Elezioni del 15 aprile 2018. Requiem for a Dream
Estate
Il sergente ha spalancato il portellone dell’elicottero e nel frastuono del motore tutti escono correndo alla cieca nella nube di polvere sollevata dalle pale. Io ho tardato un attimo per agganciarmi l’elmetto e sono rimasto indietro. Mi tocca fare un salto. Il pilota ha già ridato gas, modificato il collettivo e la macchina sta decollando di nuovo con un rombo furioso.
I biondi hanno imparato che è inutile sparare alla blindatura del motore e concentrano il fuoco sul rotore di coda sperando di fracassare le pale. Quando ci riescono l’elicottero inizia a girare su se stesso, il rotore tocca terra e tutto finisce in gloria. Così è la vita.
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Mentre corro come un disperato per unirmi agli altri, vedo disegnarsi la scia di un razzo. Mi giro. Ci sono decine di elicotteri che stanno scaricando fanteria. E’ una giostra indiavolata di macchine, uomini, rumore e polvere.
Un caccia passa a volo radente e lo spostamento d’aria mi mozza il fiato. Sta cercando la postazione che ha lanciato il missile. Mentre riprendo a respirare un’esplosione abbatte la tribuna dello stadio. Il caccia cabra e riprende rapidamente quota. Niente più missili baby. Così è la vita.
Nella povere e nel fumo vedo qualcuno che gesticola indicando il punto di raccolta. Corro in quella direzione e mi lancio nel fossato. Appena in tempo. Sento colpi d’artiglieria scuotere il terreno. Quelli che sono sbarcati dopo di noi avranno due o trecento metri allo scoperto da percorrere prima di arrivare al fossato. Sarà dura e molti rimarranno lungo la strada, ma io ora sono al coperto. Così è la vita.
Sono vicino a un marconista che cerca di parlare col comando. L’artiglieria dei biondi sta spazzando il piazzale e la nostra aviazione è sparita. Senza supporto aereo rimarremo bloccati in queste buchi come dei topi. Sento il marconista urlare di carri. I carri dei biondi. Cazzo, questa non ci voleva. Sono giorni che li stiamo martellando ed abbiamo picchiato duro. Se hanno tirato fuori i carri è perché sono veramente incazzati e vogliono venire a prendersi la loro vendetta. Mi guardo in giro tra la polvere e il fumo, ma non vedo nessuno con tubi anticarro. Era previsto che l’aviazione li tenesse lontani, ma senza siamo spacciati. Così è la vita.
Ormai sono passate tre ore e i biondi con i loro carri dovrebbero esserci già addosso. L’artiglieria ci tiene inchiodati nel piazzale dello stadio e non ci resta che sperare. Nel fracasso mi sembra di sentire un sibilo. Sono caccia! Ci guardiamo tra di noi. Ci avevano detto che la caccia dei biondi era stata distrutta nell’incursione di te giorni fa. Poi inizio a sentire urla di gioia e applausi. Quando i caccia passano velocissimi con il loro rombo assordante che mi stordisce, faccio appena in tempo a vedere la coccarda sotto le ali. E’ roba nostra, è roba nostra. Le esplosioni squassano il quartiere nord. L’artiglieria dei biondi è fottuta. Usciamo dalle buche guardinghi. Siamo migliaia e tutti stanchi. Aspettiamo ordini, quando un grido di gioia attraversa tutto il piazzale. Uno che non conosco mi afferra, mi abbraccia e mi grida che Ingrosso e i suoi leccesi hanno preso il corridoio Est e lo tengono. I carri della Reggio e della Salerno sono già in moto verso la provinciale. La strada verso Milano è aperta e la città si apre di fronte a noi come un cocomero spaccato.
Autunno
Dopo i quattro giorni di rappresaglia militare che hanno sconvolto le città ormai indifese del Nord della penisola, la comunità internazionale è rimasta inorridita dalla violenza delle azioni contro civili e dalla distruzione sistematica di infrastrutture produttive e abitazioni. Il comitato di emergenza misto che segue la crisi ha deciso di concordare con forze lealiste un cessate il fuoco e di richiedere l’autorizzazione a schierare una forza internazionale di interposizione.
Il Generale in capo delle forze lealiste, dopo essersi consultato con il governo centrale, ha disposto un rientro nei ranghi della truppa dislocata nella regione metropolitana. E’ stato rimosso l’accerchiamento alle istallazioni della NATO sul territorio nazionale e autorizzato l’ingresso dai varchi di frontiera con la Francia e l’Austria di colonne motorizzate franco tedesche che si stanno dirigendo nei punti di presidio assegnati.
