E’ il Mare a Tradire o E’ il Bisogno che Porta al Mare?

Sabato, 12 luglio 2008
Questa di oggi è una giornata no. Non perché non ve ne siano state nel passato, né perché non ce ne saranno altre in futuro. E’ una giornata no e vorrei che lo fosse per tantissimi che conoscono già la notizia sentita questa mattina per radio e pubblicata anche dal quotidiano “Avvenire” (*) (che a dire il vero non ho mai letto e non leggo): alcune mamme sono state costrette a gettare in mare i corpi dei figli morti dai barconi della speranza.

“Gli altri “passeggeri” del famigerato (!?) barcone hanno raccontato, appena sbarcati a terra, che alcune mamme hanno dovuto “buttare” a mare i figlioletti morti per il caldo e la sete, perché il fetore della carne in putrefazione dei loro bambini era insopportabile per gli altri “ospiti” del barcone. Quindi con la morte nel cuore e con le lacrime agli occhi si sono dovute disfare dei corpicini dei loro bambini.”

Per me è una notizia sconvolgente che mi rimarrà nel cuore e nella mente per tutta la giornata. Domani, forse o senza forse, penserò ad altro, come spesso mi è accaduto. Oggi, intanto, la scena di queste disgraziate mamme che gettano (non sono riuscito a trovare un altro termine un po’ meno crudo!) a mare i corpicini dei loro figli rimarrà davanti ai miei occhi in maniera indelebile. E’ una giornata no, appunto!

Dopo migliaia di anni dalla comparsa dell’uomo sulla terra, dopo la venuta di Cristo, dopo la presenza del Mahatma Gandhi, dopo l’illuminismo, la rivoluzione francese, dopo l’ONU, la FAO, le leggi per debellare la fame nel mondo, le leggi per il rispetto della persona e la salvaguardia della sua vita, dopo, dopo, dopo…, ancora dobbiamo avvertire questo senso di angoscia perché anche e soprattutto i bambini restano le prime vittime sacrificali di questa umanità indegna di essere chiamata tale.

Non voglio andare lontano. Non voglio nemmeno parlare del Papa e della Chiesa, né di Berlusconi e di Veltroni. No. Voglio rivolgermi a quegli uomini che ci governano oggi, ma anche ieri e domani e chiedere loro: “Ma questa notizia ha lasciato una traccia nelle vostre coscienze?” Quando ho sentito che Maroni, Frattini, Ronchi si sono indignati contro la UE che si è detta contraria al decreto del governo italiano di prendere le impronte dei bambini rom, perché i tre ministri hanno sostenuto che è un segno di civiltà e non di razzismo, mi sono indignato anch’io e mi sono detto: “No. Nessuna traccia!”

Di quale civiltà parlano, allora? Della civiltà della barbarie o degli interessi dei più forti e benestanti? Ma questi signori che ci governano hanno figli, nipoti, fratellini? Sembra di no, se non riescono a commuoversi, impietosirsi, a sostare un attimo prima di continuare su questa strada infame che nulla di umano e di cristiano contiene verso il prossimo.

Quando stamattina, nonostante tutto, sono andato al mare in compagnia dei miei nipotini, ho raccontato ad una persona molto vicina la notizia appresa dalla radio, mi sono sentito rispondere: “Ma perché vengono in Italia? Non possono restare nei loro paesi?”

Ho alzato la voce: “Se quelle povere mamme si fossero trovate bene nei loro paesi, in cui la morte dei loro cari è quasi certa per le condizioni di miseria in cui vivono, sei sicura che sarebbero salite su barconi della speranza?”

Ritornato a casa mi sono precipitato a comprare altri giornali. La notizia non è riportata. Solo “Avvenire”! C’è una ragione? Dovrei aprire una discussione infinita che tutti sanno dove mi porterebbe: sarebbero parole al vento, sprecate!

(*) Ecco la notizia pubblicata da l’Avvenire in data 11 luglio 2008 (N.d.R.)


