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Economia dell’Apocalisse

5 gennaio, 2010 - 11:13 di  
Archiviato in Accademia DFC, Chiamiamola Economia, latest, Meccanica delle Cose




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Dopo il mio precedente intervento, mi piace iniziare questo nuovo anno con una piccola novità in esclusiva per i lettori di MenteCritica. Si tratta di brevi stralci di un documento particolare, e almeno a suo tempo riservato, a cui ho avuto accesso in passato quando mi occupavo professionalmente delle relazioni tra tecnologia, sicurezza e stabilità sociale.
Il documento originale è in inglese, la traduzione è mia e non è molto fedele all’originale sia per esigenze di spazio sia per evitare che l’indicizzazione dei motori di ricerca possa individuare alcune frasi o nomenclature caratteristiche. Per quello che so, il periodo di secretazione è scaduto proprio il 31 dicembre 2009, ma l’esperienza insegna che in rete è sempre meglio procedere con cautela.

Il documento è una sorta di manuale operativo per la gestione del periodo successivo ad una catastrofe globale. Esso non entra nel merito delle procedure da adottare immediatamente per salvarsi la vita perché per quello ci sono documenti ad hoc per ogni evenienza: guerra nucleare, guerra batteriologica, sollevazione per catastrofe energetico/economica, epidemia, disconoscimento popolare dell’autorità politica, eccetera.
In pratica si parte dall’ipotesi che sia avvenuto qualcosa che abbia completamente alterato la struttura gerarchica della società, che non esista più un’autorità in grado di garantire la legge e l’ordine che, di punto in bianco, si sia retrocessi a quella fase dell’evoluzione nella quale parole come morale e rispetto non erano ancora state inventate.




Il testo affronta nello specifico gli aspetti economici del post catastrofe ed ha un titolo molto tecnico, quello di questo post, invece, è mio.
Il primo argomento affrontato è il “valore” delle cose. Partite dal presupposto che altri studi hanno ipotizzato che, a seguito della cessazione delle normali attività umane, anche in assenza di distruzioni, ogni macchina o computer si fermerebbe in circa sei settimane per assenza di manutenzione o energia. In meno di dieci mesi le città diverrebbero invivibili e nel giro di cinque anni sarebbero riconquistate alla vegetazione spontanea e agli animali selvatici. Questo senza contare topi ed insetti che avrebbero una vera esplosione demografica in presenza di tonnellate di cibo e materia organica in putrefazione ed in assenza di predatori naturali il cui ecosistema richiederà circa 15-20 anni per ricostituirsi.

Ebbene, in una situazione nella quale non esiste più un tessuto sociale, secondo voi quale è il bene più prezioso?
Dimenticate denaro (euro o dollari che siano), oro, platino, diamanti e pietre preziose. A prescindere dal valore che gli attribuiamo convenzionalmente ora “il danaro ha valore in quanto riconosciuto dalle autorità governative e riferito ad un complesso economico che gli attribuisca una funzione specifica, in assenza di autorità e di scambi economici tutelati, banconote e titoli di stato possono essere utilizzati preferibilmente come combustibile”. Insomma , nei giorni dell’Apocalisse, anche se avete lavorato, ingannato, rubato o ucciso per danaro, chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato.
In quanto a gemme e metalli preziosi “il valore collegato a fattori estetici è annullato in presenza di contingenze che eliminano ogni considerazione ornamentale, mentre il loro utilizzo industriale è collegato a tecnologie troppo complesse per situazioni nelle quali ogni esigenza è ridotta ai termini più elementari”.

