Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Editoria a Pagamento" è stato scritto da Ayame
Quando, all’incirca dieci mesi fa, ho iniziato il mio cammino nel mondo dell’editoria non mi sarei mai, mai aspettata di trovarmi di fronte certe situazioni a dir poco assurde. Quando ho scoperto che esisteva l’editoria a pagamento sono rimasta a dir poco basita; quando ho scoperto che c’era un ingente numero di scrittori che pagava per pubblicare ho rischiato di fratturarmi la spina dorsale cadendo dalla sedia.
L’editoria a pagamento trascina nel suo vortice centinaia e centinaia di scrittori ogni anno, di cui solo una parte ci cade per ingenuità. La stragrande maggioranza degli autori (o presunti tali) lo fa per il puro piacere di vedere il proprio nome stampato su una copertina. Chiamata con il suo nome, è Vanity Press. Personalmente, sono dell’idea che scrittori che sono disposti a sborsare dai 1000€ in su (fino a cifre folli come i 7000€) solo per veder “realizzato un sogno”, magari dopo essere stati rifiutati da una ventina di editori, si meritino pienamente l’esser dilapidati.
Ci sono molti buoni motivi per NON pubblicare a pagamento. Molti pseudo-autori che pubblicano sborsando denaro sono convinti che questo sia il primo passo verso il successo. Pensano che con un investimento iniziale (anche abnorme) possano poi farsi notare da qualche editore: “se il mio manoscritto rimane chiuso in un cassetto chi mai potrà notarlo? Almeno così gira, vede la luce, qualcuno lo legge!” Questo è il ragionamento più frequente che formulano gli aspiranti scrittori. Purtroppo, è completamente sbagliato e sconclusionato.
Io gestisco un portale dedicato agli scrittori esordienti che offre servizi gratuiti di editing e recensione. Riceviamo al giorno una media di tre manoscritti. Pensate ora a una casa editrice medio-grande. Pensate a quanti manoscritti deve leggere, valutare, selezionare (parlo ovviamente degli editori NON a pagamento o di quella sparuta minoranza di editori che chiedono contributi ma lavorano con serietà. A questa categoria ci arriverò in seguito). Secondo voi, quale editore medio-grande andrà a frugare tra le pubblicazioni altrui (a pagamento, tra l’altro) alla ricerca di un possibile Grande Capolavoro quando hanno centinaia di testi da selezionare per conto loro? Ma anche no, direi io e lo dicono anche loro. C’è da dire che la stragrande maggioranza degli editori a pagamento non fa assolutamente nulla per sradicare questo concetto errato dalla mente degli aspiranti scrittori; anzi, fanno l’esatto opposto. E’ la norma leggere cose del tipo “A un manoscritto chiuso in un cassetto non può succedere nulla, a un libro pubblicato può accadere qualunque cosa”. Certo: può essere usato come sostegno per una sedia traballante, o può essere un buon sostituto della legna da ardere. O forse no, visti i prezzi che certi libracci editi da certi pessimi editori a pagamento sfiorano i trenta euro.

Altro asso nella manica che gli editori a pagamento sfoderano quando si trovano davanti l’ennesimo pollo da spennare (che crede veramente che dopo un tempo che va dai due ai quindici giorni una casa editrice abbia letto e valutato il suo manoscritto) è il solleticamento della vanità. Arma letale pressocché infallibile, che fa leva sulle menti più deboli e suggestionabili e su quelle semplicemente vanitose. Lo scrittore esordiente, che mediamente ha un ego grande come una cattedrale ed è fermamente convinto di essere migliore di tutti gli altri scrittori sulla piazza, si scioglie come uno zuccherino quando sente che l’editore si spertica in lodi che
nemmeno Alighieri ha mai ricevuto. Come può l’esordiente resistere a un editore che gli scrive “il suo libro ci ha colpiti moltissimo. La nitidezza, la fluidità dell’eloquio, l’originalità della trama, la profondità dei messaggi reconditi ci hanno affascinati e ci hanno convinti di avere davanti uno dei più grandi autori degli ultimi anni”.
Eh, insomma! Questo editore è davvero un grande intenditore, finalmente qualcuno che capisce il genio frustrato dell’autore esordiente!
