Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Giornalisti di Serie A e di Serie B" è stato scritto da Laura Costantini .
La prima volta che ho visto un tesserino dell’Ordine dei Giornalisti ero in fila per iscrivermi alla Facoltà di Lettere. Davanti a me c’era un uomo di mezza età, sovrappeso, brizzolato. Stava facendo la fila per iscrivere sua figlia. Quando la sportellista gli chiese un documento, estrasse il tesserino bordeaux con la scritta impressa in oro. Per me fu come vedere il Santo Graal.

Non riesco a ricordare quale fu la causa scatenante, ma so con certezza di aver deciso di fare la giornalista a 11 anni. Ovviamente sapevo che sarebbe stata una strada difficile ma, con l’ottimismo tipico dei bambini, ero convinta che ce l’avrei fatta. Anche se non avevo la più pallida idea di quale fosse il primo passo.
Otto anni dopo, mentre ero in fila per iscrivermi a Lettere, lo chiesi al detentore del mitico tesserino: “Come si diventa giornalista?” La risposta la ricordo ancora, insieme all’espressione scocciata del tizio: “Si aspetta che muoia un giornalista professionista.”
Poi si degnò di spiegare che i giornalisti a Roma erano un migliaio e che coprivano tutto quello che c’era da coprire. Quindi finché qualcuno non toglieva il disturbo (magari in modo meno definitivo, andando in pensione) speranze di acchiappare il tesserino: zero.
Il problema è che si era nel 1982, i tempi d’oro delle assunzioni nei giornali (mi dicono che gli anni ’70 furono una manna per gli aspiranti scribacchini) erano ormai passati. Senza l’indispensabile calcio in culo non c’era possibilità. Ho scoperto in seguito come il tesserino fosse solo l’ultimo tassello del puzzle. Un tassello che ancora negli anni ’80 ti faceva assurgere nell’empireo dei giornalisti assunti, quelli a tempo indeterminato, quelli il cui contratto (vigilato dall’Ordine) è talmente blindato che, a meno non si macchino di omicidio, stupro, rapimento, non puoi cacciarli via. Neanche se non sanno fare il loro lavoro. E ce ne sono moltissimi che non lo sanno fare, il loro lavoro, altrimenti non si spiega come ho fatto io a lavorare per tanti anni, firmando anche tre pezzi a settimana su OGGI da collaboratrice esterna e scatenando le (inutili) ire del comitato di redazione.
Ma andiamo per ordine.
Il giornalismo è una di quelle professioni che si imparano facendole. Anzi, sarebbe utile esistesse ancora una sorta di apprendistato fatto andando a bottega da chi è in grado di insegnarti i fondamentali.
Mi si obietterà che esiste il praticantato ma non è la stessa cosa. Mi racconta un collega ormai caposervizio che quando ha iniziato lui era abusivo. Un ragazzo che veniva spedito in Questura o sui luoghi di incidenti, rapine e omicidi a raccogliere notizie. Poi tornava in redazione e raccontava quanto aveva visto all’estensore il quale, dotato di una buona penna (elemento assolutamente essenziale per fare il giornalista, checché ve ne dicano), redigeva l’articolo e lo firmava. L’abusivo riceveva, quale unico pagamento, una pacca sulla spalla se aveva fatto un buon lavoro. Ingiusto? Sindacalmente parlando si. Ma vi assicuro che ne conosco parecchi di colleghi cui avrebbe fatto bene quell’imprinting di umiltà.
Il mio esordio nel mondo del giornalismo è avvenuto grazie a una piccola borsa di studio offerta dalla Comunità Europea per un corso di sei mesi. Durante il quale venni spedita a farmi le ossa e consumare le suole nella redazione romana de Il Secolo XIX. Ovviamente di tesserino neanche l’ombra. Conservo ancora gelosamente la lettera su carta intestata, firmata dal caporedattore Gianluigi Capurso, con la quale si chiedeva che potessi assistere alle conferenze stampa di Palazzo Chigi, ai tempi del Berlusca Primo (1994). Già all’epoca avevo scoperto che la strada sarebbe stata lunghissima e che il tesserino restava una sorta di miraggio. Perché?

Esistono due tesserini: quello da giornalista pubblicista e quello da giornalista professionista. Come si può facilmente evincere, quello da pubblicista è il tesserino di serie B, ma all’epoca era anche l’unico cui si potesse aspirare. Essere pubblicista significa che fai il giornalista per hobby, che il tuo reddito principale ti viene da altra occupazione. Per il 60% (calcolo mio, non ho statistiche in mano, solo occhi per vedere) dei pubblicisti questa è una balla di proporzioni galattiche. Dal 1995 al 2003 il mio reddito, unico e scarso, è venuto dalla ricerca di notizie e redazione di articoli che venivano pubblicati con la mia firma sui principali settimanali italiani (OGGI, CHI, VISTO, STOP, NOVELLA 2000, quelli con le tirature in assoluto più alte). Ma il mio tesserino è rimasto quello da pubblicista. Perché?
