Dove il Cielo è Vuoto 22


L’appuntamento è un po’ prima delle 11 sul prato del Mitchell Park, a Palo Alto, non troppo lontano dagli alloggi della Stanford e dalla casa che Condoleezza Rice tornerà ad abitare tra un anno.
E’ domenica mattina e accetto di accompagnare una coppia di conoscenti alla Humanist Community, dove il loro bambino, insieme ad altri coetanei figli di non credenti, frequenta un corso orgogliosamente definito dogma free.

L’immagine che si ha all’esterno degli Stati Uniti come di una nazione di bigotti, dove la gente è convinta di avere un filo diretto con Dio e infila citazioni delle scritture in ogni frase, è largamente riduttiva.
Se si vuole comprendere la complessa realtà americana non bisogna limitarsi ad abbinamenti mentali con gli stati della cosiddetta Bible Belt, dove il protestantesimo evangelico più conservatore rappresenta la mentalità dominante.

Esistono realtà diverse e stridenti, come quella californiana, dove la preponderante mentalità liberal si rispecchia in diffuse forme di umanesimo secolarista, razionalismo, agnosticismo, ateismo radicale.
Sono tante le città californiane che ospitano le sedi di movimenti, di centri, di associazioni che sostengono e diffondono l’ateismo.

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Anche se non è facile fare una stima esatta, si ritiene che la percentuale degli Americani non credenti equivalga a circa il 14% della popolazione. Percentuale che si alza al 20% nella fascia di età che va dai 17 ai 25 anni.
Nella “categoria” di non credenti sono inclusi sia chi professa l’ateismo vero e proprio ma anche gli agnostici o, per dire, i buddhisti. Così come non si tiene conto di tutti coloro che, pur risultando ufficialmente appartenenti a una specifica confessione religiosa, in realtà hanno smesso di crederci e di seguirne i precetti.

Tuttavia, può sembrare strano, ma per molte coppie di genitori atei o non credenti, la domenica rappresenta un giorno “critico” in quanto viene a mancare un’occasione di aggregazione per i propri figli.
A fare da contraltare ci sono le classiche domeniche raccontate dai colleghi di lavoro e dagli amici, dove l’educazione dei figli e l’insegnamento ai valori etici trovano l’abituale cornice della chiesa, delle comunità parrocchiali, dei gruppi d’incontro.

Per questo, da alcuni anni a questa parte, cominciano a sorgere questi centri che si definiscono umanisti, il cui scopo è quello di sostenere che, fin dall’infanzia, può esistere un’etica che non contempli la presenza di Dio.

E’ una questione importante o, almeno, lo è all’interno delle famiglie americane. E a spingermi ad approfondirne la conoscenza è il bisogno di capire quale possa essere il sistema educativo migliore per i propri figli.

Ma non posso negare di aver ricavato una considerevole perplessità di fronte alla “lezione” di umanesimo tenuta a una quindicina di bambini tra i 5 e i 7 anni, seduti in circolo sul pavimento, con genitori e amici a far corona dietro di loro, e un’insegnante che li guidava in canzoncine sulla natura unica e irripetibile dell’essere umano, raccontando poi storie e parabole su un mondo privo di Dio, per terminare con una tribale e un po’ sconclusionata sinfonia di percussioni.

Ne sono uscita con la convinzione che se è tutta qui la forza aggregante delle nuove parabole secolariste, beh, ne devono fare di strada per poter scalfire le tradizionali letture bibliche delle Sunday Schools, dove ogni bambino sente la protezione di un Dio che, come gli viene insegnato, prima lo ha creato e in ogni momento è pronto a soccorrerlo.

E trovo un po’ ironico il fatto che le comunità atee vogliano creare organizzazioni antitetiche a quelle delle confessioni religiose che avversano. Come se l’anti-dogmatismo finisse per diventare esso stesso un dogma. Questo non mi piace, non mi convince, mi lascia perplessa.