Le truppe americane, canadesi e turche saranno schierate nelle regioni meridionali dove dovranno trovare un accordo con le bande che detengono il controllo del territorio e che sono al servizio dalla criminalità organizzata. Saranno costituiti dei governatorati militari sotto la gestione mista di comandanti militari locali e forze internazionali per tentare di ristabilire l’ordine e la pace in quella che è stata definita una Colombia nel ventre dell’Europa.
I rapporti delle organizzazioni non governative, le uniche tollerate nel paese fino ad oggi, parlano di stragi e violenze inaudite. Circa due milioni di civili e settecentomila uomini in armi sarebbero periti in una brutale guerra fratricida causata dalla crisi economica ed istituzionale in cui il paese era precipitato quando si era palesata l’incapacità delle istituzioni di gestire la grave situazione. Nessuno avrebbe mai creduto che una cosa del genere potesse accadere in una moderna nazione europea al giorno d’oggi.
Nelle prossime settimane le autorità svizzere, slovene, francesi e austriache dovrebbero iniziare le procedure per il rientro sotto scorta dei tre milioni di profughi ammassati nei campi in prossimità dei confini.
Inverno
Oggi è domenica. Giorno di elezioni. Sono passati dieci anni dall’ultima volta che ho votato eppure mi sembrano molti di più. Non so perché, ma la sento veramente un’occasione speciale.
Mi sono fatto la barba, ho messo la camicia bianca e una bella cravatta. Al bavero ho agganciato i nastrini azzurri della campagna padana ed al braccio la fascia di reduce decorato. Lentamente mi sono avviato verso il seggio che hanno insediato nella navata laterale della cattedrale, quella che è rimasta in piedi.
La strada è lunga, ma costeggia il mare. In questa giornata di aprile il mare è azzurro e calmo. L’aria è tersa e ferma. Dalla costa, in corrispondenza della zona interdetta, vedo salire una colonna di fumo. E’ molto presto e la strada è quasi deserta. Passa un ragazzo in bicicletta e una donna a piedi con una tanica piena d’acqua e un pacco di zucchero con lo stemma della comunità europea. Una volta qui c’era un grosso parcheggio. Ora ci hanno fatto un campo di pomodori. C’è un bel profumo di fiori nell’aria. Così è la vita.
Di fianco alla cattedrale c’è un blindato bianco. Ci sono anche una decina di soldati in assetto di guerra. Sulla manica hanno la bandiera francese. Fumano e parlano tranquillamente tra di loro. Sento il rumore di un camion e mi scosto per farlo passare. Sul pianale ci sono tre miliziani armati e una decina di prigionieri con in testa un sacchetto di iuta legato intorno al collo. Uno di loro piange e chiama la madre. I francesi si girano verso la cattedrale e fanno finta di non vedere. Il camion va verso la zona interdetta. Probabilmente vanno a “piantare” i prigionieri, come si dice qui, nel senso che gli ficcheranno una palla in testa attraverso il sacchetto, li butteranno in una fossa e li copriranno con calce e terra. Così è la vita.
Un miliziano mi guarda e vede la fascia, i nastrini e la stampella alla quale mi appoggio. Allora porta la mano alla visiera e mi saluta. Poi tira fuori un tricolore e lo agita per salutarmi.
Verde, bianco e rosso. Quando vedo la bandiera non posso fare a meno di commuovermi e ricordare. Gli occhi mi si inumidiscono.
Così è la vita.
Al Tenente Colonnello Viktor Smorodinnikov
che ha visto la sua patria soccombere nella lotta contro l’unico nemico
contro il quale non poteva combattere.