Perché per accedere al giornalismo di serie A, quello dei colleghi professionisti, si deve fare un esame e la possibilità di sostenerlo viene concessa solo a coloro che siano stati assunti da una testata giornalistica regolarmente registrata per un periodo di praticantato di almeno 18 mesi. Un escamotage esisteva (ed esiste tuttora): un corso universitario in giornalismo. Chi si laurea in Scienze della Comunicazione ad indirizzo giornalistico si vede riconosciuto una sorta di praticantato d’ufficio che dà diritto a sostenere il famigerato esame. Ci ritroviamo così giornalisti professionisti giovanissimi, agguerriti e… assolutamente incapaci di capire dove mettere le mani. Perché nessun corso di laurea può mai insegnare come si fa questo mestiere. Ribadisco, lo si impara per strada, con attese estenuanti sui luoghi dei crimini, con tentativi spesso inutili sotto portoni ostinatamente chiusi, con la capacità non innata di origliare, spiare, carpire una parola, un movimento, un indizio. E con la necessità di guadagnarsi la stima dei colleghi più anziani.

Tutto questo l’Ordine dei Giornalisti lo sa, ma si guarda bene dal dirlo. Da anni si vocifera di un’equiparazione di pubblicisti e professionisti, dell’abolizione dell’Ordine. Personalmente sono riuscita ad ottenere il tesserino di pubblicista nel 2000, presentando articoli pubblicati (almeno 70 in due anni, ma le regole sono cambiate), regolari fatture di pagamento, lettere dei direttori dei giornali. Quando l’ho avuto in mano, quel tesserino bordeaux con la scritta impressa in oro, mi sono sentita la padrona del mondo.
Mi sbagliavo. Oggi potrei, se volessi, sostenere l’esame (spese di cancelleria e iscrizione esose più la tassa di centinaia di euro di un corso di preparazione all’esame che l’Ordine Lazio e Molise organizza in quel di Fiuggi). Sono già pubblicista e potrei ottenere il praticantato d’ufficio, dimostrando (con almeno tre colleghi professionisti disposti a testimoniare) che il lavoro che svolgo per RaiUno è giornalistico. Tra la Rai e l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti (I.N.P.G.I.) è in corso un contenzioso proprio a questo riguardo. La Rai ci assume come programmisti-registi (qualifica che esiste solo in Rai e che, all’atto pratico, non vuol dire niente), ci paga come impiegati di quarto livello e ci usa per quello che siamo: giornalisti. Non solo, i contributi li versa all’ENPALS (l’ente previdenziale per i lavoratori dello spettacolo) e non all’INPGI, causando a quest’ultimo un notevole danno economico. La differenza di retribuzione tra un programmista e un giornalista è abissale (nessun collega giornalista Rai mi ha mai mostrato la busta paga, ma si viaggia sulle tre volte quello che guadagno io), il lavoro svolto, invece, è lo stesso.
Quindi, tornando a bomba, io potrei sostenere l’esame e diventare giornalista di serie A. Perché non lo faccio? Un po’ per pigrizia, un po’ per protesta. Io ho imparato questo mestiere sulla strada e sulla carta stampata. Mi sono occupata di cronaca nera, bianca, sociale, rosa. Ho bussato alla porta di chi aveva appena perso un congiunto, di chi aveva visto arrestare il proprio figlio con la canna fumante ancora in mano. Ho intervistato personaggi famosi, scienziati, gente comune. Ho sostenuto gli sguardi ostili di un’intera città in preda all’omertà mafiosa. Ho raccontato con onestà quello che ho visto e sentito. Continuo a farlo e non credo che quell’esame possa fare di me una professionista migliore.

Purtroppo problemi analoghi accadono in tutte le professioni.
E’ un vizio di fondo della struttura dello stato, non solo dell’ordine dei giornalisti.
Ah, se avessi mai bisogno di foto a buon prezzo qui c’è una precaria disponibile!!!!
Ok collega di precariato, ti tengo presente
grazie!
Ordini e professioni….ci sarebbe talmente tanto da dire!
Ormai un pò tutto il paese è diviso in categorie…
E’ grave che a parità di titoli non si garantiscano le stesse opportunità, e che il curriculum non conti assolutamente niente. E’ gravissimo che questa selezione totalmente irrazionale venga effettuata su chi dovrebbe informare i cittadini. E comunque la tua scelta di non piegarti a questo sistema è coraggiosa e onestissima, da te c’è sempre da imparare!
Quindi dici che non ho possibiltà come giornalista scientifica?
Sara, lungi da me scoraggiare dei neofiti volenterosi. Le nuove leve sono la linfa di qualsiasi onesto mestiere. Ma armati di pazienza, tanta pazienza!
Ok tanta pazienza! ricevuto! …Però almeno ho visto che ci sono dei master o dei corsi rivolti a chi ha fatto facoltà scientifiche che almeno mi evitano 3 anni quasi inutili di scienze della comunicazione…
Anche io avevo il sogno di diventare giornalista, ma non ho mai raggiunto neanche l’obiettivo da pubblicista.
Pazienza, tanto per scrivere ho mentecritica e, per il resto, faccio esattamente ciò che amo ^______^
Il tesserino non fa di chi lo mostra un gionralista. Su questo sito ci sono persone che danno una pista a tanti colleghi. Me compresa.
