E’ Onesto Disperare? 6


  • In questo inizio millennio, oscurato dall’ombra del terrore, minacciato da guerre incomprensibili, caratterizzato da una forma di ingiustizia globale, alimentata da una scialba e mediocre indifferenza.
  • Nel nostro Paese, piagato dalla criminalità, deformato dalla corruzione, afflitto da un inesorabile deterioramento politico, amministrativo, dal declino economico che stravolge il senso della libertà.
  • In una società dove al “Diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero…” sia esso disappunto, critica, richiesta di aiuto, non corrisponde un Dovere all’ascolto da parte di TUTTI.
  • Di fronte all’esperienza del male, all’evidenza della sua ingiustificabilità.

Si, è onesto disperare, plausibile arrendersi alla stanchezza del vivere che “altera la percezione degli eventi” e lentamente trasforma la vita in uno spazio inospitale, in un assurdo dal quale non resta che sottrarsi.

“Ed il mondo che cambia senza di noi alla fine muta in un mondo senza di noi.”.

Non dò per scontato che alla liceità della disperazione debba corrispondere una consequenziale resa:

a ben guardare un percorso alternativo si delinea dinanzi ai nostri occhi, è una strada impervia, richiede fatica mentale e grande apertura di cuore; esige la capacità/volontà di riesaminare le categorie interpretative della realtà e la disponibilità ad agire. A noi, l’onere di ritrovare ragioni di speranza che siano ragioni di vita.

Cosa è lecito sperare?


6 commenti su “E’ Onesto Disperare?

  • F.Maria Arouet

    Temo che non esista una risposta.
    L’unica cosa di cui possiamo dire è il bisogno di senso che ci affligge. Che é ben lontano dall’essere una prova.
    Temo che nessuno sappia se la nostra vita abbia un orizzonte all’infuori di sè a cui attingere speranza.
    Ma basta questo per far venir meno la disponibilità ad agire e le ragioni per vivere?

  • Salazar

    Potrebbe essere la descrizione dell’inizio dell’altro millennio, quello del mille e non più mille: feudalesimo in prima decadenza e centinaia di microguerre per le investiture, nessuna libertà per i singoli individui, minacce arabe da sud e normanne da nord per l’Europa, grandissimo incremento della popolazione e conseguente povertà e fame per insufficienza di risorse, e infine grande senso di sfiducia proprio per colpa di quel mille e non più mille.
    Ma il mondo non finì (presumo). Anzi, cominciò un’epoca chiamata “rinascimento medioevale” che rinnovò l’Europa: il mondo – ora, inizio terzo millennio – non é molto diverso da come é stato, almeno nelle sue linee fondamentali, solo che siamo molto meglio informati su tutto. Forse troppo meglio informati su tutto, tanto che a volte singoli casi affatto importanti soffrono di gigantismo e altri veramente importanti vengono lasciati scivolare via.
    Se dovessi stilare un bollettino direi: disperazione nel mondo stabile come sempre. Ma con un pizzico di malizia potrei aggiungere: solo che gli abitanti dei paesi ricchi, ai quali in realtà non manca nulla di basilare, si lamentano e si disperano sempre di più, forse per una grave deficienza di senso delle proporzioni.

    Il finale dell’articolo é un suggerimento neanche tanto velato ad affidarsi alla religione e a Dio, senza mai nominare religione e Dio. Molto abile.
    Ma religioni e rappresentanti di Dio in terra sono organizzazioni presenti da sempre fra le classsi dominanti, quindi hanno la loro parte di colpa riguardo a questo inizio millennio cupo come non mai, o cupo come sempre.

    • Luna

      Caro Salazar, nel commentare i “mala tempora currunt” di un caro vecchio blogger, gli chiedo se abbiamo mai vissuto tempi migliori!
      Come ho scritto nella mia risposta a F.M.A., io spero nell’uomo.
      Tutti abbiamo la nostra parte di respondabilità, tutti abbiamo capacità, intelligenza, strumenti per rimediare (qualcuno ha pure il cuore!).

  • Luna

    @F.MariaArouet
    In bilico tra il Nulla e il Tutto, il bisogno di senso affligge anche me.
    Cos’è l’uomo nella natura se, contrariamente a tutti gli altri animali, avverte un tale bisogno?
    So bene che il bisogno non prova l’esistenza di un Dio e che alla fine di ogni ricerca continuano a sopravvivere le due possibilità uguali e contrarie: esistenza e non esistenza di Dio.
    Ma non pensavo a Dio quando ho scritto le poche righe di cui sopra, lungi da me credere di poter affidare le nostre miserie al Padreterno(aspettando, immobile, che lui le risolva!) Riflettevo sul delicato momento storico che stiamo vivendo, inevitabilmente il mio pensiero si è soffermato sulla pagina più difficile da scrivere: il nostro futuro!
    Ed ho pensato a NOI: all’uomo.
    Pervicacemente continuo a sperare nell’uomo.
    Non ti nascondo che condivido il pensiero espresso da GP II, in suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, circa l’urgenza di guardare alla miseria che stiamo vivendo(crescente povertà, disoccupazione, emarginazione, razzismo, mancanza di cultura…) come ad una “minaccia” che, corrodendo la dignità dell’uomo, costituisce un serio attentato al valore della vita e colpisce al cuore lo sviluppo della società.

    Una minaccia che incombe su di noi, dinanzi alla quale non possiamo restare indifferenti,sono in gioco i nostri stessi interessi: se non il cuore che sia la ragione a muoverci!
    Spero nell’uomo, puntando sulla ragione, perché l’uomo si salvi.
    Nella scelta del bene come esercizio dell’intelligenza che lo riconosce esercizio della volontà che lo vuole.
    E nel fare della dimensione umana la mia preoccupazione centrale mi faccio un dono grandissimo: regalo un senso alla mia vita e nel darle un senso imparo ad amarla, nonostante tutto, a sentirla come una meravigliosa opportunità (hai presente la canzone di Modugno?) 🙂

    @ Delle fragili cose
    Grazie per il piacevole abbraccio 🙂

  • Salazar

    Certo, bisogna credere nell’uomo.
    Bisogna credere nella sua intelligenza, nella sua capacità di fare leggi sempre più giuste e progressiste, sempre più volte a ridurre le disuguaglianze sociali, lasciando da parte idee e modi vecchi e limitati di considerare la vita, leggi rivolte solo al benessere e alla dignità di tutti e di ognuno senza eccezioni.
    Bisogna sempre di più puntare verso governi totalmente laici, che sappiano distinguere la differenza fra credenze di alcuni e libertà di tutti.

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