Immigrazione, morti nove bimbi al largo della Spagna

DA MILANO ILARIA SESANA
« S ei giorni fa e­rano partiti in 48 da un pun­to non ben precisato del­le coste dell’Africa set­tentrionale. Erano saliti su quella barca con un solo obiettivo: raggiun­gere la Spagna, Europa. Un viaggio durato cin­que giorni che si è con­cluso in modo dramma­tico nella notte tra mer­coledì e giovedì davanti alle coste dell’Andalusia, regione sud occidentale della Spagna. Solo 33 persone, fra cui tre don­ne incinte, sono arrivate vive ad Almeria, gli altri 15 passeggeri dell’im­barcazione invece, tra cui nove bambini di età compresa fra uno e quat­tro anni, sono morti du­rante il viaggio. Sono sta­te le stesse madri dei pic­coli, hanno raccontato i sopravvissuti, a gettare in mare i corpi dei figli, man mano che li vede­vano spegnersi sotto il sole cocente del Medi­terraneo.
Il barcone è stato recu­perato a 65 chilometri a sud di Punta Sabinal, vi­cino ad Almeria, dalla Guardia costiera iberica. I sopravvissuti sono ar­rivati sulle coste spagno­le in gravi condizioni: molti potevano appena stare in piedi, disidrata­ti e storditi dal caldo, dal­la fame e dalla sete. Set­te di loro, tra cui un neo­nato e tre donne incinte, sono stati ricoverati in gravi condizioni negli o­spedali della zona. A de­stare maggiori preoccu­pazioni sono le condi­zioni del piccolo che, al momento dello sbarco, aveva gravi scottature, febbre alta e problemi respiratori. I medici te­mono per la sua vita e per quella di una donna incinta che rischia l’a­borto.
Una vicenda drammati­ca, che ha sconvolto profondamente sia i soc­corritori, sia le autorità spagnole. Di fronte a questa vicenda - scrive El Pais - il governo non e­sclude la possibilità di concedere un tratta­mento speciale ai so­pravvissuti. « Quando si verificano eventi fuori dall’ordinario si possono metter in atto azioni ec­cezionali » , ha affermato il delegato del governo dell’Andalusia Juan José López Garzón. Non si sa ancora da dove sia parti­to il barcone di clande­stini, ma López Garzón ha precisato che la prio­rità, in questo momento, è prendersi cura dei so­pravvissuti e tranquilliz­zarli: « ci sono persone che hanno perso i propri figli durante la traversa­ta » , ha commentato.
Una vicenda che arriva a meno di una settimana da un’altra tragedia del mare: lunedì infatti al largo di Montril ( Grena­da) era naufragata un’imbarcazione di im­migrati provenienti dal­la Nigeria, provocando la morte di 14 persone. Un braccio di mare, quello tra le coste nordafricane e la Spagna dove le vitti­me, purtroppo, si conta­no a centinaia: secondo l’organizzazione umani­taria iberica Apdh- a, nel 2007 sono stati 921 i mi­granti morti durante la traversata. E ben 732 non sono nemmeno riusciti a raggiungere le acque territoriali iberiche.
E la contabilità delle vit­time del mare non si fer­ma. Tre migranti sono morti nella notte tra mercoledì e giovedì al largo delle coste di Mal­ta, dopo che un barcone carico di clandestini si è rovesciato.
A Lampedusa invece ha preso il via il piano della prefettura di Agrigento per il trasferimento dei clandestini che affollano il cpt dell’isola dove mar­tedì erano ospitate qua­si 1.300 persone a fronte di una capienza di soli 700 posti.
Sono quindici le vittime di un naufragio avvenuto davanti alle coste dell’Andalusia.

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lupoalburnino Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

Desolante. Doloroso e desolante.
Lo so che scopo di MC è proporre dibattiti, ma stavolta sono senza parole.
Se mi capita a tiro qualcuno che esterna un “perchè non se ne stanno a casa loro!”, lo mangio.
Grazie Lupo

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E noi ci sentiamo arrivati come civiltà. Oddio che angoscia, dopo il morto per la fatica in fabbrica anche questa notizia.
Comunque grazie perchè è meglio sapere queste cose orribili piuttosto che vivere in un palloncino dorato…

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Francesca’s avatar

Francesca reply on Luglio 16th, 2008 14:37:

Forse ti riferisci all’uomo indiano morto nel mantovano…però era nei campi, non in fabbrica.
Non che questo cambi l’accaduto…

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lupoalburnino’s avatar

lupoalburnino reply on Luglio 16th, 2008 14:47:

No, no. E’ un altro episodio tragico quello dell’uomo morto per fatica. I bambini “gettati” a mare dalle madri disperate è stato annunciato a “Prima pagina” di RAI 3 e pubblicato su “Avvenire”

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Sara’s avatar

Sara reply on Luglio 16th, 2008 15:15:

Lo so che è un altro episodio, l’ho citato perchè è un’altra tragedia per la “civiltà” che riteniamo di aver conquistato…

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Sara reply on Luglio 16th, 2008 15:14:

Si ho sbagliato a scrivere…

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Anche questa notizia stamattina mi ha leggermente disgustato…leggete qui

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Francesca reply on Luglio 16th, 2008 14:46:

ok, però è un pò diversa dalla notizia di cui parla Lupo..

