Edith Stein – Ebrea per Sempre 4


27 gennaio, 25 aprile, 1° maggio… il nostro calendario è contrassegnato da date che impongono il dovere di ricordare: lo sterminio degli ebrei, la liberazione dell’Italia dai nazi-fascisti, le conquiste dei lavoratori. Date scritte – ci sfugge troppo spesso – da persone autentiche, in carne ed ossa. Una, in particolare, ha riassunto e vissuto su di sé la coscienza europea, la Shoah, la testimonianza cristiana, il destino della donna, la nobiltà e l’infamia del genere umano: Edith Stein (1891-1942), di cui quest’anno ricorre il ventennale della canonizzazione, voluta da papa Giovanni Paolo II.

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Nata a Breslavia, unica allieva donna di Husserl, fu, innanzi tutto, una delle menti più lucide del suo tempo. Incarnava il tipo assolutamente unico d’intellettuale nato da quel crogiolo di culture, tradizioni, inquietudini, che fu l’Europa nord-orientale del primo Novecento. Era il periodo in cui Sigmund Freud, sfidando l’esasperato scientismo degli accademici, sosteneva che la nostra vera personalità si nasconde dietro il linguaggio velato e simbolico del sogno; e tentava, moderno sciamano, di varcare le soglie dell’insondabile per portarlo alla luce della razionalità (che, col suo misero baluginare, ne ha immiserito l’arcana seduzione).

Edith Stein, al contrario, compì il cammino inverso e, da studiosa, scoprì nell’intuizione, nell’afflato creativo, nel moto del cuore, il carattere precipuo dell’umanità e, più specificamente, della donna. Non certo per ribadire l’intima debolezza che la cultura ufficiale di quegli anni – maschile e spaventata dalle prime istanze femministe – si ostinava ad attribuire al “sesso debole” per rimetterlo al suo posto (“…un gran numero di gente non abituata a pensare”, scrive Stein in Problemi dell’educazione della donna, “si accontenta di modi di dire logori, quali sesso debole o anche sesso gentile, e che di questo sesso debole parla non senza un sorriso di compatimento, spesso anche di cinismo, senza riflettere più profondamente sull’essenza della donna, o senza osar di gettare uno sguardo sulle concrete, palpabili capacità da lei dimostrate”). Anzi la donna, proprio per le sue caratteristiche di apertura (ma Stein usa il termine ben più profondo e denso di significato di empatia, che non a caso è anche il titolo del suo primo, importante lavoro), agli altri e al mondo, svolge un ruolo insostituibile nella società, in quanto formatrice di individui: sia nella sfera privata, sia in campo professionale, sia nella Chiesa – e ai tempi di Edith non si parlava affatto di “missione cristiana della donna”…

Nulla di più lontano dalla figura della serva acquiescente e silenziosa spacciata come modello di donna ideale; persino la maternità, se vissuta con compiacimento narcisistico, perde la sua ricca simbologia e carica umana. Stein ha in mente la donna saggia e forte della Bibbia, intelligente, accorta, pronta ad affiancare l’uomo nel suo cammino verso la civiltà e in grado di smussarne la tendenza a uno sfrenato egoismo. La natura del resto, nel concetto steiniano, non è qualcosa di fisso e immutabile, stabilito una volta per sempre; la sua specificità sta semmai nella capacità di crescere, di evolvere (e di evoluzione creatrice parlava un altro grande filosofo coevo, anch’egli ebreo, Henri Bergson).

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La Chiesa, abbiamo detto; e la Bibbia. Profondamente radicata nella cultura ebraica in cui nacque e crebbe, come i già citati Husserl, Freud e Bergson, la sua ricerca intellettuale e spirituale – culminata con la lettura decisiva di un’altra grande santa, Dottore della Chiesa, di origine israelita: Teresa d’Avila – l’aveva portata a farsi cattolica e a prendere i voti proprio in quel tragico anno, il 1933, in cui Hitler prese il potere in Germania. Si può dire che sia stata lei a far riscoprire il volto ebraico di Cristo, e della stessa Chiesa, che fino a quel momento l’aveva sostanzialmente (e colpevolmente) rinnegato.

