D’ovunque ma non (di) qui 3


Con questo mio scritto che rendo pubblico, chiedo aiuto a qualunque figura istituzionale estera, mondiale o extraterrestre, che possa indirizzarmi, per chiedere e ottenere che io non sia più annoverata, nemmeno per errore, tra i cittadini italiani.
Nell’ultima settimana, questa Repubblica ha subito l’ultimo ed estremo capovolgersi della storia, lasciandoci nell’impossibilità di individuare l’istituzione alla quale rivolgere le nostre istanze.
Abbiamo vissuto l’ultimo anno sotto estorsione, rapinati dei nostri ultimi spiccioli, indebitati oltre ogni misura; oggi scopriamo che i nostri sacrifici, il sangue e la vita di chi se l’è tolta nell’impossibilità di proseguire la sopravvivenza, sono vanificati dalle necessita di sua eccellenza onorevole silvio berlusconi, ex presidente del consiglio, già presidente del Milan, di posticipare la sentenza del processo denominato “Rubygate”, e che porterà sicuramente Tinto Brass alla vittoria di un premio per il porno dell’anno, come fu per i giornalisti americani Carl Bernstein e Bob Woodward vincitori del premio Pulitzer per lo scandalo Watergate.
Impoveriti dell’ossigeno, dopo un anno di governo concentrato a ripianare i debiti, e far fede agli accordi europei, firmati dall’ex presidente del consiglio sua eccellenza illustrissima silvio berlusconi e l’allora ministro per l’economia, il chiarissimo e reverendissimo onorevolissimo giulio tremonti, nell’ordine oggi fondatori di due nuove formazioni politiche, Forza Italia  e il movimento delle 3L rischiamo di dover assistere alla cancellazione di uno dei diritti fondamentali dei cittadini italiani: il Festival di Sanremo, che teletrasmesso in concomitanza con la farsa delle elezioni amministrative, rischierebbe di confondere lo spettatore, il quale sarebbe chiamato allo sforzo sovrumano di tele votare per un cantante e votare per un partito politico.
Ci è oggi impossibile distinguere, in effetti, chi canti cosa, chi faccia parte dello spettacolo, quale sia delle due la figura più ridicola.
Ci è soprattutto difficile comprendere quale sia stato lo sforzo del nostro sacrificio, a cosa siano state sacrificate le vite di chi è morto e di chi continua a morire. Per giovare a chi siano stati cancellati i diritti minimi garantiti a tutti i cittadini italiani, primo fra tutti quello fondante della Repubblica italiana: “Il lavoro.”
Mi è impossibile, per dignità, continuare a far parte della cittadinanza italiana. Per questo, vi prego di aiutarmi, indicandomi un iter lecito perché il mio nome possa sparire da qualunque registro anagrafico di questa barzelletta di paese, affinché dato che nulla mi è più garantito, nulla nemmeno sia dovuto. Meno che mai, poi, il mio sacrificio.

Informazioni su Rita Pani

Rita Pani è nata a Carbonia (CI) il 4 Ottobre 1964. Ha collaborato nella redazione giornalistica di una piccola televisione sarda. Ha partecipato a diversi laboratori di scrittura creativa e collettiva prediligendo il racconto breve, ed ottenendo la pubblicazione di alcuni di essi e di alcune poesie, su qualche rivista tematica e in un’ antologia. Ha lavorato presso l’ufficio stampa di una Onlus, impegnata nella promozione e nella divulgazione informativa sulle energie pulite e rinnovabili, e tutt’ora collabora con la Casa Editrice di musica classica “ClassicaViva”, come addetta stampa. Nel 2007 ha pubblicato il primo romanzo “Luce” con la Gammarò Editori di Sestri Levante, nel 2008 il secondo “Vite di vetro” e nel 2009 “Quell’amore alla finestra – Storia di Tello e Dora”, con la stessa Casa. Con la Epika Edizioni "Lo sguardo di Hermes". Da dieci anni scrive il Blog R-ESISTENZA, molto seguito, prediligendo le tematiche politiche, da cui ha tratto una Raccolta scaricabile da Web. Da novembre disponibile l'ultima pubblicazione "Quattro alberi di magnolia" di Epika edizioni.

3 commenti su “D’ovunque ma non (di) qui

  • ilBuonPeppe

    Sì, lo so, l’articolo è evidentemente ironico; ma il suo contenuto è quanto mai concreto e drammatico, e rispecchia il pensiero di tanti nostri connazionali. Quindi…

    Pensi che diventare tedeschi, turchi o neozelandesi cambierebbe qualcosa?
    Dici che non vuoi più “essere annoverata tra i cittadini italiani”. Ma il problema (non necessariamente tuo, ma di moltissimi) è di non essere più cittadini già da molto tempo.
    Cambiare la nazionalità senza recuperare lo status di cittadini non serve a niente: da pecore italiane potremo diventare pecore svizzere. Con quale vantaggio? Di non avere più intorno a noi questa situazione? Questo vuol dire che continuiamo a vedere il problema, e quindi a cercare la soluzione, fuori di noi. Noi non ci mettiamo mai in discussione, siamo pecore e tali vogliamo rimanere.
    Vogliamo cambiare la nostra situazione? Torniamo ad essere cittadini.

  • Antonello Puggioni

    Temo che non basti varcare i confini, sarebbe opportuno cambiare galassia.
    Già il fatto che personaggi come berlusconi (e tanti, troppi come lui) possano presentarsi e addirittura ripresentarsi sulla scena nazionale senza che la gente si ammazzi dalle risate la dice lunga sullo stato delle cose. E’ la prova definitiva dell’efficacia della propaganda.
    Ciò che davvero manca in modo desolante è la mente libera (e critica) delle persone.
    Comunque, se trovassi una via di fuga (economica, dato che non abbiamo più un cacchio) faccelo sapere: ti seguiamo a ruota!

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