misha seifert: E’ Vecchio, Malato e con il Pannolone? Lo Sbatterei Dentro lo Stesso.
16 giugno, 2007 - 7:00 di mc
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Il fatto stesso che io stia qui a scrivere queste parole e che voi le stiate leggendo è una bruciante sconfitta. Siamo degli sconfitti due volte. Come uomini e come cittadini di questo paese. Il motivo vi sarà subito chiaro.

Certo a vederlo in queste condizioni non sembrerebbe, eppure quest’uomo è stato all’ergastolo con sentenza definitiva nell’ottobre 2001. Questo non è uno di quei gerarchi nazisti condannati a per aver organizzato, ordinato o coordinato lo sterminio nazista della seconda guerra mondiale. Questo è uno che lo sterminio lo faceva direttamente con le sue mani. Uno specialista dell’assassinio fai da te.
Membro delle (molti ucraini vestirono la divisa nazista nella seconda guerra mondiale in contrapposizione ai russi, considerati occupanti), questo brutale omicida svolse il suo servizio di aguzzino come sorvegliante nel lager di Bolzano fra l’autunno del 1944 e la primavera del 1945.
Dire che si sporcò le mani di sangue è riduttivo e non rende l’idea. Leggete con attenzione i nove capi di accusa per i quali è stato riconosciuto colpevole e provate ad immaginare la sofferenza, il terrore e la disperazione di chi ebbe la maledizione di morire nelle sue mani.
- In un giorno imprecisato ma comunque compreso fra il 20 gennaio ed il 25 marzo 1945, nelle celle d’isolamento del lager, in concorso con il Sein , uccideva un prigioniero ebreo di circa 15 anni rimasto non identificato, lasciandolo morire di fame;
- Fra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 1945, in concorso con il Sein , nelle celle di isolamento del lager, da prima usava violenza carnale nei confronti di una giovane donna incinta non meglio identificata, indi le lanciava addosso secchi di acqua gelata per convincerla a rivelare notizie ed infine la uccideva;
- Nella notte tra il 31 marzo (sabato santo) e il primo aprile (Pasqua) 1945, in concorso con il Sein , nelle celle di isolamento del lager, dopo aver inflitto violente bastonature al giovane prigioniero Pezzutti Bartolo, lo uccideva squarciandogli il ventre con un oggetto tagliente;
- Nel marzo 1945, in concorso con Sein , Cologna ed altri militari tedeschi non identificati, sul piazzale del lager uccideva con pugni e calci un prigioniero che aveva tentato la fuga;
- Fra la fine di marzo e l’inizio di aprile 1945, sul piazzale del lager, in concorso con Sein e Cologna, colpiva con calci due internati non identificati e poi li finiva con colpi di arma da fuoco;
- Fra la fine di gennaio e il mese di febbraio 1945, nelle celle di isolamento del lager, in concorso con il Sein , torturava lungamente un giovane prigioniero non identificato anche con l’infilargli le dita negli occhi, cagionandone la morte;
- Fra il 1° e il 15 febbraio 1945, nelle celle di isolamento del lager, in concorso con il Sein , uccideva la prigioniera Leoni Giulia in Voghera, ebrea e la figlia di costei Voghera Augusta in Menasse, torturandole per circa due ore, versando loro addosso acqua gelida e infine strangolandole;
- In un giorno imprecisato dei mesi di febbraio o marzo 1945, nei locali dell’infermeria del lager, in concorso con il Sein , picchiava con un manganello un giovane italiano rimasto non identificato fino a fargli perdere coscienza e lo lasciava nell’infermeria dove il giovane decedeva per le ferite riportate;
- In un giorno imprecisato del dicembre 1944, e comunque poco prima del giorno 25, su ordine del responsabile della disciplina maresciallo Hans Haage e agendo in concorso materiale con il Sein , sul piazzale del lager, dopo aver legato alla recinzione del campo un prigioniero che aveva tentato la fuga, alla presenza di tutti gli altri prigionieri fatti appositamente schierare a titolo di ammonizione, lo colpiva selvaggiamente e lo lasciava legato alla recinzione, cagionandone la morte che sopraggiungeva entro la mattina del giorno successivo.
Otto Sein (in altri documenti Zein) era un commilitone delle SS ucraine, attualmente irreperibile, che insieme ad Albino Cologna, un altro infame sorvegliante questa volta italiano, fu complice in molte delle imprese di Misha. Chi è interessato alla sentenza in formato integrale può scaricarne una copia in formato pdf dal nostro archivio.

C’è una certa differenza tra il parlare genericamente di assassinio e di crimini di guerra e leggere i dettagli delle imprese di Misha. Anche nel distaccato linguaggio giurisprudenziale, la sofferenza e l’orrore di quelle vittime emerge ancora oggi con disperata evidenza.
Ora sembrerebbe tutto a posto. Dopo il crimine è giunta la condanna, anche se sono passati tanti anni. Invece, nonostante nel 2002 Seifert dalle autorità canadesi e la sua posizione attentamente esaminata, il boia di Bolzano, come viene simpaticamente chiamato, si occupa ancora del giardino della sua villetta canadese.