Cibo e acqua potabile? Ok, vero. Il cibo (purché non richieda refrigerazione per essere conservato) e acqua “sufficientemente potabile”, sono necessità ineludibili. Tenete presente che secoli di civiltà hanno completamente cancellato la capacità naturale di procurarsi cibo. Quanti di voi sono in grado di riconoscere una pianta commestibile da una dannosa? Chi è capace di cacciare, uccidere, scuoiare un animale e macellarlo per cibarsene? Quanti di voi sanno che la carne va frollata almeno per qualche giorno prima di cuocerla altrimenti è dura ed indigeribile? Chi sa distinguere l’acqua potabile da quella inquinata?
Una riserva di cibo e acqua assicura la sopravvivenza e consente di acquisire quel minimo di esperienza necessaria per organizzarsi quando le scorte saranno terminate. Ciò nonostante, non sono cibo e acqua le merci più preziose della Borsa dell’Apocalisse. In cima al listino svetta incontrastata la mercanzia che da millenni regola il mercato planetario: le armi.

La retrocessione ad una vita primitiva comporta “un ristabilimento delle leggi naturali nelle quali ogni valore è sostituito dalla sopraffazione. La classificazione elementare è in Predatori e Prede. I Predatori si cibano delle Prede perché hanno gli strumenti che gli consentono di sopraffarle”.
In parole povere, potete avere il deposito di cibo e acqua più grande del mondo, ma se non siete in grado di difenderlo da chi vuole impossessarsene, è come se non aveste nulla. Viceversa, anche se non avete cibo e acqua, se siete armati potete procurarveli sottraendoli a chi ne ha e non è in grado di difenderli.
Il “ristabilimento delle leggi naturali” di cui sopra, è possibile solo con un’audace quanto complessa ricollocazione mentale. Nel post catastrofe, “la solidarietà e la reciproca assistenza sono destinate a durare poco. Chi non è in grado di riorganizzare i propri schemi mentali in funzione di un modello predatore-preda è destinato a soccombere rapidamente”.
Le armi sono la merce perfetta “indipendenti da fattori energetici in quanto il funzionamento è garantito dal potere detonante delle polveri”. Scartando immediatamente quelle più complesse e sofisticate che richiederebbero un supporto tecnologico e manutentivo indisponibile in certe circostanze, rimangono quelle semplici ed efficaci che necessitano solo di un minimo di attenzione e di sufficiente munizionamento.

Subito dopo le armi e il cibo, vengono i combustibili. Il migliore in assoluto è il gasolio. Meno infiammabile e volatile della benzina, utilizzabile per riscaldamento e trazione di grossi mezzi, anche cingolati, è il carburante top dell’Apocalisse.
Seguono gli indumenti: “scarpe, cappotti, impermeabili e maglioni pesanti andranno conservati in ambienti secchi, al riparo dai parassiti e arieggiati frequentemente per evitare la formazione di muffe”.
Solo dopo gli stivali, vengono i medicinali. Questo essenzialmente perché si presume che, “a parte malattie elementarmente diagnosticabili quali ferite, infezioni o malattie virali ad evidente sintomatologia, la disponibilità di medicinali è inutile se non si possiede competenza e strumenti diagnostici adeguati”. Disinfettanti, antibiotici, qualche antidolorifico e garze sterili. E’ questa la cassetta del pronto soccorso dell’Apocalisse. Meglio non ammalarsi visto che il “ristabilimento delle leggi naturali” comporta anche il ripristino della selezione naturale con buona pace del darwinismo sociale.

L’elenco continua con mezzi di trasporto, attrezzature da campo, letteratura tecnica ecc., tenendo presente che macchine e camion “richiedono manutenzione e strade agibili. Meglio mezzi fuoristrada con motori semplici (poca elettronica) come pale meccaniche e trattori, possibilmente cingolati. Lenti, ma affidabili e facilmente convertibili ad usi militari”.

L’economia, ovviamente, non è fatta solo di merci, ma anche di traffici. Niente denaro o titoli dematerializzati nelle banche dell’Apocalisse. Vige un’unica forma di scambio: il baratto. “Mai cedere armi operative in cambio di qualsiasi altra merce. Se necessario, utilizzare le armi per procurarsela. Se non si è in grado di stoccare o trasportare le armi in eccesso, distruggerle”.
Ovviamente, “la creazione di un’economia con l’adozione del baratto in luogo della predazione, è già un segno del ristabilimento di elementari regole sociali [...] la riappropriazione della convinzione che la socialità in luogo del conflitto è una convenienza comune va salvaguardata”.

