Stamattina mi sento stanca e nervosa. Mi gira la testa. L’autobus è pieno e divento ancora più tesa. Fortunatamente, si libera un posto a sedere. Di fronte a me c’è una bimba di circa 10 anni accompagnata, forse, dalla zia. La piccola è agitata e sta raccontando qualcosa, ma la zia è tranquilla e la guarda con l’ammirazione. Sta parlando della sua passione, del suo sogno - diventare medico. Dice che la vista del sangue non le fa nessuna impressione e che vuole operare le persone per salvare le vite. Si lamenta del fatto che sua madre le impedisca di guardare il suo telefilm preferito: Dr.House .

“Che devo fare“, dice la piccola,”tutti quegli stupidi cartoni per neonati non mi piacciono!” Le persone, che riescono a sentire la bimba, sorridono. Qualcuno incomincia a scherzare con la futura “dottoressa” facendole delle domande. Io, invece, divento triste. Sto cercando di immaginare in quale momento della vita di questa bambina, per quale misteriosa circostanza, tutta questa passione possa svanire e dare origine alla completa indifferenza ed alla ricerca esclusiva del guadagno.
E’ da tempo che penso che il mio rapporto con i medici sia una delle battaglie della mia guerra quotidiana e che, ormai, non riesco a convincermi che abbiano sempre a cuore i loro pazienti.
E’ brutto pensare queste cose dei medici. Specialmente ora che dentro di me batte il cuoricino di un cucciolo di 15 millimetri. Sono spaventata. Fino a qualche giorno fa ero completamente felice. Ero felice di lasciare dietro di me, di dimenticare, almeno per un po’, la feroce ed interminabile guerra contro il contratto a progetto e godermi questa magica e dolcissima sensazione. Ero felice finché non ho scoperto di essere una merce preziosa per il mio ginecologo. No, non voglio parlare dei costosissimi e molto ravvicinati monitoraggi. A questo ero già preparata. Vorrei parlare del business dei parti cesarei.

Ho atteso ben 5 lunghi anni pieni di dolore e ansia per vedere finalmente quella magica striscetta sul test di gravidanza. Ammetto che, per scaramanzia, non ho mai letto nulla sulla gravidanza e parto. Per questo mi sono sentita un’egoista quando ho percepito dentro di me il rifiuto per il parto cesareo quasi impostomi dal mio ginecologo senza che, almeno per ora, ce ne sia un’effettiva necessità.
“Signora, lo sa che il suo bambino è prezioso, non dobbiamo rischiare. Il parto naturale è molto doloroso per lei e pericoloso per il bimbo, dobbiamo programmare tutto“, ha spiegato lui.
Mi sono sentita quasi un’infanticida e i sensi di colpa per il fatto di desiderare un parto naturale non mi facevano dormire di notte. Allora, ho deciso di fare una ricerca ed i risultati mi hanno letteralmente sconvolta.
Vi do subito un dato. Guardate questa tabella relativa ai parti cesarei nella regione Lazio nel 2003. Le prime dieci posizioni della classifica sono occupate da strutture private non accreditate con il servizio sanitario nazionale con percentuali di tagli cesarei che vanno dal 78,1% della prima posizione fino al 56,8% della decima.

La versione integrale della tabella 2003 è disponibile qui.
I tagli cesarei aumentano drasticamente tre anni dopo, nel 2006, quando, osservando la tabella per quell’anno, si osserva che nelle prime dieci posizioni ci sono ancora dieci case di cura private, ma con percentuali che adesso vanno dall’86,9% della prima fino al 65,3% della decima.

La versione integrale della tabella 2006 è disponibile qui.
In certe strutture nove parti su dieci sono cesarei. Cosa c’è che non va nel parto naturale? Un parto naturale è doloroso e stressante sia per la donna che per il bambino. Ma è anche un atto magico, durante il quale si diventa “madre”. E’ un atto naturale e la natura non sbaglia mai. Per questo moltissime donne lo desiderano, nonostante la paura del dolore. Fra una mamma ed un figlio, partorito naturalmente, si instaura subito un rapporto speciale. Un rapporto di profonda intimità. Questa sensazione può, invece, mancare con il parto cesareo. Le donne che lo hanno subito si sentono spesso frustrate e non appagate. Molte di loro sono soggette a depressione. Inoltre, secondo MariLia Zappalà, redattrice di “Donna & Donna, Il giornale delle Ostetriche“.