L’Europa definita “culla della democrazia” era quella stessa Europa che aveva creato il mito della razza pura, che aveva esorcizzato i suoi puerili pregiudizi costruendosi teorie pseudo-scientifiche secondo le quali il “diverso” doveva essere annientato. L’antisemitismo infatti, pur avendo una sua specifica peculiarità, e anzi proprio per questo, costituisce l’emblema di tutti i razzismi del mondo.

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Sopra: una copertina de “La Difesa della Razza“, rivista italiana razzista (1938-1943), che nel suo orrore per gli “ibridi” razziali parodiava il motto marxista “Proletari di tutto il mondo, unitevi”. Il giornale, particolarmente accanito contro gli ebrei, faceva propria anche la tesi del “complotto giudaico-comunista”. Tra i collaboratori anche Julius Evola, citato con altri nell’attuale sito de La Destra. Il presidente Napolitano ha dichiarato che una simile propaganda ha preparato il terreno alla “soluzione finale”.

Ecco allora Edith Stein simbolo dell’umanità dolente, della vita che si offre: e mentre, dopo la cattura da parte dei nazisti, si avviava ad Auschwitz verso la camera a gas, ripercorreva il cammino di un altro ebreo abbandonato dai suoi amici, lasciato povero e nudo, ma la cui testimonianza (questo il significato del termine “martirio”) ha aperto gli occhi alla Verità.

A Edith e alla sua vicenda umana è stato dedicato anni fa un toccante film, La settima stanza.

 

L’APPELLO DI EDITH STEIN A PIO XI (grassetti miei)

Padre Santo,

Come figlia del popolo ebraico, che per grazia di Dio è da 11 anni figlia della Chiesa Cattolica, ardisco esprimere al padre della cristianità ciò che preoccupa milioni di tedeschi.
Da settimane siamo spettatori, in Germania, di avvenimenti che comportano un totale disprezzo della giustizia e dell’umanità, per non parlare dell’amore del prossimo.
Per anni i capi del nazionalsocialismo hanno predicato l’odio contro gli ebrei. Ora che hanno ottenuto il potere e hanno armato i loro seguaci – tra i quali ci sono dei noti elementi criminali – raccolgono il frutto dell’odio seminato.
Le defezioni dal partito che detiene il governo fino a poco tempo fa venivano ammesse, ma è impossibile farsi un’idea sul numero in quanto l’opinione pubblica è imbavagliata.Da ciò che posso giudicare io, in base ai miei rapporti personali, non si tratta affatto di casi isolati.
Sotto la pressione di voci provenienti dall’estero sono passati a metodi più “miti” e hanno ordinato “che a nessun ebreo venga torto un capello”.
Questo boicottaggio – che nega alle persone la possibilità di svolgere attività economiche, la dignità di cittadini e la patria – ha indotto molti al suicidio: solo nel mio privato sono venuta a conoscenza di ben 5 casi. Sono convinta che si tratta di un fenomeno generale che provocherà molte altre vittime.
Si può ritenere che gli infelici non avessero abbastanza forza morale per sopportare il loro destino. Ma se la responsabilità in gran parte ricade su coloro che li hanno spinti a tale gesto, essa ricade anche su coloro che tacciono.
Tutto ciò che è accaduto e ciò che accade quotidianamente viene da un governo che si definisce “cristiano”. Non solo gli ebrei ma anche migliaia di fedeli cattolici della Germania – e, ritengo, di tutto il mondo – da settimane aspettano e sperano che la Chiesa di Cristo faccia udire la sua voce contro tale abuso del nome di Cristo.
L’idolatria della razza e del potere dello Stato, con la quale la radio martella quotidianamente le masse, non è un’aperta eresia?
Questa guerra di sterminio contro il sangue ebraico non è un oltraggio alla santissima umanità del nostro Salvatore, della beatissima Vergine e degli Apostoli?
Non è in assoluto contrasto con il comportamento del nostro Signore e Redentore, che anche sulla croce pregava per i suoi persecutori?
E non è una macchia nera nella cronaca di questo Anno Santo, che sarebbe dovuto diventare l’anno della pace e della riconciliazione?
Noi tutti, che guardiamo all’attuale situazione tedesca come figli fedeli della Chiesa, temiamo il peggio per l’immagine mondiale della Chiesa stessa, se il silenzio si prolunga ulteriormente. Siamo anche convinti che questo silenzio non può alla lunga ottenere la pace dall’attuale governo tedesco.
La guerra contro il Cattolicesimo si svolge in sordina e con sistemi meno brutali che contro il Giudaismo, ma non meno sistematicamente. Non passerà molto tempo perché nessun cattolico possa più avere un impiego a meno che non si sottometta senza condizioni al nuovo corso.