Per la cronaca, a pagina 32 di “Sorrisi e Canzoni” di questa settimana (20-26/9/08) c’è giusto la notizia che Rocco Casalino (GF1) è diventato giornalista professionista, vantando “un curriculum di tutto rispetto”.
Nooooh! Ma è uno scandalo!
Ciao missblue ma ogni volta che esclami un noooh! non posso fare a meno di guardare il tuo avatar e mettermi a ridere, serve ad enfatizzare l’indignazione?
E’ decisamente azzeccato.
Esattamente! E siccome, quando non è esplicita, è comunque spesso latente in ogni commento che faccio…ho deciso di rappresentarla, una volta per tutte!!
Beh è diventata giornalista anche la Toffanin giusto?
Non mi stupisco più di niente.
Potrei raccontarne sulla Toffanin…
Anche avendo poca fantasia si può intuire molto.
Cioè?? Ho sempre pensato che il suo unico “problema” fosse il suo Superfidanzato…
Invece?!!
L’Ordine dei Giornalisti va abolito! Il giornalismo è un genere di scrittura. Voi lo accettereste un Ordine dei Poeti o un Ordine dei Prosatori? Mostra tutte le crepe solo l’idea. Chi è un giornalista? Dove finsce il giornalista, dove inizia lo scrittore, dove inizia il resoconto di esperienza personale (la libertà d’espressione è-costituzionalmente- garantita a tutti) e dove inizia la cronaca o il commento sociale, economico, politico? Il giornalismo non è solo un mestiere e non dovrebbe essere necessario farne un mestiere per poterlo fare, tanto meno appartenere ad un ordine. Dovrebbe essere l’ attività secondaria di ogni buon cittadino curioso, naturale e libera come respirare. Ci sarebbero più rischi di bufale? Certo, ma anche centinaia di voci -e non sempre le solite- in più pronte a smentirle.
Giornalisti di serie B? Ma occupiamoci dei blogger amatoriali, giornalisti di serie C al punto che non hanno diritti espliciti eccetto l’art. 22, sono censurabili come ben s’è visto con LaPrivataRepubblica e campano nei buchi legislativi:se sforano nell’ amplissimo mondo delimitato dalla Legge per l’ Editoria come giornalismo professionale, pur essendo cittadini con libertà di parola, rischiano il reato di Stampa Clandestina, com’è successo allo scomodo Carlo Ruta. E non illudetevi: da quanto ho capito non è necessario lo scopo di lucro per essere trattati come giornalisti abusivi, basta la periodicità, anche in Internet.
Il giornalismo non è solo un mestiere e non dovrebbe essere necessario farne un mestiere per poterlo fare, tanto meno appartenere ad un ordine. Dovrebbe essere l’ attività secondaria di ogni buon cittadino curioso, naturale e libera come respirare
Utopico direi e anche pericoloso, perchè di gente che si improvvisa in questo paese ce n’è anche troppa, non trovi?
Giornalisti di serie B? Ma occupiamoci dei blogger amatoriali, giornalisti di serie C al punto che non hanno diritti espliciti eccetto l’art. 22, sono censurabili come ben s’è visto con LaPrivataRepubblica e campano nei buchi legislativi
E io che sono l’uno e l’altro che dovrei fare? E poi chi ha un tesserino come il mio, di serie B, che diritti garantiti avrebbe, secondo te? Pensi che non ci sia censura nei nostri confronti? Pensi che solo tra i bloggers ci siano menti pensanti? E se un giornalista ha una mente pensante ma anche una famiglia da tirare avanti, pensi che possa permettersi di dire no alla censura e rinunciare a uno stipendio? La tua posizione mi sembra piuttosto qualunquista, se mi consenti.
Io veramente non avevo intenzione di offendere nessuno. Semplicemente dire che un cittadino che fa informazione dovrebbe poterla fare anche senza titoli o autorizzazioni per il fatto stesso che ha una testa ed è testimone della realtà. Colla facilità di comunicazione data dalla diffusione di Internet non è più utopico nei fatti, semmai è utopico legislativamente parlando fin quando ci saranno certe leggi sull’ editoria e l’ Ordine. Il rischio di avere gente che parla senza sapere, in ogni caso, c’è già, c’era e sempre ci sarà e il modo migliore di avere più verità è quello di avere più voci, per come la vedo io, non poche e selezionate. Che solo i blogger abbiano una testa e che i giornalisti tradizionali no io non l’ho mai detto, me l’hai messo in bocca tu
. Che un giornalista possa non essere ben accetto o avere guai legati al suo mestiere non l’ho mai negato, la censura a cui mi riferisco io è la “censura legale” ed ufficiale che secondo la Costituzione non è applicabile alla stampa, dunque a ciò che produce un giornalista ufficiale, anche pubblicista (ecco quali sono i tuoi diritti garantiti
oltre a quelli del cittadino qualsiasi secondo me) mentre è applicabilissima ai blog e ai siti web, addirittura in forma di sequestro e/o oscuramento, cosa che non si è mai vista,che io sappia, per un giornale. Sarò anche uno che, come dici tu, si improvvisa, non dico di essere perfettamente informato ma la mia impressione la dico e non lo trovo sbagliato.
