E’ Vecchio, Malato e con il Pannolone? Lo Sbatterei Dentro lo Stesso.
16 giugno, 2007 di mc
Archiviato in Storia e Memoria
Il fatto stesso che io stia qui a scrivere queste parole e che voi le stiate leggendo è una bruciante sconfitta. Siamo degli sconfitti due volte. Come uomini e come cittadini di questo paese. Il motivo vi sarà subito chiaro.
Vi presento Michael (Misha) Seifert, ucraino, nato il 16 marzo 1924 a Landau. Attualmente residente al 5471 di Commercial Street, Vancouver (Canada). Uno spietato assassino, criminale di guerra.

Certo a vederlo in queste condizioni non sembrerebbe, eppure quest’uomo è stato condannato da un tribunale militare italiano all’ergastolo con sentenza definitiva nell’ottobre 2001. Questo non è uno di quei gerarchi nazisti condannati a Norimberga per aver organizzato, ordinato o coordinato lo sterminio nazista della seconda guerra mondiale. Questo è uno che lo sterminio lo faceva direttamente con le sue mani. Uno specialista dell’assassinio fai da te.
Membro delle SS ucraine (molti ucraini vestirono la divisa nazista nella seconda guerra mondiale in contrapposizione ai russi, considerati occupanti), questo brutale omicida svolse il suo servizio di aguzzino come sorvegliante nel lager di Bolzano fra l’autunno del 1944 e la primavera del 1945.
Dire che si sporcò le mani di sangue è riduttivo e non rende l’idea. Leggete con attenzione i nove capi di accusa per i quali è stato riconosciuto colpevole e provate ad immaginare la sofferenza, il terrore e la disperazione di chi ebbe la maledizione di morire nelle sue mani.
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In un giorno imprecisato ma comunque compreso fra il 20 gennaio ed il 25 marzo 1945, nelle celle d’isolamento del lager, in concorso con il Sein , uccideva un prigioniero ebreo di circa 15 anni rimasto non identificato, lasciandolo morire di fame;
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Fra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 1945, in concorso con il Sein , nelle celle di isolamento del lager, da prima usava violenza carnale nei confronti di una giovane donna incinta non meglio identificata, indi le lanciava addosso secchi di acqua gelata per convincerla a rivelare notizie ed infine la uccideva;
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Nella notte tra il 31 marzo (sabato santo) e il primo aprile (Pasqua) 1945, in concorso con il Sein , nelle celle di isolamento del lager, dopo aver inflitto violente bastonature al giovane prigioniero Pezzutti Bartolo, lo uccideva squarciandogli il ventre con un oggetto tagliente;
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Nel marzo 1945, in concorso con Sein , Cologna ed altri militari tedeschi non identificati, sul piazzale del lager uccideva con pugni e calci un prigioniero che aveva tentato la fuga;
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Fra la fine di marzo e l’inizio di aprile 1945, sul piazzale del lager, in concorso con Sein e Cologna, colpiva con calci due internati non identificati e poi li finiva con colpi di arma da fuoco;
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Fra la fine di gennaio e il mese di febbraio 1945, nelle celle di isolamento del lager, in concorso con il Sein , torturava lungamente un giovane prigioniero non identificato anche con l’infilargli le dita negli occhi, cagionandone la morte;
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Fra il 1° e il 15 febbraio 1945, nelle celle di isolamento del lager, in concorso con il Sein , uccideva la prigioniera Leoni Giulia in Voghera, ebrea e la figlia di costei Voghera Augusta in Menasse, torturandole per circa due ore, versando loro addosso acqua gelida e infine strangolandole;
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In un giorno imprecisato dei mesi di febbraio o marzo 1945, nei locali dell’infermeria del lager, in concorso con il Sein , picchiava con un manganello un giovane italiano rimasto non identificato fino a fargli perdere coscienza e lo lasciava nell’infermeria dove il giovane decedeva per le ferite riportate;
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In un giorno imprecisato del dicembre 1944, e comunque poco prima del giorno 25, su ordine del responsabile della disciplina maresciallo Hans Haage e agendo in concorso materiale con il Sein , sul piazzale del lager, dopo aver legato alla recinzione del campo un prigioniero che aveva tentato la fuga, alla presenza di tutti gli altri prigionieri fatti appositamente schierare a titolo di ammonizione, lo colpiva selvaggiamente e lo lasciava legato alla recinzione, cagionandone la morte che sopraggiungeva entro la mattina del giorno successivo.