Ai piedi di Vostra santità, chiedendo la benedizione apostolica

Dott.ssa Edith Stein, docente all’Istituto tedesco di Pedagogia scientifica presso il Collegium Marianum di Munster – 12 aprile 1933

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G. Grosz, Hitler all’Inferno, 1944.

La lettera avrebbe spinto il Papa a redigere l’enciclica Mit brennender Sorge (1937). La morte gl’impedì purtroppo di pubblicarne una seconda con una netta scomunica del nazismo e dell’antisemitismo. Circa l’atteggiamento generalmente ambiguo e reticente della Chiesa, cfr. qui e a quest’altro link.

Il razzismo di oggi

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Sotto: il premio Nobel James Watson, scopritore del Dna, che mesi fa sostenne la superiorità intellettiva dei bianchi sugli africani e sui neri americani, salvo poi ricorrere a intempestive e tarde scuse. Lo scienziato non è nuovo a certe sortite: anni fa propose l’aborto per tutti i feti portatori del “gene” (?) dell’omosessualità , pronunciandosi anche a favore di un “miglioramento” dell’aspetto fisico femminile. Esaminando poi il suo personale corredo genetico, si è scoperto che Watson stesso avrebbe antenati neri ; sarebbe il massimo se fra tali antenati figurasse una prozia lesbica. Nemesi etniche.

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4 commenti su “Edith Stein – Ebrea per Sempre

  • Adetrax

    Premesso che si apprezza lo sforzo di presentare il pensiero della Stein e le problematiche connesse con la persecuzione degli Ebrei come esempio per eccellenza di tutti i razzismi (accennati nel finale) pare opportuno aggiungere qualche considerazione a completamento della panoramica.

    A parte la sottolineatura del ruolo salvifico della donna, insostituibile educatrice e forgiatrice di futuri cittadini, aiuto indispensabile per l'uomo che tende a imbarbarirsi, fulgida icona di una societa' moderna, ecc., di quale Europa si parla quando si accenna al mito della razza pura (Germania e Italia) ?

    Per l'Italia si tratta di una contraddizione in termini con tutta la smania coloniale e di replicazione del modello romano (per sua natura cosmopolita) che pervadeva la retorica del regime.

    Per la Germania si puo' parlare di frustrazione e inganno all'ennesima potenza, in cui le elucubrazioni di un non tedesco (Hitler) furono abbracciate e usate da gruppi di assatanati del potere (Goebbels poi non corrispondeva per nulla al prototipo ariano pubblicizzato).

    Questo approccio pero' non e' stato appannaggio del solo nazionalsocialismo, la storia (anche molto recente) e' piena di eventi simili e di orrende stragi (rif. 1) spesso crudemente perpetrate con armi bianche nei vari continenti (Africa, Asia e Americhe), quindi sarei piu' propenso a sanzionare la primitivita', la malvagita' e l'assurda cupidigia insita nell'uomo (felice di ospitarle ?), piuttosto che determinati contesti socio-politici.

    Nel dettaglio.

