E’ il Mare a Tradire o E’ il Bisogno che Porta al Mare?
16 luglio, 2008 di lupoalburnino
Archiviato in Caffè Amaro, Cronache Italiane, Informazione, Meccanica delle Cose, Rassegna Stampa
Sabato, 12 luglio 2008
Questa di oggi è una giornata no. Non perché non ve ne siano state nel passato, né perché non ce ne saranno altre in futuro. E’ una giornata no e vorrei che lo fosse per tantissimi che conoscono già la notizia sentita questa mattina per radio e pubblicata anche dal quotidiano “Avvenire” (*) (che a dire il vero non ho mai letto e non leggo): alcune mamme sono state costrette a gettare in mare i corpi dei figli morti dai barconi della speranza.
“Gli altri “passeggeri” del famigerato (!?) barcone hanno raccontato, appena sbarcati a terra, che alcune mamme hanno dovuto “buttare” a mare i figlioletti morti per il caldo e la sete, perché il fetore della carne in putrefazione dei loro bambini era insopportabile per gli altri “ospiti” del barcone. Quindi con la morte nel cuore e con le lacrime agli occhi si sono dovute disfare dei corpicini dei loro bambini.”

Per me è una notizia sconvolgente che mi rimarrà nel cuore e nella mente per tutta la giornata. Domani, forse o senza forse, penserò ad altro, come spesso mi è accaduto. Oggi, intanto, la scena di queste disgraziate mamme che gettano (non sono riuscito a trovare un altro termine un po’ meno crudo!) a mare i corpicini dei loro figli rimarrà davanti ai miei occhi in maniera indelebile. E’ una giornata no, appunto!
Dopo migliaia di anni dalla comparsa dell’uomo sulla terra, dopo la venuta di Cristo, dopo la presenza del Mahatma Gandhi, dopo l’illuminismo, la rivoluzione francese, dopo l’ONU, la FAO, le leggi per debellare la fame nel mondo, le leggi per il rispetto della persona e la salvaguardia della sua vita, dopo, dopo, dopo…, ancora dobbiamo avvertire questo senso di angoscia perché anche e soprattutto i bambini restano le prime vittime sacrificali di questa umanità indegna di essere chiamata tale.

Non voglio andare lontano. Non voglio nemmeno parlare del Papa e della Chiesa, né di Berlusconi e di Veltroni. No. Voglio rivolgermi a quegli uomini che ci governano oggi, ma anche ieri e domani e chiedere loro: “Ma questa notizia ha lasciato una traccia nelle vostre coscienze?” Quando ho sentito che Maroni, Frattini, Ronchi si sono indignati contro la UE che si è detta contraria al decreto del governo italiano di prendere le impronte dei bambini rom, perché i tre ministri hanno sostenuto che è un segno di civiltà e non di razzismo, mi sono indignato anch’io e mi sono detto: “No. Nessuna traccia!”
Di quale civiltà parlano, allora? Della civiltà della barbarie o degli interessi dei più forti e benestanti? Ma questi signori che ci governano hanno figli, nipoti, fratellini? Sembra di no, se non riescono a commuoversi, impietosirsi, a sostare un attimo prima di continuare su questa strada infame che nulla di umano e di cristiano contiene verso il prossimo.
Quando stamattina, nonostante tutto, sono andato al mare in compagnia dei miei nipotini, ho raccontato ad una persona molto vicina la notizia appresa dalla radio, mi sono sentito rispondere: “Ma perché vengono in Italia? Non possono restare nei loro paesi?”
Ho alzato la voce: “Se quelle povere mamme si fossero trovate bene nei loro paesi, in cui la morte dei loro cari è quasi certa per le condizioni di miseria in cui vivono, sei sicura che sarebbero salite su barconi della speranza?”
Ritornato a casa mi sono precipitato a comprare altri giornali. La notizia non è riportata. Solo “Avvenire”! C’è una ragione? Dovrei aprire una discussione infinita che tutti sanno dove mi porterebbe: sarebbero parole al vento, sprecate!
(*) Ecco la notizia pubblicata da l’Avvenire in data 11 luglio 2008 (N.d.R.)