Sai, la comunicazione via schermo si presta a fraintendimenti. Soprattutto di tono. E il tono che mi sembrava di aver letto tra le tue righe non era esattamente conciliante. Cio’ non toglie che tu sia libero, possa e debba esprimere sempre e comunque la tua opinione. Mentecritica direi che esiste proprio per questo. E quando ho parlato di gente che si improvvisa, non mi riferivo a te, bensi’ all’idea che chiunque possa svegliarsi un giorno e decidere che vuole scrivere un fondo sulla crisi di Alitalia. Tanto per fare un esempio.
Anche se sarà difficilissimo io “con l’ottimismo tipico dei bambini” spero di potercela fare. Sono solo un illuso sognatore, lo so.
NON SMETTERE MAI DI SOGNARE. MAI!
Non conoscevo questa differenza, ero rimasta ai giornalisti che scrivono per i giornali ed i giornalisti inviati speciali. La vita è veramente complicata, per poter emergere la strada è erta ed anche senza uscita. Bisogna andare avanti, non piegarsi ed essere fieri delle proprie capacità. Nessuno potrà mai sopprimere la passione, anche in questo mondo dove la meritocrazia viene ignorata. Le ingiustizie sono veramente laceranti.
Nessuno potrà mai sopprimere la passione, anche in questo mondo dove la meritocrazia viene ignorata
Grandissima verità.
abolire gli ordini. tutti.
lauree abilitanti e LIBERO MERCATO.
Aboliamo l’ordine degli avvocati così ogni capra potrà essere abilitata a difendere lo sfigato di turno che non potrà permettersi l’avvocato vero?
Per l’ordine dei giornalisti va bene, ma non accomuniamo professioni totalmente diverse che hanno in comune solo il fatto di essere organizzate in ordini.
La delega è un virus, necessario per le comunità numerose ma un virus. Nell’ Atene dell’ alba della democrazia un cittadino si rappresentava da solo al parlamento, si difendeva credo da solo in tribunale, se voleva scrivere scriveva e rispondeva comunque delle sue azioni di fronte ad una legge severa anche se sicuramente non perfetta. Oggi ci facciamo rappresentare dai politici e difendere dagli avvocati, abbiamo delegato in parte la piena libertà di parola e d’inchiesta ai giornalisti, ci immedesimiamo nella vita degli attori, ci arrabbiamo per procura, persino: c’è Beppe Grillo…
Va bene, è una provocazione ma pensateci
La democrazia diretta era possibile perchè ad esercitarla era solo un’esigua minoranza che poteva dedicarsi totalmente alla gestione della cosa pubblica, il restante settanta-ottanta per cento era composto da schiavi, donne e meteci.
Quindi la democrazia rappresentativa è una necessità ineluttabile.
Gli avvocati sono professionisti preparati per difendere gli interessi dei clienti e tra loro ci sono ulteriori specializzazioni a seconda della branca del diritto.
Farne a meno non è consentito perchè se l’imputato (o la parte in giudizio) è un avvocato non è detto che sia specializzato in quel campo e comunque – essendo coinvolto in prima persona – non può svolgere la sua funzione con l’obiettività necessaria per conseguire il risultato, se è un cittadino comune è semplicemente spacciato.
Delegare non è lavarsene le mani, occorre sempre vigilare sull’operato di chi ci rappresenta.
scusa ma che risposta è?
io reputo di essere in grado di difendermi da solo, magari in cause facili come contratti non rispettati. PER LEGGE non posso.
imbarazzante.
Esperto di diritto civile e procedura civile?
Se sì, hai ragione.
Se no, perderesti miseramente anche se la tua ragione fosse lampante.
Ah, i contratti non rispettati non costituiscono cause facili. Bisogna provare l’inadempimento (sia di fatto sia di diritto) e bisogna farlo nei modi e nei tempi previsti.
La realtà non è forum.
scusami, ma allora son sbagliate le procedure.
capisco che ovviamente chi ci campa (e di solito… molto bene! come circa il 40% dei parlamentari) tende a difendere la categoria, ma a mio avviso la difesa personale DEVE essere qualcosa di facile e intuitivo
Non si possono semplificare cose estremamente complesse.
Bisogna regolamentare la decadenza e la prescrizione, i mezzi di prova e la loro presentazione, chi può essere esentato dalla testimonianza, modalità e motivazioni per ricorrere in appello, ecc…
Qui fortunatamente della vita delle persone non decide una giuria di 12 persone qualunque e quindi mediamente ignoranti (lo dicono tutte le statistiche) ed influenzabili. Comunque anche dove ciò accade il procedimento è regolamentato, non potrebbe essere altrimenti.
Forum è un arbitrato tra privati, cioè due persone si mettono d’accordo di affidarsi ad un terzo per dirimere una controversia.
Quindi un asino non può fare l’avvocato, ma può fare il giornalista?
Un giornalista asino fa meno danni di un avvocato capra.
Se quel che scrive fa schifo o lo assumono quelli di Libero/ilGiornale/StudioAperto/Tg4 o cambia mestiere (vabbeh, in Italia può anche essere che arrivi a condurre Porta a Porta).
Tutta una categoria di incompetenti crea lo schifo che c’è oggi, ma a quel punto è l’intero sistema ad essere marcio.
