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Ekkeminkiaè2vù? (o Dell’Italia sul 3no)



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Scendo dall’ES Roma-Bologna. Ho una valigia pesante e poco tempo.
Scarto a destra!a sinistra! – ciocco controcorrente nella calca del tunnel. Cerco il binario 2W. Echeminkiaèduevu? penso mentre sgrano 1000 punti abbattendo il trolley di una vecchia signora – «lo strike della stazione» – .
L’occhio scivola rapido sui cartelloni. 9, 7, 5. Eccolo, finalmente. Passo oltre il 3 e il 4 e imbocco la scala per Piazzale Ovest.
Erano anni che non cambiavo a Bologna. E nel frattempo all’ingresso i binari 3 e 4, quelli più centrali, quelli più comodi, sono stati fasciati di stendardi rossi: è il Club Alta Velocità dell’Eurostar. Così lo chiamano. Personale in divisa luccicante e baracchini pensili per le informazioni si fissano nella mia mente mentre tiro la valigia su per la scala del binario. Mancano 2 minuti. Salto sul regionale per il Brennero. Ferma a tutte le stazioni. E poi mezz’ora, fissa, a Verona. A fare che, in attesa di chi, non l’ho mai capito. Ma il treno sta fermo lì.
Fissato nell’immobilità di chi non può comprare il tempo.




littorina

È domenica pomeriggio su un treno di pendolari. Uno sporco, puzzolente, regionale.
Ti lasci Roma e Firenze alle spalle e non senti più l’uomo col secchio azzurro che canta acquapaninibibiteee. Grigio e freddo, i sedili stretti, di tavolini manco l’ombra. Attenta a non frantumare le rotule della signora di fronte, smadonno e sfanculo fra i denti le FS, mentre cerco di infilare il trolley nell’anditotriangolarefraglischienalideisedili (come si chiama sto coso?).

Macchè, è tappato. Il nuovo design anti-prolo 2008/09 ha otturato lo spazio. Sotto il sedile la valigia non ci sta. Stretta fra donne cinesi e matrone africane, pakistani al cellulare e signore in pelliccia fucsia, rimpiango lo spazio ampio e la seduta comoda dell’ES. Eccezione, per me che viaggio low-cost ma che per scendere a Roma non ho alternative. ES che quando viaggio nella tratta Bologna – Firenze è una presa in giro dell’alta velocità, perché la percorrenza è sempre la stessa, ma il prezzo è quasi raddoppiato.
E allora quegli striscioni rossi, con tanti omini in livrea, mi sembrano l’ennesimo sberleffo di un paese allo sfascio. Dove i tentativi di rattoppo si fanno solo per chi i soldi ce li ha e i servizi, anche quelli minimi, se li può comprare.

Il resto del branco, affannato, che arranchi. Caldo il respiro, il fiato puzzolente, nello scompartimento le porte si chiudono. Risucchiato dalla nebbia di una domenica qualunque.

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arrow2 Responses

  1. f.m.a
    35 mos, 3 wks ago

    Carino.
    Mi viene in mente: “Spesso il male di vivere ho incontrato…”
    Un malumore esistenziale di cui il sottofondo politico è più il pretesto che il motore vero.
    A parere mio.

  2. Zeno Incocchi
    18 mos, 4 wks ago

    Caro amico
    Il volume IL DUCE ATTRAVERSO IL LUCE pubblicato da Mursia racconta della politica e della storia di Benito Mussolini dagli anni trenta al quarantacinque, letta in filigrana guardando i cinegiornali dell’Istituto Luce, che diventano testimoni della sua anima profonda: delle sue intenzioni segrete, dei suoi timori, delle sue malie. In pace. In guerra. Fino a Milano. A Piazzale Loreto. E’ un utilizzo inedito dei documenti cinematografici. Non più solo oggetti televisivi ma organi vivi di storia. E fatti.
    I cinegiornali sono raccontati con il sentimento di chi ha creduto. E creduto in buona fede. Da italiano. Senza livore. Con l’amarezza degli sconfitti e la saggezza dei perdenti che credono in un colpo di reni della dignità.
    Se puo’ lo guardi in libreria. Null’altro.
    E mi perdoni l’invadenza.
    Zeno Incocchi

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