Purtroppo, però, l’editore è piccolo, l’editoria italiana è spietata, il mercato è spietato, il lettore è spietato (ed è appostato nelle librerie con un bazooka in mano, pronto ad ammazzare tutti gli autori esordienti). Insomma, il mondo ce l’ha con lui editore, con tutti gli autori esordienti e chiede allo scrittore di contribuire alla realizzazione del progetto. Come? Naturalmente contribuendo alle spese di stampa. Con l’otto per mille…no, ho sbagliato appunti, scusate. Con l’acquisto di un esiguo numero di copie (numero che varia dalle 150 alle 300) l’autore potrà aiutare quel povero diavolo dell’editore a coprire quelle terribili spese di stampa, di apposizione del codice isbn, dell’editing (quale editing? Io in libri di editori a pagamento ho trovato cose come “qual’è”, “un’altro” e altre amenità simili), del grafico (quelle clip art di Office sono carissime), etc, etc. etc.

L’autore, ovviamente, sborsa. Perché non è giusto che l’editore si accolli tutte le spese, non è giusto che lui autore non contribuisca alla nascita della sua opera, perché è così che si fa, perché nessuno al mondo ti da niente per niente. Questo è un altro concetto che viene inculcato nella testa agli sprovveduti dagli editori a pagamento. Il mestiere dell’editore è quello di investire il proprio capitale sull’autore che decide di pubblicare.
Ribadisco: investire il proprio capitale, non quello dello scrittore.
“Ma Linda, come fanno a sopravvivere gli editori se non si fanno pagare? Il mondo dell’editoria è brutto e cattivo!”
Molto semplice: vendendo. Ci sono editori che da anni vanno avanti pubblicando senza alcun contributo di nessun genere. Se esistono significa che guadagnano abbastanza da coprire le spese e guadagnarci sopra.
L’editore non ti pubblica “per niente”, come sostengono certi fautori della pubblicazione con contributo (sospetto che siano tali perché solo pagando possono farsi pubblicare quel che scrivono), bensì ti pubblica perché pensa che il tuo scritto valga qualcosa e ci si possa guadagnare sopra. Per far questo è costretto, per forza di cose, a occuparsi di correzione bozze, editing (che sono due cose ben diverse), impaginazione corretta (ci sono editori che nei dialoghi al posto dei corretti segni «» utilizzano i simboli di maggiore e minore, <>), copertina decente, qualità materiale, distribuzione e promozione. Un altro buon motivo per non pagare l’editore è che i distributori nazionali (quelli “grandi”) non distribuiscono editori a pagamento e i recensori professionisti scartano a priori i libri pubblicati con contributo.
“Ma Linda, tanto i libri degli esordienti non li recensisce nessuno! Che differenza fa?”
- Primo: pagando hai la certezza che non verrai recensito da nessun recensore importante o semi-importante e che verrai distribuito solo da distributori di nicchia. Pubblicando senza contributo almeno hai la speranza e una possibilità che ciò avvenga;
- secondo: se pago e sono sicuro di non avere nessun vantaggio mentre se non pago risparmio soldi e ho una minima possibilità, perché devo andare a sborsare un sacco di soldi per niente? Sarei proprio poco furba.
La stragrande maggioranza degli autori che sborsano per pubblicare approdano a un editore a pagamento dopo dozzine e dozzine di rifiuti. E pensa che tutti gli editori che l’hanno rifiutato l’hanno fatto perché:
a) sono incompetenti. Gli editori, non gli autori;
b) sono autori scomodi, dicono verità scomode e il Sistema vuole soffocare le loro potenti voci.
Mai, all’autore medio esordiente, balena l’idea che forse è lui a non saper scrivere e a non meritare la pubblicazione. Ed ecco quindi che appena arriva la proposta a pagamento, qualunque sia la cifra, lui la sborsa: finalmente qualcuno che apprezza il suo genio, che capisce la sua bravura, che non ha paura di sfidare il Sistema e chi lo comanda! Finalmente l’autore riesce a batterlo, il Sistema! Ma per favore. C’è un solo modo per battersi con il Sistema: pubblicare senza contributo con un editore piccolo-medio-grande.