“il dolore che non si prova durante il travaglio per via dell’anestesia, si prova tutto dopo, come in ogni intervento chirurgico. C’è sofferenza nel movimento, c’è sofferenza per la ripresa delle normali funzioni fisiologiche, c’è sofferenza nel tenere in braccio il bambino per allattarlo. La mobilità, la vitalità, la salute della neomamma sono fortemente limitate dalla presenza di una ferita chirurgica che necessita di cure mediche. C’è inoltre una sofferenza interiore per la perdita di un’esperienza naturale, per non aver partorito con le proprie forze.” (fonte).
Invece che ne “pensa” il diretto interessato, il bambino? Sempre secondo la Zappalà:
“Le condizioni che si verificano durante il travaglio naturale sono infatti benefiche per il bambino sia sul piano respiratorio e termico che su quello comportamentale e relazionale. Il travaglio di parto infatti scatena l’attivazione di tutta una serie di ormoni nella partoriente e nel bambino (catecolamine, endorfine, ossitocina) che agiscono come un’orchestra per armonizzare le funzioni del neonato alla nuova realtà… L’adattamento del neonato è più difficile quando la nascita avviene con taglio cesareo, soprattutto se è un cesareo di elezione, cioè non attuato d’urgenza a travaglio iniziato, ma programmato.” (fonte).

Attenzione, ovviamente non mi riferisco ai casi nei quali vi sono problemi veramente patologici che richiedono il parto cesareo (e che sono statisticamente non più del 10-15%, fonte Ministero della Salute). Non esiterei nemmeno un secondo e farei il parto cesareo se dovesse presentarsi anche un minimo rischio per la salute del bambino. Inoltre, rispetto e capisco le donne che hanno scelto il parto cesareo per problemi di natura psicologica o per la paura del dolore.
Allora cosa sta succedendo? Per quale motivo si suggerisce con tanta superficialità il parto cesareo anche quando non ne sussistono necessariamente le condizioni? A quanto pare l’atteggiamento poco professionale del mio ginecologo è condiviso da molti suoi colleghi. Infatti l’Italia ha il trend di crescita di nascite per parto cesareo più elevato dei paesi occidentali.
“nel corso degli anni si assiste ad un aumento della frequenza relativa di tale procedura chirurgica, con valori nettamente superiori a quanto rilevato in altri paesi sviluppati e che ci pongono tra le nazioni a maggior frequenza di tagli cesarei. L’aumento è dovuto principalmente ad alcune regioni ad altissima frequenza di taglio cesareo, tra le quali la Campania (dato 2000 pari al 53%), la Sicilia (42,5%), la Puglia (40,6%), la Basilicata (40,8%).”
40-53% contro 10-15% che, statisticamente, risultano effettivamente necessari!
Spicca clamoroso il dato della Campania:
“Nelle regioni con maggior frequenza di parto cesareo si osservano valori percentuali più elevati nelle strutture private (accreditate e non) che in quelle pubbliche. Per quanto riguarda le strutture private accreditate un caso particolarmente critico è costituito da quelle operanti nella regione Campania, che effettuano il 57% di tutti i tagli cesarei effettuati dalle strutture private accreditate italiane, a fronte di una percentuale delle nascite in tale regione pari al 12,6% del dato complessivo italiano.”
Documento in formato word scaricabile dal sito del Ministero della Salute (36 KB)
A quanto pare, non è nemmeno certo che il parto cesareo sia più sicuro:
“Analizzando però i dati delle SDO (schede di dismissione ospedaliera), si può vedere che regioni con un tasso medio di cesarei più basso della media nazionale hanno bassa mortalità perinatale e morbilità neonatale ed invece regioni con alto tasso di cesarei hanno un’alta mortalità perinatale e morbosità neonatale e che quindi non sembrano esserci vantaggi in termini di esiti neonatali. A questo si aggiunge la consapevolezza che i tagli cesarei moltiplicano per 4 (se non addirittura per 8 ) il rischio di morte per una donna, e che l’intervento chirurgico ha un costo economico per il servizio pubblico non indifferente.
