Mohammed Atta e Ziad Jarrah – Cos’è che trasforma un uomo in un terrorista?

ItalianoCinese (Semplificato)IngleseFranceseTedescoPortogheseRussoSpagnolo

Sono passati sei anni dall’attentato terroristico avvenuto l’11 settembre 2001 sul suolo americano.
Come è naturale, in questi giorni le testate informative ricorderanno e celebreranno quel terribile evento, che a sua volta ha scatenato ulteriore morte e distruzione in altre parti del mondo: molte parole, molti commenti, molti punti di vista si aggiungeranno ai migliaia già espressi negli ultimi sei anni.
Io invece, in quest’articolo, vorrei soffermarmi su aspetti che non sono mai oggetto di dibattito: le vicende umane di coloro che sono considerati gli esecutori materiali di quel terribile atto terroristico, in particolar modo di colui che è stato riconosciuto quale il capo del commando che ha portato a termine l’attentato suicida sulle Twin Towers e sul Pentagono: l’egiziano Mohammed Atta ed uno dei suoi vice Ziad Jarrah.

Credo che ognuno di noi tenda ad immaginare i terroristi come persone povere, ignoranti, proveniente da villaggi che ricordano maggiormente piccole tribù piuttosto che società organizzate del ventesimo secolo; come giustificare altrimenti tanta avversione verso il mondo occidentale ed un fanatismo così cieco da portare questi uomini a compiere azioni di suicidio-omicidio?

Eppure Mohammed Atta, ritenuto il comandante dei componenti di quella che passerà alla storia come la cellula di Amburgo, non era povero (il padre era un dottore e la famiglia era benestante), non era ignorante (si era laureato in Architettura alla “Technische Universitat” di Amburgo), era cresciuto a Il Cairo, la capitale dell’Egitto, in una famiglia formalmente laica e lontana da qualsiasi ambiente religioso.

Mohammed Atta all'università

Mohammed Atta in una foto risalente al suo periodo universitario (fonte: Wikipedia)

Tra i terroristi che colpiranno in quel terribile giorno Mohammed Atta non sarà l’unico ad avere un’origine ed un modus vivendi completamente estranei a quello che dovrebbe essere il background socio-culturale dell’estremista islamico, anche Ziad Jarrah, colui a cui era stato affidato il compito di dirottare il volo 93 della United Airlines che si sarebbe dovuto schiantare sulla Casa Bianca, ma che invece precipitò nelle campagne della Pennsylvania, ebbe per lungo tempo una vita decisamente occidentale, varie fidanzate che gli valsero anche una discreta fama di playboy.

Ziad Jarrah alla scuola di volo

Ziad Jarrah alla scuola di volo

Eppure entrambi, stando alle ricostruzioni storiche, non hanno avuto alcuna esitazione nel togliere la vita a migliaia di persone nonché a loro stessi. Perché?

Quello che più colpisce di questa vicenda è che questi due uomini, che si sono autoconsegnati alla storia come terroristi ed assassini non hanno subito il cambiamento radicale verso il fanatismo islamico nei loro paesi d’origine, dove comunque l’islam è radicato, bensì una volta trasferitisi nell’occidente laico e democratico.

Cosa è successo a questi individui una volta approdati nella vecchia e democratica Europa?

Forse è possibile che il disorientamento causato da un mondo completamente diverso dal loro, oppure un senso di “solitudine” e isolamento, li abbia spinti alla ricerca di qualche certezza, di qualche punto fermo. Può essere che durante questa “ricerca”, in un momento di sbandamento simile a quelli in cui incappano molti occidentali deboli ed influenzabili che finiscono per essere soggiogati da sette di religiosi fanatici (anch’esse causa di gesti estremi, emblematico in tal senso il caso di Jonestown), siano caduti nella “trappola” del fanatismo religioso,

Oppure, semplicemente, questi uomini sono stati ghettizzati dalla società che li ha accolti ma che non è riuscita ad integrarli o, viceveversa, può darsi che siano stati loro ad autoghettizzarsi perché, non riconoscendosi nel modello di vita che hanno incontrato una volta arrivati in Europa, invece di cercare un amalgama con gli abitanti del posto hanno preferito isolarsi in comunità più simili al modello di società che loro conoscevano, incontrando così le persone sbagliate, magari arruolatori di Al Qaeda che, usando parole e metodi molto persuasivi, li hanno convinti che la guerra all’occidente era cosa giusta e necessaria.