Impicci burocratici, ritardi, documenti, hanno fatto in modo che trascorressero cinque anni inutilmente. Ora, , si attende un pronunciamento della corte di appello canadese sulla questione.
La mia impressione è che, , si cerchi di tirarla per le lunghe per fare in modo che il condannato tiri le cuoia nel letto di casa sua.

A questo punto è lecito chiedersi se dopo tanti anni è giusto dare ancora la caccia e colpire coloro che hanno approfittato della guerra per soddisfare i loro istinti malati. , il grande cacciatore di criminali di guerra nazisti, in una delle sue , dichiarò che vivendo in stati di diritto, bisogna accettare anche il fatto che la legge non sia implacabile nei confronti di chi non è nelle condizioni di salute tali da sopportare un processo e l’eventuale pena.
La mia posizione, per quel che può valere confrontandola con quella di un uomo eccezionale come Wiesenthal, è che certi crimini vadano perseguiti tenacemente e senza alcuna remissione.
Non parlo di giustizia, di rispetto per le vittime o altri elevati concetti di cui, per età ed esperienza, so che non frega niente a nessuno. Parlo semplicemente di prevenzione.
La guerra è brutale ed omicida assenza di ogni forma di rispetto e di tutela. Non esistono guerre giuste, non esistono guerre sante, non esistono guerre chirurgiche. Troppo spesso, anche su queste pagine, ho visto guerrieri da salotto invocare bombardamenti, invasioni, cacce all’uomo. Probabilmente la facile letteratura d’intrattenimento e qualche B-movie hanno fatto dimenticare che quando si spegne la fiamma della legge non esiste tutela. I deboli e gli indifesi diventano preda degli istinti più abominevoli di chi, in quel momento, imbraccia il fucile.
Io non ho la fortuna di credere che Dio vegli sul mondo. Non credo che ci sia una punizione nell’aldilà per chi si macchia di crimini così terribili. Io credo che studiare, parlare, leggere e confrontarsi riducano sensibilmente la componente bestiale di un uomo. Solo imparando a capire gli altri posso comprendere quale sofferenza sto impartendo con il mio comportamento. Ma fino a quando il mondo non sarà felicemente popolato da donne e uomini pacifici, maturi e consapevoli c’è una sola forma di assicurazione per fare in modo che le bestie limitino i loro atti criminali: la paura.
Ognuno di noi deve avere l’assoluta, matematica e totale certezza che, se compie un’azione efferata durante un conflitto, sarà perseguito caparbiamente e punito severamente ovunque si nasconda e qualsiasi sia la sua età ed il suo stato di salute. Non ci deve essere nessuna speranza di farla franca.
Sempre che la parte che si serve non vinca la guerra, perchè in questo caso, ci sono ottime probabilità di morire nel proprio letto. Basta pensare a .
misha seifert: E’ Vecchio, Malato e con il Pannolone? Lo Sbatterei Dentro lo Stesso. è di mc

non so, caro MC.
che senso ha punire una persona che ha 93 anni?
non è forse la pena detentiva atta a redimere e non per vendicare?
si può forse redimere un 93enne, ammesso che sia ancora impantanato in quella ideologia?
e come può pagare colpe di ormai 50 anni fa, MC?
non è forse vero che "non c'è nessuno più diverso da noi, se non noi stessi nello scorrere del tempo?".
già io capisco mc e capisco tusaichi, quello che davvero non capisco è perchè si scandalizzino tutti per questo 93enne e nessuno dice una parola du Fioravanti e Mambro riconosciuti colpevoli di 97 omicidi e condannati a 17 ergastoli più 330 anni, siano già a casa (non hanno nemmeno 50 anni di età) riveriti e onorati. se vi va leggetevi anche questa mio insulso articolo:
e solo dopo questo:
non capisco perchè così pochi commenti a questo articolo.
ciò mi rattrista.
tusaichi…pochi commenti, forse, perchè le parole lette accendono dentro un doloroso smisurato silenzio e tante domande senza risposta ed emozioni a grovigli. Io la penso così: qualunque cosa tu faccia, ne sei completamente responsabile. A 23 o 93 anni. Concordo con MC.
"Ognuno di noi deve avere l’assoluta, matematica e totale certezza che, se compie un’azione efferata durante un conflitto, sarà perseguito caparbiamente e punito severamente ovunque si nasconda e qualsiasi sia la sua età ed il suo stato di salute".
In situazioni come queste vorrei che la legge del karma, su cui si regge il buddismo, fosse ciò che inchioda persone simili ad un ineludibile fosco futuro.
Cruman,
a quanto pare per il 93 enne mi sono scandalizzato solo io e quei quattro fessi dei pronipoti delle vittime.