E’ l’unico modo. Chi pensa che gli editori non a pagamento non abbiano futuro si dia uno sguardo alla Elliot Edizioni, casa editrice giovanissima ma che è riuscita a metter radici e ad avviarsi benissimo, ottenendo una distribuzione effettiva sul territorio nazionale.
Ora che ho sputato veleno sull’editoria a pagamento, devo ricordare che non tutti gli editori che chiedono contributi sono così. Ci sono editori seri, che lavorano bene, con impegno, che promuovono, che fanno editing, che distribuiscono. Chiedono contributi per una loro scelta – condivisibile o meno, anche se la mia approvazione non ce l’hanno e non l’avranno mai – ma lavorano bene.
Come ho detto in precedenza, gestisco un portale dedicato agli scrittori esordienti, il Writer’s Dream. Abbiamo realizzato, grazie a segnalazioni, test diretti e altro materiale, tre liste che suddividono gli editori a seconda dell’entità di contributo che chiedono e delle modalità di promozione/distribuzione/cura del testo che hanno. Sono nate così le liste Inferno, Purgatorio e Paradiso, i cui nomi indicano già tutto. I criteri, in giro per il nostro sito, li trovate (e non sono diffamatori o offensivi, indi, signori editori da noi nominate, non abbiate timore: è espressa solo ed esclusivamente la vostra politica editoriale e il vostro modo di operare, di cui sono certa andate fieri e orgogliosi. Nulla di male, insomma).
Li trovate qui:
- Lista Inferno;
- Lista Purgatorio;
- Lista Paradiso;
Parlando sempre di editori a pagamento, ritengo sia istruttivo farvi leggere questa esperienza diretta – documentata e documentabile – avuta da noi quest’estate con una casa editrice, la MJM. Eccovi il link
Immagini tratte da DeviantArt: 1 e 2
Esterno:: Ayame
91.80.99.76

Ottima segnalazione.
Credo che sarà utilissima per chi cerca queste informazioni in rete.
Fantastico!
Anche io ho ricevuto un’offerta di pubblicazione auto-finanziata. Chiedevano 2000 euro. Per fortuna ho avuto il buon senso di lasciar perdere.
Detto questo, vorrei far notare una cosa che mi pare importante.
Il ragionamento da te citato, “se il mio manoscritto rimane chiuso in un cassetto chi mai potrà notarlo? Almeno così gira, vede la luce, qualcuno lo legge!” non è sbagliato, tutt’altro.
Lo ritengo una regola chiave, invece.
Avere una versione del proprio libro stampata e ben impaginata è una buona idea per farlo girare (mandarlo agli editori in questa forma, ad esempio), è sbagliata però la soluzione dell’autofinanziamento, quando ci sono un sacco di siti di print on demand (lulu, miolibro, ecc…) che permettono di stampare le copie al solo prezzo di costo (detto semplicemente, anche se non è proprio proprio così, naturalmente, ma vogliamo mettere pagare 5 euro di stampa per una copia del libro contro i 2000 euro dell’autofinanziamento?).
Quindi: SI al far girare i propri lavori, NO all’autofinanziamento.
E adesso mi precipito a vedere il tuo sito, che non conoscevo.
Grazie mille!
Ma infatti, io parlo delle lusinghe che vengono fatte dagli editori a pagamento che comprendono il ragionamento da te citato. Che, detto da loro, non vale una cicca: un editore non andrà certo a pescare un lavoro già edito da una casa a pagamento, tralasciando tutti i manoscritti che ha lui da leggere.
Stamparsi una copia e spedirselo in giro è una cosa completamente diversa, ed è buona cosa
ma scusa ognuno è libero di fare ciò che vuole, e soprattutto ognuno è libero di spendere i suoi soldi come cavolo gli pare, scusa è, comunque le tue accuse le trovo assolutamante sgradevoli e fuori luogo, ma che ti importa a te? o forse pensi che offendendo la concorrenza attiri clienti? non ti accorgi che fai il loro stesso gioco? dovresti vergognarti di parlare male della concorrenza. ma vivi e lascia vivere. mah !!!!!
