Economy 4 dummies 2


La fine del tunnel si vedrà l’anno prossimo, ma non sarà una luce intensa e accattivante, più un lumino funebre, un barlume di luce senza speranza. Non lo dicono i numeri, di cui capisco poco o nulla, lo dicono le parole, a volte così tragicomiche da rendere l’atmosfera intorno davvero disperante.
L’altro giorno il Sommo capo Draghi ha detto che “c’era un certo ottimismo” che tranquillizzava l’Europa. Oggi invece si dice che nel 2013 la ripresa ci sarà sebbene il PIL resterà sempre negativo. Altra piccola briciola di speranza potrebbe essere data dalla scomparsa – prematura – dello spread: parola caduta in disarmo, come una delle migliaia di nuove star uscite dal mostrificio berlusconiano, uno di quei “cantantattoriballerini” famosi per un giorno e mezzo, che poi finiscono ad allietare le serate della sagra della bruschetta e del vino novello.
Sì, hanno cancellato lo spread, e proprio quando anche la signora della frutta e verdura, che vendeva con la sua bancarella all’angolo della via, aveva forse iniziato a intuire che era tutta una fregatura.
D’altro canto, per lo stato, non conveniva più usare lo spread come arma di distrazione: ingenerava troppo terrore costringendo anche chi è ancora in grado di gettar via soldi, al risparmio forzato. Perché spread alto era sinonimo di casse vuote, e casse vuote è ancora qualcosa che riesce a preoccupare l’italiota medio, quello, per intenderci che posto dinnanzi ai soliti e impressionanti aumenti del carburante dice: “Che i frega a me? Tanto io sempre 20 euro ne metto!”
La fine del tunnel la vedremo quando finalmente prenderemo atto – noi cittadini – del fatto che essa non sia mai esistita, o meglio, che come fu per l’AIDS (a mio parere) è stata un mostro costruito da abili menti, così preparate a crearla ma non tanto capaci di governarla. Una di quelle strane creature, come i virus, scappati dal controllo dell’uomo che hanno finito per sterminare l’umanità.
So poco di economia, è vero, ma trovo sempre più interessante seguirne l’evoluzione, leggendo tutto quel che capita a riguardo, studiandola come faccio sempre con cocciutaggine, come se fosse qualcosa di vivo. Quel che insegna questa “crisi” è che così come è sempre stato c’è chi ci guadagna, e questo è palese. Guardando meglio in Italia, però è tutto più surreale.
Le statistiche dicono che durante i periodi come questo che stiamo vivendo, aumentano i furti e le rapine, e allora perché stupirsi dei furti e delle rapine che lo stato, con la complicità del potere economico, politico e industriale, compie quotidianamente? È normale che sia così. Chi ha le mani più vicine al barattolo della marmellata, arriva primo e si sporca le dita. C’è chi fiuta l’affare, ci sono i vari Batman che più candidamente raschiano le briciole che cadono sul fondo, e poi ci sono quelli che a crearla, la crisi, hanno partecipato e che quindi più di tutti vantano il diritto di arricchire loro stessi.
Quel che invece ci costa comprendere è che solo noi potremmo avere il potere di far cessare l’epidemia. Smettere di acquistare ciò che non è strettamente necessario, dopo aver tolto i soldi dalle banche. Tutti, compresi i miei 14,80 euro rimasti al bancoposta (sorrido), probabilmente nemmeno sufficienti – ma chi se ne fotte – per il calcolo delle spese a fine anno.
Invece non è così; qualche tempo fa, in occasione di una mia battuta ironica per le code in attesa del nuovo iPhone  5 una signora mi ha scritto piccata: “Sei invidiosa perché probabilmente non puoi permettertelo. Io lavoro e ancora ho uno stipendio, e quindi sì, vivo un giorno da leone, anzi da leonessa.”
E come si può arrivare a spiegare a questa signora che per far finta di essere leonessa ha dovuto farsi pecora? Forse solo con quello che ho scritto sin qui, omettendo di dire che tanto, se non toglieremo noi i soldi dalle banche, presto infilando la cartina nel bancomat, dal monitor si solleverà un pernacchione. E come dire che forse è solo per non dirci questo, che ancora ci addomesticano con luci fuori dal tunnel, previsioni d’ottimismo, e relative soddisfazioni europee?
Io l’ho detto o almeno ci ho provato, ma si sa che io di economia non ne so una mazza.

Informazioni su Rita Pani

Rita Pani è nata a Carbonia (CI) il 4 Ottobre 1964. Ha collaborato nella redazione giornalistica di una piccola televisione sarda. Ha partecipato a diversi laboratori di scrittura creativa e collettiva prediligendo il racconto breve, ed ottenendo la pubblicazione di alcuni di essi e di alcune poesie, su qualche rivista tematica e in un’ antologia. Ha lavorato presso l’ufficio stampa di una Onlus, impegnata nella promozione e nella divulgazione informativa sulle energie pulite e rinnovabili, e tutt’ora collabora con la Casa Editrice di musica classica “ClassicaViva”, come addetta stampa. Nel 2007 ha pubblicato il primo romanzo “Luce” con la Gammarò Editori di Sestri Levante, nel 2008 il secondo “Vite di vetro” e nel 2009 “Quell’amore alla finestra – Storia di Tello e Dora”, con la stessa Casa. Con la Epika Edizioni "Lo sguardo di Hermes". Da dieci anni scrive il Blog R-ESISTENZA, molto seguito, prediligendo le tematiche politiche, da cui ha tratto una Raccolta scaricabile da Web. Da novembre disponibile l'ultima pubblicazione "Quattro alberi di magnolia" di Epika edizioni.

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