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lupoalburnino’s avatar

lupoalburnino reply on Luglio 16th, 2008 17:31:

E’ così, Francesca. E’ un’altra notizia, pur essendo anch’essa una tragedia del bisogno, con una leggera differenza (!?): i coniugi erano di una certa età ed avevano fatto gli imprenditori (per carità di Dio non intendo criminalizzare gli imprenditori!), mentre quei bambini si erano appena affacciati alla vita ed hanno visto solo…la morte!

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Francesca’s avatar

Francesca reply on Luglio 16th, 2008 18:08:

per questo che dicevo che era diverso.
di fronte ad una tragedia del genere nei confronti di bambini credo che non ci sia mai fine al peggio.

anche se il caso di Prato può essere usato da fotografia a come ci stiamo riducendo, sinceramente, trovo peggio morire sul lavoro oppure uccidere dei bambini come hanno fatto quelli che li hanno caricati sapendo il pericolo del mare e del calore: sarebbero da condannare all’ergastolo!

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cogitoergovomito’s avatar

cogitoergovomito reply on Luglio 16th, 2008 18:46:

Sai cos è francesca? Hai perfettamente ragione che sono due casi completamenti diversi, però se ci pensi bene, c’è un substrato comune ad ambedue situazioni paradossali, che è la disperazione, e ciò che ne consegue.

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Francesca’s avatar

Francesca reply on Luglio 17th, 2008 9:31:

Questo indubbiamente ma devi ammettere che sono disperazioni profondamente diverse…
Essere costretti a lasciare il proprio paese per fame, dopo aver patito cose indicibili non è lo stesso che arrivare a 70 anni bene o male con le tue gambe e la pancia piena.
Nel primo caso nemmeno un bambino può avere la speranza di una vita migliore, questo è molto più triste e tragico.

Comunque ho capito cosa intendi. Ciao

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Lupo, hai scelto un “bel” tema per iniziare a scrivere….
Grazie e complimenti per te.

Per il tema trattato invece non ho parole.

Posso solo dirti che ho smesso da un pezzo di parlare con “persone” che credono di essere civili e ben educate e poi dicono certe frasi col cervello scollegato. Almeno spero che il loro problema sia esclusivamente questo altrimenti è puro razzismo.

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FRancesca, nonostante la tragedia mi fai sorridere per la simpatia che ti contraddistingue. Sapessi da quanto tempo ho iniziato a scrivere: dalla notte dei tempi! E non scrivo neppure molto bene, però rispetto, quando non sono sotto pressione, sintassi e grammatica!
Grazie e complimenti a te.

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Francesca’s avatar

Francesca reply on Luglio 16th, 2008 18:10:

No, scusa ho scritto male….intendevo iniziare a scrivere qui su MC…
E non è vero che non scrivi bene!Smettila di sotto-valutarti sempre, ok?
Aspetto il prossimo articolo!Ciao.

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Non potrebbe essere che quelle persone sono in realta` vittime della mistificazione causata dall’informazione deviata e dal clima sociale insopportabile presente nel loro paese ?

Non e` una novita` il fatto che ci siano delle persone ignobili che cercano di convincere gli abitanti di quei luoghi ad affrontare viaggi rischiosissimi, addirittura con a bordo dei neonati, millantando paesi in cui scorre latte e miele e pretendendo per un lurido barcone strausato delle somme che neanche il piu` incallito usuraio penserebbe di chiedere.

Capisco l’analfabetismo, capisco tutto ma un aborigeno della Papua Guinea sa quando deve tenere in braccio un bambino di 4 anni nella giungla e sa se puo` o meno portarlo con se in una battuta di caccia o di raccolta di frutta nella foresta e se ritiene di portarlo con se perche` deve fuggire da una tribu nemica si preoccupa al massimo di garantire le risorse necessarie affinche` i piu` piccoli non muoiano.

