Due i Pesi e Due le Misure 2

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Due i Pesi e Due le Misure 2" è stato scritto da Comandante Nebbia

L’intero Paese e la comunità internazionale si sono mobilitate per la vicenda di Daniele Mastrogiacomo, il giornalista di “La Repubblica” rapito dai guerriglierei Taleban. Il giornale on line ha lanciato un appello,  una gigantografia è stata esposta in piazza a Roma, cittadini hanno organizzato manifestazioni, il sindaco di Roma Veltroni, si è presentato in moschea durante la preghiera del venerdì per sostenere la causa della liberazione del giornalista e addirittura calciatori e allenatori hanno trovato la concentrazione necessaria per dire la loro (questa poi).
L’azione popolare e informativa ha avuto le stesse dimensioni di quella messa in atto per Giuliana Sgrena, la giornalista de “Il Manifesto”, rapita in Iraq due anni fa e tenuta prigioniera per quasi un mese. Anche allora ci furono manifestazioni e la vicenda si concluse con una tragedia che assunse la dimensione dell’incidente internazionale.
Lo sdegno, la preoccupazione e la protesta sono pienamente giustificati. Mastrogiacomo e Sgrena sono due lavoratori che svolgevano onestamente il loro compito in zone del mondo in cui la tensione è altissima. E’ giusto che i giornali e la televisione ci abbiano riproposto continuamente la vicenda in modo che fosse ben presente alle autorità politiche e per fare in modo che la tensione e la concentrazione sul fatto non scemassero mai.
Ma come ho già osservato in passato, articolo che vi prego di leggere, anche in questo caso il mondo dell’informazione italiano sembra vedere la realtà in modo diverso a seconda che sia protagonista o meno un membro del suo club.
In data 8 dicembre 2006, sono stati rapiti tre operai italiani ed un tecnico libanese in Nigeria. I quattro, dipendenti dell’Agip, sono stati presi in ostaggio dal MEND, il Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger che protesta per la ripartizione dei proventi derivanti dall’estrazione del petrolio nigeriano.  Il 18 gennaio 2007 è stato liberato Roberto Dieghi. Il 21 febbraio il tecnico libanese Imad Saliba riesce a fuggire.  Francesco Arena e Cosma Russo, gli altri due italiani, sono ancora prigionieri. Sono trascorsi più di novanta giorni dal rapimento. Si tratta di due lavoratori che svolgevano onestamente il loro compito in zone del mondo in cui la tensione è altissima. Eppure nessuna gigantografia, nessuna manifestazione, poche e scarne le notizie sui giornali, Veltroni se ne è stato a casa e Lippi, Totti e Mancini non saranno stati avvisati del fatto. Unica lodevole eccezione, Radio24, la radio della Confindustria che ogni mattina, nel radiogiornale delle sette, ha ricordato la vicenda con caparbia quanto solitaria determinazione.
Io credo che in questo Paese ci siano ancora tantissime persone, sia a destra che a sinistra, che pensano che il sudore della fronte di un giornalista sia più prezioso di quello di quattro operai e che chi sia iscritto all’ordine abbia un passaporto più italiano di chi non lo è.
Capisco mettere su certi ambaradan e sparare fesserie quando si tratta di rivendicazioni salariali. In fin dei conti sono solo quattrini.  Di fronte alla pelle bisognerebbe essere più coerenti. Cosma Russo e Francesco Damiano sono meno fotogenici di Mastrogiacomo, non frequentano lo stesso ambiente culturale e probabilmente non sono nemmeno laureati. Però anche loro hanno una famiglia che li aspetta a casa e hanno lo stesso passaporto in tasca. Indipendentemente da quel che dicono, o meglio non dicono,  giornali e televisione.

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