Se un avvocato penalista è incapace fa condannare innocenti, fa avere pene troppo alte ai colpevoli e comunque avrà come clienti sempre e solo quei poveracci che non possono permettersene uno vero.
Nel civile e nell’amministrativo i risultati sono analoghi, la concorrenza al ribasso distruggerebbe gli studi seri ma non facenti parte dell’elite ed affosserebbe il livello medio.
Per raccontare fatti, fare inchieste ed esprimere opinioni non dovrebbe esserci un ordine (assolutamente ridicolo) a dare il permesso di esercitare una professione necessaria per la democrazia.
Anzi, forse è proprio la presenza dell’ordine dei giornalisti ad essere una delle cause di questo sfacelo.
Quoto ed aggiungo quello che è scritto tra le righe: senza l’ordine dei giornalisti andrebbe avanti che è “bravo” e non chi è “giornalista”. Credo che ne avrebbero tutti da guadagnare.
senza l’ordine degli avvocati invece non avremmo 5 volte le leggi che ci sono in germania ed un numero di avvocati 100 volte superiore al giappone.
ed un numero di avvocati in parlamento ed a palazzo Chigi da rabbrividire.
Mi rendo conto di aver travisato un paio di passaggi in quanto detto da voi fin ora, ma c’ho ‘na pezza di sonno.
Che la legislazione italiana sia un pascolo per pescecani non c’è dubbio, ma relazionarlo all’albo degli avvocati vorrebbe affermare la presenza di una lobby. Ed in questo discorso non voglio entrarci dato che è flame certo.
Per il difendersi da soli però ho forti dubbi. Se ti mettono contro uno bravo sei fregato.
Il resto domani che ora ho la capoccia in scandisk.
Le leggi le fanno in parlamento, non nell’ordine.
Gli avvocati in parlamento vanne anche bene, insieme ai sociologi, agli psicologi, ai medici, agli economisti…
Il problema è che spesso vogliono fare gli interessi del cliente anche lì.
Com’è che Iniquo è pronto ad abolire l’ Ordine dei Giornalisti ma appena gli fanno presente che in una democrazia funzionante (etimologicamente, basata sul popolo) un cittadino dovrebbe avere un rapporto il più possibile limpido e lineare colla legge senza doversi affidare sempre e più o meno a scatola chiusa ad un avvocato balza dalla sedia? E Laura che nonostante veda quali sono le storture dell’ Ordine dei Giornalisti ne difende comunque il carattere di istituzione di garanzia per il pubblico e non desidera piuttosto che fra pubblico e giornalista, fra attivo e passivo della comunicazione non ci sia finalmente identificazione, in modo che chi ascolta non possa anche parlare (vabbè, esagero, ma spero si sia capito cosa voglio dire)? Io credo che chi appartiene ad una qualunque categoria, a maggior ragione ad una strettamente regolamentata da un ordine, manchi a volte del distacco necessario per vedere le proprie magagne in rapporto alla società intera…
Risposta: forse perché so che non viviamo in una sperduta comunità di poche anime dove non ci sarebbe bisogno di procedure, ordini, leggi complesse.
Quello che tu prospetti è irrealizzabile.
Domande retoriche:
Per rifarti le tubature di casa ti rivolgi ad un professionista o fai da solo?
La casa te la fai progettare dall’architetto o vai del fruttivendolo?
Ti faresti operare da un medico radiato dall’ordine?
Se devi fare causa al vicino che con le perdite ti ha fatto marcire il soffitto vai dal primo neolaureato che incontri o ti informi su quali siano gli studi migliori della zona?
A forza di gridare contro tutto e tutti si finisce con perdere il contatto con la realtà.
Delle leggi più semplici e meno numerose sarebbero un obiettivo irrealizzabile? Ma sei davvero convinto che tutte queste leggi siano un semplice riflesso della complessità del mondo? A me sembrano il frutto della stratificazione di tentativi successivi che spesso non hanno fatto che aggiungere. Che c’è di male a volere delle leggi più alla portata della maggiorparte di coloro che le dovranno rispettare? Aiuterebbe anche ad avere un maggiore ordine, visto che oggi scommetto che c’è chi si sente scoraggiato solo a leggerle. Capisco la tua difesa della categoria e hai già scritto giustamente altrove che le leggi non le fate voi ma non dovete ridurvi ad un gruppo ristretto di conoscitori di un sapere esoterico che invece dovrebbe essere patrimonio comune
Voi? Non sono un avvocato eh.
In Italia di leggi ce ne sono davvero tante, prima delle ultime semplificazioni intorno alle 200 mila con oltre tre milioni di articoli; semplificazione però non vuol dire scrivere in linguaggio non tecnico ma significa armonizzarle e racchiuderle in testi unici e – dove possibile – creare dei codici.
Anche con la massima semplificazione si avrà sempre bisogno di tecnici, perchè per poter far valere i propri diritti si deve conoscere perfettamente il campo in questione.
Insisto: propugnare che chiunque puo’ fare qualunque cosa senza alcuna preparazione non e’ la strada per abolire il privilegio (che voglio abolire per prima) ma per rilanciare l’improvvisazione che sta mandando a put…ne questo paese. Se poi questo significa essere corporativi, allora godiamoci il mondo che abbiamo intorno e buon pro ci faccia a tutti.