    —————

    1) Sull'abominio della discriminazione di interi popoli per motivi razziali e/o religiosi, non c'e' molto da obiettare; oltre all'esempio degli Ebrei (che fra l'altro erano particolarmente integrati nel tessuto sociale europeo), si puo' aggiungere il genocidio degli Armeni, lo sterminio di intere classi sociali nella Russia post-zarista, il genocidio attuato dai Khmer rossi, le stragi Algerine, il genocidio del Ruanda e moltissimi altri poco conosciuti, da cui si evince che la propensione allo sterminio e' diffusa nel tempo e in molti luoghi, non solo europei.

    2) Sul problema di alcuni immigrati che sembrano ottenere tutto e subito scavalcando anche persone povere / bisognose native, va detto che esempi del genere si sono occasionalmente verificati e non sono stati affatto piacevoli per chi li ha subiti, avendo il torto di contare poco o nulla; in questi casi e' sempre bene entrare nei dettagli e nel merito dei casi, perche' se c'e' una cosa che da' fastidio e' lasciare il campo alle affermazioni non verificate / non verificabili o comunque non oggettive.

    3) Sul problema zingari, parliamoci chiaro, se sono diversi e' perche' molti di loro sono costretti ad esserlo e poi una parte della loro cultura non e' molto compatibile con le moderne societa' globalizzate.

    Non e' necessario scendere nei dettagli, ma gli zingari non sono discriminati o perseguitati ne' per via della loro razza (quale ?), ne' per la loro nazionalita' (quale ?), ne' per il loro censo, ne' per le loro credenze religiose, ne' per altro; al contrario mi risulta che ci sia piu' di qualche progetto educativo per loro, in moltissimi comuni ogni zingaro italiano maggiorenne e residente riceve fino a 500 euro al mese come sostegno pro-pax sociale, ecc.; se c'e' stato qualche attrito con la popolazione locale (togliendo ovviamente le azioni di qualche teppista esaltato) e' per la diffusa dedizione ad attivita' che minano la fiducia e la pace sociale, nonostante gli aiuti dati (pochi e sicuramente gestiti non nel modo piu' utile / efficiente).

    Detto questo sarebbe interessante approfondire il tema con qualche visione alternativa / non convenzionale della problematica, dato che non la si puo' riassumere in poche parole senza essere male-interpretati.

    4) Sugli omosessuali sorvolo, il tema e' complesso.

    5) Sul neugrone di turno, bisogna capire che a 80 anni il cervello puo' fare le bizze e l'inconscio puo' emergere nei momenti meno opportuni; in ogni caso visto che anche lui e' un po' nero, ha confermato la sua stessa teoria (16% nero, 9% asiatico, 75% bianco); perlomeno ha detto quello che pensava in quel momento e non si e' dimostrato falso.

    La carrellata finale sui "diversi" perseguitati sembra piu' una lista di esempi di propaganda politica deteriore di destra (con qualche vignetta satirica), in cui manca pero' la speculare propensione delle sinistre a cercare voti fra gli immigrati non borghesi nella stessa logica del "do ut des", ma questa e' un'altra questione.

    Per concludere, nell'affrontare il tema dei "diversi", capisco che sia suggestivo mescolare tutto nel "calderone" generale, pero' bisogna tenere conto della diversita' e specificita' dei piani (spesso non comparabili) su cui i vari casi sono collocati.

  • daniela tuscano

    Io non credo di aver fatto alcun "calderone".

    Ho parlato di Edith Stein, che ritengo un personaggio esemplare sotto molti aspetti. Segno della specificità ebraica ed emblema dei diversi di ogni specie. Non mi pare così difficile da capire.

    Il secondo capoverso del punto 5) mi è poi del tutto incomprensibile. Cosa significherebbe, e soprattutto quale sarebbe la "propaganda politica deteriore di destra"? Non la mia, voglio sperare; forse hai sbagliato "sponda", in ogni caso la mia non è propaganda, ma realtà: quei manifesti non li ho affissi io e non è nemmeno colpa mia se sono opera di partiti tutt'altro che marginali nel panorama italiano (con l'eccezione di Forza Nuova, comunque federata al cosiddetto centro-destra, occultamente o meno).

