Du Bist Was du Isst
15 novembre, 2007 di harlot
Archiviato in Consumo CriticaMente, Cronache Italiane
La sofisticazione alimentare, questa sconosciuta. Sconosciuta, perlomeno, alla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica. Conosciutissima, invece, negli ambienti della criminalità organizzata. Grande o piccola che sia: la pratica dell’adulterazione degli alimenti, del resto, richiede comunque un minimo di struttura organizzativa. Richiede canali di riciclaggio, vie preferenziali per la distribuzione, trasporto e smercio – anche, e soprattutto, a livello internazionale. Richiede complicità. Richiede rispettabilità.
Qualche mese fa è uscito un libro, Mi fido di te (scritto a quattro mani da Carlotto e Abate), che ha provato a puntare i riflettori su detto scenario. Un mondo oscuro, sfuggente, impenetrabile, per natura spietato. Lo ha provato a fare nell’unica maniera possibile: con la letteratura. Solo una visione d’insieme artefatta dalla composizione fictionale e contraffatta da strumenti non meramente cronachistici poteva rendere comprensibile il fenomeno. Il procedimento: ricomporre i vari pezzi che, di tanto in tanto, si manifestano sotto forma di escrescenze purulente nella superficie della vita pubblica.

Vongole gusto petrolchimico. Latte alla diossina. Pesce all’ammoniaca. Banane a gas. E chi più ne ha, più ne metta. Ci vuole fantasia, nel mercato della sofisticazione alimentare. Perché qua si parla, indubbiamente, di un mercato. Regolato, pertanto, da un suo codice deontologico e professionale. Non scritto, ovviamente. Le varie mafie (specialmente la camorra, in questo momento la più ferrata in materia) si sono buttate a capofitto nel mercato del cibo guastato. Dove ci sono affari, del resto, la presenza mafiosa è data per scontata. Specialmente se questi affari sono facili da realizzare – massimo profitto/minimo sforzo.
C’è più di un analogia tra sofisticazione e sabotaggio del ciclo dei rifiuti. I rifiuti sono ciò che produciamo, che l’intera società produce. Il cibo è ciò che mangiamo. Il cibo, e poi i rifiuti. L’alterazione della fisiologia dell’alimentazione e dello smaltimento e stoccaggio degli scarti della vita urbana e industriale possono portare solamente verso una direzione: all’autodistruzione. Autodistruzione che è al contempo fomentata ed incoraggiata dai meccanismi dell’economia; i quali, a loro volta, sono drogati e avariati dal grasso untuoso, viscido e vischioso della malavita.
E’ un circolo vizioso: la produzione è appaltata alla società; la criminalità organizzata si infiltra nelle procedure di distruzione e, con i proventi illeciti, la stessa risale il canale economico a ritroso fino ad arrivare alle foci della produzione stessa. Cioè ad inquinare a cascata, in un moto che è al contempo ascensionale e discensionale, l’intera società, l’intero flusso economico. Così si arriva al disfacimento indotto da agenti esterni. La riprova viene da un’intercettazione tra due sedicenti venditori: “La produzione merda al mercato nazionale, la merdaccia a quello greco”. La parola chiave: merda.
La merda che viene pompata nel mercato. La merda che si mangia. La merda che dovrebbe essere il risultato dell’intero processo digestivo e, per traslazione, di quello produttivo. Invece non è così. La merda viene prima, è la fonte. E così succede che una minoranza criminale, piratesca e senza alcuno scrupolo, si stia facendo gestore della vita della maggioranza. Intossicandone gli usi, cariandone i costumi, spargendo tra questa un vivo sgomento. Scrive Massimo Carlotto: “Il sistema va inquadrato all’interno di gruppi ben strutturati che hanno individuato nella sofisticazione un settore in continuo sviluppo: si fanno soldi a palate, si rischia meno che trafficare in stupefacenti. L’equazione: si immette sul mercato cibo di improponibile qualità, costi dunque bassi, e lo si rivende al giusto prezzo.”
Le operazioni di questi anni dei Nas e dei Nac hanno tracciato una mappa che parte dal Lazio e che avvolge come un mantello Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e che estende i suoi lembi fino alla Basilicata. E non solo: anche in Veneto ed in Piemonte si lavora a ritmo serrato. Spesso e volentieri, però, la ‘materia grezza’ da sofisticare, affinare e poi rivendere arriva da lontano. Recentemente sono saltati fuori miele moldavo zeppo di pesticidi, sale nordafricano al colibatterio fecale, importazioni di concentrato di pomodoro semplicemente inservibile dalla Cina. Nulla di cui stupirsi: la carta vincente di questo tipo di attività è la flessibilità, la rimodellabilità, l’estrema versatilità nel reimpiego dei prodotti.