M E R I T O C R A Z I A .
Che sia slogan per la prossima rivoluzione?
grande laura!
SI’!!!
Q U O T O
Laura, hai tracciato un quadro estremamente preciso della situazione. Ed io – che sono nella medesima barca – concordo pienamente con la tua “forma di protesta”: non dare l’esame da professionista. Aggiungo che ancora più scandalosa è la situazione degli addetti stampa: esistono miriadi di personaggi assolutamente non qualificati che si improvvisano tali e grazie a raccomandazioni o “maneggi” riescono a ricoprire ruoli che dovrebbero essere occupati da giornalisti o pubblicisti seriamente preparati.
Riospondero’ con piu’ calma, Carla. Ma il problema che sollevi e’ importantissimo. Grazie dell’appoggio, collega. Verro’ a trovarti nel tuo blog.
Cara Laura, purtroppo questa è l’Italia delle caste, vere e proprie corporazioni tipiche del nostro paese (Ordine dei Geometri, dei Ragionieri, dei Dottori Commercialisti, degli Avvocati, ecc.). Difendono i loro privilegi e se si vuole aderire occorre sottostare alle loro regole, spesso del tutto ingiustificate. Secondo me, questi ordini non dovrebbero esistere e uno se è capace di fare un lavoro dimostrandolo con i fatti è un giornalista; altrimenti, in caso contrario, non ci sono risultati d’esami o tesserini che tengano. La propria capacità non deriva da un pezzo di carta, ma da quello che si sa fare. E’ ovvio, però, che ragionando così si metterebbero in crisi non pochi “abilitati”, incapaci, ma membri di una difensiva casta.
Mi fischiano un po’ le orecchie. Nel senso che Laura ha scritto molte cose che sono cucite sulla mia persona, io giornalista di serie A
sulla strada dal 1975 e con tessera da professionista dal 1983.
Sarò breve….spero.
1-dopo gli anni ’70 fu dura. se volevi fare il giornalista potevi andare a sbattere alla Rai o nei giornali o nelle agenzie.
Non c’erano, come oggi, tv private (mediaset in primis), giornali online, agenzie online, freepress, giornali fatti sul telefonino e col microonde.
Vero è, però, che se funzionavi ti facevano il contratto a tempo indeterminato. Ma arrivarci non era facile manco per il cazzo. Ricordo tanti che hanno iniziato insieme a me e che dopo sei mesi hanno cambiato strada.
2- ci vuole anche un po’ di culo. io “fui buttato” sulla cronaca nera. e se, all’epoca, a roma avvenivano anche 2 o 3 omicidi al giorno non era colpa mia. fatto sta che ci dovevo lavorare e, come dice laura, spesso senza comparire in quanto raccontavo tutto al collega “estensore”. Ritengo fosse giusto, anche se avvilente.
3- è vero che saper fare questo mestiere non è questione di tessera. né di tessera da pubblicista o professionista.
ma è anche vero che la stragrande maggioranza della gente (non per ignoranza, per carità) identifica il lavoro del giornalista con la scrittura di un articolo. questa, pardòn, è una cazzata stratosferica.
saper fare il giornalista è ANCHE scrivere. Accanto, o prima, c’è saper impaginare un giornale, disegnare dei menabò, imparare il “taglio” delle fotografie, imparare giustezze, corpi e caratteri tipografici, sapere come funziona l’impaginazione in tipografia, sapere come quando e perché il giornale va in stampa nelle rotative in modo da imparare a scaglionare il flusso di articoli e pagine da mandare in stampa, imparare la titolazione e la collocazione dei pezzi in una pagina…..e cento altre di queste cose. poco affascinanti, forse, ma che costituiscono il 90 per cento di questo mestiere.
E’ vero ciò che dici alla 3, ma io continuo a non capire perchè si cerca di equiparare chiunque scriva la sua sul mondo ad un giornalista professionista, quasi considerando la libertà di parola come tipica di un mestiere anzichè diritto di tutti. Scusami ma quello che è successo a Ruta, che magari di menabò o di tipografia non ne sa nulla (infatti scrive al PC, presumibilmente assistito da un programma di web publishing che, perdonami, tante cose mi sa che le salta a monte) ma non per questo è giusto che debba star zitto…
io non ho scritto in alcun passaggio che per scrivere ciò che si vuole si debba essere giornalista professionista, ho solo spiegato cosa fa parte di un bagaglio del giornalista professionista oltre lo scrivere. chi scrive, in forma di collaborazione o di intervento qualcosa su un giornale, può dire cose bellissime e sacrosante, oltre che utili. ma giornalista non è. e ciò, ovviamente, non costituisce diminuzio. se io, per esempio, azzecco l’esatta collocazione dei mobili del tuo salotto è un po’ poco per definirmi architetto.