Quello che a suo tempo mi colpì quando lessi per la prima volta questo documento non fu tanto il suo contenuto che, se vogliamo, è piuttosto banale per un professionista abituato alla crudezza di certe situazioni, quanto il fatto che qualcuno avesse sentito il bisogno di crearlo. Infatti, venendo all’ultima considerazione citata, la socialità nella quale viviamo è probabilmente il sistema economico più conveniente e, per questo, ha sostituito le leggi naturali della sopraffazione e della predazione. Nel caso di una catastrofe, il primo obiettivo di specie, dopo la sopravvivenza, sarebbe quello di ricreare una società umana cooperativa e non conflittuale (almeno nei termini del possibile), pena l’estinzione. Il manuale, quindi, non ha solo lo scopo di assicurare la sopravvivenza al singolo, ma anche di indicare una strada per la creazione di un’autorità nazionale “unico strumento in grado di garantire ordine e legge e, di conseguenza, benessere e sicurezza”.

Concludo qui per non approfittare eccessivamente dello spazio che mi viene concesso. Se l’amministratore è d’accordo, potremmo studiare l’ipotesi di diffondere un estratto significativo del documento originale in forma crittografata per non incappare nella rete di Google & Co., ma lascio a lui la decisione. Alcuni paragrafi, specialmente quelli relativi alla gestione di eventuali prigionieri, non sono per tutti. Sono consapevole del fatto che alcuni passaggi di questo testo sono cinici e non politicamente corretti come il mio precedente post. D’altra parte, come c’è chi si preoccupa dei principi e del politicamente corretto evitando di pensare a certe eventualità, c’è anche chi lavora tenendo presente che certe cose possono accadere e predisponendo strumenti per superarle. Strumenti che possono piacere o no, è evidente, ma che per essere ignorati hanno bisogno di valide alternative.

N.d.R.: Kurt è lo pseudonimo dietro il quale si cela l’identità di un “private contractor”, termine internazionale utilizzato per definire quello che in italiano è “mercenario”. Kurt ha consolidata esperienza nell’analisi dei dati sul campo, nella valutazione delle informazioni di intelligence e nella maskirovka, termine tecnico di origine russa che indica le operazioni militari basate sulla disinformazione (Military deception). Kurt si è ritirato nel 2007, dopo una sfortunata operazione in Africa centrale di cui narreremo su MC. Chi è interessato alla sua storia, può leggerla a questo link.

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Comments

16 Risposte a “Economia dell’Apocalisse”
  1. lucaspazio scrive:

    Bell’articolo. Non é poi cosí inquietante che qualcuno si preoccupi di studiare contromisure ad un possibile mondo alla “Ken Shiro”. Daltronde paghiamo le tasse proprio per delegare a qualcuno la gestione della pax sociale (tra le tante cose per cui paghiamo http://crisis.blogosfere.it/2010/01/bodyscanner-e-vaccini.html).

    Non sono d’accordo sul contenuto. Un mondo in continuo conflitto é un mondo che ha una grande disponibilitá di energia (la crisi economica e la crisi dei prezzi petroliferi, intimamente legate hanno dato un bel taglio alle guerre). Dato che le energie primarie si stanno esaurendo (in primis petrolio e gas, in secundis il carbone e per la legna ormai ne rimane talmente poca che se dovessimo far andare il mondo all’energia del fuoco spariremmo in pochi anni) le energie secondarie richiedono tecnologia e pace per essere sviluppate (solare, eolico, biomasse, …), anche perché pure le pistole dopo un po’ si arrugginiscono, la polvere da sparo si bagna…si che abbiamo sempre le punte di selce, ma preferirei che i miei nipotini (quindi una parte di me, i miei geni) non debbano tornare a quel punto della storia

    • kurt scrive:

      Grazie.
      Tieni presente che qualsiasi sia la politica sociale, culturale o economica una catastrofe è sempre possibile.