Comunque, ho avuto l'impressione di non essere stato in grado di rappresentare compiutamente il mio pensiero. Io non intendevo stabilire una graduatoria nella priorità della giustizia o della vendetta. Dico solo che la disciplina della persecuzione dei criminali di guerra senza se e senza ma è un atto di prevenzione contro i crimini stessi.
Se fossi stato sufficientemente esplicito, probabilmente ora avrei potuto dire che Mambro e Fioravanti c'entravano come i cavoli a merenda, ma siccome mi sono espresso cripticamente, mi sono perso la spendida occasione di prenderti un po' in giro.
faccio un commento con due citazioni
1
2
Per quanto mi riguarda ho riletto le storie delle persone uccise e le ho ricordate ancora oggi. E' quanto di più simile alla preghiera che mi riesce di fare.
@tusaichi: a mio modesto parere ha il senso di essere un esempio, un messaggio nei confronti di chi di anni ne ha 20.
Oi MC solo ora riesco a leggere interamente questo articolo. La penso esattamente come te, la certezza della pena è uno dei deterrenti più efficaci.
Quoto Roberto!
Post bellissimo, sono totalmente d'accordo con quello che hai scritto. Non si tratta di accanirsi contro un vecchio i cui omicidi risalgono a troppo tempo fa, ormai, ma piuttosto di una vera opera preventiva. Tra tutti i popoli colpevoli di crimini di guerra (statunitensi inclusi) quello tedesco è stato forse l'unico ad essere scoperto e punito e questo, ti assicuro, ha creato un vero senso di colpa col quale i tedeschi ancora oggi fanno i conti. Io che vivo in Germania posso ben testimoniarlo. Pensa che solo in occasione del campionato mondiale di calcio dello scorso anno, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, si sono viste sventolare delle bandiere tedesche, proprio perchè grazie al processo di Norimberga il concetto stesso di "nazione tedesca"è stato assimilato dalle coscienze come negativo. Questo spiega anche l'assoluta indignazione,per noi italiani difficile da comprendere, del deputato europeo di sinistra Schultz alle ormai famose parole dello psiconano (ti ricordi, la storia del kapò…) . Ancora: adesso gli unici focolai di neonazisti si trovano e proliferano nell'ex DDR, che essendo stata alla fine della guerra immediatamente fagocitata dalla Russia, non ha potuto assimilare quello stesso processo di profonda vergogna che ha caratterizzato invece i tedeschi dell'ovest. Quindi come vedi la pena e la punizione servono eccome. Personalmente io perseguirei anche chi nel Vaticano ha favorito e organizzato la fuga di tanti criminali nazisti… Scusa la lungaggine.
un caro saluto
@schatten
Nessuna scusa. Il tuo intervento è molto interessante e pertinente.
Ti ringrazio per la tua testimonianza. Purtroppo con gli americani è più difficile, loro sono tra quelli che le guerre non fanno l'errore di perderle.
non fanno l'errore di perderle e soprattutto fanno le guerre "giuste" in nome della libertà, della democrazia e dei diritti civili, chi può dire nulla sul piano diplomatico?
Ricollegandomi all'articolo, io concordo che un 93nne può andare tranquillamente in carcere (e il carcere è una istituzione che punisce in primo luogo, sul fatto che corregga ho i miei dubbi), magari schiatta anche prima!
Oramai viviamo in clima di par condicio totale: non si può parlare di Hitler senza citare Stalin!
@temple
Stalin è stato tirato in causa in quanto vincitore rimasto impunito.
Se i tedeschi avessero vinto la guerra, ora andremmo a visitare i campi di sterminio sovietici, essere definito comunista suonerebbe come un insulto e la falce e martello avrebbe lo stesso impatto semiotico della svastica.
La cultura di cui ci beiamo, compreso quella della par condicio, è spesso frutto dei capricci del caso e non della determinazione degli uomini. Le nostre stesse idee ci appartengono solo limitatamente, derivando da contesti completamente fuori controllo (in questo caso temporalmente).
A pensarci bene, è sconsolante.
Giusto!
Volevo semplicemente dire che il nazismo ha avuto delle "peculiarità" che sono inassimilabile a qualunque altro dominio e sterminio.
Il revisionismo in tal senso è tremendamente semplicistico e non restituisce ad ogni evento storico la sua "originalità" e "irriducibilità".
Che gli stermini siano sbagliati tutti, è ovvio. Ma che ci siano differenze, anche.
" Le nostre stesse idee ci appartengono solo limitatamente, derivando da contesti completamente fuori controllo (in questo caso temporalmente)."
Questa è una grandissima frase dallo spessore enorme! E non è solo "sconsolante", ma molto molto peggio!
Comunque oramai la falce e martello ha "quasi" lo stesso valore semantico della svastica! Berlusconi dice che ci sono "i comunisti" al governo!
Non sapendo che se fosse vero lui ora lavorerebbe come operaio e guadagnerebbe 1000 euro al mese!
Ci sono crimini che andrebbero puniti sempre e comunque, a maggior ragione se i colpevoli diventano dei simboli e dei punti di riferimento.