Come al solito…Ayame&WD are the best xD Beh che dire…l’esperienza con MJM parla da sola. Questa gente dovrebbe solo vergognarsi! Al pari di strozzini, mafiosi e quant’altro…
Anzi peggio, perchèquesti editori girano intorno al nocciolo della situazione e se ne fregano se l’autore non vale niente, l’importante è che PAGHI.
Semplicemente pubblicare a pagamento dovrebbe essere reato xDDDD
Vabbè ora esagero, ma il ragionamento di fondo è sempre lo stesso.
Marion.
Umberto Eco nel suo Pendolo di Foucault spiega perfettamente come funziona Vanity Press.
(cap. 38 e 39 in particolare)
“Fatturato altissimo, spese di gestione nulle.”[cit.]
Pietro
ciao. Trovo molto interessante questo articolo, (ma confesso che per i miei occhi come lettura su web è troppo lungo. Ho saltato qualche frase). Parto subito da una domanda:
perchè un nome inglese al vostro sito di promozione di scrittura italiana?
E poi, le mie impressioni, nate da amicizia e conoscenza con scrittori, scrittoruncoli, casalinghe aspiranti Liala e compagnia scrivente.
Le cifre dimostrano che il numero di ‘scrittori’ è inversamente proporzionale al numero di lettori. In Italia chi legge 2/3 libri all’anno è un ”lettore forte”.
Secondo me, che ho una mania per le pieghe della psiche, si intravvede nella forbice un indizio di psicosi collettiva.
Se aggiungiamo alle cifre le cintanaia di blog, sono urla nel silenzio.
Narcisi convinti di avere qualcosa da dire; esibizionisti il cui fisico non è idoneo alle telecamere di GF, e tanta, tanta solitudine. Gente che si parla e si scrive addosso.
Per me, man mano che passa il tempo, diventa sempre più bello il silenzio.
Anche su carta
Distanti saluti,
DC
Già. Purtroppo è un fatto noto che gli italiani scrivono tanto e leggono poco… sarebbe interessante studiare le cause sociali di ciò.
ai futuri ricercatori l’ardua sentenza.
Ti segnalo questa nuova rubrica sul web magazine di malatempora:
Come non farsi infinocchiare dai commessi della Feltrinelli. Ogni settimana ”scheda” cn ironia una piccola/media casa editrice:
http://www.malatempora.com/giornale/mag237_pag3.htm
ciao
DC
Ultimamente è nata una discreta maretta legale attorno a noi, la Deinotera ci ha spedito una diffida…qui trovate la vicenda: http://scrittoriesordienti.wordpress.com/2009/02/11/deinotera-e-la-diffida/
accidenti quanto sei brava!
ma quanto hai risposto , ma chi lo legge?!
ma chissene fregaaaaaaaaaaaaaa!!!!??????????????????
E a me piace far vedere l’altro lato della medaglia…
Vi consiglio http://www.pubblicarelibro.com , sono molto più d’accordo con lui che con quanto scritto sopra… Domanda cattiva: Ayame come mai ce l’hai così tanto con gli editori? Hai mai lavorato per una casa editrice o semplicemente ti hanno “cestinata” un po’ troppe volte? O ti sei fatta infinocchiare pagando tu per prima qualche migliaio di euro per quattro copie rilegate male? Opsss…
Io non ho ancora terminato il mio primo libro, mai mandato niente di mio a una casa editrice
Ho spedito il mio manoscritto a due diverse case editrici molto note, Entrambe mi hanno subito spedito il loro preventivo per pubblicare il mio libro, variabile dai 2000.00 ai 3000.00 euro. Promettevano di pubblicizzarlo fra TV, giornali, ecc… Ma non mi hanno convinta perchè non dicevano nulla su quello che avevo loro spedito e poi, se veramente il mio libro è pubblicabile, perchè dovevo essere la sola a credere che fosse anche ben scritto, interessante, leggibile e, soprattutto, vendibile? Se si crede in qualcosa si investe anche di proprio. Un investimento a costo zero fa pensare che il loro guadagno comincia e finisce in quello che un autore sprovveduto è disposto a spendere per vedere il proprio libro pubblicato.
Perché è il mestiere dell’editore scommettere su di te. Così come un’agenzia di modelle seleziona le ragazze più promettenti e le promuove a proprie spese, così deve fare un editore.