Sempre agli ordini.
l.p.
pezzo originale del 13 aprile 2008
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mc
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Fra un pò andrò a votare. Non ti nascondo che il tuo scenario di fantapolitica, visti gli ultimi appelli ai fucili dell’anafalbeta conclamato e dei suoi amici ex squadristi, non solo mi ha emozionato, ma mi ha dato la sgradita impressione che tutto potrebbe accadere. E poi, mi ha ricordato i racconti di una mia zia che, la sera dopo cena, mi narrava episodi della sua vita verso la fine della guerra: gli sfollati, la paura di essere catturati dai tedeschi, la fame, le maceria ovunque, i bombardamenti. Quando la ascoltavo avevo appena 6 o 7 anni, ma non ho dimenticato nulla! E mi chiedo, io che ho non vissuto quella realtà, ma l’ho solo sentita sotto forma di racconto, e che proprio ed anche per questo mi costringe a non votare a destra e compagnia, mi chiedo, ripeto, come fa gente che invece quella realtà l’ha vissuta davvero, a votarli ancora? E lasciamo stare la gioventù di destra o di estrema destra, che evidentemente non conosce la storia passata (e neanche la recente)…
P.S. Come vedi, io che non commentavo mai, ho ormai dato la stura ai miei pensieri. Mi spiace per voi!
Bene Angela.
Benvenuta. Veramente.
Tra poco andrò a votare, sento un peso enorme, sento che comunque vada si potrebbe aprire qualsiasi scenario, compreso questo. Grazie per l’articolo, ahimè molto evocativo.
Caro Comandante, forse bisognava votare prima, magari nel 2008.
Scrive Michele Serra su “la Repubblica” di oggi:
“….
Mi emoziono ogni volta, anche se le volte oramai sono tante. Non ho mai capito l’ignavia dei disinteressati, dei non partecipi per menefreghismo, e fatico anche a digerire la spocchia di quelli che non vanno a votare perché “non si riconoscono” in nessun partito, chissà in che cosa si riconosceranno, nel re di Atlantide, negli anelli di Saturno, nella barba di Bakunin, nella loro mamma?
Temo proprio che perderò anche questa volta, d’altra parte questo é sempre stato un paese di destra, cattolico e di destra, gli elettori di sinistra sono abituati a perdere da generazioni, di padre in figlio, ci sono quelli che lo fanno apposta e votano l’estrema perché é bello sentirsi pochi ma buoni, ci sono invece quelli che cercano di fare mucchio (come me) ma passano gli anni e il mucchio non é mai abbastanza grosso per governare. Da quando vado a votare ho vinto solo un paio di volte su venti, é una media retrocessione. Incredibilmente ci credo ancora, mi piace ancora, specialmente se penso a tutta la brava gente che si é fatta un gran mazzo in campagna elettorale. Ho un paio di amici che rimarranno a casa, a misurare la puzza sotto il naso. Da dopodomani gli vorrò bene lo stesso. Oggi li detesto.”
Bel pezzo.
Complimenti.
@Arouet
certo, magari un partito qualsiasi, giusto per non far cambiare la sostanza.
Serra è un servo del sistema come Fede. E’ molto più intelligente, ma sempre servo rimane.
Ho portato la divisa e obbedito in nome della Patria per troppo tempo. Ora cosa fare lo decido io, in prima persona. E me ne fotto se un servo qualsiasi, Fede o Serra non mi importa, cerca di sfogare la sua repressione contro chi rifiuta di farsi mettere la cavezza.
Si tenga i privilegi della baronia alla quale si è ascritto Serra il servo che dice di perdere sempre, ma chissà perché è sempre sotto la tavola dei nobili a raccogliere gli avanzi del banchetto, quel servo.
Il servaggio, quando si è più intelligenti e capaci della media, è senza remissione.
Semper fidelis, Comandante.
Che mi detesti pure Serra, oggi: io lo faccio ogni giorno.
Bello.
Accidenti!
… 2018… per me sarebbero stati 12 gli anni trascorsi dall’ultimo voto.
Quello scenario è possibile chiunque vinca, questo il dramma.
Abbiamo una grande responsabilità, da oggi, Comandante.
Gli appelli tipo quello di Serra mi lasciano molto perplesso.
Io ho votato ma non mi sento di fare campagna di persuasione nei confronti degli “ignavi” disinteressati.
Se ne parla e se ne discute. Però poi ognuno fa quello che sente. Se ne assume le responsabilità in prima persona. In fondo è una questione di coscienza, quindi personale. Qui sul web, ma non solo, si può benissimo dire una cosa e poi farne un’altra…
Il non voto è una scelta. Della quale bisogna assumersi le proprie responsabilità. Credo, però, che chi non vota dovrebbe fare come si diceva un tempo “Non delegare, lotta!”. Altrimenti è facile che sia puro qualunquismo.
Un modo comodo per poter dire, in ogni caso, “ve lo avevo detto” “sono tutti uguali” “è sempre il solito schifo”.
@Angela
Speriamo tu sia un esempio per gli altri lettori silenziosi!