Così come non mi piace il livore espresso nelle pubblicazioni umaniste e ateiste, quelle californiane almeno, nei confronti delle religioni e in particolar modo del cattolicesimo, che viene recepito come il “nemico” numero 1. Lo trovo assurdo e contraddittorio. Se io non credo nell’esistenza di Dio, per quale motivo me ne devo occupare fino a disprezzare e ridicolizzare chi invece ci crede?

Lo dico non da credente incrollabile, ma personalmente non penso di voler introdurre i miei figli ad un mondo dove il cielo è vuoto e non c’è speranza alcuna. Dove non esiste altra realtà all’infuori dell’uomo. Dove l’esperienza esistenziale è compresa nei confini limitati del “qui e adesso”.

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La mia sensazione è che questo non sia il meglio che si possa offrire ad un bambino. Razionalizzare da subito gli insegnamenti quotidiani, creando una morale che sia scevra dall’influenza spirituale, non corrisponde al bisogno primario di un bambino. Che è quello di avere punti di riferimento ben focalizzati e un senso di sicurezza intorno che deriva anche da elementi soprannaturali e “irrazionali” (nel senso che la nostra ragione non può arrivare a comprenderli).

Pensiamo ad un bambino che debba affrontare la triste esperienza della morte di un genitore. Cosa è meglio per lui in quel momento? Dirgli che suo padre è sparito per sempre e che deve farsene una ragione perché questa è la vita oppure rincuorarlo facendogli credere che suo padre ha trovato posto in cielo e che da lassù continuerà ad amarlo, vegliarlo e seguirlo nei suoi passi?

Anche se fosse solo un’illusione, io penso che, in quel momento della sua vita, sarebbe meno crudele, meno cinico e più umano, fargli sentire la presenza incombente di un cielo che non sia così vuoto e disperato come la nostra ragione di adulti ci spinge a credere.
I bambini hanno bisogno di speranza e di credere che non saranno lasciati soli, mai. Per la disillusione, la disperazione, la perdita della fede o la fredda ragione, c’è sempre tempo.


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22 commenti su “Dove il Cielo è Vuoto

  • silvia

    Beh, cos’è meglio per un bambino???
    Io piuttosto mi chiederei cosa è meglio per un essere umano in assoluto visto che quella è la naturale evoluzione di un bambino.
    Per quello che mi riguarda non mi piacciono le baggianate, nemmeno se dette ai bambini, anzi!
    Ho perso mio padre a 12 anni e sinceramente non ricordo che il mio cruccio principale fosse la sua ubicazione. Il mio strazio era dovuto al fatto che il mio amato padre non stesse più con me. Punto. Non credo che in generale ai bambini gliene importi molto, siamo noi adulti che ci sentiamo meglio all’idea di dare una spiegazione ad un bambino di una cosa straziante di cui noi stessi non riusciamo a capire bene il senso e sulla quale non abbiamo nessun controllo. E questo, direi, è l’essenza di tutte le religioni.
    E poi scusate, un’altra puntualizzazione. Vorrei che la si smettesse di dire che chi non crede che ci sia uno che non si sa per quale motivo ci ha messi al mondo e passi tutto il suo tempo a curarsi di ciò che facciamo, assistendo impassibile ai nostri strazi quotidiani e beandosi di stupidaggini quali messe, sacrifici e preghiere, corrisponda ad una mancanza di sensibilità e di “spiritualità”. Un ateo è in genere tanto, se non più, retto quanto un credente. Noi non abbiamo uno pronto ad assolverci tutte domeniche dietro la recita di insensate litanie per i nostri errori!

  • Francesco Orsenigo

    Quindi senza Dio il cielo é vuoto? O_o
    C’é molto nel cielo, se solo lo si guarda senza aspettative o fantasie.
    Spero che i credenti non vivano vite cosí miserabili come l’autrice lascia presupporre.

    L’indottrinamento dei bambini é sbagliatissimo e a maggior ragione trovo oltraggioso che un cristiano se ne lamenti.

    Ci sono tantissimi motivi per cui i non credenti possono avercela con la religione, non ultimo l’insegnare che l’uomo é “superiore” al resto del creato (e in generale a creare una gerarchia tra le cose) o ad accettare veritá per “fede”.