In tempo di pace, insomma, non si butta via niente. Mai. C’è una punta di grottesco in tutto ciò: la sofisticazione presuppone un’inutilizzabilità a priori; nel senso che i cibi fanno già schifo prima di essere trattati. Anzi, di più: vengono trattati proprio perché fanno schifo, perché sono marci, da buttare. E sono ancora gli operatori del settore ad offrirci il sentore di nequizia che esala dal mondo della contraffazione agroalimentare. Dall’operazione “Meat Guarantor”, condotta dai Nas campani, spunta fuori un’interessante intercettazione, in cui un macellaio si lamenta del fatto che “la carne non si riesce a vendere, è verde dentro, è tutta verde”. Il venditore, di contro, gli dice: “Realizza i quarti, realizza qualche cosa. C’è sempre un po’ di carne che si può recuperare… In qualche maniera… Macinata…”
Realizzare qualche cosa. Immettere il veleno. Ampliare il giro d’affari. Accatastare profitto. Accantonare utili. I soldi, la merda, i rifiuti, il cibo. Questi sono i confini entro cui muoversi, se si vuole avviare e mantenere una simile impresa criminale. “La vitella puzza“? E tu vendila comunque. Perché tu sei quello che mangi. Il resto, conta poco.
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Un altro settore in qui siamo nelle peste insomma…però le banane a gas mi incuriosiscono..si possono fare flambè con semplicità
brrr….
Bell’articolo JP.
Però il titolo che significa?
E’ un frase del filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, che significa “tu sei quello che mangi”.
@jp
Grazie.
Vero, verissimo.
Bell’articolo, purtroppo ogni giorno di piu` ci rendiamo conto di quanto e` sbagliato illudersi e abbassare la guardia.
Con tali livelli di mancanza di etica non si puo` non pensare che i contraffattori non siano del tutto umani o che non soffrano di qualche devastante disturbo psichico.
Il problema pero` non sono solo loro ma anche tutta la “catena” che gli da` corda e rende possibili i loro schifosi piani.
Della serie: Gomorra (and outskirts).
L’Unione Europea per far fronte alla sofisticazione degli alimenti di cui sopra, ha messo in atto un sistema di controllo sugli alimenti l’ “Allerta Rapido” che ha il compito appunto di segnalare, tempestivamente, a governi e cittadini la presenza sul mercato di alimenti “contaminati”.
Nel mese di Luglio scorso è stato reso noto che, in Svizzera, è stata riscontrata la presenza di diossina e pentaclorofene in alimenti quali formaggio, bevande e prodotti dietetici, yogurt, gelati etc…
Diossina contenuta in un antiossidante, il GUAR GUM, proveniente dall’India usato da molti produttori..
In seguito alla segnalazione molti Paesi dell’Unione hanno ritirato dal mercato gli alimenti contaminati, DANDONE NOTIZIA DETTAGLIATA ai consumatori, tramite stampa.
In Italia ‘Istituto Superiore di Sanità ha inviato circolari alle associazioni dei produttori e chiesto alle Regioni e alle Asl di fare i dovuti accertamenti.
Sono stati fatti? (purtroppo in Italia dobbiamo chiedercelo)
Sembrerebbe di si, dal momento che diverse aziende che utilizzano l’addensante di cui sopra, hanno ritirato dal mercato partite di alimenti.
Fin qui, sembrerebbe, tutto bene..
Ma noi italiani abbiamo ricevuto notizie in merito?
(la mia amica francese mi riferisce che in Francia hanno pubblicato il nome dei prodotti a rischio che di li a poco sarebbero stati ritirati, invitando i cittadini a controllare loro stessi segnalando l’eventuale presenza di prodotti “sospetti”ancora sul mercato..)
Voi sapevate nulla dello yogurt alla diossina?
Perché in Italia, contrariamente a quanto avviene in Francia e Germania per esempio, non vengono comunicati i nomi e relative etichette dei prodotti contaminati e quindi pericolosi per la nostra salute?
Luna
Già perché?
Comunque Luna, hai qualche link alla fonte di queste informazioni? Potremmo farne un servizio per MC.
Grazie
Purtroppo nessun link..
Ne ha parlato l’avvocato maria rita parsi (se non ricordo male), sottolineando lei stessa l’incongruenza di “certi comportamenti”…
OK, proviamo a cercare noi.
Grazie Luna.
La mia amica francese mi ricorda che a parlare del sistema di “ALLERTA RAPIDO” è stata la sig.ra Anna Bartolini, in un articolo apparso tempo fa su di una rivista della quale non ricorda il nome!
Si parlava di tutela del consumatore…