Otto Sein (in altri documenti Zein) era un commilitone delle SS ucraine, attualmente irreperibile, che insieme ad Albino Cologna, un altro infame sorvegliante questa volta italiano, fu complice in molte delle imprese di Misha. Chi è interessato alla sentenza in formato integrale può scaricarne una copia in formato pdf dal nostro archivio.

C’è una certa differenza tra il parlare genericamente di assassinio e di crimini di guerra e leggere i dettagli delle imprese di Misha. Anche nel distaccato linguaggio giurisprudenziale, la sofferenza e l’orrore di quelle vittime emerge ancora oggi con disperata evidenza.
Ora sembrerebbe tutto a posto. Dopo il crimine è giunta la condanna, anche se sono passati tanti anni. Invece, nonostante nel 2002 Seifert sia stato arrestato dalle autorità canadesi e la sua posizione attentamente esaminata, il boia di Bolzano, come viene simpaticamente chiamato, si occupa ancora del giardino della sua villetta canadese.
Impicci burocratici, ritardi, documenti, hanno fatto in modo che trascorressero cinque anni inutilmente. Ora, entro la fine di questo mese, si attende un pronunciamento della corte di appello canadese sulla questione.
La mia impressione è che, come in altri casi simili, si cerchi di tirarla per le lunghe per fare in modo che il condannato tiri le cuoia nel letto di casa sua.

A questo punto è lecito chiedersi se dopo tanti anni è giusto dare ancora la caccia e colpire coloro che hanno approfittato della guerra per soddisfare i loro istinti malati. Simon Wiesenthal, il grande cacciatore di criminali di guerra nazisti, in una delle sue ultime interviste, dichiarò che vivendo in stati di diritto, bisogna accettare anche il fatto che la legge non sia implacabile nei confronti di chi non è nelle condizioni di salute tali da sopportare un processo e l’eventuale pena.
La mia posizione, per quel che può valere confrontandola con quella di un uomo eccezionale come Wiesenthal, è che certi crimini vadano perseguiti tenacemente e senza alcuna remissione.
Non parlo di giustizia, di rispetto per le vittime o altri elevati concetti di cui, per età ed esperienza, so che non frega niente a nessuno. Parlo semplicemente di prevenzione.
La guerra è brutale ed omicida assenza di ogni forma di rispetto e di tutela. Non esistono guerre giuste, non esistono guerre sante, non esistono guerre chirurgiche. Troppo spesso, anche su queste pagine, ho visto guerrieri da salotto invocare bombardamenti, invasioni, cacce all’uomo. Probabilmente la facile letteratura d’intrattenimento e qualche B-movie hanno fatto dimenticare che quando si spegne la fiamma della legge non esiste tutela. I deboli e gli indifesi diventano preda degli istinti più abominevoli di chi, in quel momento, imbraccia il fucile.
Io non ho la fortuna di credere che Dio vegli sul mondo. Non credo che ci sia una punizione nell’aldilà per chi si macchia di crimini così terribili. Io credo che studiare, parlare, leggere e confrontarsi riducano sensibilmente la componente bestiale di un uomo. Solo imparando a capire gli altri posso comprendere quale sofferenza sto impartendo con il mio comportamento. Ma fino a quando il mondo non sarà felicemente popolato da donne e uomini pacifici, maturi e consapevoli c’è una sola forma di assicurazione per fare in modo che le bestie limitino i loro atti criminali: la paura.
Ognuno di noi deve avere l’assoluta, matematica e totale certezza che, se compie un’azione efferata durante un conflitto, sarà perseguito caparbiamente e punito severamente ovunque si nasconda e qualsiasi sia la sua età ed il suo stato di salute. Non ci deve essere nessuna speranza di farla franca.
Sempre che la parte che si serve non vinca la guerra, perchè in questo caso, ci sono ottime probabilità di morire nel proprio letto. Basta pensare a Stalin.