    Il non essere capaci di vivere “qui e adesso” é una delle maggiori cause dell’infelicitá umana, e il buddismo come moltre altre filosofie (e religioni!) orientali insegnano la meditazione proprio per raggiungere la consapevolezza del momento.

    I tre grandi monoteismi hanno insegnato ai loro fedeli a perdere la bellezza del cielo e della natura, a disprezzare le cose “inferiori”, a distruggere la curiositá e lo spirito critico, a glorificare il dolore e la sofferenza, a demonizzare la sessualitá, a chiamare “innaturali” cose che esistono da prima dell’uomo, e nonostante tutto questo, a sentirsi unici depositari della veritá, a non dare alle altre opzioni neppure il beneficio del dubbio.

  • Comandante Nebbia

    Io credo che il punto sia che “il non credere”, quando diventa militante e apostolico, diventa a sua volta una religione, spesso più integralista di quelle che nega.

    In quanto al cielo, secondo me è spaventosamente vuoto.
    L’universo si regola sulla massima efficienza e concetti quali bene, amore, rispetto e Fede sono del tutto assenti negli scambi energetici che entropicamente erodono il residuo di energia che rimane da bruciare in questo ciclo.

    Il freddo, infinito spazio nel quale siamo immersi è del tutto indifferente non solo alle nostre infinitesimali esistenze, ma anche alla nostra storia, alla nostra sofferenza ed alla nostra tecnologia.

    E’ per questo che, delle volte, mi chiedo da dove sia sorto il concetto di bene, giustizia, quello di amore e l’anelito di conoscenza che anima la vita di alcuni di noi.

    Alla fine mi riduco a chiamarla Fede perché ad essere pratici, bisognerebbe pensare solo al breve percorso che si fa nella luce prima di rientrare nella tenebra.
    Eppure, spesso, si guarda oltre e cerca di operare secondo giustizia e non secondo convenienza.

    Diciamo che ho Fede. Ora mi resta da capire in che cosa.

  • nirnaeth

    Un piccolo distinguo: l’indottrinamento e’ male, perche’ non prevede la conoscenza delle alternative, l’insegnamento dei propri valori e’ un’altra cosa, perche’ fornisce una guida alla persona che verra’ da quel bambino.

    Ora, abbi pazienza, ma sostenere che senza Dio non c’e’ speranza (!!!) e il cielo e’ vuoto mi pare essere di un tale disprezzo per l’Uomo e la Natura da essere quasi sconvolgente. Senza Dio, la Creazione non ha significato?
    Perdonami, ma e’ questo che rende i Cattolici cosi’ invisi a tutte le altre confessioni (non e’ che i Protestanti vi amino particolarmente) e filosofie: tutto ha fine e origine in Dio, tutto il resto e’ un contorno alla sua essenza.
    Io sostengo – e come me gli atei in primis e gli umanisti in generale – che l’Uomo ha dignita’ in quanto tale, la Speranza e’ nel domani, e’ nelle azioni dei nostri figli, la Speranza e’ nelle azioni che NOI facciamo per migliorare questo mondo e le persone che verranno dopo di noi.
    Hai mai visto le immagini di Hubble? Come si fa a dire che non c’e’ niente di bello se non giustificato dalla presenza divina?
    Io saro’ anche una nerd, ma leggere le equazioni di Maxwell che descrivono il campo elettromagnetico o l’ipotesi di Riehmann sulla distribuzione dei numeri primi mi riempie di meraviglia a prescindere dal fatto che io creda o meno in un Creatore.

    Lasciando perdere le questioni teologiche (che Dio arrogante e’ uno secondo il quale lo scopo ultimo di tutti gli esseri e’ morire ed ammirarlo?) e lasciando perdere la stupidita’ di uno scimmiottamento dei riti cristiano-cattolici (che sono a loro volta scimmiottamenti di altri riti giu’ giu’ fino all’origine dell’essere chiamato Uomo), il concetto che tu proponi e’ “visto che non c’e’ di meglio, consoliamoci con l’idea di Dio e di un Paradiso”.

