Editoria a Pagamento

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Editoria a Pagamento" è stato scritto da Ayame

Quando, all’incirca dieci mesi fa, ho iniziato il mio cammino nel mondo dell’editoria non mi sarei mai, mai aspettata di trovarmi di fronte certe situazioni a dir poco assurde. Quando ho scoperto che esisteva l’editoria a pagamento sono rimasta a dir poco basita; quando ho scoperto che c’era un ingente numero di scrittori che pagava per pubblicare ho rischiato di fratturarmi la spina dorsale cadendo dalla sedia.

L’editoria a pagamento trascina nel suo vortice centinaia e centinaia di scrittori ogni anno, di cui solo una parte ci cade per ingenuità. La stragrande maggioranza degli autori (o presunti tali) lo fa per il puro piacere di vedere il proprio nome stampato su una copertina. Chiamata con il suo nome, è Vanity Press. Personalmente, sono dell’idea che scrittori che sono disposti a sborsare dai 1000€ in su (fino a cifre folli come i 7000€) solo per veder “realizzato un sogno”, magari dopo essere stati rifiutati da una ventina di editori, si meritino pienamente l’esser dilapidati.

Ci sono molti buoni motivi per NON pubblicare a pagamento. Molti pseudo-autori che pubblicano sborsando denaro sono convinti che questo sia il primo passo verso il successo. Pensano che con un investimento iniziale (anche abnorme) possano poi farsi notare da qualche editore: “se il mio manoscritto rimane chiuso in un cassetto chi mai potrà notarlo? Almeno così gira, vede la luce, qualcuno lo legge!” Questo è il ragionamento più frequente che formulano gli aspiranti scrittori. Purtroppo, è completamente sbagliato e sconclusionato.

Io gestisco un portale dedicato agli scrittori esordienti che offre servizi gratuiti di editing e recensione. Riceviamo al giorno una media di tre manoscritti. Pensate ora a una casa editrice medio-grande. Pensate a quanti manoscritti deve leggere, valutare, selezionare (parlo ovviamente degli editori NON a pagamento o di quella sparuta minoranza di editori che chiedono contributi ma lavorano con serietà. A questa categoria ci arriverò in seguito). Secondo voi, quale editore medio-grande andrà a frugare tra le pubblicazioni altrui (a pagamento, tra l’altro) alla ricerca di un possibile Grande Capolavoro quando hanno centinaia di testi da selezionare per conto loro? Ma anche no, direi io e lo dicono anche loro. C’è da dire che la stragrande maggioranza degli editori a pagamento non fa assolutamente nulla per sradicare questo concetto errato dalla mente degli aspiranti scrittori; anzi, fanno l’esatto opposto. E’ la norma leggere cose del tipo “A un manoscritto chiuso in un cassetto non può succedere nulla, a un libro pubblicato può accadere qualunque cosa”. Certo: può essere usato come sostegno per una sedia traballante, o può essere un buon sostituto della legna da ardere. O forse no, visti i prezzi che certi libracci editi da certi pessimi editori a pagamento sfiorano i trenta euro.

un uomo legge un libro

Altro asso nella manica che gli editori a pagamento sfoderano quando si trovano davanti l’ennesimo pollo da spennare (che crede veramente che dopo un tempo che va dai due ai quindici giorni una casa editrice abbia letto e valutato il suo manoscritto) è il solleticamento della vanità. Arma letale pressocché infallibile, che fa leva sulle menti più deboli e suggestionabili e su quelle semplicemente vanitose. Lo scrittore esordiente, che mediamente ha un ego grande come una cattedrale ed è fermamente convinto di essere migliore di tutti gli altri scrittori sulla piazza, si scioglie come uno zuccherino quando sente che l’editore si spertica in lodi che
nemmeno Alighieri ha mai ricevuto. Come può l’esordiente resistere a un editore che gli scrive “il suo libro ci ha colpiti moltissimo. La nitidezza, la fluidità dell’eloquio, l’originalità della trama, la profondità dei messaggi reconditi ci hanno affascinati e ci hanno convinti di avere davanti uno dei più grandi autori degli ultimi anni”.
Eh, insomma! Questo editore è davvero un grande intenditore, finalmente qualcuno che capisce il genio frustrato dell’autore esordiente!

Purtroppo, però, l’editore è piccolo, l’editoria italiana è spietata, il mercato è spietato, il lettore è spietato (ed è appostato nelle librerie con un bazooka in mano, pronto ad ammazzare tutti gli autori esordienti). Insomma, il mondo ce l’ha con lui editore, con tutti gli autori esordienti e chiede allo scrittore di contribuire alla realizzazione del progetto. Come? Naturalmente contribuendo alle spese di stampa. Con l’otto per mille…no, ho sbagliato appunti, scusate. Con l’acquisto di un esiguo numero di copie (numero che varia dalle 150 alle 300) l’autore potrà aiutare quel povero diavolo dell’editore a coprire quelle terribili spese di stampa, di apposizione del codice isbn, dell’editing (quale editing? Io in libri di editori a pagamento ho trovato cose come “qual’è”, “un’altro” e altre amenità simili), del grafico (quelle clip art di Office sono carissime), etc, etc. etc.

ragazza che legge un libro senza nome e titolo

L’autore, ovviamente, sborsa. Perché non è giusto che l’editore si accolli tutte le spese, non è giusto che lui autore non contribuisca alla nascita della sua opera, perché è così che si fa, perché nessuno al mondo ti da niente per niente. Questo è un altro concetto che viene inculcato nella testa agli sprovveduti dagli editori a pagamento. Il mestiere dell’editore è quello di investire il proprio capitale sull’autore che decide di pubblicare.
Ribadisco: investire il proprio capitale, non quello dello scrittore.