      La gestione di certi eventi non può avvenire su criteri etici perché l’etica rimane un lusso per i tempi buoni.

  2. anna m. caputano scrive:

    grazie per le informazioni. Metterò via vari semi tra cui di pomodori e di anguria. perchè mi piacciono e perchè contengono acqua e un bel coltellaccio per tagliare l’anguria e perchè non si sa mai, maglioni over size e scarponi extra comodi….

  3. Fabrizio scrive:

    E’ un vero peccato che (almeno da quanto ho potuto vedere) questo post non abbia avuto un seguito.

  4. Gabriele scrive:

    Molto interessante. Vorrei leggere l’originale in inglese… è possibile?

  5. eduardo scrive:

    Apocalisse planetaria e contestuale, sembrerebbe di capire. Quindi, nucleare. Allora, bisognerebbe pregiudizialmente capire come difendersi dalla radioattività. Questo scenario mi lascia piuttosto perplesso. Penso sia più probabile l’infittirsi di distruzioni e violenze su un numero crescente di aree, ma sempre allo scopo di preservare o accrescere l’interesse di altre aree della terra.

    • Il testo si riferisce al crollo di strutture sociali successive a catastrofi naturali, economiche, militari.
      Il mondo potrebbe rimanere quello che è, ma il denaro perdere di valore e la legge di significato.

  6. kenny scrive:

    innanzi tutto complimenti a kurt! trovo i tuoi post davvero interessanti (soprattutto quello riguardo i contractors)

    leggendo questo mi è venuto in mente il film “the road”, di cui consiglio la visione aleno una volta (due per me è già troppo), film post-apocalittico che ricalca alla perfezione ciò che hai appena esposto. in effetti il possesso di un’arma ti rende in grado di prevalere sugli altri anche se alla polvere da sparo, il cui valore sarà inestimabile inizialmente ma poi calerà esponenzialmente a causa del rapido esurimento della polvere e delle munizioni, preferirei coltellacci e lance, semplici e molto efficaci.

    anche io attendo la pubblicazione della fonte di cui hai parlato, anche se non vedo perchè un testo del genere debba rimanere “nascosto”: non contiene a mio parere elementi che possano destabilizzare l’ordine delle cose o danneggiare grosse aziende/nazioni (anche se questa è un’opinione data dall’ignoranza dell’argomento). se è possibile si può scrivere il link del testo pubblicato come risposta al mio post? purtroppo non mi oriento bene in questo!

    grazie e alla prossima!

  7. Fulvio Pazzini scrive:

    una parte di mè vorrebbe vedere una tale catastrofe, ho letto moltissimi libri di fantascenza e diversi trattavano proprio questo argomento e una cosa mi hanno fatto capire che l'uomo resta sempre l'uomo con i suoi istinti e sentimenti, quindi sarebbe sempre una lotta tra forti e deboli o chiamateli come vi pare.Siamo e restiamo degli animali con il solo scopo di soppravivere!

  8. Massimo Vicari scrive:

    Ok, io sono un "tipo intellettuale" ovvero muscoli zero. Spero di riuscire subito a creare rapporti di gruppo con gli eventuali maschi alfa..

  9. Loris Scalambra scrive:

    Il quadretto che ci hai dipinto non è niente male, ma purtroppo in caso di "apocalisse" penso che sarà la dura, cruda realtà, perciò …. tanti auguri a tutti e speriamo di cavarcela.

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  1. [...] la furbizia, con l’inganno o con la finanza, non fa differenza. Qualcuno ha già pensato a come gestire il mondo dopo l’apocalisse e questo, se vogliamo, ha un fascino inquietante al quale, nonostante tutto, non riesco a sfuggire. [...]

  2. [...] di sussistenza, con i risparmi ingoiati dal fallimento del sistema. Un giorno vi ho raccontato come cercare di sopravvivere all’apocalisse. Consideratelo una specie di regalo. Sopravvivete, se potete, ma non dimenticate di ammalarvi di [...]



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