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non so, caro MC.
che senso ha punire una persona che ha 93 anni?
non è forse la pena detentiva atta a redimere e non per vendicare?
si può forse redimere un 93enne, ammesso che sia ancora impantanato in quella ideologia?
e come può pagare colpe di ormai 50 anni fa, MC?
non è forse vero che “non c’è nessuno più diverso da noi, se non noi stessi nello scorrere del tempo?”.
già io capisco mc e capisco tusaichi, quello che davvero non capisco è perchè si scandalizzino tutti per questo 93enne e nessuno dice una parola du Fioravanti e Mambro riconosciuti colpevoli di 97 omicidi e condannati a 17 ergastoli più 330 anni, siano già a casa (non hanno nemmeno 50 anni di età) riveriti e onorati. se vi va leggetevi anche questa mio insulso articolo:
http://celodicehillman.blogspot.com/2007/06/23-giorni-allhilton.html
e solo dopo questo:
http://celodicehillman.blogspot.com/2007/06/vi-darei-ragione-se-ne-avessi.html
non capisco perchè così pochi commenti a questo articolo.
ciò mi rattrista.
tusaichi…pochi commenti, forse, perchè le parole lette accendono dentro un doloroso smisurato silenzio e tante domande senza risposta ed emozioni a grovigli. Io la penso così: qualunque cosa tu faccia, ne sei completamente responsabile. A 23 o 93 anni. Concordo con MC.
“Ognuno di noi deve avere l’assoluta, matematica e totale certezza che, se compie un’azione efferata durante un conflitto, sarà perseguito caparbiamente e punito severamente ovunque si nasconda e qualsiasi sia la sua età ed il suo stato di salute”.
In situazioni come queste vorrei che la legge del karma, su cui si regge il buddismo, fosse ciò che inchioda persone simili ad un ineludibile fosco futuro.
Cruman,
a quanto pare per il 93 enne mi sono scandalizzato solo io e quei quattro fessi dei pronipoti delle vittime.
Comunque, ho avuto l’impressione di non essere stato in grado di rappresentare compiutamente il mio pensiero. Io non intendevo stabilire una graduatoria nella priorità della giustizia o della vendetta. Dico solo che la disciplina della persecuzione dei criminali di guerra senza se e senza ma è un atto di prevenzione contro i crimini stessi.
Se fossi stato sufficientemente esplicito, probabilmente ora avrei potuto dire che Mambro e Fioravanti c’entravano come i cavoli a merenda, ma siccome mi sono espresso cripticamente, mi sono perso la spendida occasione di prenderti un po’ in giro.
faccio un commento con due citazioni
1
2
Per quanto mi riguarda ho riletto le storie delle persone uccise e le ho ricordate ancora oggi. E’ quanto di più simile alla preghiera che mi riesce di fare.
@tusaichi: a mio modesto parere ha il senso di essere un esempio, un messaggio nei confronti di chi di anni ne ha 20.
Oi MC solo ora riesco a leggere interamente questo articolo. La penso esattamente come te, la certezza della pena è uno dei deterrenti più efficaci.
Quoto Roberto!
Post bellissimo, sono totalmente d’accordo con quello che hai scritto. Non si tratta di accanirsi contro un vecchio i cui omicidi risalgono a troppo tempo fa, ormai, ma piuttosto di una vera opera preventiva. Tra tutti i popoli colpevoli di crimini di guerra (statunitensi inclusi) quello tedesco è stato forse l’unico ad essere scoperto e punito e questo, ti assicuro, ha creato un vero senso di colpa col quale i tedeschi ancora oggi fanno i conti. Io che vivo in Germania posso ben testimoniarlo. Pensa che solo in occasione del campionato mondiale di calcio dello scorso anno, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, si sono viste sventolare delle bandiere tedesche, proprio perchè grazie al processo di Norimberga il concetto stesso di “nazione tedesca”è stato assimilato dalle coscienze come negativo. Questo spiega anche l’assoluta indignazione,per noi italiani difficile da comprendere, del deputato europeo di sinistra Schultz alle ormai famose parole dello psiconano (ti ricordi, la storia del kapò…) . Ancora: adesso gli unici focolai di neonazisti si trovano e proliferano nell’ex DDR, che essendo stata alla fine della guerra immediatamente fagocitata dalla Russia, non ha potuto assimilare quello stesso processo di profonda vergogna che ha caratterizzato invece i tedeschi dell’ovest. Quindi come vedi la pena e la punizione servono eccome. Personalmente io perseguirei anche chi nel Vaticano ha favorito e organizzato la fuga di tanti criminali nazisti… Scusa la lungaggine.
un caro saluto
@schatten
Nessuna scusa. Il tuo intervento è molto interessante e pertinente.
Ti ringrazio per la tua testimonianza. Purtroppo con gli americani è più difficile, loro sono tra quelli che le guerre non fanno l’errore di perderle.