Ora pare che questa capacita` di attenzione e discernimento sia stata parzialmente smarrita in qualche punto dell’evoluzione umana.

Qualcuno dira`: si ma loro pensavano di trascorrere al massimo 2 giorni in mare e invece sono finiti fuori rotta, hanno esaurito acqua e cibo ed e` successo l’inevitabile.

Ecco appunto, “pensavano”, “ritenevano”, non “erano certi”.

Chiedo: da dove venivano queste persone ?
Dal Marocco o dall’Algeria ?

Se provenivano dall’Algeria potevano anche essere dei perseguitati, se provenivano dal Marocco questa possibilita` e` quasi inesistente.

Scusate ma io credo che i primi responsabili di queste situazioni siano i governi delle sopracitate due nazioni e per loro non ci sono scuse e non ci sono attenuanti.

Hanno presentato scuse ufficiali per la tragedia ?

Si sono premurate di indagare e capire le cause che hanno spinto quelle persone a emigrare in quel modo ?

Hanno avuto il dubbio che c’e` qualcosa che non va nelle loro politiche interne ?

Non pensano che spiegare quali sono i rischi di certe traversate potrebbe essere utile ai loro cittadini ?

Hanno i radar e le motovedette per individuare l’avvicinamento di qualsiasi peschereccio che si avvicina alle loro acque territoriali ma se ne fregano di quelli che vanno in mare aperto con rischio di morte altissimo.

Perche` quelle 49 persone hanno pensato di poter emigrare illegalmente ?

Perche’ non possono allora fare altrettanto le centinaia di milioni di persone che vivono lungo le coste dell’Africa ?

Sarebbe ora di porsi delle domande serie e sarebbe ora di indagare a fondo su certe questioni.

Circa una settimana fa ho letto un articolo sui racconti degli immigrati clandestini, soprattutto quelli fatti dai bambini che non e’ vero che sono ignoranti o altro e molti esprimevano il concetto: “io in Africa non ci torno piu`” !!!

Ecco questo concetto mi ha colpito perche’, qualche anno fa, durante un’accesa discussione sulle teorie evolutive basate sulle emigrazioni “out of Africa” ho pensato una cosa simile: sara’ anche vero (e` un’ipotesi) che 60.000 anni fa un gruppo se ne e’ andato dall’Africa verso il resto del mondo, ma una ragione seria ci deve essere stata” e non e’ che per caso e’ la stessa che ricorre ciclicamente nella storia ?
Se noi discendiamo (in parte) da quel gruppo, non e` che i nostri antenati hanno detto la stessa cosa (in Africa non ci ritorno piu`) ?

A questo punto sorge la domanda: che cosa non piaceva a quelle persone ?
Il clima, la vegetazione, la presenza di animali poco simpatici, la mancanza di risorse alimentari o piuttosto qualcos’altro (es. i loro presunti connazionali e la loro idea di societa`) ?

P.S.
Riporto un collegamento diretto alla notizia su repubblica perche` il sito di avvenire e` quasi inusabile nell’accesso alle notizie archiviate.

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Caro Adetax, non mi sono posto tante domande sociologiche. Anche se fossero stati ricchissimi e bellissimi, quei bambin hanno subito una morte atroce e le mamme un dolore immenso.
Poi, non sono d’accordo con tutte queste tue sottolineature, interpretazioni e motivazioni. Mi sembrano cavilli per rimuovere dalla nostra coscienza, non dico tua, nè mia, nè di tanti altri, le colpe che l’umanità si porta dentro e dietro. Non credo che sia stato solo il desiderio di terre felici a farle lasciare il loro paese d’origine.
Adetrax, è stato ed è il bisogno! Questo è il vero motivo! Questa la tragedia!

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Si, il bisogno, pero’ versano il pizzo di 700-1500 euro a testa per poter partire, cifra che potrebbe equivalere a 7.000 - 15.000 euro nostrane.

E poi quello che volevo sottolineare e’ che quegli stati non sono affatto poveri come 40 o 50 anni fa, eppure fanno qualcosa di visibile per questo fenomeno ?

Certo, quei bambini sono morti, ma ci sono dei responsabili diretti o e’ tutto frutto del caso ?