Ho avuto la fortuna di visionare un documentario realizzato da History Channel ed intitolato: “09/11 Hijackers: Inside The Hamburg Cell”, che racconta proprio la storia della cellula di Amburgo, nel documentario ho appreso che Mohammed Atta, poco prima di compiere l’attentato suicida, si recò dalla madre malata e gli chiese di poter rimanere in Egitto al suo fianco, ma che la madre lo convinse a tornare ad Amburgo per terminare i suoi studi.
Apprendiamo anche che Ziad Jarrah aveva una ragazza a cui ha nascosto fino alla fine le sue terribili intenzioni, ma che ad un certo punto lui stesso, forse per amore di questa ragazza, cercò di rinunciare all’idea dell’attentato ma fu nuovamente convinto a tornare sui suoi passi a causa del quarto componente della cellula di Amburgo, al quale non fu concesso il visto per entrare sul suolo americano.

Attimi di lucidità che riaffioravano solamente quando i due ritrovavano i loro affetti più cari?

Si tratta di semplici ipotesi, ma credo sia importante fare un’analisi critica e serena sulle motivazioni che portano alcuni giovani arabi ad arruolarsi nelle fila del terrorismo internazionale.
Sarebbe sbagliato semplificare un argomento talmente complesso additando tutta la responsabilità alla sola componente religiosa, la storia ci insegna che spesso la religione è il pretesto ma le vere motivazioni di guerre e violenze sono sempre altre, per cui è giusto non fermarsi agli strati più superficiali del nuovo terrorismo, ma analizzare a fondo le cause che lo alimentano, solo così si potrà evitare di tagliare semplicemente i rami più in evidenza e si potrà invece giungere alle radici di questa violenza, estirpandole, evitando così che l’albero del male continui a produrre nuovi e velenosi frutti.

Segue lo spezzone di un’intervista realizzata da Paolo Barnard per una puntata di Report (la trascrizione completa della puntata l’ho reperita qui

Spezzone trascritto della puntata di Report, Rai Tre, trasmessa il 06 Aprile 2003:

AUTORE
Ricapitoliamo: un giovane egiziano, colto, di classe media, lascia un mondo arabo laico per vivere in occidente, e finisce col trarne la conclusione che entrambi quei mondi minacciano di distruggere l’Islam per sempre.
Questo e’ Mohammed Atta, il leader dei terroristi dell’11 settembre. Esiste dunque un parallelo fra la sua esperienza occidentale e quella di Sayyid Qutb. Ce lo testimonia questo uomo al Cairo, che oggi vive nella ex casa di Atta e che l’ha conosciuto fin da ragazzino.

CONOSCENTE DI MOHAMMED ATTA
Mohammed Atta era un ragazzo estremamente serio, usciva poco, non si mischiava con i gruppi di ragazzini chiassosi, appariva come molto attaccato alla sua famiglia, diciamo, un tradizionalista. Ma il suo grande cambiamento avvenne mentre viveva in occidente. Lo notai subito dagli abiti che indossava, dall’atteggiamento, sempre più cambiato ogni anno che tornava qui per le vacanze. Poi, improvvisamente non si è più visto.

AUTORE
Questo è l’appartamento del Cairo da cui il giovane Atta partì per quello che doveva essere il suo trampolino di lancio professionale in occidente, fra Amburgo e gli Stati Uniti. E queste sono le strade del quartiere di Zaytum, sempre al Cairo, che Satyyid Qutb lasciò nel lontano 1949.

ADNAN MUSALLAM – Università Betlemme, Cisgiordania
Entrambi vissero immersi nell’occidente, e si sentirono totalmente alieni ad esso. Tuttavia dubito che Sayyid Qutb avrebbe mai legittimato le azioni di Al Qaida. Le sue idee sono state manipolate dai seguaci di Bin Laden per giustificare ciò che fanno oggi.

AUTORE
Dunque gli ingredienti di questo integralismo islamico sono: una personalità smarrita, il terrore di perdere la propria identità culturale e religiosa, il disprezzo per l’occidente pagano e dilagante, e la passione per il martirio nel nome dell’Islam. Qutb e Atta li possedevano tutti. Ci si chiede: gli uomini di Al Qaida seguono tutti quel modello? Cosa pensano i terroristi che l’11 settembre hanno gioito del massacro di 3000 civili innocenti? E dove pensano di portare il loro Islam estremo?
Trovare queste risposte appare impossibile, poiché occorrerebbe interrogare un loro leader, cosa che oggi è più che mai ardua. Ma quando il caso ci metto lo zampino anche l’impossibile accade. Al ritorno dal Cairo faccio tappa in un paese mediorientale dove una vecchia amicizia mi comunica che qualcuno molto in alto nell’organizzazione è disposto a parlare. L’appuntamento è nel parcheggio di un aeroporto; mi viene detto che la telecamera deve immediatamente sparire. Saranno 7 ore passate sul sedile posteriore di un’auto che gira ininterrottamente per la città senza potersi mai fermare.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
E in questa città del Medio Oriente Paolo Barnard ha incontrato un uomo che ha visto e partecipato alla nascita ed evoluzione del movimento terroristico più pericoloso del mondo, il suo posto era ai vertici a fianco di Osama Bin Laden e del suo vice Aiman Al Zawairi, e per questo in grado di spiegare come pensa e perché agisce Osama Bin Laden.
L’intervista è rubata e per ragioni di sicurezza di quest’uomo non possiamo rivelare l’identità e nemmeno il luogo di incontro.