    Concentrandosi sul topic del post, che dovrebbe essere l’educazione dei ragazzini, sostieni SERIAMENTE che non si puo’ scindere l’etica dalla religione? Insegnare ai propri figli che siamo una comunita’, come una grandissima famiglia e per questo rispettarsi (che e’ poi alla base di TUTTO, dal rispetto del pensiero al rispetto della cosa altrui al rispetto della persona altra da se’) non e’ possibile se non insegnando loro che tutto cio’ che fanno, tutte le passioni, tutti gli afflati sono sporchi e sbagliati. Che loro per primi, senza l’intervento di Dio (a.k.a. battesimo) sono esseri imperfetti e indegni?
    Stai scherzando, spero.

    Non e’ la religione che rende l’uomo migliore, e’ l’amore per gli altri che lo rende tale. La religione – in alcuni casi – racconta questo amore, ma sempre condizionato. E’ il condizionamento che mi schifa “ti do’ questo solo se tu fai quest’altro”, dov’e’ il principio di amore incondizionato? “dio ti ama, ma solo se segui i suoi precetti ti accogliera’ presso di lui. altrimenti ciao, dannazione eterna”. Grazie Dio per tutta questa scelta (cit.).
    Inoltre, i credenti in generale e i cattolici in particolare, hanno questo fastidioso vizio di voler costringere anche chi non la pensa come loro a vivere secondo le loro regole, e questa e’ un’altra cosa che mi indispettisce notevolemente. Nessuno vi chiede di divorziare, nessuno vi chiede di fare sesso prima del matrimonio o di usare anticoncezionali, eppure lo fate e poi vi lamentate che non si dovrebbe fare, cercando di impedire agli altri di farlo. E rieccoci con il discorso del rispetto.

    Ultima cosa, assolutamente marginale: io e mia sorella siamo atee convinte, il suo e il mio ragazzo sono atei convinti. Eppure l’amore per le nostre famiglie – che dovrebbe essere il motivo principe per cui ci si ritrova in famiglia – non ci porta sicuramente a fuggire via le domeniche, i sabati o chissa’ quale altro giorno della settimana. Senza considerare che la famiglia media americana, credente o no, e’ disastrata di suo. Figli che non vedono i genitori da anni, fratelli che a mala pena sanno dove sono, nonni parcheggiati in case di riposo… bella cristianita’.

  • Francesco Orsenigo

    @nirnaeth: splendido commento, concordo in pieno, ti sei spiegata mille volte meglio di quanto sono riuscito a fare io.

  • alberto

    Vogliamo raccontare al bambino che dio esiste?
    Va bene, purché poi da grande gli si riveli la verità (se non ci arriva da solo (casomai fossimo stati troppo convincenti)).
    Altrimenti poi capita che il giorno di pasqua va a sentir l’uomo vestito di bianco a san pietro nonostante la pioggia. E non è salutare. E mi riferisco alla pioggia.

    E poi, non è carino che si sminuiscano così i tentativi di secolarizzare i giorni festivi, domeniche incluse (anche se poi… boh, dio non s’è riposato sabato?).
    Infondo la chiesa ha dalla sua duemila anni di efferate strategie di marketing.
    Date tempo, il vantaggio è abissale 🙂