Quando ad esempio sui muri di Roma si legge "Bentornato" all'indirizzo di Priebke, si rende quanto mai necessario che quell'uomo rimanga in galera, a prescindere dall'età (d'altro canto se è in condizioni fisiche che gli consentono di lavorare, secondo il recente provvedimento, forse – e dico forse – le stesse condizioni gli permetterebbero di sopportare tranquillamente la galera; e invece è stato trasferito da tempo agli arresti domiciliari per ragioni di salute).
Sono convinta che il carcere debba servire anzitutto a garantire la sicurezza di coloro che sono fuori e a fornire un esempio chiaro di ciò a cui si va incontro se si commette un reato. Per questo le pene carcerarie dovrebbero essere rigorosamente commisurate alla colpa (per quello che l'umana fallibilità consente, si intende) e soprattutto scrupolosamente fatte rispettare. Naturalmente il carcere non deve essere un lager (ci vantiamo di essere una società civile!), ma non deve essere neppure un albergo nel quale magari si torna solo a dormire la sera.
Il sentimento diffuso, e condiviso anche da me, è che non esista certezza della pena (paradossalmente (?) soprattutto nei confronti dei delitti più gravi).
Questo fa nascere in molti, anche nei giovanissimi con cui sono a contatto ogni giorno, una certa propensione verso la pena di morte, che appare l'unico provvedimento certo e definitivo.
Dunque un regime carcerario serio servirebbe anche a stornare il rischio di derive che non esito a definire barbariche, come il desiderio di ripristinare la pena di morte.
Io fortunatamente ci credo, quindi mi è più facile accettare la situazione, in quanto convinto che, prima o poi, ogni uomo si troverà a dover pagare tutte le sue colpe.
No, temple non sono d'accordo.
L'ideologia nazista è intrinsecamente deviata. L'idea che una razza sia superiore all'altra, che si debbano selezionare i nuovi nati e che la regola nei rapporti sia la sopraffazione è inaccettabile per il mio modo di vedere.
Viceversa, nel caso del comunismo, l'dea è quella di eguaglianza di diritti e di opportunità per tutti gli uomini e per tutte le razze e con una grande vocazione internazionalista.
Che poi l'ideologia abbia trovato concretizzazione nella politica di Stalin, indistinguibile da quella di Hitler, è un problema di implementazione. Ed è per questo che, secondo me, all'inferno Stalin vive in un appartamento al di sotto di quello di Hitler.
Berlusconi puo' dire quello che vuole. E' un pagliaccio e a me il circo non è mai piaciuto.
"Io non ho la fortuna di credere che Dio vegli sul mondo. Non credo che ci sia una punizione nell’aldilà per chi si macchia di crimini così terribili."
Nemmeno io.
Proprio per questo, 93 anni o 193 non mi fregherebbe, lo sbatterei in galera avendo l'accortezza di metterlo in cella con i peggiori criminali.
@ MC:
Ho detto più semplicemente che le due figure non sono assimilabili ma non tanto per una questione ideologica: l'Ideologia, e pensa lo diceva proprio Marx, è il travestimento di un sistema economico (e, oggi, potremmo dire che è il travestimento di un sistema di potere), e l'abito che il potere utilizza (pensa agli USA).
Il problema del marxismo è che si è trasformato in Ideologia perdendo di vista l'impostazione materialistica e "reale" e "viva" della sua spinta. Stalin, a mio avviso, non è un pervertimento di una ideologia, non è un "tradimento" di un pensiero, ma ha rappresentato l'attuazione di quella utopia in "socialismo reale": il problema non è soltanto quello economico (come pensava Marx) ma è politico nel senso di tecnologie di potere che vuoi o non vuoi funzionano similarmente.
Per quanto riguarda gli stermini: banalizzo un po' ma ho poco tempo e non posso scrivere un libro ora: i Gulag hanno rappresentato campi di concetramento e di sfruttamento di lavoro, in primo luogo per i kulaki contadini arricchiti che non volevano cedere le terre (il comunismo bisogna pure che si faccia in qualche modo!), poi per tutti i dissidenti. Erano campi in cui si sfuttava il lavoro. Erano "utili".
La "peculiarità" dello sterminio nazista è quello di essere stato "anti-utilitaristico". Semplice distruzione totale. Puro delirio razziale e eugenetico. Distruzione di massa in senso puramente razionale e raziocinante. E in queso consiste la incomprensibilità di questo fenomeno.
Mentre quello sovietico, volendo, è molto più semplice!
Ma…nessuno si è accorto che di anni il buon Misha ne ha 83 e non 93? Se è del '24…comunque, non importa.
MC, sai come la penso, sai che in teoria non potrei essere d'accordo. In teoria. In pratica questi reati sono imprescrittibili, e in quanto tali se ne risponde anche ad 83 anni. Se, dal 2002, sappiamo dov'è non dovremmo far altro che chiedere l'estradizione per rendere esecutiva la condanna del 2001. Ovviamente beccherebbe i domiciliari, ma almeno il sistema salverebbe la faccia. Uso il condizionale perché secondo me ce la prendiamo in culo anche stavolta. Come col buon Erich, del resto.