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Spesso il pizzo viene pagato dopo. Solo chi può lo fa prima. Ma sai con quanti sacrifici pagano quel pizzo? Solo la speranza di una vita migliore, solo promessa s’intende da mascalzoni e assassini, li spinge a prendere la via del mare, ma non è un buon motivo per essere trattati in quel modo. E poi non ho detto che i loro paesi non sono colpevoli di genocidio. La loro responsabilità è nota a tutti, ma perchè gli altri paesi, anche il nostro, non esprimono totale condanna?
Non vorrei dirlo: quella situazione fa comodo a molti per coprire non la “monnezza” di Napoli, ma un altro tipo di monnezza forse più maleodorante e più velenosa, quella del disprezzo della vita altrui per fini incoffessabili.

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Aggiungo: temo che le responsabilità dei governanti di quei paesi non pagheranno mai su questa terra: hanno troppe coperture (su questo argomento si potrebbe aprire un lungo dibattito).
Solo se esiste un’aldilà e un Dio giusto pagheranno!
Si, quei poveri bambini intanto sono morti con una morte atroce. La tragedia è che chi sa quanti ne moriranno ancora sui barconi della speranza!

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Oris’s avatar

Oris reply on Luglio 17th, 2008 23:53:

Gli dei se esistono spero abbiano metri diversi per giudicare le colpe o i meriti.

I nostri troppo spesso sono risultati sbagliati.

Aoh, so agnostico e pure ostico :D

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F.Maria Arouet

F.Maria Arouet’s avatar

A guardare le cose troppo da vicino si corre il rischio di perdere di vista l’insieme.
Il barcone delle madri che gettano a mare i cadaveri dei propri figli é certamente un aspetto del problema. Se fosse l’unico non si capisce cosa aspettino gli stati delle sponde nord del Mediterraneo ad inviare le loro flotte sulle coste dell’Africa, per scongiurare che simili fatti abbiano a ripetersi, per assicurare a quei disgraziati una traversata sicura e degna d’un essere umano.
Se si guarda da più lontano la prospettiva cambia e il problema diventa un altro.
La popolazione mondiale é cresciuta da 2,5 a 6 miliardi, dal 1950 al 2000. Si calcola che raggiungerà i 9 miliardi nel 2050.
Quasi l’intero incremento avverrà nella attuali regioni economicamente meno sviluppate (Africa, America Latina e Asia). La loro popolazione complessiva, che attualmente é di 5,3 miliardi, salirà a 7,8 miliardi.
La crescita demografica porterà la popolazione degli attuali 50 paesi col più basso grado di sviluppo, da 800 milioni del 2005, a 1700 milioni nel 2050.
In alcuni di questi paesi (Afghanistan, Burundi, Congo, Mali, Niger, Uganda) é stimato che la popolazione debba per lo meno triplicarsi.
Mentre la popolazione complessiva delle attuali regioni economicamente sviluppate (Nord America, Europa, Giappone, Australia) dovrebbe restare intorno all’attuale valore, che é di 1200 milioni di individui.
Per quanto ci riguarda più da vicino l’andamento demografico di Europa ed Africa, in milioni di unità, dal 1950 al 2050 (stima) é il seguente:
1950: Africa 224 Europa 547
1975: Africa 416 Europa 676
2005: Africa 906 Europa 728
2050: Africa 3100 Europa 606 (calcolando una crescita costante agli attuali ritmi)
I dati sono contenuti nel rapporto “World Population” pubblicato il 24 febbraio 2005 dalla divisione demografica del Dipartimento degli Affari economici e sociali delle Nazioni Unite.
Quando si parla di immigrazione e di accoglienza si hanno bene in mente questi numeri?

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Comandante Nebbia reply on Luglio 17th, 2008 20:30:

I numeri raccontano sicuramente la storia giusta che è poi quella che accenni tu.

Le flotte sulle coste degli stati del mediterraneo non possono arrivare per motivi politici/militari e per le enormi spese che comporterebbe un pattugliamento con l’uso combinato di navi da combattimento, aviazione e satelliti. Senza contare il costo da sostenere per produrre nuove unità da porre in servizio al posto di quelle dislocate con compiti di prevenzione.

Oltretutto, anche intercettando un’unità clandestina non sarebbe chiaro cosa fare. Silurala? E se le persone a bordo hanno bisogno di aiuto? Abbandonarli a se stessi sorvegliando la loro dipartita?
Non sempre è possibile risalire con certezza alla nazionalità dei clandestini e non si può imporre ad uno stato sovrano il rimpatrio forzato di persone di cui non sia chiaramente dimostrabile la provenienza.