Immigrazione, morti nove bimbi al largo della Spagna
DA MILANO ILARIA SESANA
« S ei giorni fa erano partiti in 48 da un punto non ben precisato delle coste dell’Africa settentrionale. Erano saliti su quella barca con un solo obiettivo: raggiungere la Spagna, Europa. Un viaggio durato cinque giorni che si è concluso in modo drammatico nella notte tra mercoledì e giovedì davanti alle coste dell’Andalusia, regione sud occidentale della Spagna. Solo 33 persone, fra cui tre donne incinte, sono arrivate vive ad Almeria, gli altri 15 passeggeri dell’imbarcazione invece, tra cui nove bambini di età compresa fra uno e quattro anni, sono morti durante il viaggio. Sono state le stesse madri dei piccoli, hanno raccontato i sopravvissuti, a gettare in mare i corpi dei figli, man mano che li vedevano spegnersi sotto il sole cocente del Mediterraneo.
Il barcone è stato recuperato a 65 chilometri a sud di Punta Sabinal, vicino ad Almeria, dalla Guardia costiera iberica. I sopravvissuti sono arrivati sulle coste spagnole in gravi condizioni: molti potevano appena stare in piedi, disidratati e storditi dal caldo, dalla fame e dalla sete. Sette di loro, tra cui un neonato e tre donne incinte, sono stati ricoverati in gravi condizioni negli ospedali della zona. A destare maggiori preoccupazioni sono le condizioni del piccolo che, al momento dello sbarco, aveva gravi scottature, febbre alta e problemi respiratori. I medici temono per la sua vita e per quella di una donna incinta che rischia l’aborto.
Una vicenda drammatica, che ha sconvolto profondamente sia i soccorritori, sia le autorità spagnole. Di fronte a questa vicenda – scrive El Pais – il governo non esclude la possibilità di concedere un trattamento speciale ai sopravvissuti. « Quando si verificano eventi fuori dall’ordinario si possono metter in atto azioni eccezionali » , ha affermato il delegato del governo dell’Andalusia Juan José López Garzón. Non si sa ancora da dove sia partito il barcone di clandestini, ma López Garzón ha precisato che la priorità, in questo momento, è prendersi cura dei sopravvissuti e tranquillizzarli: « ci sono persone che hanno perso i propri figli durante la traversata » , ha commentato.
Una vicenda che arriva a meno di una settimana da un’altra tragedia del mare: lunedì infatti al largo di Montril ( Grenada) era naufragata un’imbarcazione di immigrati provenienti dalla Nigeria, provocando la morte di 14 persone. Un braccio di mare, quello tra le coste nordafricane e la Spagna dove le vittime, purtroppo, si contano a centinaia: secondo l’organizzazione umanitaria iberica Apdh- a, nel 2007 sono stati 921 i migranti morti durante la traversata. E ben 732 non sono nemmeno riusciti a raggiungere le acque territoriali iberiche.
E la contabilità delle vittime del mare non si ferma. Tre migranti sono morti nella notte tra mercoledì e giovedì al largo delle coste di Malta, dopo che un barcone carico di clandestini si è rovesciato.
A Lampedusa invece ha preso il via il piano della prefettura di Agrigento per il trasferimento dei clandestini che affollano il cpt dell’isola dove martedì erano ospitate quasi 1.300 persone a fronte di una capienza di soli 700 posti.
Sono quindici le vittime di un naufragio avvenuto davanti alle coste dell’Andalusia.
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Desolante. Doloroso e desolante.
Lo so che scopo di MC è proporre dibattiti, ma stavolta sono senza parole.
Se mi capita a tiro qualcuno che esterna un “perchè non se ne stanno a casa loro!”, lo mangio.
Grazie Lupo
mah.
E noi ci sentiamo arrivati come civiltà. Oddio che angoscia, dopo il morto per la fatica in fabbrica anche questa notizia.
Comunque grazie perchè è meglio sapere queste cose orribili piuttosto che vivere in un palloncino dorato…
Forse ti riferisci all’uomo indiano morto nel mantovano…però era nei campi, non in fabbrica.
Non che questo cambi l’accaduto…
No, no. E’ un altro episodio tragico quello dell’uomo morto per fatica. I bambini “gettati” a mare dalle madri disperate è stato annunciato a “Prima pagina” di RAI 3 e pubblicato su “Avvenire”
Lo so che è un altro episodio, l’ho citato perchè è un’altra tragedia per la “civiltà” che riteniamo di aver conquistato…
Si ho sbagliato a scrivere…
Anche questa notizia stamattina mi ha leggermente disgustato…leggete qui
ok, però è un pò diversa dalla notizia di cui parla Lupo..
