” poi, di solito, mi sveglio di soprassalto grondante di sudore…”Se fossi l’Italia e mi stessi stendendo sul lettino del mio analista per la prima volta, probabilmente parlerei così, come un paese malato e ossessionato dall’invadenza di una delle sue malattie (nella fattispecie una bassa dai capelli tinti e non suoi).
Tra le strade affollate di elettori risucchiati dal mito del Superuomo, si respira il caos in cui l’ordine del “ce lo impone l’Europa” ha gettato il popolo dell’arrangiarsi. Quando bastano pochi mesi per impedirti di fare anche ciò che sai fare meglio, arrivare a fine mese raschiando il fondo del barile, quando ci si accorge che l’intera classe politica è l’unico motivo per cui arrangiarsi non basta più, per gli italiani è il panico. Non ci sono certezze, non ci sono verità rivelate, niente faccioni rassicuranti a ripetere che tutto va bene.
In quest’humus fatto di sfiducia popolare, paura, incertezza, affondano radici le piante peggiori. Non c’è  dunque da meravigliarsi di come, proprio adesso, Colui-che-non-deve-essere-nominato abbia ben pensato di ricandidarsi, né della pulizia ideologica del suo partito, men che meno delle trattative con la Lega per il raggiungimento di un accordo di sorta che possa garantire una apparente governabilità. A dire il vero non c’è da meravigliarsi neppure della virulenza con cui le apparizioni televisive del nostro aumentano a dismisura, ma c’è quanto meno da essere disgustati.
Ogni giornale, ogni canale televisivo, e, qualora si scegliesse di tenere spento quello strumento del demonio, non mancano radio e internet. Non c’è giorno che passi senza un’intervista e lo sproloquio giusto al momento giusto è in grado di garantire l’apparizione in qualsiasi notiziario, in un modo o nell’altro.
“Non importa come, purché se ne parli” e se se ne parla male, aggiungo io, basterà gettare tutto nel calderone del vittimismo e della persecuzione. La chiamano campagna elettorale. Io la chiamo stalking, quasi un tentativo di trasformare il gesto della X sul simbolo di Berlusconi un disturbo ossessivo compulsivo.
Gli si consente di accusare di comunismo i magistrati, gli si consente di inquisire in diretta i giornalisti, di pulire con gesto sprezzante la sedia occupata da altri prima di lui, di organizzare gite a spese del partito per assicurarsi i voti di anziani affetti da demenza senile. Nessuno ha la forza o l’intenzione di opporsi veramente agli eccessi che da vent’anni quest’uomo va perpetuando, lasciandolo ancora a piede libero promettere l’irrealizzabile a folle di beoti già pronti a regalare le loro crocette obbedienti di capre belanti.
La forza dello psiconano, come molti lo hanno soprannominato, sta nel neutralizzare ogni opposizione. E’ in grado di promettere a cuor leggero assurdità in grado di far gola ai figli di un’Italia disorientata convogliando le energie degli altri leader di partito, complice la loro plateale inettitudine,  nel confutare ogni sua affermazione, costringendoli così a mostrarsi meno propositivi, meno energici, meno in grado di incarnare la figura del padre autoritario ricercata dagli Italiani.
E’ la dinamica dell'”io sono migliore di loro”, pronunciato con una convinzione tale da sommergere con la forza di un boato le pigolate rimostranze di chi ha scelto per il proprio partito l’immagine del gentleman all’inglese, che non alza mai la voce e non è mai sopra le righe. E quale voce ascolteranno le creature spaventate che abitano le nostre città e che in massa, in fila per due, riempiranno i seggi elettorali per usufruire d’un diritto che hanno loro detto di avere, dimenticando tutti gli altri che gli sono stati negati?
La voce più forte.
Temo realmente che gli incubi ricorrenti dell’Italia debbano continuare ancora per molto, colpa forse dell’ostinazione degli italiani di ingozzarsi di peperonata prima di andare a dormire. Temo che ancora una volta si lascino abbindolare da una cena ghiotta e pesante, fatta di sorrisi, promesse, apparente autorità per poi abbandonarsi ad un sonno travagliato lungo anche cinque anni e pieno di sogni da cui preferirebbero svegliarsi. Non che votare qualcun altro possa salvarli in alcun modo, vista la propensione dell’attuale classe politica per l’interesse personale e l’inettitudine, ma farsi fregare l’ennesima volta dallo stesso uomo non fa onore a nessuno.
E’ lo spettacolo circense prima del voto, artisti di strada imboniscono i bambini con i loro giochi di prestigio. E dopo? Dopo il nulla. Il carrozzone svanirà nella polvere coi soldi dei biglietti, i sogni se ne andranno insieme ai trapezisti ed ai bambini rimarrà la triste consapevolezza della realtà: la donna barbuta non esiste, l’uomo forzuto neppure e stanno anche per finire i pop corn.
Qualcuno un tempo disse che bisognava votare il pesce che puzza meno, ma più che il pesce ormai sembrano rimaste soltanto frattaglie maleodoranti e quelle, di norma, si gettano via.

Informazioni su Mumon

Secondo alcuni, decisamente troppo giovane per dire cose condivisibili. Una Laurea Magistrale in Biologia Cellulare e Molecolare. Attualmente continua il percorso di studio e ricerca con un Dottorato nel medesimo campo. "Pallinata" per la divulgazione, crede fermamente in un futuro sostenibile e nella necessità di informare e sensibilizzare la gente comune sui problemi della scienza.

5 commenti su “(E)lezioni di psicologia

  • ilBuonPeppe

    “Non importa come, purché se ne parli”
    E tu allora perché ne parli? 😉
    Il soggetto andrebbe seppellito nell’indifferenza, invece tutti fanno a gara per tenerlo al centro dell’attenzione.
    Comunque non è, e non sarà, lui il nostro incubo peggiore.

    • Mumon

      L’incubo peggiore degli Italiani sono gli Italiani, riguardo al seppellirlo nell’indifferenza, ahimè sono ancora vittima di quella malattia tipica degli imberbi che li porta facilmente a perdere il controllo 😀

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