@Keyser Soze
Opinione rispettabilissima la tua. Ma pensiamo anche che quella che ci tocca quotidianamente è la giustizia terrena, non quella divina. Lasciare libero un delinquente (passami il termine) in attesa di una futura giustizia divina potrebbe comportare ulteriore delinquenza terrena verso qualche povero cristo (ci sta, pardon), evitabile con la giustizia terrena e non con quella divina. Che poi non ci sia certezza della pena è tutto un altro paio di maniche.
Questa volta sono totalmente d'accordo con MC (in ritardo, ma tant'è).
E non capisco il bisogno di trovare distinzioni tra Hitler e Stalin. Non c'è bisogno di trovare differenze in metodologie o numerosità dei rispettivi stermini. Che poi, a dirla tutta, mentre l'operato hitleriano è stato sviscerato e analizzato da subito, non si può dire lo stesso di quello stalinista. Ricordo che fino al 1989 c'era una cortina di ferro e noi abitavamo dall'altra parte. Tanto per dirne una, la storiografia militare del fronte orientale è stata rivoluzionata dalla caduta del Muro. E stiamo parlando di storiografia militare.
Ovviamente anch'io vorrei che questo "filantropo " ottanta tre enne venisse opportunamente custodito a tempo indeterminato in qualche
centro di custodia di gentiluomini pari suoi.
Però vorrei richiamare l'attenzione su altre cose.
Nei commenti che ho letto appaiono come dati acquisiti due disinformazioni ricorrenti
D.1.) I rigurgiti neonazisti sarebbero più frequenti nei territori della ex DDR
D.2.) Stalin e Hitler , nazismo e comunismo son le due facce di uno stesso mostro il totalitarismo. L'unica differenza sarebbe il fatto che il nazismo ha perso ed il comunismo ha vinto.
Non hanno subito la stessa condanna, solo per questo
R.1) E' vero che certe manifestazioni naziskin o assimilabili son state , dopo la caduta del muro più frequenti nella ex DDR
( chissà , forse anche per la novità, ai tempi della DDR erano proibite )
ma é altrettanto vero che, a parte Willy Brandt, partigiano e resistente nelle Resistenza norvegese, e per questo anche criticato, all'interno del suo paese e del suo Governo, nessun cancelliere della Repubblica Federale ha mostrato un qualsivoglia segno di dispiacere per la Shoà, un segno sincero e non legato a convenienze politiche. La prima é stata Angela Merkel, guarda caso educata nella DDR
R.2.) Stalin come Hitler?
Lasciamo che lo dica Ernst Nolte, questo nipotino di Goebbels, non noi!
Hitler ha preso un paese civile, la Germania di Weimar e ne ha fatto il regno della Barbarie, dell'ignoranza, del delitto.
- 20 premi Nobel, perso il primato nella cultura (filosofia – scuola di Frankfurt, matematica , architettura-Bauhaus, fisica, chimica, medicina..)
Stalin ha preso un paese incivile, arretrato, semianalfabeta, la Russia già degli Zar, che era caduto in ginocchio davanti alla avanzata di neanche la metà dell'esercito tedesco nel 1917 e ne ha fatto un paese moderno, industrializzato, l'unico paese in Europa che ha fermato, contenuto e vinto l'invincibile macchina tedesca tutta intera. La Russia ha pagato cara la guerra di Hitler ma é sopravvissuta, con i soldati a Stalingrado, con le industrie ai piedi egli Urali, con gli ebrei ed i Commissari politici strappati d'un soffio dalle mani dei boia degli Einsatzkommando e spediti nel cuore dell'Asia Centrale russa.
@(Professor?) Lucio Pardo
Il fine giustifica i mezzi? Come massima non mi piace.
E poi anche Hitler ha preso la Germania di Weimar, dove la gente andava in giro con le carrette piene di soldi e l'ha resa una potenza economica ed industriale. Questo non ne migliora la figura nemmeno di un po'.
Si tratta di due assassini, a prescindere dal passato di statisti. L'unico confronto valido è quello sulle ideologie. Hitler ha rispettato pienamente la sua. Stalin l'ha tradita.
Poi, per quello che ne so, la vittoria sovietica sul fronte orientale è giunta dopo uno spreco indegno di vite. Altro aspetto torbido della personalità di Stalin che, dopo aver decapitato i suoi vertici militari, ha gettato nella fornace venti milioni di suoi connazionali.
Se esiste un inferno spero che stia lì a bruciare insieme al suo amichetto della prima ora.