AUTORE
L’insider vuole precisare prima di tutto una cosa.

“La mia strada si e’ separata da quella di Osama Bin Laden nel 1998. Per anni l’ho sempre contestato, e non mi sono fatto ammaliare dai suoi soldi. Osama mi aveva messo a disposizione un budget illimitato, si parla di milioni di dollari, per gestire un settore vitale della sua organizzazione, ma rifiutai. Gli dissi: tu porterai la rovina sull’Islam.”

D – I nostri esperti di terrorismo hanno scritto montagne di analisi sulle strategie di Bin Laden. Ma quali idee muovono veramente questo uomo?

“Osama segue il principio islamico del Tawakòl, ma in maniera deviata. Questo principio dice che se uno compie un’azione corretta, e se ne assume le conseguenze, allora Allah gli concede il successo. Ma Bin agisce senza pensare alle conseguenze, senza rispettare i limiti, convinto che Dio farà il resto per lui. Ha seguito questa convinzione quando ha pianificato per l’attacco dell’11 settembre.
Osama distorce tutto l’Islam a suo piacimento. Per esempio, secondo la legge islamica Mohammed Atta non poteva attaccare l’America. Esiste una Fatwa, e cioè un editto sacro, emanato dall’imam Sayyed Abdel Aziz, che era il capo della Jihad Egiziana prima di Al Zawahiri, secondo cui il guerriero santo che trova ospitalità in una nazione non può assolutamente attaccarla. Atta era ospite dell’America e non poteva attaccarla. E’ stato Osama a dargli la licenza.”

D – Bin Laden odia tutti gli occidentali?

“No, non odiano la Francia o l’Italia, voi siete fuori dalla loro mira. Il ragionamento vale solo per gli Stati Uniti e per l’Inghilterra.”

D – Ma è vero che sono la povertà e l’ignoranza a motivare questi spietati terroristi?

“No, la povertà non è centrale per capire la loro mentalità. La disperazione lo è. Si sentono perduti in un mondo musulmano perduto. Ayman Al Zawahiri mi disse che per salvare l’Islam era necessario colpire il nemico lontano, per poi distruggere il nemico vicino: questo significa colpire l’America per abbattere i regimi arabi.”

TARIK ALI’ – Storico, Londra
I giovani terroristi come Mohammed Atta pensano che l’Islam sia schiacciato dall’America e dai regimi arabi. Negli anni ‘60 avrebbero avuto la sinistra o i nazionalisti nelle cui fila sfogare la frustrazione politica; oggi vedono che l’unico a levarsi contro i loro nemici è Osama Bin Laden. E’ impossibile fermare questo con la forza delle armi; dobbiamo prosciugare la palude politica che li soffoca, e cioè permettere lo sviluppo democratico in Medio Oriente e togliere l’appoggio occidentale ai regimi arabi repressivi.

AUTORE
L’Insider mi dice che Osama Bin Laden si sposta da paese a paese su un minuscolo aereo che sfugge ai radar. Ma allora e’ ancora vivo. E’ riuscito a fuggire dall’Afghanistan. Perché non si mostra più in video? Molti sostengono che quella sia la prova che è già morto.

TESTIMONE
Osama non è morto. Non si fa più filmare dopo l’incidente di Karachi, quando poche ore dopo la consegna ad Al Jazeera dell’ultimo suo video fu catturato l’agente di Al Qaida che l’aveva consegnato al corriere. Il corriere aveva addosso le microspie dei servizi americani e pakistani, e così il capo della sicurezza di Bin Laden ha detto stop. Ma Osama è sicuramente vivo per un altro motivo: tutti gli uomini di Al Qaida hanno ordine di fare una certa cosa in tutto il mondo nelle 24 ore successive alla morte di Bin Laden e quella cosa non è accaduta ancora.

D – Ma quale cosa?