Hai mai sentito che l’agricoltore paghi il fruttivendolo perché esponga la sua merce? Casomai è il contrario!
ma soprattutto se sei bravo l’editore ce guadagna visto che lo scrittore si prende solo il sei per cento dei guadagni, o vuoi farci credere che lavori per la gloria, ma ci credi tutti rincoglioniti?
di certo non affiderei il mio romanzo a una come te che pur di guadagnare insulta e diffama la concorrenza, una come te che per esclusivo scopo di lucro va alla ricerca di argomenti da poterci sparlare sopra usando un modo di scrivere noioso e scontato, sei per caso anche tu una aspirante scrittrice che per ovviare al proprio scarsissimo, per non dire nullo, talento, si è messa a fare l’intenditrice di opere d’arte? l’hai mai visto il film “scoprendo forrest”? ecco tu mi dai l’impressione di essere quel professore il quale non sapendo scrivere si è messo ad insegnare come si scrive, ed io ne so qualcosa perchè a differenza tua so scrivere e anche molto bene e soprattutto non userei mai i tuoi squallidi modi per arrivare a guadagnare soldi ma anche gli appoggi e la stima che da sola ovviamente non sei in grado di attribuirti
utente in moderazione permanente
Il problema, cara “Chiara” (oramai i fake di una certa persona sul web si contano a piene mani), è che io non guadagno proprio su nulla
WD non è una casa editrice, né un’agenzia letteraria, e i servizi che offriamo sono completamente gratuite. C’è la possibilità di una donazione spontanea per supportare il nostro lavoro e aiutarci a pagare lo spazio web, nient’altro
Ayame quello che sostieni è molto corretto purtroppo è poco reale, non ho ben capito che tipo di lavoro fai tu ma questo discorso non regge molto. Ho letto qui e lì un paragone con l’agricoltore che trovo corretto ma poco calzante. La frutta è un bene che ha una vendita sicura e quindi il venditore ha un’entrata sicura, l’editore no. Un libro non ha una vendita sicura, anzi se vogliamo, è quasi nulla.
Proviamo a fare una riflessione. Premetto alcune cose importanti: vengono pubblicati tantissimi libri l’anno; si vendono maggiormente libri di autori conosciuti, si compra l’autore non il libro (per esempio sono più che sicura che Bruno Vespa per il suo libro non ha sborsato un soldo, aveva un pubblico più che certo); si dà più risalto a case editrici famose; in Italia si comprano pochi libri e, infine, non è detto che un capolavoro venda. Partendo da queste premesse proviamo a considerare un editore medio che vuole pubblicare un libro per stamparlo spende tot soldi, ma il suo lavoro non finisce lì, deve: selezionarlo (perché che si facciano pagare o no il manoscritto deve cmq sceglierlo tra tanti), correggerlo, fare l’editing, impaginarlo, creare la copertina (chiedo scusa se non metto le cose in ordine), distribuirlo e cercare di venderlo. Tutte queste cose, e ci sarà sicuramente qualcosa in più, fanno parte del suo lavoro e siccome nessuno lavora per la gloria ci dovrebbe anche guadagnare (lo stesso venditore di cui parli tu ci deve guadagnare). Ora considerando solo che la stampa di 1000 copie di un libro di almeno 200 pagine costa tra le 3000 e le 4000 euro (e potrei dire poco, ho chiesto io stessa in maniera approssimativa) aggiungi tutte le altre spese. Quanto spende un editore per pubblicare un libro?? Tu mi puoi rispondere che è il suo lavoro e che è normale che lo faccia e deve investire sull’opera ed investire vuol dire proprio questo. Ok ma allora considerando le premesse sopra elencate quanto dovrebbe costare ogni copia del libro che vende per rientrarci? Perché mettiti come vuoi una qualsiasi attività commerciale per andare avanti deve guadagnare. E che il lavoro dell’editore sia solo quello di pubblicare senza aver un guadagno è um’ipotesi assurda. Aggiungo infine che se ci sono case editrici che non chiedono un contributo è sicuramente vero ma bisognerebbe vedere che tipo di libro tirano fuori, quanto campano, se sitrovano in una qualche libreria e che genere vendono.
