Don’t You 1


Una volta mi dissero che ero immortale. E forse era vero. E comunque ho vissuto come se lo fossi. Sono stato in piedi quando era meglio che stessi al coperto, sono stato sveglio anche se avevo bisogno di dormire, ho corso veloce mentre erano tutti fermi, ho parlato anche se dovevo stare zitto, ho sparato per primo e, a volte, non era nemmeno necessario.

Comunque, se sono davvero immortale, lo scoprirò presto. Sento il corpo adagiarsi nella solitudine del dolore, il cuore battere per abitudine e la mente, giorno dopo giorno, dissolversi. Nel luogo dove conservo ciò che conosco e quello che ricordo, non ci sono più desideri. Al loro posto uno spazio vuoto dove i pensieri fanno eco, confondendosi gli uni con gli altri.

Mentre sono seduto, con la tua sedia vuota affianco a guardare il tuo giardino abbandonato, nella luce gialla di un caldo tramonto, si consuma silenziosa questa dorata domenica di aprile. E poi, prima o poi, il buio.


La voce degli amici: Don’t You letto da Antonella Carullo.

Antonella Carullo è su twitter. @Antonellautrice


Un commento su “Don’t You

  • Antonello Puggioni

    Perchè tu possa ascoltarmi
    le mie parole
    si fanno sottili, a volte,
    come impronte di gabbiani sulla spiaggia.

    Collana, sonaglio ebbro
    per le tue mani dolci come l’uva.

    E le vedo ormai lontane le mie parole.
    Più che mie sono tue.
    Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.

    Così si aggrappano alle pareti umide.
    E’ tua la colpa di questo gioco cruento.
    Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
    Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.

    Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
    e più di te sono abituate alla mia tristezza.

    Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
    perchè tu le ascolti come voglio essere ascoltato.

    Il vento dell’angoscia può ancora travolgerle.
    Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
    Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
    Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
    Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
    Seguimi, compagna, su quest’onda di angoscia.

    Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
    Tutto ti prendi tu, tutto.

    E io le intreccio tutte in una collana infinita
    per le tue mani bianche, dolci come l’uva.
    (P.Neruda)

    Per te, Comandante.
    Per un po’ di luce nel buio, se mai fosse possibile

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