TESTIMONE
Questo non vi è concesso saperlo.
Altre fonti: documentario di History Channel: 09/11 Hijackers: Inside The Hamburg Cell (lingua inglese).

Nota dell’autore: ho scritto quest’articolo un anno fa, ma le domande che mi sono posto non hanno ancora trovato risposta

Condividi questo articolo:
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Twitter
  • Tumblr
  • Wikio IT
  • Technorati
  • Live
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • del.icio.us
  • FriendFeed
  • Reddit
  • Netvibes
  • Add to favorites
  • email
  • PDF

MC Inserzione Locale

limoni

Articoli collegati:

  1. Ombre Pakistane Il brutale attentato che ha assassinato Benazir Butto ed è...
  2. 11/09 Il Giorno che Cambiò la Storia Sei anni. Tanti ne sono trascorsi da quell’11 settembre 2001...
  3. C’è Grossa Crisi… -Pronto, parlo con l’ambasciata gitana di Roma? -Si, diiiica. -Mi...

doxaliber

Leggi anche



Speciale 11-09-2001
Si avvicina un anniversario che, almeno nell’immediato futuro, sarà ricordato con malessere ed inquietudine.La...

Ombre Pakistane
Il brutale attentato che ha assassinato Benazir Butto ed è costato la vita ad altre venti persone è...

11/09 Il Giorno che Cambiò la Storia
Sei anni. Tanti ne sono trascorsi da quell'11 settembre 2001 destinato a cambiare, probabilmente per...

L’uomo che Sapeva (Troppo?)
Sono trascorsi sei anni dalla tragedia dell’11 settembre 2001. Nei mesi precedenti a quel terribile...

Los Angeles Times: il Terrorista che (noi Stati Uniti) Tolleriamo
Così come i pirati, si suppone che anche i terroristi siano hostis humani generis - ovvero "nemici di...
Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

Lo stesso giorno gli anni scorsi

2009


2008

pompelmi

Comments

11 Risposte a “Mohammed Atta e Ziad Jarrah – Cos’è che trasforma un uomo in un terrorista?”
  1. temple scrive:

    Molto interessante.
    E’ importante sottolineare che non è solo la povertà, o il fanatismo fine a se stesso!

    Ma l’11 settembre lo abbiamo realmente subito o ce lo siamo meritati?

  2. VOLTaire scrive:

    @temple: Bella domanda…

    Anche se non hanno scuse… Non si uccidono migliaia di persone… Neppure se gli americani l’hanno fatto prima… Avrebbero fatto bene a colpire la Casa Bianca al massimo… Ma perchè ammazzare i civili?

    Sono brutti e cattivi… Ecco cosa sono…

  3. JP scrive:

    In merito alla fenomenologia del terrorismo, segnalo un articolo di Krueger apparso su lavoce.info.

    http://www.lavoce.info/news/view.php?id=10&cms_pk=2886&from=index

  4. Doxaliber scrive:

    JP, grazie per la segnalazione.. ;-)

  5. diabolicoMarco scrive:

    I giovani terroristi come Mohammed Atta pensano che l’Islam sia schiacciato dall’America e dai regimi arabi.

    Questa non l’avevo mai sentita.
    Grazie per le informazioni Doxaliber.

  6. Miguel scrive:

    Considero che la “follia” religiosa di questa gente sia da tenere in conto, ma credo di piu’ che molti di loro dopo di essere reclutati in cambio di denaro, potere, e lavaggio di cervello, sono minnaciati (le loro famiglie) in modo di che compiano con gli obbiettivi preffissati.
    Mi piacerebbe sentire le “scattole nere” degli aerei del 11/09 per verifficare se c’era qualche urlo in nome di “Allah” prima dell’urto.

  7. temple scrive:

    quoto Silent Enigma

  8. Vortexmind scrive:

    Un appunto:

    D – Bin Laden odia tutti gli occidentali?

    “No, non odiano la Francia o l’Italia, voi siete fuori dalla loro mira. Il ragionamento vale solo per gli Stati Uniti e per l’Inghilterra.”

    Non so se le persone morte a Madrid fossero della stessa opione ..

  9. Silent Enigma scrive:

    Ma lì è stata l’ETA, lo sanno tutti :-D

Trackbacks

Su questo articolo gli altri siti web hanno scritto....
  1. [...] Mohammed Atta e Ziad Jarrah – Cos’è che trasforma un uomo in un terrorista?. [...]



Apri la Tua Mente

Esprimi il tuo pensiero...
ah, se vuoi essere riconoscibile dagli altri utenti procurati un gravatar!