Ultima cosa quando si vogliono esprimere dei pareri sarebbe carino non offendere, cosa che non hai fatto!
Scusate vorrei aggiungere una cosa che ho letto sempre qui e non so se proprio da te, Ayame, o da qualcun altro. Ho letto che molto spesso l’editore dopo aver stampato ed essendosi fatto dare un contributo se ne infischia di vendere perché tanto i soldi li ha presi dall’autore e va bene così. Questa è un’assurdità per il semplice fatto che la sola stampa come ripeto costa tra le 3000 e le 4000 (sicuramente anche di più, dipende anche dalle pagine, dal libro, dalla carta, dalla copertina e tutto il resto) quindi se il contributo dell’autore si avvicina a quella cifra il guadagno non c’è proprio. Praticamente l’editore rientra senza guadagnare niente? Non intasca nulla secondo te? E come campa? Certo il tutto regge nell’ipotesi che l’editore come contributo chieda dalle 10000 euro in su ma sarebbe assurdo e lì concorderei con te che si tratta di un ladro, ma se il contributo rientra preciso preciso nella stampa dov’è il guadagno? Non considerando il fatto che non vendendo niente deve pagare anche un magazzino dove mettere le migliaia e migliaia di copie che stampa senza vendere.
@Vale: Villaggio Maori Edizioni – primo nome che mi viene in mente – piccolo editore free che lavora benissimo e cura le sue pubblicazioni ha tirature da 1000 copie e non chiede un soldo a nessuno. Però gli editori che partono con una tiratura così alta non sono molti – e ti consiglio di fare attenzione alla tiratura MINIMA specificata sul contratto, di norma con gli eap è indicata solo la massima, e ciò signifca che possono stampare anche solo due copie – ed è giusto così nell’epoca del print on demand (non nel senso di autopubblicazione, beninteso). La maggioranza degli eap ti specifica un’alta tiratura massima, scrive che “farà il possibile, quello che ritiene giusto” per promuovere e ciao. Tu non hai il minimo appiglio per accusarli di inadempienza di contratto. È facile far credere agli autori di essere nel giusto… Io consiglio di leggere “Editori corsari”, un articolo vecchiotto ma attualissimo e validissimo che si trova subito su Google. E di tenere sempre a mente che l’imprenditore che investe capitali in borsa lo fa a suo rischio e pericolo.
Non pensi che sia il tempo di scrivere un piccolo aggiornamento da pubblicare su MC?
Sarebbe l’occasione per indicizzare di nuovo l’argomento su google.
Volentieri
Solo, non saprei quale aspetto approfondire. Hai qualche suggerimento?
(Ultime news XDD)
ciao…. per una che scrive “pubblicabile” dire spassionatamente “ma lascia perdere”
Ciò che ha scritto Ayame è molto sano oltre che saggio, sinceramente mi ha aperto la mente.
Grazie mille per quello che hai scritto: illuminante!
Avrei voluto consultare le tre liste ma i link non funzionano…
Ho scorso le parti principali della diatriba tra Ayame-WD e Alex-MJM.
Gli scivoloni del signor Alex sono indiscutibili, ma anche dal lato di Ayame qualche pecca ortografica c’è: per esempio, all’interno di writersdream.org sono tuttora leggibili un paio di sviste – per ironia della sorte riportate in grassetto -, una da matita rossa e una da matita blu (ma le segnalerò solo su impulso dell’autrice o del titolare di questo blog).
io ti posso autorizzare a svelare solo quelle su MC
Il tuo talento è scientificamente stimolante.
http://www.riaprireilfuoco.org/
il blog di Stampa Alternativa.
Segnalo come arena di dibattito vivace
contro l’editoria a pagamento
Ok Ayame, al limite ti scrivo una mail all’indirizzo che lasci nei commenti.
ciao
Sono stati cinque anni di tentativi, con due romanzi inediti. E ne sto scrivendo un terzo. Finalista a due premi letterari (“Italia Letteraria” e “Premio L’Autore”della Firenze Libri), ho ricevuto solo proposte a pagamento. In verità anche alcuni apprezzamenti credo disinteressati (incluso quello da parte di un noto regista cinematografico), tuttavia in alcun modo efficaci per poter uscire dal limbo degli Autori Ignorati.Suggerimenti? Fondare una mia casa editrice con i soldi della prossima vincita al Super-enalotto! Vi piace?