E’ così, Francesca. E’ un’altra notizia, pur essendo anch’essa una tragedia del bisogno, con una leggera differenza (!?): i coniugi erano di una certa età ed avevano fatto gli imprenditori (per carità di Dio non intendo criminalizzare gli imprenditori!), mentre quei bambini si erano appena affacciati alla vita ed hanno visto solo…la morte!
per questo che dicevo che era diverso.
di fronte ad una tragedia del genere nei confronti di bambini credo che non ci sia mai fine al peggio.
anche se il caso di Prato può essere usato da fotografia a come ci stiamo riducendo, sinceramente, trovo peggio morire sul lavoro oppure uccidere dei bambini come hanno fatto quelli che li hanno caricati sapendo il pericolo del mare e del calore: sarebbero da condannare all’ergastolo!
Sai cos è francesca? Hai perfettamente ragione che sono due casi completamenti diversi, però se ci pensi bene, c’è un substrato comune ad ambedue situazioni paradossali, che è la disperazione, e ciò che ne consegue.
Questo indubbiamente ma devi ammettere che sono disperazioni profondamente diverse…
Essere costretti a lasciare il proprio paese per fame, dopo aver patito cose indicibili non è lo stesso che arrivare a 70 anni bene o male con le tue gambe e la pancia piena.
Nel primo caso nemmeno un bambino può avere la speranza di una vita migliore, questo è molto più triste e tragico.
Comunque ho capito cosa intendi. Ciao
Lupo, hai scelto un “bel” tema per iniziare a scrivere….
Grazie e complimenti per te.
Per il tema trattato invece non ho parole.
Posso solo dirti che ho smesso da un pezzo di parlare con “persone” che credono di essere civili e ben educate e poi dicono certe frasi col cervello scollegato. Almeno spero che il loro problema sia esclusivamente questo altrimenti è puro razzismo.
FRancesca, nonostante la tragedia mi fai sorridere per la simpatia che ti contraddistingue. Sapessi da quanto tempo ho iniziato a scrivere: dalla notte dei tempi! E non scrivo neppure molto bene, però rispetto, quando non sono sotto pressione, sintassi e grammatica!
Grazie e complimenti a te.
No, scusa ho scritto male….intendevo iniziare a scrivere qui su MC…
E non è vero che non scrivi bene!Smettila di sotto-valutarti sempre, ok?
Aspetto il prossimo articolo!Ciao.
Non potrebbe essere che quelle persone sono in realta` vittime della mistificazione causata dall’informazione deviata e dal clima sociale insopportabile presente nel loro paese ?
Non e` una novita` il fatto che ci siano delle persone ignobili che cercano di convincere gli abitanti di quei luoghi ad affrontare viaggi rischiosissimi, addirittura con a bordo dei neonati, millantando paesi in cui scorre latte e miele e pretendendo per un lurido barcone strausato delle somme che neanche il piu` incallito usuraio penserebbe di chiedere.
Capisco l’analfabetismo, capisco tutto ma un aborigeno della Papua Guinea sa quando deve tenere in braccio un bambino di 4 anni nella giungla e sa se puo` o meno portarlo con se in una battuta di caccia o di raccolta di frutta nella foresta e se ritiene di portarlo con se perche` deve fuggire da una tribu nemica si preoccupa al massimo di garantire le risorse necessarie affinche` i piu` piccoli non muoiano.
Ora pare che questa capacita` di attenzione e discernimento sia stata parzialmente smarrita in qualche punto dell’evoluzione umana.
Qualcuno dira`: si ma loro pensavano di trascorrere al massimo 2 giorni in mare e invece sono finiti fuori rotta, hanno esaurito acqua e cibo ed e` successo l’inevitabile.
Ecco appunto, “pensavano”, “ritenevano”, non “erano certi”.
Chiedo: da dove venivano queste persone ?
Dal Marocco o dall’Algeria ?
Se provenivano dall’Algeria potevano anche essere dei perseguitati, se provenivano dal Marocco questa possibilita` e` quasi inesistente.