    Rimando al mittente anche la frecciatina sul "do ut des", in quanto proprio pochi giorni fa MC ha pubblicato un mio duro testo sull'antisemitismo di sinistra. Se non l'hai letto, o non l'hai compreso, problemi tuoi.

  • Adetrax

    Sulla descrizione storica della Stein e sul suo proposto uso come esempio tipico dei perseguitati di tutti i tempi non ho avanzato dubbi o critiche sostanziali (mi pare che la premessa del primo commento chiarisca la cosa).

    Ho solo espresso una micro perplessita' sulla presentazione del concetto di aver allargato all'intera Europa una tendenza persecutoria che in realta' era limitata al potere ideologico esercitato in uno, massimo due stati (volendo includere l'Italia); al limite avrei evidenziato meglio il ruolo (iniziale) un po' troppo passivo del resto dell'Europa, piuttosto che quello di attiva partecipazione alle persecuzioni.

    Se invece si intendeva esprimere il retaggio storico delle limitazioni applicate agli Ebrei, es. le espulsioni, il confinamento in ghetti, ecc. allora si poteva spendere qualche riga in piu' sull'evoluzione delle modalita' persecutorie in modo da chiarire la loro collocazione storica che invece pare essere limitata al periodo nazista.

    Il punto 5) contiene solo l'impressione che ho avuto nel passare da una dettagliata esposizione di una figura storica, a un elenco (non completo) di recenti manifesti propagandistici senza qualche riga di raccordo e giustificazione al titoletto "i razzismi di oggi".

    Per la questione della propaganda, sicuramente non alludevo a quella dell'autore ma al fatto che si trattasse appunto di propaganda politica e per di piu' limitata a partiti di destra; ognuno ha i suoi cavalli di battaglia e i punti caldi su cui battere il ferro per ottenere dei risultati elettorali.

    Siamo tutti d'accordo che le categorie indicate nei manifesti sono state perseguitate anche dai nazisti, ma il piano e' parecchio diverso, oltretutto si potrebbe mettere in dubbio che certe enunciazioni siano sicuramente razzismo.

    Esempio zingari: il manifesto propone un'azione che puo' non essere condivisa ma che non puo' essere giudicata senza esaminare nel dettaglio le motivazioni pratiche e la discussione dell'intera problematica;

    nel caso in oggetto, se da una parte c'e' un'azione con meri fini politici e demagogici volta a dare alloggi (gratuiti ?) solo al 5% degli zingari, scavalcando altri aventi diritto e lasciando insoluti altri problemi molto piu' gravi, fra cui le modalita' di sostentamento degli zingari, ecc. allora non si puo' pretendere che non ci sia una pari risoluzione in senso opposto.

    Attenzione non sto dicendo che l'azione di integrare gli zingari nel tessuto urbano sia necessariamente sbagliata, sto solo dicendo che quando si mette in atto un piano che coinvolge tutti, non si puo' procedere in maniera arrogante senza coinvolgere con un'adeguata consultazione e informazione dei dettagli coloro che devono appoggiare e condividere tale piano; soprattutto non si puo' presumere che dato il livello dei nostri politici e amministratori, un piano da loro elaborato sia sempre meritevole di essere eseguito secondo le modalita' proposte.

    La frecciatina sul "do ut des" non era tale nelle intenzioni, era piu' una pacata precisazione sulla nobilta' di intenti delle fazioni politiche, che non si riferiva ovviamente all'autore o ai suoi orientamenti, ma al fatto che un certo calcolo politico nelle priorita' e nelle modalita' di risoluzione dei problemi esiste sia a destra che a sinistra e che alla fine al cittadino perviene solo la brutta impressione che tutto quello che si propaganda nasconde in realta' ben altri interessi che non quelli che possono trasparire da un primo esame dei relativi messaggi.

    Il precedente articolo sull'antisemitismo l'ho letto, capito e commentato positivamente.

    Per concludere, cerchero' di essere piu' chiaro nei prossimi commenti.

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