Oppure passare il resto dei miei giorni(di anni ne ho già 57)…aspettando Godot. O travestirmi da Moccia e simili: dopo le prime volte non si vomita più!
Meglio aprire un blog
Una proposta: e se si costituisse una giuria “libera e disinteressata” di critici letterari in grado di presentare e commentare racconti / romanzi / poesie scelti dal WEB, presi dalla “rete” senza il filtro degli editori,mercenari o no?
Sarebbe realizzabile?
Un modo per uscire dal porto delle nebbie, volute dai padroni della carta stampata.
Cordiali saluti
E’ impossibile, purtroppo. La gente non è in grado di collaborare stabilmente e creare un organismo universale…
Molti autori validi e innovativi talvolta si sono rivolti agli editori a pagamento,perchè le grandi case editrici come il Gruppo Mondadori, non prendono in considerazione nuovi autori, ma preferiscono di gran lunga pubblicare personaggi famosi, come cantanti,politici, attori,comici, sciocche showgirls che non c’entrano nulla con la letteratura, perchè il loro unico scopo è vendere il più possibile.
Quindi, è l’intero sistema editoriale italiano che non funziona bene e che deve essere completamente rinnovato.
Parola di una giovane e seria editrice che non chiede contributi ma pubblica solo ed esclusivamente libri di qualità.
Rossy
[...] Manni Dunque, gli editori a pagamento: se n’è parlato su Lipperatura e ne parla oggi GL. Ayame ne parla da tempo. Perfettamente d’accordo con tutti: occorre stroncarli, ora, subito. [...]
Trovo che questo articolo sia davvero molto interessante, soprattutto perchè è la prima volta che mi pongo seriamente il problema di come fare a pubblicare un manoscritto.
L’unico problema è che se clicco sulle liste “inferno, purgatorio e paradiso” mi dà errore e non mi apre l’elenco, che invece vorrei propio leggere. C’è qualche altro modo per risalire ai nomi delle case editrici a pagamento?
Inoltre avrei bisogno di consigli pratici per tutelarmi nel caso in cui decidessi di inviare qualche scritto…avete qualche link da suggerirmi?
paradiso http://writersdream.org/case-editrici/lista-free
purgatorio
http://writersdream.org/case-editrici/lista-doppio-binario
inferno
http://writersdream.org/case-editrici/lista-a-pagamento
Grazie!! Non riuscivo a trovare il portale WD..
Ognuno è libero di poter fare quello che vuole. Non ci dimentichiamo però che l’Italia è il regno dei truffatori, delle estorsioni, delle evasioni fiscali e della mafia. E che non solo gli editori a pagamento sono dei criminali, ma bensì anche il Vaticano e il governo.
[...] sorvoli sulla stravaganza di chiedere dei soldi a qualcuno che lavora per lui, il tipo 2 ha una sua idea di promozione: ti fa contattare per [...]
Mah. I grandi editori ormai pubblicano quasi esclusivamente porcherie facilmente smerciabili (certo ci sono eccezioni, ma rare). La totalità della poesia, che comunque non si vende indipendentemente dal valore, e la maggior parte della saggistica letteraria e filosofica, anche pregevole, sono pubblicate grazie ad un contributo, proveniente o dall’autore o da enti, fondazioni, università. Vero è, invece, che molta narrativa tutto considerato scadente esce a spese degli autori, i quali potrebbero, in quel caso, risparmiarsi l’esborso. Certo è che, per l’editoria di qualità come per il cinema d’autore, il futuro è nel digitale e nella rete, che abbattono i costi e sono facilmente accessibili. Il grande pubblico, tuttavia, in Italia e sostanzialmente (checché se ne dica) anche all’estero, sarà sempre attratto dal cinema commerciale e dalla letteratura di consumo.