@ Lucio Pardo
"Stalin e Hitler , nazismo e comunismo son le due facce di uno stesso mostro il totalitarismo"
@Vortexmind
"E non capisco il bisogno di trovare distinzioni tra Hitler e Stalin. Non c’è bisogno di trovare differenze in metodologie"
Ci sono due modi di interrogarsi su un fatto storico:
- per sentito dire: in epoca di revisionismo, possiamo dire: era la stessa cosa, non c'era differenza! Ma stiamo scherzando? Un evento storico deriva da considerazioni di carattere economico, politico, sociale, ideologico…E vi sembra uguale? Questa è SUPERFICIALITA', mi dispiace…
- o analizzando e studiando: il problema è che basta ripetere qualche luogo comune e tutti ci crediamo grandi pensatori e storici: mettiamoci con i libri e gli archivi in mano e capiremo le differenze sostanziali tra i vari accadimenti
Con questo non voglio giustificare Stalin e condannare Hitler…ASSOLUTAMENTE.
Invito, però, le persone e soprattutto gli intelettuali (non dovrebbero pensarla in maniera comune) a guardare un poco oltre il proprio naso perchè le GENERALIZZAZIONI sono una grave violenza al pensiero…
Il fine di sopravvivere é più giustificato di quello di sterminare
1) Alla fine del cap.XIV del Mein Kampf Hitler scrive che il nazismo deve insegnare ai tedeschi ad uccidere gli slavi (far largo con la spada all'alacre lavoro tedesco, e per cominciare uccidere tutti gli ebrei). Questo non é sicuramente aderente alla morale universale kantiana.
Nè il fine, nè i mezzi, (Einsatzkommandos, Lager sono giustificabili).
Mai prima nella storia lo sterminio era stato il fine, pensato, voluto, programmato ed eseguito dallo stato.
Non le Crociate, non i massacri degli indios d'America, non i progrom dello Zar, e neanche in questa maniera il Genocidio armeno
Stalin ha deportato dalla linea del fronte tutti i tedeschi del Volga, possibile quinta colonna nella lotta per la sopravvivenza dell'ARMATA rossa contro la Wehrmacht.
Il fine era la sopravvivenza dei russi, non lo sterminio dei tedeschi del Volga. ( o dei Tartari della Crimea, dei Ceceni degli Urali ecc.)
2) Hitler non ha fatto della Germania una grande potenza industriale, lo era già da un pezzo!
Ha solo creato nuove commesse industriali per la guerra futura e fatto uscire la Germania da una crisi congiunturale e passeggera ( come negli USA la crisi del '29) licenziando l'economista Scacht che voleva un'economia di pace.
La Russia post zarista invece era un paese agricolo in piena crisi strutturale, era una vera isola di medioevo nel '900, il cui esercito era stato battuto ai Laghi Masuri dalla metà di quell'esercito tedesco che gli alleati avevano fermato ad occidente, la cui marina nel 1905 era stata polverizzata dai giapponesi a Tsushima.
Come mai dopo soli vent'anni l'esercito dell'URSS, comandato dal "generalissimo" Stalin, paranoico ed incompetente, assassino di Tuchacevski e di tanti altri, riesce a fermare una macchina da guerra guidata da dei geni dell'arte militare, modernissima. formidabile, che in sole tre settimane ha spezzato il fronte occidentale?
Evidentemente in Russia non erano stati costruiti solo Gulag
Alla stessa maniera, tanti secoli prima Roma, disastrosamente guidata a Canne da Terenzio Varrone contro quel genio che fu Annibale alla fine riuscì egualmente a vincere.
Solo che per costruire Roma erano occorsi cinque secoli, per ricostruire la Russia c'erano stati solo vent'anni
@Temple: forse mi sono spiegato male e ho estremizzato un po'troppo il mio pensiero. Io non dico che i due personaggi (e le rispettive dittature) siano totalmente paritarie come fenomeni storico-sociali. Dico solo che mi pare esagerato minimizzare l'abominio rappresentato da Stalin, e che in molti aspetti sono piuttosto simili. Posto questo, ti dò ragione sul metodo da te proposto e la prossima volta che scriverò un commento conterò fino a dieci
Riguardo al commento di Lucio Pardo sull'industrializzazione sovietica penso che abbia ragione. Non è verosimile valutare in modo paritario il paese preso in mano da Hitler e quello preso in mano da Stalin.
E, militarmente parlando (campo in cui sono sicuramente più ferrato rispetto a quello socio politico
), è vero che nel primo anno di guerra i sovietici hanno perduto milioni di soldati (perlopiù catturati) ma è anche vero che non sono stati sacrifici inutili: per ridurre le sacche, i tedeschi hanno dovuto esaurire le spinte verso i principali obiettivi strategici (Mosca e Leningrado in primis): per chiudere la sacca di Kiev (più di mezzo milione di soldati sovietici tagliati fuori e catturati), le armate tedesche si sono dovute fermare davanti a Smolensk e hanno perso quasi due mesi. I sovietici avevano comunque un potenziale tale da riuscire comunque a schierare riserve fresche davanti a Mosca. I tedeschi invece si sono scornati e hanno esaurito la spinta offensiva, e sono arrivati esausti davanti a Mosca in pieno inverno. E hanno rischiato addirittura il tracollo durante le controffensive invernali sovietiche.