Inoltre, c’è da segnalare un’elevata medicalizzazione, l’enorme numero di esami che vengono applicati soprattutto nell’ultima parte della gravidanza. “(fonte)
Ho tratto delle mie conclusioni personali. Non credo che il problema principale sia quello evidenziato dall’autore dell’articolo che sto citando. Lo riporto per completezza:
“Il problema maggiore nel nostro paese è il sostegno agli operatori: oggi abbiamo nelle nostre sale parto una generazione di medici educati a risolvere ogni problema con un taglio cesareo ma che poco conosce delle manovre ostetriche, ma anche della fisiologia ostetrica e che ha poco rispetto degli aspetti emozionali della nascita; e riaddestrare questo personale sembra essere un’operazione molto complicata. In quest’ottica, l’idea che mi sono fatto è che da noi molti cesarei siano preventivi, per evitare cioè il rischio di trovarsi nella vera emergenza ostetrica a cui non si sarebbe in grado di rispondere.”
Può darsi che abbia ragione, ma, per me, la spiegazione è altrove. Ci sono sempre i famosi interessi economici in mezzo:
- Immagino che programmando il parto cesareo, un centro privato può seguire (leggi: “guadagnare su”) più gravidanze rispetto a quanto potrebbe fare se la quota di parti naturali fosse rispettata. Non c’è rischio che all’improvviso si presenti una partoriente con le doglie per la quale si deve organizzare urgentemente la sala parto o, se è necessario, la sala operatoria. Diventa una specie di catena di montaggio. Non ci sono più emergenze.
- Il parto cesareo può arrivare a costare circa 5 volte i più rispetto a quello naturale. Ovviamente, se la clinica è convenzionata, il costo ricade integralmente sul servizio sanitario nazionale.
Si potrebbe pensare che qualcuno cerca di trarre profitto dai nostri sensi di colpa e dalle nostre paure. Come se ci dicessero: “Va bene, partorite naturalmente, ma sarete responsabili voi se qualcosa va storto“.

Allora, dove finisce quella passione? Quella passione che dovrebbe fare dei miracoli! Far nascere un bambino è il miracolo più grande al quale può contribuire ed assistere un medico. Se anche in questo c’è il calcolo e la freddezza, allora come possiamo fidarci degli altri medici, pediatri, cardiologi, geriatri che ci dovrebbero accompagnare nel corso della nostra vita?
La bambina e la zia sono scese. L’atmosfera nell’autobus è tornata alla normalità. Il sorriso sul volti è stato sostituito dalla espressione che abbiamo tutti quando affrontiamo le nostre battaglie quotidiane. Quella specie di guerra civile dove nemmeno il medico può essere considerato un alleato.
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22 Gennaio, 2008 a 14:33
simo
E’ un reportage eccezionale. Quello che mi sconvolge è che certe cose le dobbiamo leggere su un blog.
Grazie. Grazie veramente.
22 Gennaio, 2008 a 14:38
Annalisa
Il discorso nelle cliniche private è “comprensibile”.
Mi stupisce che si adotti lo stesso criterio nella sanità pubblica.
Mi sembra veramente strano, a questo punto sarebbe solo una questione di programmazione.
22 Gennaio, 2008 a 15:20
paolo
Post molto bello. Complimenti al sito e all’autrice.
22 Gennaio, 2008 a 18:01
Nicola
i bambini sono sempre nati naturalmente, poi un giorno qualcuno ha deciso che la natura non sarebbe più stata in grado di fare il suo compito, e ha inventato il denaro…
22 Gennaio, 2008 a 18:01
settantasette
Sottoscrivo simo. Chapeau.
22 Gennaio, 2008 a 18:36
diabolicomarco
Per fortuna Goldfish mi sembri ben preparata ed agguerrita. E’ necessario. Quell’esperienza meravigliosa che è la gravidanza viene spesso turbata da episodi di questo tipo. Da sciacalli che provano in ogni modo a fregarti il maggior numero di soldi possibile facendo leva su un concetto tanto semplice da essere quasi banale: “non vuoi forse fare il meglio per il tuo bambino?”. Dici bene. Si fa leva sui sensi di colpa e sulle paure. Che bastardi!
Il parto naturale è un’esperienza bellissima ed unica anche per noi papà.
22 Gennaio, 2008 a 18:55
Fully
Un post di rara efficacia, di quelli che ti fanno pensare e riconsiderare più attentamente ciò che ti circonda.