Una cosa però è certa: qualsiasi piccolo o medio editore, a pagamento o meno, che promette una “capillare distribuzione” attraverso le reti librarie, sa benissimo di fare una promessa che non potrà mantenere. La distribuzione, per ragioni commerciali, è monopolizzata da pochi grandi editori. E lo stesso vale per le recensioni sui quotidiani. La cosa migliore è mettere un testo in rete qui:
http://www.archive.org
E’ un sito che non ha scopo di lucro, e tutela anche la proprietà intellettuale.
HO PUBBLICATO TANTE VOLTE CON GLI EDITORI A PAGAMENTO.HO PUBBLICATO CON L’EDITRICE NUOVI AUTORI DI MILANO CHE MI PRESE 11 MILIONI NEL 1999; CHE FREGATURA CHE EBBI! HANNO VENDUTO MENO DI DIECI COPIE. POI HO PUBBLICATO CON MAREMMI EDITORE FIRENZE LIBRI (DUE GROSSI VOLUMI) SPENDENDO ALTRI TRENTA MILIONI E VENDENDO POCHE COPIE NEL GIRO DI POCHI ANNI. HO PUBBLICATO COI FRATELLI FRILLI DI GENOVA SPENDENDO QUATTRONILA EURO ED ANCHE LI’ HO VENDUTO POCO E NIENTE!
L’UNICA CASA EDITRICE CHE MI HA PUBBLICATO GRATIS UN LIBRO E’ STATA LA SAN PAOLO DI CINISIELLO BALSAMO,MA PER IL COLMO DELL’IRONIA IL DATTILOSCRITTO CHE GLI AVEVO INVIATO NON L’AVEVO SCRITTO IO MA L’AVEVO TROVATO GETTATO VIA IN UN CASSONETTO DELLA CARTA. COMUNQUE ANCHE CON LORO NON HO VENDUTO UN GRAN CHE. SONO TUTTI DEI FREGONI!
Ascoltate, non pubblicate con Statale 11 o con il Filo!! Sono a pagamento.. la prima mi ha chiesto 2000 euro per pubblicare un libro.. somparso l editor quindi il lavoro me lo sono finita da sola, poi stampa non di qualità ma la cosa piu grave è che si rendono latitanti.. non distribuiscono e non si occupano della pubblicità.. ad un certo punto mettono due ragazze a rispondere e fanno da filtro per quelli che hanno gia dato il contributo.. rispondendo invece a quyelli che ancora lo devono dare.. poi facciamola finita di dire contributo.. VI STRAPAGATE UN LIBRO DI CUI DICONO CHE TI STAMPANO 500 600 800 COPIE ma poi vi danno solo le 40 o 60 promesse. E ve li siete fatti i conti di quanto si mette in tasca questa gente? 40 per 3 euro sono 120 euro 2000 – 120 sono 1880. Per non fare nulla che si obbligano nel contratto. In finale se sei uno che ha soldi o che vedono che possono tirare ancora un po ti denunciano appigliandosi a qualche regoletta.. come hanno fatto con uno scrittore! Mi raccomando lasciate stare, non firmate nessun contratto perche sarebbe la vostra rovina!!
Gentilissimi, delusissimi autori. Vi porto la mia piccola esperienza nel pazzo pazzo mondo dell’editoria. Ho pubblicato una silloge di poesie ed un romanzo. A breve pubblicherò una seconda raccolta di poesie. Udite udite, senza sborsare un euro, nemmeno per le poesie, genere di nicchia, si sa…. Perchè? Semplicemente perchè ho tenuto duro, non mi sono lasciato lusingare dalle prime proposte (a pagamento). Gli editori che fanno veramente il loro mestiere e non sono dei semplici tipografi mascherati da mecenati esistono ancora. Ci vuole pazienza.
Si deve anche uscire da quella specie di sindrome di Stoccolma che ti porta a considerare di avere un enorme debito di riconoscenza con l’editore che si è chinato su te, povero sconosciuto, per proporti la sempiterna fama…. tutte palle.
Un saluto a tutti e tenete duro, anzi durissimo.
[...] del rischio insito nel pubblicare un esordiente (a meno che non sia già famoso), mentre le piccole chiedono un contributo di pubblicazione che non garantisce altro che la stampa di 100-150 copie. In quest’ultimo caso, però, il [...]