    saluti

  • Alfonso

    Sono sempre del parere che la questione dei “punti fermi” in fatto di educazione sia una debolezza del genitore, nel tentativo di proporre delle “ancore” al proprio pargolo.
    La religione qui calza a pennello in quanto è semplice, più semplice del proporre saggi di filosofia a un bimbo di 3-5 anni. E’ utilizzata per “proteggere” il cucciolo dalla complessità del mondo. Molti genitori pur non usando Dio, parlano ai propri figli di angeli o di fate o mostri. E il più famoso Babbo Natale ti porta i regali solo se sei buono.
    Poi vediamo che, in caso di morte di qualche parente, dire al bimbo che “il nonno è in cielo e veglia su di noi” non lo aiuta poi così tanto ad elaborare il dolore dato dal non poter vedere più il nonno.
    Detto questo ovviamente ci sono tantissimi modi per insegnare cos’è giusto o sbagliato, per “instradare” il proprio pargolo verso la “retta via”. So per esperienza cosa significa credere in Dio e far parte del “suo” mondo e poi svegliarsi una mattina (anni e anni dopo) e trovarsi intorno un mare di illusi che praticano la superstizione, l’idolatria, il feticismo, parlano di dio creatore perfetto e di uomo sempre sbagliato, sempre preda del vizio, sempre malvagio…
    Ma ci vuole un equilibrio, come sempre. E se l’obiettivo è la crescita mentale della prole, invece del semplice risolvere frettolosamente il dubbio del pargolo, si dovrebbe stare attenti ad usare la mitologia cristiana. Per me, il motivo è molto semplice. Finché sei piccolo, ma anche no, mamma e papà sono i tuoi creatori e non c’è nessun altro sopra di essi. Tutt’al più i nonni, che sono i creatori dei padri, dal cui rapporto i figli imparano rispetto ed obbedienza, amore e dibattito. Verrà il tempo in cui il figlio troverà la via per sostituire il padre (avviene in tutti i mammiferi) ed allora il bagaglio di conoscenze ed emozioni non impersonificate in qualcun altro gli sarà utile per gestire la propria esistenza.

    Bell’articolo, come sempre, e penso proprio che questo genere di associazioni faranno la loro comparsa anche in Italia.
    Oh, e come per la questione del bicchiere, oserei dire, il cielo è pieno. Pienissimo.

  • Avola

    @nirnaeth
    -lexi
    +nirnaeth

    I post di Lexi sono sempre abbastanza banali e questo e’ in linea.
    Come quasi sempre quando si parla di ateismo e religione si finisce per strizzare l’occhio a quest’ultima. Inventare dei surrogati dei rirovi religiosi ricreandone gli schemi probabilmente e’ sbagliato, puntare ad una educazione laica ed atea no.
    Non ho in realta’ nulla da aggiungere a quanto gia’ detto in altri post, mi permetto di commentare pero’ questa frase:
    “Se io non credo nell’esistenza di Dio, per quale motivo me ne devo occupare fino a disprezzare e ridicolizzare chi invece ci crede?”
    Disprezzare e ridicolizzare e’ effettivamente eccessivo, ma occuparsene con fervore no e la motivazione e’ semplice: i credenti vogliono, possono e riescono ad influenzare la nostra vita con leggi oscurantiste. Quindi non c’e’ davvero spazio per il “vivi e lascia vivere”.
    Ora come ora per la procreazione assistita devo andare all’estero, per la ricerca ci affidiamo all’estero, per i diritti degli omosessuali guardo con invidia all’estero.
    Davvero, mi spiace ma i toni accesi dello scontro sono piu’ che dovuti.

  • Comandante Nebbia

    @Avola
    sono francamente stufo della visione provincialotta e cattolicocentrica che i miei connazionali hanno della fede e della religione.
    Andiamo per punti:
    “I Crededenti”
    E chi sarebbero? A me non risulta che luterani, ebrei, calvinisti, induisti, valdesi, animisti, taoisti, buddisti etc. etc. stiano qui ad imporre leggi oscurantiste. Questi non sono credenti?
    E allora smettiamola di fare la solita equazione cattolici=credenti. Bisogna guardare aldilà del proprio cortissimo naso e rendersi conto che si è nati in un paese la cui religione è assolutamente minoritaria a livello planetario. Quindi l’equazione è sbagliata.

    E veniamo ai cattolici. Cattolica è la Spagna, cattolica è la Francia, cattolico è il Portogallo e larga parte del Sudamerica.
    A me non risulta che lo sfascio che c’è qui ci sia altrove.
    E’ più che evidente che non bastano i preti per fare (o non fare) le leggi, ci vogliono anche politici compiacenti come quelli che eleggi tu e quelli che eleggo io. Nessuno escluso.