Il problema concreto è che la nostra legge sull’ediitoria continua a discriminare fra ciò che è edito da o con la partecipazione di un giornalista è ciò che è edito da un “comune mortale” che magari avrebbe altrettanti validi contributi da dare ma a quanto ne so, da solo non può fondare ad es. una rivista (ma un giornalista sì, spia del suo status di cittadino con una libertà di parola “più uguale” di quella degli altri, un po’ come il politico)
caro bastianello, io so una cosa sola. che può “fare del giornalismo” anche chi giornalista non è. invece:
non puoi fare dei 740 se non sei commercialista
non puoi fare dei patrocini legali se non sei avvocato
non puoi fare dei progettini se non sei ingegnere
non puoi vendere un medicinaluccio se non sei farmacista
non puoi visitare un pazientino se non sei medico
non puoi ristrutturare appartamentini se non sei architetto
non puoi manco spazzare le pubbliche strade se non sei dipendente della nettezza urbana.
vedi un po’ tu se il giornalismo è una CASTA oppure no.
a me, scusa, ma sembra che nel giornalismo ci mettano le mani tutti come sul culo della serva
Ecco, Gregori e’ un giornalista e mi pare abbia toccato il punto nevralgico della situazione: tutti pensano di essere in grado di fare i giornalisti e sarebbe interessare capire il perche’ non sia uno scandalo, come lo sarebbe se io volessi operare un’appendice.
Perchè in realtà non si mette affatto in discussione la professionalità del giornalista di mestiere se si garantisce, come sarebbe giusto, la libertà di parola di tutti anche a mezzo stampa. Mentre solo un medico ha le conoscenze di base per operare, in realtà ognuno di noi possiede o sarebbe bello possedesse i rudimenti per analizzare e commentare la realtà, tant’è vero che siamo qui a scrivere, il che comunque resta ben diverso (almeno spero
) da voler dedicare la nostra vita alla cronaca. Ma cosa accadrebbe (cosa non fantascientifica) se qualche giudice ci contestasse che questo sito è un giornale e noi dovremmo essere giornalisti o chiudere?
Mah, io continuo ad essere convinto che per comunicare col pubblico a mezzo stampa, specie se poi questo “mezzo stampa” è in realta “a mezzo web” e dunque non richiede alcune conoscenze specifiche da te elencate, non dovrebbe servire essere ufficialmente giornalista. Faccio un esempio: è giusto che una rivista di hobbistica, ad es. sulla pesca o sull’informatica debba avere un direttore responsabile che sia giornalista e non possa essere fondata da soli pescatori o informatici (ai quali non si può certo imputare la scarsa conoscenza della materia trattata)? E se poi questa rivista fosse distribuita addirittura in modo gratuito, ad es. in un circolo?
Se tu intendi invece fare giornalismo a livello di cronaca professionale, come in un quotidiano destinato alla vendita in edicola, la mia opinione cambia di molto. Intendiamoci, io non sono affatto per equiparare un giornalista professionista, che ne ha fatto insomma un mestiere con chi scrive la sua per hobby ma non riesco a capire perchè questa seconda categoria debba incontrare certe strettoie legislative
PS
Su “non puoi fare dei 740 se non sei commercialista” non ci giurerei,
su “non puoi fare dei patrocini legali se non sei avvocato” la mia posizione è altrettanto radicale che sui giornalisti anche se resto d’accordo con Iniquo sul fatto che, purtroppo, nella situazione attuale la legge è abbastanza complessa da disorientare il cittadino comune e difficilmente gli converrebbe difendersi da sè in una causa meno che ovvia.
“non puoi vendere un medicinaluccio se non sei farmacista” è parzialmente falso da qualche tempo a questa parte, visto che esistono i farmaci da banco e in ogni caso toglierei anche quest’ ordine professionale: in fondo, dalla mia esperienza di profano, la ricetta la fa il medico e il farmacista si limita a fornirti, spesso senza conoscerti, ciò che è indicato in tale ricetta.
“non puoi visitare un pazientino se non sei medico” e “non puoi ristrutturare appartamentini se non sei architetto” non mi sembrano così sbagliati e comunque sono assai diversi da un ipotetico “non puoi scrivere articoli se non sei giornalista”
La legge è sempre tanto complessa da non poter essere padroneggiata da chi non ha passato circa 7 anni a studiarla ed applicarla (università + pratica legale).
Il 740 lo può fare chiunque abbia le conoscenze necessarie.
Il tuo articolo è chiaro in ogni aspetto com’è chiaro il tuo stile di scrittura. Ho letto con interesse tutto e devo dire che ignoravo questo stato di cose. Pensavo che fosse malcostume di altre categorie più esposte a nepotismi e ed eredità…ma a quanto sembra il morbo dilaga ovunque.
Visto che abbiamo onorevoli che non si sa per quale lunghezza di gonna stanno tra i ministri…
Che dire? Non so nemmeno da che parte cominciare, per adesso ti esprimo soltanto solidarietà e stima per il tuo lavoro, decisamente ottimo.
a presto vederci
Grazie Cri.
bastianello, tu pensa, che proprio per dirigere un giornale non è necessario essere giornalista, in quanto presso l’Ordine esiste il cosiddetto elenco speciale direttori. quindi, si arriva all’apoteosi, di una persona (che giornalista non è) che dirige dei giornalisti e spiega loro cosa devono fare. è bellissimo!
quanto al resto, comunque medico e farmacista devi essere per fare ricette o vendere farmaci, anche da banco.
ovvio, comunque, che sarà il chirurgo a togliere un’appendice e non certo io. ma il mio era un paradosso, soprattutto per quelli che ritengono il giornalismo una casta. casta de che? puoi esercitarlo senza essere giornalista. meno casta di cosi!
personalmente non ho mai criticato gli interventi scritti sui giornali da parte di chi non è giornalista. tra l’altro ti dirò, a me personalmente non me ne frega una minchia. mi occupo di cronaca nera, e lì devi essere per forza giornalista, e conosciuto. sennò nessuno ti racconta una fava.