Scusate ma io credo che i primi responsabili di queste situazioni siano i governi delle sopracitate due nazioni e per loro non ci sono scuse e non ci sono attenuanti.
Hanno presentato scuse ufficiali per la tragedia ?
Si sono premurate di indagare e capire le cause che hanno spinto quelle persone a emigrare in quel modo ?
Hanno avuto il dubbio che c’e` qualcosa che non va nelle loro politiche interne ?
Non pensano che spiegare quali sono i rischi di certe traversate potrebbe essere utile ai loro cittadini ?
Hanno i radar e le motovedette per individuare l’avvicinamento di qualsiasi peschereccio che si avvicina alle loro acque territoriali ma se ne fregano di quelli che vanno in mare aperto con rischio di morte altissimo.
Perche` quelle 49 persone hanno pensato di poter emigrare illegalmente ?
Perche’ non possono allora fare altrettanto le centinaia di milioni di persone che vivono lungo le coste dell’Africa ?
Sarebbe ora di porsi delle domande serie e sarebbe ora di indagare a fondo su certe questioni.
Circa una settimana fa ho letto un articolo sui racconti degli immigrati clandestini, soprattutto quelli fatti dai bambini che non e’ vero che sono ignoranti o altro e molti esprimevano il concetto: “io in Africa non ci torno piu`” !!!
Ecco questo concetto mi ha colpito perche’, qualche anno fa, durante un’accesa discussione sulle teorie evolutive basate sulle emigrazioni “out of Africa” ho pensato una cosa simile: sara’ anche vero (e` un’ipotesi) che 60.000 anni fa un gruppo se ne e’ andato dall’Africa verso il resto del mondo, ma una ragione seria ci deve essere stata” e non e’ che per caso e’ la stessa che ricorre ciclicamente nella storia ?
Se noi discendiamo (in parte) da quel gruppo, non e` che i nostri antenati hanno detto la stessa cosa (in Africa non ci ritorno piu`) ?
A questo punto sorge la domanda: che cosa non piaceva a quelle persone ?
Il clima, la vegetazione, la presenza di animali poco simpatici, la mancanza di risorse alimentari o piuttosto qualcos’altro (es. i loro presunti connazionali e la loro idea di societa`) ?
P.S.
Riporto un collegamento diretto alla notizia su repubblica perche` il sito di avvenire e` quasi inusabile nell’accesso alle notizie archiviate.
Caro Adetax, non mi sono posto tante domande sociologiche. Anche se fossero stati ricchissimi e bellissimi, quei bambin hanno subito una morte atroce e le mamme un dolore immenso.
Poi, non sono d’accordo con tutte queste tue sottolineature, interpretazioni e motivazioni. Mi sembrano cavilli per rimuovere dalla nostra coscienza, non dico tua, nè mia, nè di tanti altri, le colpe che l’umanità si porta dentro e dietro. Non credo che sia stato solo il desiderio di terre felici a farle lasciare il loro paese d’origine.
Adetrax, è stato ed è il bisogno! Questo è il vero motivo! Questa la tragedia!
Si, il bisogno, pero’ versano il pizzo di 700-1500 euro a testa per poter partire, cifra che potrebbe equivalere a 7.000 – 15.000 euro nostrane.
E poi quello che volevo sottolineare e’ che quegli stati non sono affatto poveri come 40 o 50 anni fa, eppure fanno qualcosa di visibile per questo fenomeno ?
Certo, quei bambini sono morti, ma ci sono dei responsabili diretti o e’ tutto frutto del caso ?
Spesso il pizzo viene pagato dopo. Solo chi può lo fa prima. Ma sai con quanti sacrifici pagano quel pizzo? Solo la speranza di una vita migliore, solo promessa s’intende da mascalzoni e assassini, li spinge a prendere la via del mare, ma non è un buon motivo per essere trattati in quel modo. E poi non ho detto che i loro paesi non sono colpevoli di genocidio. La loro responsabilità è nota a tutti, ma perchè gli altri paesi, anche il nostro, non esprimono totale condanna?
Non vorrei dirlo: quella situazione fa comodo a molti per coprire non la “monnezza” di Napoli, ma un altro tipo di monnezza forse più maleodorante e più velenosa, quella del disprezzo della vita altrui per fini incoffessabili.