    E non veniamocene con la solita menata che a Roma c’è il papa. A Roma c’è solo il papa, non ha un esercito d’occupazione e non mi risulta siedano cardinali in parlamento.

    Ora, le cose secondo me stanno così:
    La gran parte degli italiani fa gli anticristo sul web o con gli amici. Poi fa battezzare i figli, gli fa fare l’ora di religione e pure il catechismo, magari con la scusa che la moglie o la mamma rompono.
    Poi, all’occorrenza, chiede il favore al parroco, magari facendo il comunistello per scherzare e si gratta le balle quando vede le monache.

    Questo, statisticamente, è il comportamento della maggior parte degli italiani. E’ ovvio che poi i politici cerchino di compiacerli facendo i vaghi.

    La verità dei fatti è che al referendum sulla procreazione assistita siamo andati a votare in tre. Se il resto del paese se ne è fottuto perché il prete gli ha detto di fottersene, allora i cattolici, buoni o cattivi che siano, in questo paese sono maggioranza e in democrazia fanno quello che vogliono.

    La prossima volta ragiona un po’ di più prima di metterti a dare giudizi e i + e i – come se fossimo a scuola.

  • Avola

    @Comandante

    Caro comandante,
    ci scaldiamo per nulla e’? Ho riletto il mio post giusto per vedere se per caso avevo usato toni impropri o lasciato qualche refuso che desse adito a interpretazioni errate, non mi sembra.
    Tornando alla tua reazione, leggermente eccessiva a mio vedere, comprendo le tue ragioni.
    Ho parlato di credenti visto che nel post originale si parlava di “chi crede”, ho detto che i credenti tendono ad imporre tramite leggi la loro visione delle cose in questioni che spesso dovrebbero riguardare solo la coscienza e la morale personale con poco riguardo per le altre opinioni. Non mi rimangio quello che ho detto perche’ lo abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni in tutto il mondo. E’ vero, sono necessari dei distinguo.
    Per la cattolica Italia: dici bene che la scusa del papa regge fino ad un certo punto, ma non si puo’ negare che la presenza forte del clero, la sua immensa forza politica e sociale, la sua rete fitta permea l’intera societa’ italiana. Mi vuoi dire che questo non ha alcun peso? Tu stesso ammetti che il fattore culturale e’ molto forte.

    Poi, per piacere, se della democrazia pensi sul serio che la maggioranza puo’ fare quello che vuole, poveri noi e povera democrazia.

    Ti ringrazio inoltre per il prezioso consiglio “ragiona un po’”, adesso sono una persona migliore.

  • nirnaeth

    Dunque dunque… porta pazienza, comandante, ma io sulla questione religiosa mi infervoro e spesso le dita seguono i miei pensieri facendo un gran mistone.
    Sono d’accordissimo con te quando parli di italiano medio. E’ quello il reale problema, il non sapere prendere una posizione e mantenerla. E sono d’accordo con il discorso dei politici compiacenti. Ma il potere, la Chiesa, ce l’ha perche’ gli viene concesso, come a qualsiasi istituzione.
    Non ce l’ho a prescindere con i credenti (generici) e con i cattolici (particolare) in quanto tali. Non condivido le loro credenze, ma per me se uno vuol credere nei barbapapa’, puo’ farlo liberamente. Il punto e’ che la maggioranza dei cattolici al giorno d’oggi e’ cattolica per modo di dire, ma nonostante questo concede alla Chiesa il potere che ha. Non e’ una reale maggioranza, e’ una maggioranza fittizia basata sui numeri e sugli atteggiamenti. E’ gente che divorzia, e’ gente che abortisce, e’ gente che fa sesso prima del matrimonio, e’ gente che non va a messa.
    Quello che non mi sta bene, quello per cui protesto (avro’ ben il diritto di protestare, no? avro’ il diritto di dare a qualcuno dell’ipocrita, se e’ quello che penso) e’ l’atteggiamento supino con cui questa gente continua a votare in un certo modo e a comportarsi in un altro.