Il problema è quasi irrisolvibile e, secondo me, è attualmente affidato al caso.

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Adetrax reply on Luglio 18th, 2008 7:58:

Vuol dire che adotteremo la teoria del caos.

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Adetrax’s avatar

Adetrax reply on Luglio 18th, 2008 8:35:

In Africa a fine 2005 c’erano 922 milioni di abitanti, è probabile che nel 2010 (fra 1.5-2 anni) si arrivi a 1 miliardo, anche perchè negli ultimi anni si sono intensificate le campagne contro la mortalità infantile e molte malattie debilitanti, mentre la vita media si sta’ allungando.

Non credo che l’aumento di popolazione sia il problema più grave, quanto le condizioni a contorno che generano tutto questo.

Vorrei capire perchè i bushmen fanno da 2 a 4 figli (in media 3) di cui 1 o 2 muoiono in incidenti vari e mantengono una popolazione abbastanza stabile, mentre in altre zone ritengono di poter fare 8 - 15 figli (in Nigeria la media è 9), e sorvolo sulle “gioie” della poligamia, senza rendersi conto che è necessario un impegno educativo di decenni e non un impegno occasionale / estemporaneo, specie da parte maschile.

Concludendo l’attuale aumento selvaggio di popolazione è probabilmente dovuto anche agli interventi sanitari che stanno riducendo tantissimo la mortalità precoce, probabilmente anche quelle società prima o poi dovranno prendere atto della situazione e autoregolarsi se non vogliono ricorrere alle guerre di sterminio (cosa peraltro non rara).

L’aumento della superficie dei deserti è un altro fenomeno che può avere il suo peso, tuttavia se ci pensiamo bene il deserto può essere riconvertito in zona agricola (gli israeliani l’hanno fatto) e l’eccesso di sole sarà una ricchezza energetica molto apprezzata nel prossimo futuro.

Resto però convinto che nell’Africa del nord sono altri i motivi che spingono le persone a spostarsi, ovvero il fatto che non trovano un ambiente a loro consono; ciò non toglie che la mentalità che portano con se sia necessariamente migliore di altre, anzi in molti casi è vero il contrario.

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lupoalburnino reply on Luglio 18th, 2008 13:41:

No, no! Quando mai! La matematica non è un’opinione, sostiene sempre il CN. Io non faccio nè sociologia, nè statistica. Quindi, non contesto i numeri. Contesto il fatto che una tragedia così grande possa far pensare ai numeri. Onestamente quando ho sentito la notizia mi sono sentito attraversare da un brivido di sofferenza e da una rabbia sorda. Non ho pensato ai numeri. Se ci avessi pendato non avrei scritto nulla, neppure le mie sensazioni.
Adetrax ha scritto che sono stato spinto dalle regioni del cuore. Mettiamola così allora: sono stato tradito dal cuore e ho tradito i numeri!

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F.Maria Arouet reply on Luglio 18th, 2008 17:24:

O.K.
Adesso esprimo la mia opinione, su cui certamente non sarai d’accordo. Questa volta a ragion veduta.
Io credo che buona parte dei nostri problemi derivi dalla cattiva fama di cui hanno sempre goduto e tuttora godono i numeri nella nostra cultura.
Parlo dei problemi e della cultura degli italiani.
Credo che i problemi che si vanno addensando all’orizzonte siano tali e tanti che se non sapremo affrontarli con lucidità ne saremo travolti.
Non dico che il cuore sia da buttar via. Mi limito a rilevare che il più delle volte, a parte la soddisfazione che ne trae chi lo usa, agli altri non è di alcuna utilità.

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lupoalburnino’s avatar

lupoalburnino reply on Luglio 18th, 2008 17:38:

Non contesto nulla di quanto hai scritto. Solo che le ragioni non stanno solo da una parte, nè io voglio l’esclusiva. Potrei dirti che sono d’accordo con la risposta del CN, che in un certo senso concilia le due posizioni, ma mi pare che ci sia un altro aspetto, che tutti noi abbiamo sperimentato: i sentimenti privati e pubblici, l’amore, le ragioni del cuore risolvono a volte tanti problemi quanti noi non ce lo figuriamo neppure. Io “pencolo” un pò di più da questa parte…Sarà l’età?