“Ma Linda, come fanno a sopravvivere gli editori se non si fanno pagare? Il mondo dell’editoria è brutto e cattivo!”

Molto semplice: vendendo. Ci sono editori che da anni vanno avanti pubblicando senza alcun contributo di nessun genere. Se esistono significa che guadagnano abbastanza da coprire le spese e guadagnarci sopra.
L’editore non ti pubblica “per niente”, come sostengono certi fautori della pubblicazione con contributo (sospetto che siano tali perché solo pagando possono farsi pubblicare quel che scrivono), bensì ti pubblica perché pensa che il tuo scritto valga qualcosa e ci si possa guadagnare sopra. Per far questo è costretto, per forza di cose, a occuparsi di correzione bozze, editing (che sono due cose ben diverse), impaginazione corretta (ci sono editori che nei dialoghi al posto dei corretti segni «» utilizzano i simboli di maggiore e minore, <>), copertina decente, qualità materiale, distribuzione e promozione. Un altro buon motivo per non pagare l’editore è che i distributori nazionali (quelli “grandi”) non distribuiscono editori a pagamento e i recensori professionisti scartano a priori i libri pubblicati con contributo.

“Ma Linda, tanto i libri degli esordienti non li recensisce nessuno! Che differenza fa?”

- Primo: pagando hai la certezza che non verrai recensito da nessun recensore importante o semi-importante e che verrai distribuito solo da distributori di nicchia. Pubblicando senza contributo almeno hai la speranza e una possibilità che ciò avvenga;
- secondo: se pago e sono sicuro di non avere nessun vantaggio mentre se non pago risparmio soldi e ho una minima possibilità, perché devo andare a sborsare un sacco di soldi per niente? Sarei proprio poco furba.

La stragrande maggioranza degli autori che sborsano per pubblicare approdano a un editore a pagamento dopo dozzine e dozzine di rifiuti. E pensa che tutti gli editori che l’hanno rifiutato l’hanno fatto perché:

a) sono incompetenti. Gli editori, non gli autori;
b) sono autori scomodi, dicono verità scomode e il Sistema vuole soffocare le loro potenti voci.

Mai, all’autore medio esordiente, balena l’idea che forse è lui a non saper scrivere e a non meritare la pubblicazione. Ed ecco quindi che appena arriva la proposta a pagamento, qualunque sia la cifra, lui la sborsa: finalmente qualcuno che apprezza il suo genio, che capisce la sua bravura, che non ha paura di sfidare il Sistema e chi lo comanda! Finalmente l’autore riesce a batterlo, il Sistema! Ma per favore. C’è un solo modo per battersi con il Sistema: pubblicare senza contributo con un editore piccolo-medio-grande.
E’ l’unico modo. Chi pensa che gli editori non a pagamento non abbiano futuro si dia uno sguardo alla Elliot Edizioni, casa editrice giovanissima ma che è riuscita a metter radici e ad avviarsi benissimo, ottenendo una distribuzione effettiva sul territorio nazionale.

Ora che ho sputato veleno sull’editoria a pagamento, devo ricordare che non tutti gli editori che chiedono contributi sono così. Ci sono editori seri, che lavorano bene, con impegno, che promuovono, che fanno editing, che distribuiscono. Chiedono contributi per una loro scelta – condivisibile o meno, anche se la mia approvazione non ce l’hanno e non l’avranno mai – ma lavorano bene.

Come ho detto in precedenza, gestisco un portale dedicato agli scrittori esordienti, il Writer’s Dream. Abbiamo realizzato, grazie a segnalazioni, test diretti e altro materiale, tre liste che suddividono gli editori a seconda dell’entità di contributo che chiedono e delle modalità di promozione/distribuzione/cura del testo che hanno. Sono nate così le liste Inferno, Purgatorio e Paradiso, i cui nomi indicano già tutto. I criteri, in giro per il nostro sito, li trovate (e non sono diffamatori o offensivi, indi, signori editori da noi nominate, non abbiate timore: è espressa solo ed esclusivamente la vostra politica editoriale e il vostro modo di operare, di cui sono certa andate fieri e orgogliosi. Nulla di male, insomma).

Li trovate qui:
- Lista Inferno;
- Lista Purgatorio;
- Lista Paradiso;

Parlando sempre di editori a pagamento, ritengo sia istruttivo farvi leggere questa esperienza diretta – documentata e documentabile – avuta da noi quest’estate con una casa editrice, la MJM. Eccovi il link

Immagini tratte da DeviantArt: 1 e 2

Esterno:: Ayame

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