    Giusto per puntualizzare, io ho sempre parlato di “credenti in generale e cattolici in particolare”. Che poi io ponga l’accento sui cattolici e’ dovuto al fatto che questa e’ la realta’ in cui sono immersa e in cui sono cresciuta.

  • Comandante Nebbia

    @nirnaeth
    il mio intervento era diretto ad Avola.
    Il tuo l’ho trovato equilibrato e metodologicamente ineccepibile anche se, personalmente, non lo condivido.

    @Avola
    sono felice di aver contribuito alla tua crescita. Ripassa pure quando vuoi.

  • silvia

    @comandante nebbia

    Troppo spesso si sente dire che essere atei, e argomentarlo, equivale ad essere religiosi.

    E qui urge un chiarimento.

    Una religione presuppone:
    un dio, e noi non lo abbiamo
    dei riti, e noi non li abbiamo
    un testo con la parola rivelata, noi non lo abbiamo

    Quindi da dove deriverebbe questa teoria? Forse dal fatto che per darci dei babbei dovete accomunarci a voi???

  • Saint-Just

    “Ma non posso negare di aver ricavato una considerevole perplessità di fronte alla “lezione” di umanesimo tenuta a una quindicina di bambini tra i 5 e i 7 anni, seduti in circolo sul pavimento, con genitori e amici a far corona dietro di loro, e un’insegnante che li guidava in canzoncine sulla natura unica e irripetibile dell’essere umano, raccontando poi storie e parabole su un mondo privo di Dio, per terminare con una tribale e un po’ sconclusionata sinfonia di percussioni.”
    oddio (scusate la bestemmia!) questa fa ridere veramente: gli americani, invece, direi che hanno una fede incrollabile e un po’ bigotta se riescono a fare queste cose anche con l’ateismo o agnosticismo o buddhismo: che non sono la stessa cosa e non andrebbero accomunate in una statistica! Mah…

    Al di là degli Stati Uniti e di Dio (due costellazioni troppo complesse per la mia mente) l’articolo mi sembra assolutamente carente e a tratti mostra un qualunquismo di pensiero che credevo diventaato raro:

    1. l’autrice dice: “Lo dico non da credente incrollabile, ma personalmente non penso di voler introdurre i miei figli ad un mondo dove il cielo è vuoto e non c’è speranza alcuna.”
    A parte la lacrimuccia, questa è una presa di posizione qualunquista e che non alcun spessore rilevante.
    Una persona molto cara a me (ma anche molto ignorante: e non è una discriminante) mi diceva spesso una cosa simile (anche se con un risvolto politico sicuramente più apprezzabile e una acutezza decisamente maggiore): “dobbiamo credere pure a qualcosa…sennò come facciamo a campare? e soprattutto ci sarebbe la rivoluzione” (e qui questa simpatica vecchina sgranava gli occhi…)

    2. la storiella del povero bambino poi…: e se a questo povero bambino raccontassimo che il padre è morto, non c’è più ma per il principio che domina l’universo tante piccole particelle di papà andranno a costituire le piante, gli animali, altri papà buoni… non sarebbe affascinate lo stesso? e forse anche più poetico (e meno meno fantasioso)?

    Quest’articolo mi fa sempre più pensare che i credenti occidentali non abbiano proprio più ragioni…

  • Comandante Nebbia

    Un po’ a tutti, che mi sembra che la confusione imperi sovrana.
    Forse andrebbe ripassato il concetto di Fede che nulla ha a che fare con religione. Si noti l’accurato utilizzo delle maiuscole/minuscole.

    @Silvia nello specifico

    noi, voi?
    Inter, Milan?
    bandiere?
    squadre?

    mah

  • F.Maria Arouet

    Scusa Comandante,
    che dovrebbe fare un povero ateo per poter continuare a restare tale, senza essere accusato di far confusione, o passare per provincialotto?
    Voglio dire, per continuare a comportarsi come se dio non ci fosse (la minuscola non é casuale).
    Dovrebbe vivere la sua condizione come una carenza, dando con ciò stesso al concetto di Fede una valenza positiva?
    Convenire con Giuliano Amato che, qualche tempo fa, lo definì il di più dei credenti; che poi é quel che Lexi lascia scivolare tra le pieghe del suo post; che alla fin fine è quel che ha disturbato coloro, quorum ego, che si sono dichiarati d’accordo con Nirnaeth?
    Se non vogliamo davvero far confusione credo che questo punto vada chiarito.