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Comandante Nebbia reply on Luglio 18th, 2008 18:35:

Io, se posso introdurmi in questo dialogo, concordo con te.
La nostra cultura aborrisce il numero come se fosse una cosa volgare.
In realtà mi sono fatto l’idea che il numero non piaccia perché non mente e in una società basata sull’ipocrisia questo è un vero problema.

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Caro Lupoalburnino, qualche anno fa mi capitò sottomano un piccolo libro che aveva questa particolarità: per ogni lettera dell’alfabeto c’era un breve racconto. Purtroppo si trattava di un prestito per cui non ricordo nè il titolo, nè l’autore. Però mi è rimasta impressa una delle storie che riguardava un giovane marocchino e proprio il tuo articolo me l’ha fatta tornare in mente. Questo ragazzo, giovane e senza mezzi, con una famiglia numerosa costretta a vivere in una specie di landa arida, si convince a partire per l’Italia compiendo tutta la trafila che conosciamo. Non ricordo i particolari: ricordo solo che l’estrema bontà di questo ragazzo, veniva tradita da chiunque, connazionali e non. Il finale mi lasciò l’amaro in bocca. Che posso aggiungere? Quello era un racconto, questa una tragedia vera, di cui non so misurarne la portata. Riesco solo a tacere con gli occhi stralunati. Però bisogna parlarne e leggerne senza smettere di farlo, anche se sembra che non ci riguardi. La coscienza non può dormire!Grazie lupoalburnino!

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Effettivamente quando si scrivono certe notizie bisognerebbe conoscere il problema in generale. Quindi, se ho capito bene, l’incremento velocissimo di certi paesi rispetto ad altri produce anche queste sciagure. Per cui, sempre se ho capito bene, è meglio non parlarne. Anche l’immigrazione e di coseguenza l’accoglienza sono termini linguistici di carattere retorico che dipendono da tutti i problemi così bene elencati innanzi.
Mi arrendo, sempre se ho capito bene: di fronte alla morte di bambini innocenti bisogna tacere perchè prima occorre approfondire il vero problema che è quello della crescita esponenziale dei paesi poveri e, poi, en passant dire: “Sapete, sono stati gettati a mare dalle mamme alcuni bambini morti di sete e di fame dal barcone della speranza, ma la colpa è dell’incremento della popolazione”. Ho dato una notizia incompleta! Mi pento di averlo fatto! E chi la pensa come me, rifletta prima di aprire la bocca o scrivere un commento!

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Adetrax reply on Luglio 18th, 2008 8:45:

Ti ringrazio invece per l’articolo, hai voluto mettere in evidenza le ragioni del cuore piuttosto che quelle della fredda razionalità, però è importante capire che quando ci sono delle persone che si affidano a noi non possiamo esporle a rischi senza fare tutto quello che è possibile per limitarli.

Se nel mare ci fosse stata una tempesta, ci sarebbero stati 49 morti invisibili e nessuno ne avrebbe parlato, sono stati fortunati.

Quindi non si può accettare il fatto che dopo un’attesa di mesi o anni, il pagamento di una somma rilevante e per l’avidità di imbarcare un paio di persone in più (carico pagante) si accetti il rischio che una minima deviazione di rotta comporti la morte dei più indifesi solo perchè non si è provveduto con viveri o acqua sufficienti.

La morte però potrebbe essere anche sopraggiunta per qualche improvvisa malattia o infezione.

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La risposta prededente sembrerebbe data ad Angelika che ringrazio di cuore, invece.
Per correttezza la rispossta riguarda il commento di F. Maria Arouet, che ringrazio lo stesso, ma non mi trova d’accordo.

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F.Maria Arouet’s avatar

F.Maria Arouet reply on Luglio 18th, 2008 10:37:

A meno che tu non voglia fare il processo alle intenzioni non vedo come tu possa non essere d’accordo con me. Io non ho espresso alcun parere. Mi sono limitato ad esporre dei numeri contenuti in un rapporto delle Nazioni Unite.
Su cosa non sei d’accordo? sui numeri?

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a me quello che fa inalberare è il fatto che i “movimenti per la vita”, quelli che sono contro l’aborto, contro l’eutanasia… in questi casi non si esprimono mai!

se si fa marcia per “salvare” Eluana Englaro, per casi come questo bisognerebbe fare 35 anni di sciopero della fame

ipocrisia allo stato soliTo

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