@Lucio Pardo
Mi spiace, ma il sistema di perseguire un obiettivo ad ogni costo, quella che mi sembra essere la sua interpretazione del compartimento staliniano, non lo condivido.
E' la stessa strategia che utilizza il capitalismo attuale che, per raggiungere il profitto, non esita a servirsi di minori e sacrificare vite impunemente.
Estremizzando il discorso, se anche Pol Pot fosse riuscito a mandare un satellite cambogiano in orbita intorno alla luna, il suo comportamento sarebbe stato parzialmente giustificabile.
Non pretendo che lei condivida questa mia visione, ma io sono convinto che metodo e risultato siano entrambi aspetti del problema, Concentrarsi sull'uno o sull'altro è, a mio avviso, parziale.
Per questo motivo, se anche i risultati della politica staliniana sono stati eccezionali, i metodi utilizzati sono, a mio avviso, opinabili.
Poi, come al solito, il tempo è il giudice più severo. E' vero che per costruire Roma sono stati necessari 5 secoli mentre per fare l'Unione Sovietica sono bastati vent'anni. Quello che mi chiedo è: Cosa rimane della cultura Romana? Cosa rimane della cultura sovietica?
@Vortex
il sistema delle cariche suicide con i commissari politici che sparavano a chi si ritirava è stato in uso per tutta la guerra.
Ho letto di reparti tedeschi che hanno fuso le canne delle mitragliatrici sparando sulle ondate di soldati russi.
Il discorso si è spostato su un tema spinosissimo.
Io credo che per i comunisti “duri e puri” la critica a Stalin equivalga a mettere in discussione la propria stessa vita e le scelte compiute.
Per questo fanno fatica ad ammettere le gravissime responsabilità di quello che è stato un dittatore (sul quale peraltro anche Lenin aveva delle perplessità, di cui però per decenni non si è saputo nulla); a prescindere dagli innegabili meriti.
Quello che bisogna chiedersi è se conti soltanto l’obiettivo o se la politica debba perseguire i suoi scopi rispettando la “morale”.
La questione si fa complessa, anche perché non esiste una morale data una volta e per sempre a cui ispirarsi; mentre il principio del “fine che giustifica i mezzi” è applicabile sempre e ovunque.
@Mentecritica:
L'immagine del commissario politico che spara alle truppe in ritirata è molto suggestiva (ed è anche ripresa da numerosi lavori cinematografici, ad esempio Il nemico alle porte di Annaud ma credere che sia questo il metodo con il quale i sovietici hanno fermato i tedeschi porta decisamente fuori strada. E'più realistico invece riconoscere che nei momenti più neri dell'invasione tedesca la disperazione e anche l'insipienza dei comandi ha portato ad azioni che si sono poi rivelate suicide (penso alla carica della cavalleria russa – forse era a Stalino ma non ricordo – riportata nell'opera di P.Carrell). Oppure penso agli interi caseggiati minati fatti saltare appena le squadre tedesche penetravano al loro interno per "bonificarli" (è successo a Rostov, ad esempio).
I sovietici, specie nel primo periodo, non avevano implementato a livello tattico soluzioni più avanzate della carica frontale di fanteria. I carri armati ad esempio erano ancora "sparpagliati" come unità di supporto nelle varie divisioni (stessa tecnica dei francesi nel'40) , e non erano organizzati in formazioni autonome di sfondamento , a differenza della strategia tedesca basata su centri di gravità in cui fare la massima pressione con una forza corazzata per sfondare il fronte e avvolgere il nemico da tergo). Il primo impiego di una tecnica "a la tedesca" da parte dei sovietici non lo si vede prima dell'inverno 1942-1943: l'accerchiamento di Stalingrado.
La figura del commissario politico era probabilmente più dannosa in sede di comando, dove l'ufficiale in comando e gli stati maggiori si trovavano nella posizione di dover subordinare la loro libertà d'azione con una figura direttamente collegata all'organo politico capeggiato da Stalin. Certo il controllo politico è comune a tutti i comandi militari, ma la situazione sovietica dove il commissario era praticamente in grado di interferire istantaneamente con qualsiasi azione di comando è difficilmente rintracciabile in altre forze armate dell'epoca.
Infine vorrei porre l'attenzione su un'altro punto: inizialmente, molte popolazioni russe vedevano di buon occhio l'avanzata dei tedeschi, perchè in un certo senso la si considerava una "liberazione" dall'oppressione staliniana. Quando poi ci si è resi conto di che natura era il dominio del "liberatore", la resistenza agli invasori si è fatta ancor più coriacea e spietata.
Un po'quello che è successo, a parti invertite, quando i sovietici sono entrati in Prussia. Non si potrebbe definire "non suicida" la tattica di Hitler basata su capisaldi fortificati statici da cui opporre resistenza a oltranza verso le truppe avanzanti. Non per niente Manstein, che aveva invece proposto una difesa elastica (che applicò con successo in Ucraina, ad esempio), venne messo da parte.
