E Sfascio Sia!
20 aprile, 2008 - 8:00 di la Donna Cannone
Archiviato in Cronache Italiane, Oltre il Confine, Oltre le Righe
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Il Nicaragua si fa sempre più allettante, ma siccome non posso partire, per ora RESISTO. Dal mio sofà virtuale vi invito a sbocconcellare ghiotte pietanze di vizi e peccati italioti cotti a fuoco lento. Ecco il menù: purea di becera ignoranza, flan di beotaggine e magagne gratin, compôte di stupidità ed entrecôte di ignoranza al sangue.

Ignorare le lingue straniere impedisce di cogliere i propri limiti e le differenze interculturali. Dall’inglese allo spagnolo, l’italiano medio ignora l’arabo e il cinese, dalla cui incomprensione nel migliore dei casi coltiva disprezzo.
Del resto, visto l’esito delle elezioni, la conoscenza dell’italiano pare non essere condizione sufficiente a ragionare ed elaborare la realtà.
What’s your name? Pax vobiscus.
Paese superbamente anacronistico, in un’Unione Europea che nel 2008 conta 27 Stati membri e 23 lingue ufficiali. Ma come biasimarci, quando è assordante il silenzio dei mass media su come si vive, si governa, si pensa, si ama, si ironizza e si crepa, altrove in Europa? Dal Portogallo alla Finlandia, i notiziari tacciono, (salvo per bombe ETA e qualche goal).

Crogiuolo di lancinanti e selvatiche contraddizioni: l’Italia è ormai uno dei rari Paesi dove programmi televisivi e film stranieri non vengono sottotitolati, ma tradotti.
Forse l’unico Stato del pianeta dove l’insuperbita ignoranza delle lingue straniere si abbina alla riproposta della MESSA IN LATINO. (Lingua morta). Ore e ore di formule mandate a memoria e ripetute come mantra di cui non si capisce un cazzo.
(E guai a chiamarla oppio dei popoli, sporki komunisti!)
Laif is nau
Italia meta di turismo o IMMIGRAZIONE SU CARRETTE DEL MARE? Patria di turisti e viaggiatori o di EMIGRANTI? Di imprenditori e fashionistas o di RICERCATORI IN FUGA? Non conoscere le lingue significa ESSERE DIPENDENTI: da chi le conosce e traduce (o NON traduce) per te.
per incitamento alla discriminazione, odio e violenza per motivi razziali, etnici e nazionali, cosa possiamo aspettarci nelle prossime settimane?
Ehi, il 2008 sarebbe l’Anno europeo del dialogo interculturale!
Apparently, we don’t give a fuck. …Ooops! Pardon my French!
E Sfascio Sia! è di

quelli del grande fratello parlano in italiano, che bisogno abbiamo di imparare altre lingue?
Non capisco il punto dell’articolo.
A parte rare eccezioni, gli italiani nei ristoranti stranieri non si comportano così male (non peggio di spagnoli o inglesi).
Riguardo le lingue, hai mai provato in Francia a cercare qualcuno che parli inglese? Hai mai sentito di americani o inglesi che parlano una lingua che non sia la loro? In Belgio, i valloni non parlano fiammingo e i fiamminghi non parlano francese, e questa è una delle cause dei continui attriti fra nord e sud. In Svizzera ogni cantone parla la sua lingua, e il paese resta unito solo per motivi economici. E in India, dove in tanti anni non sono riusciti neppure a mettersi d’accordo sulla scelta di una lingua ufficiale (doveva essere l’hindi, ma ci sono ancora vaste zone dove non lo parla nessuno).
Programmi televisivi e film stranieri vengono sottotitolati, anziché tradotti, solo nei paesi dove non conviene economicamente tradurli (in Svezia ad esempio, dove sarebbe stupido tradurre programmi che sono seguiti – quando va bene – da poche migliaia di persone). In America non solo traducono, ma spesso rigirano da capo programmi inglesi sebbene la lingua sia essenzialmente la stessa.
Per quanto riguarda il latino, molte opere bellissime sono scritte in questa lingua e leggerle tradotte non da la stessa soddisfazione. Spero che nelle scuole continuino a insegnarlo, perché chi non ha mai letto – per fare un esempio basato sui miei gusti personali – il “De Rerum Natura” secondo me si è perso qualcosa di importante.
E la scelta della lingua in cui si celebra Messa non credo spetti noi: se a qualcuno fa piacere ascoltare o celebrare la Messa in latino, che faccia pure. Se non ti sta bene, nessuno ti costringe ad ascoltare.
…e in Olanda hanno il Grande Fratello in olandese.
La TV spazzatura non è prerogativa italiana, e l’erba del vicino non è sempre più verde.
Quoto Paolo.
Dall’incipit dell’articolo sembrerebbe quasi che il fatto (innegabile) che gli italiani non conoscono le lingue sia causa o conseguenza della presenza di Sua Bassezza. Che c’entra?
Solo Casini (omen nomen) “centra” sempre…
PS: la battuta invece non “centra” niente, ma mi piaceva…
Vi rispondo solo ora perchè non avevo visto che l’articolo fosse online.
Trovo stimolanti le osservazioni mosse, tuttavia, non le condivido.
Non mi risulta che la falce nell’occhio del vicino riduca la gravità dell’ascia nel proprio.
L’incipit berlusconiano è un artificio per tuffarmi nel cuore dell’argomento.
Senza entrare nel dettaglio, preciso che lavoro con e nelle lingue straniere da molti anni, dall’insegnamento al turismo, dunque i pochi esempi e le considerazioni qui raccolti, oltre a derivare da personale osservazione, originano da pluriennali considerazioni.
Certamente so che sono luoghi comuni altrettanto diffusi il fatto che
i tedeschi, i danesi, i norvegesi, i francesi, gli spagnoli parlino un perfetto inglese, ma questo è relativamente pertinente.
Ripeto: non è giustificazione per ignoranza, scarsi programmi scolastici dell’insegnamento della lingua straniera nelle nostre scuole, nè, tanto meno per strumentalizzazione della comunicazione.
A questo proposito, si colloca senz’altro anche la contraddizioni che l’Unione Europea, lungi dall’essere quel bacino di federazione di stati che ci vorrebbero far credere, è una landa crepata di etnie, autonomie, ceppi e lingue che mal convivono e mal si sopportano – dall’Alto Agide ai Paesi Baschi arrivando all’Europa centrale.
Lo scopo dell’articolo, oltre a evidenziare una grande lacuna culturale italica, è anche smascherare grandi contraddizioni nell’ambito della comunicazione. Non ultima, appunto, la strumentalizzazione degli organi di informazione e comunicazione: milioni di euro sono investiti in programmi di informazione e comunicazione per i cittadini europei, MA NON VENGONO DIFFUSI.
Infine, per quanto riguarda l’uso del latino, che amavo molto al liceo e che ritengo per vari motivi importante eredità culturale – accantono la mia posizione e lancio quella di un amico: il latino è oggi lingua morta, inserito in programmi scolastici che declinano una marcata separazione classista.
Chiudo commentando che non ritengo l’Italia un Paese realmente libero, ergo, la riproposta della messa in latino a un popolo la cui mente è già pesantemente ottusa, non mi appare come lungimirante proposta culturale, bensì pericoloso strumento di obnubilamento.
Per qualche gustoso episodio di sfoggio dell’ignoranza delle lingue straniere in ambito professionale vi propongo
Cordiali saluti cannonici
La Donna Cannone