Mi stai dicendo che il “direttore responsabile” richiesto per fondare il giornale può essere uno qualunque o ti riferisci al proprietario?
mi riferisco a direttore che dirige il giornale. di cosa ti stupisci? in italia ci sono aziende sanitarie in cui il manager principale è laurato in filosofia, non vedo il problema
Strano, ho spesso letto in Internet il contrario (e anche la logica lo imporrebbe nel momento in cui richiedi un direttore, non trovi?) Su InterLex.it ad esempio segnalano:
“Legge 3 febbraio 1963, n. 69
Articolo 46 (Direzione dei giornali)
Il direttore ed il vice direttore responsabile di un giornale quotidiano o di un periodico o agenzia di stampa [...] devono essere iscritti nell’elenco dei giornalisti professionisti”
Cosa capisce un comune mortale come il sottoscritto? Il direttore deve aver la tessera. Se poi le cose sono talmente ingarbugliate che, nonostante una legge simile, si può fare diversamente io alzo gli occhi al cielo
PS Notasi nella Legge sull’ Editoria del 2001 che essa non regolamenta supporti con soli suoni e voci, perciò per paradosso se io scrivo e pubblico su Internet potrei essere soggetto, mentre se recito un testo da me scritto leggendolo in forma di file audio pubblicato no
Ma insomma…
ma fallo quest’esame, no? tre volte tanto è un bello stipendio, pigrona!
p.s.scherzo.
Come ti capisco, pensa che io, dopo più di dieci anni che ricopro un posto di “amministratore”, devo dare 4 esami per poter essere considerato ufficialmente tale…, inoltre questo passaggio non mi porta nemmeno un aumento di stipendio.
mi sono imbattutto nel tuo stesso problema, con una redazione che non paga per passare dalla serie B alla serie A, che nonostante i due anni di esperienza se ne frega del tuo tesserino da pubblicista.
ti avevano detto bene: giornalista si diventa quando muore un giornalista.
lo scrissi già in passato nel mio blog: il giornalismo oggi è diventato da poltrona (cosa che odio!), aspettando le notizie delle agenzie di stampa… il mio modo di vedere il giornalismo è “essere presente”, scrivere anche notizie stupide ma fare tanta, tanta, tanta pratica.
oggi,invece, vogliono tutti scrivere da prime donne… mah
Il potere è sempre al primo posto.Finchè tutto dipende dal denaro, non ci potrà mai essere libertà, e purtroppo,anche chi guadagna troppo, non è mai contento.
Potremmo lavorare e vivere tutti, guadagnare in questo mondo non solo il pane
per vivere, ma anche un po` di dignità interiore. Sentirci utili e un tantino
necessari alla società e al sistema in cui viviamo è ciò di cui lo spirito ha
bisogno per non sentirci emarginati.A volte ci abbuffiamo e lo stesso creapiamo.
Io penso che se imparassimo ad accontentarci del necessario e imparassimo anche a dare,funzionerebbe non solo l`economia, ma eviteremmo da parte dei meno fortunati
reazioni di isolamento,violenza e radicalismo, che mette in crisi la nostra sicurezza. Viviamo in un paese libero dove ognuno è libero di esporre le proprie
opinioni, ma la dove esistono gli ordini e istituzioni, il servizio si trasforma
in potere. Anche i titoli di studio richiesti, fanno parte del potere burocratico. Finchè ti mandano a frequentare corsi, e a superare esami, questi
possono in pace arrivvare tranquillamente all`età della pensione.
In altre parole c`è troppo egoismo (sofistico) e poca filosofia.
Gli ordini professionali andrebbero semplicemente aboliti, ma pensa un po’ se devo avere un tesserino per scrivere su un giornale. Roba da matti.
Io sono andata oggi a ritirare il mio benedetto tesserino da giornalista pubblicista: faccio un altro lavoro, ma da più di dieci anni scrivo per quello che era una volta il mio giornale preferito. Si tratta di un mensile quindi è stata dura arrivare a scrivere i necessari trenta articoli in due anni consecutivi retribuiti per un minimo lordo di 1500 euro, ma ce l’ho fatta. Ho quindi scritto per dieci anni senza avere nessun tesserino: ma se non avessi prodotto cose che a un giornale interessava pubblicare tanto da pagarmi (e nemmeno malaccio se devo essere sincera) a quest’ora non avrei diritto all’iscrizione all’albo, elenco pubblicisti.
E’ un riconoscimento alla qualità del lavoro svolto, una specie di diploma honoris causa: e sono orgogliosa di avercela fatta, perbacco!
complimenti e auguri