Veramente, gli americani ne hanno perse, di guerre. Il Vietnam, per dirne una. E ho idea che anche in Iraq non andrà loro molto bene
)
Comunisti duri e puri: non è affatto difficile prendere le distanze da Stalin, se sei un/una comunista italiano/a al di sotto dei 70/60 anni!. E' facilissimo e si può restare comunisti. In Italia abbiamo avuto una storia diversa e molto più democratica. Il fine giustifica i mezzi è un assunto violento e guerrafondaio, ma in certi periodi e in certi spazi geografici è stato fondamentale per l'evolversi della Storia. Oggi, credo, che sia un detto semplicemente forcaiolo. Io,in tema di giustizia, sono,ahimé decisamente garantista. Quello che mi sconsola è che avere una posizione liberale e garantista ti colloca nella sgradevole posizioni di essere considerata o berlusconiana o terrorista. Come se un giudizio equo volesse necessariamente dire fuori dalle galere i colpevoli! la questione della “certezza" delle pena è diventata una questione centrale nel nostro sistema politico e sociale, ma forse un po' sovradimensionata dalla cultura “emergenziale" che hanno deciso di imporci. Su Priebke e assassini nazisti: non era necessario farlo lavorare. Stava agli arresti domiciliari e poteva restare lì. Gli altri sfuggiti alla giustizia sono molto vecchi ormai. Credo che la condanna peggiore sia quella di finire nei libri di scuola sotto la voce assassini, nazisti, ss. Scusate la lunghezza
)
@vortex
guarda, non vorrei fare il precisino ma mi sembra che nella seconda guerra mondiale ci sia stata una sola carica di cavalleria e fu messa in atto dai polacchi contro i carri tedeschi. Un altro reparto di cavalleria fu mandato sul Don a seguito dell'ARMIR e, per quel che mi risulta, dovrebbe essere stato l'ultimo reparto di cavalleria utilizzato in zona d'operazioni.
Per le tecniche di combattimento sovietiche, non sottovalutiamo l'insipienza dei comandi.
Prima della guerra Stalin, il nostro Peppone, aveva ordinato un repulisti di tutti gli alti comandi, privando l'armata rossa di ogni direzione esperta e responsabile.
Cosa che, in seguito, fece anche con gli ufficiali dell'esercito polacco. Più di 10.000 nel campo di prigionia di Kozyelsk. Uccisi uno per uno con un colpo alla nuca. Molto meno efficiente dei forni tedeschi.
@aceto
Nel blog. E niente affatto lunga. Sei sotto gli standard MC
Allora. Il fine giustifica i mezzi "in certi periodi e in certi spazi geografici è stato fondamentale per l’evolversi della Storia", ma in che direzione?
Sei proprio sicura che se si fosse fatto diversamente il mondo non sarebbe stato un posto migliore?
La vendetta americana sul Giappone è stato risolutiva per la storia? Un mondo senza atomica non sarebbe stato migliore?
Essere garantisti è segno di maturità e civiltà. Se gli altri non lo capiscono è un problema loro. E lo dice uno che ancora si interroga sul significato della detenzione e della pena di morte.
@MC: L'ultima carica è quella da te citata e avvenne presso da parte del reggimento di cavalleria "Savoia". Ciò non toglie che anche i sovietici avessero a disposizione numerose unità di cavalleria (tra cui unità cosacche) e in numerose occasioni, specie all'inizio di Barbarossa, molte di queste, rimaste tagliate fuori, organizzarono assalti all'arma bianca per cercare di rientrare nelle proprie linee. Gli episodi precisi non li ricordo, li trovi però nel primo libro di P.Carell (che pur essendo abbastanza fazioso ha un taglio più "aneddotico" e si legge bene).
Riguardo alla "Purga" del 1938 certamente creò il vuoto nelle file degli ufficiali dell'Esercito Rosso, e soprattutto creò quel clima di tensione e paura (unitamente alla presenza dei commissari nello stato maggiore) che impedì agli ufficiali di ogni grado di agire di propria iniziativa senza temere pesanti ritorsioni in caso di fallimento. E questo fu un grave handicap, che va unito al fatto di aver eliminato il più innovativo stratega sovietico dell'epoca (Tukhachevskij), il primo che aveva capito l'importanza delle forze corazzate. Fortunatamente (per loro) alcuni "discepoli" di Tukhachevskij riuscirono a superare la purga (quando smetterò di calcolare integrali e derivate e potrò andare avanti con il libro di Bialer, potrò essere più preciso
)
derivate e integrali?
ancora ad analisi uno stai?
pensavo che stessi lì a calcolare integrali doppi e curvilinei, stabilità delle soluzioni delle equazioni differenziali, prodotti tensoriali di tensori.
Insomma, stai all'abc. Lo studio di funzioni mi stai facendo…
Beh non è che derivate e integrali si usano solo in Analisi eh
) Ad esempio, densità di probabilità, funzioni di ripartizione, medie, varianze …