  • nirnaeth

    @comandante: era giusto una puntualizzazione 🙂

    Giustissimo e’ il distinguo tra Fede e religione. Quello che mi chiedo e’: che senso ha la religione senza la Fede? La Fede presumo sia (io non ce l’ho) credere nell’esistenza di questo qualcosa o qualcuno al di la’ delle prove tangibili, e’ credere che ci sia uno scopo ultimo e piu’ alto per la Vita che abbiamo e per le nostre azioni. Presumo.
    La religione e’ un insieme di precetti (a mio modestissimo avviso – un corpus legislativo nato quando ancora non c’era un legislatore designato).
    Ora, se io asserisco di essere un credente di una tale confessione, questo dovrebbe implicare che io CREDA in quello che viene propugnato da tale confessione, cioe’ devo ritenere fondamentali per il mio essere in armonia con la Fede le azioni (e le inazioni) che tale confessione mi dice di fare o non fare.
    Sappiamo tutti benissimo, perche’ siamo uomini, che seguire tali precetti (parlo di precetti, ma includo anche le filosofie religiose come possono essere buddhismo, scintoismo, etc.) e’ estremamente arduo, perche’ siamo fallibili. Nessuno sano di mente pretenderebbe l’assoluto rispetto di tali norme.

    La Fede prevede, tra l’altro, di essere convinti di essere nel giusto. Non ammette il dubbio, altrimenti non e’ Fede.

    Partendo da questi presupposti (che almeno per quanto riguarda l’argomento “Fede”, sono ipotesi – ripeto), quello che ottieni quando unisci la Fede alla religione all’arroganza ottieni un mix micidiale per la libertà altrui.

    Come al solito non sono le cose in se’ ad essere male, e’ l’uso che se ne fa che le rende tali.

  • Saint-Just

    La discussione si è fatta sterile (come ogni volta che si discute di queste cose!).
    I toni sono diventati un po’ esasperati.
    @ ComandanteNebbia:
    1.la distinzione che supponi di fare tra Fede e religione è capziosa e volta a dimostrare una certa superiorità intellettuale inadeguata e stonata a questo tipo di discussione.
    2. mi meraviglio della feroce scortesia con cui hai risposto a determinati post. Non è da Comandante essere così indelicati.
    3. “non esistono questioni di principio”…ma a me pare che il Comandante si scaldi troppo perchè evidentemente crede di essere l’unico portatore di verità. Faccio riferimento soprattutto alla risposta data a Silvia che è triviale e volgare. Il rispetto delle posizioni altrui (punto forte di questo sito) non mi è sembrato tale.
    Il Comandante dovrebbe scendere tra noi comuni mortali e confrontarsi veramente e non tramite sarcasmi e battute argute e velenose.
    La Religione è proprio come la Politica: è difficile rispettare il nemico…

    (e con questo non voglio dire che non abbia commesso anch’io lo stesso errore nel mio commento al post: sono stato anch’io eccessivo ma non sono un Comandante e per me qualche questione di principio esiste…)

  • silvia

    @comandante

    dio = nome comune di entità, quindi si scrive minuscolo (io posso scrivere Cane maiuscolo se voglio perchè “adoro” il mio, non per questo cerco di imporlo al prossimo!). Faccio notare che anche Saramago (premio Nobel per la letteratura, nei suoi libri lo scive minuscolo.

    fede = sostantivo femminile singolare, quindi si scrive minuscolo

    Fede = nome proprio di sedicente giornalista mediaset, quindi si scrive maiuscolo. E’ di questo che parli???

    Per il resto, se tu avessi argomenti meno sciocchi ti risponderei…impegnati di più! 😉

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