Grazie
22 Gennaio, 2008 a 18:58
Gastone
Complimenti! hai fotografato la verità. aggiungerei un altro problema che è quello di far partorire le mamme sdraiate e non sedute anche questo è contro natura (oltre che contro la legge di gravità).
23 Gennaio, 2008 a 2:02
Silent Enigma
gastone, è vero.
ho dei sospetti, allora, su chi sia l’artefice di tutto
23 Gennaio, 2008 a 8:22
Laura Costantini
Bellissimo articolo, anche se personalmente (io ero la nascitura) ho avuto una traumatica esperienza di rifiuto del parto cesareo. All’epoca (anni ‘60) era invalsa l’idea che la puerpera DOVESSE soffrire le pene dell’inferno piu’ a lungo possibile per ESPIARE l’eventuale godimento usufruito durante il concepimento. In nome di questas ottica, mia madre ha subito tre giorni e tre notti di travaglio. Alla fine delirava, le hanno dovuto dare l’ossigeno e si sono decisi al taglio cesareo solo dopo aver constatato che il nascituro (io) cominciava a rischiare la pelle, il battito si era rallentato ed era diventato irregolare. Va da se’ che i fautori del parto naturale fossero un ginecologo uomo e un’ostetrica anziana. Quando si sono decisi, mi hanno dovuto assistere nella respirazione perche’ sono uscita fuori cianotica e avvizzita. In compenso mia madre e’ andata in blocco intestinale ed ha rischiato la morte. Durante un decorso post-operatorio durato 46 giorni, le hanno somministrato dei farmaci via ipodermoclisi. Peccato che fossero avariati e che le abbiamo causato la necrosi del muscolo della coscia sinistra con un vero e proprio cratere che si e’ cicatrizzato solo quando io avevo ormai un anno.
Naturalmente, quando e’ nata mia sorella, forte di questa assurda esperienza, mia madre ha fatto ricorso al cesareo programmato, ma resta il fatto che il parto e’ un’esperienza meravigliosa, solo se chi ti assiste e’ veramente preparato, consapevole e deciso a fartela vivere nel modo migliore. Il che oggi, come ieri, non esiste in quasi nessuna struttura, pubblica o privata.
Laura
12 Febbraio, 2008 a 0:41
isabella - ostetrica
Ciao, sono un’ostetrica che lavora in un ospedale pubblico nel Veneto, ho lavorato anche alla Quisisana ( con la percentuale più alta di cesarei) 20 anni fa. Il problema è che alla Quisisana ci vanno a partorire donne che pensano che il taglio cesareo è un privilegio che pochi si possono concedere, in genere Vip o persone “danarose”. E se vai a spiegargli che il travaglio è un esperienza necessaria e che vale la pena di vivere attivamente insieme al partner perchè quando stringi tuo figlio al seno appena nato, bagnato, con ancora il cordone attaccato alla placenta, sei ripagata di tutto il sacrificio e ricorderai quell’unico e magico momento per tutta la vita pensano che dici così perchè tu non puoi permetterti il cesareo.
15 anni anni dopo lavoro nell’ospedale di Montebelluna che ha il 19% di cesarei, le donne partoriscono come vogliono ( carponi, a letto, sgabello, accovvacciata) e c’è il massimo rispetto della donna ( l’episiotomia è rarissima) e del bimbo ( il cordone viene tagliato tardivamente, attaccato subito al seno, vicino alla mamma) e del padre che è presente sempre anche in puerperio. Sono felicissima di essere un ostetrica e di lavorare in questo ospedale pubblico dove tutte le mie colleghe lavorano come me…..
22 Febbraio, 2008 a 17:57
imago lucis (mammenellarete)
Ciao. Molto vero e toccante il tuo intervento. Sai? Penso che un pò tutte le mamme si trovino davanti a questa preoccupazione quando scoprono di essere incinte…Io penso che alla tua nipotina toccherà aspettare prima di lasciare i sogni e dedicarsi al denaro. Io da piccolo volevo fare l’ingegnere, a 16 anni l’attore e adesso non lo so più. Certo, sono felice se guadagno abbastanza da non dover sempre dirmi “no questo non puoi farlo”, ma in realtà non è certo il guadagno che mi farà felice…
Per quanto riguarda le tue domande sul parto, se vuoi, ne stiamo parlando sul nostro blog. Magari trovi degli esperti con i quali confrontarti, anche se vedo che da sola hai fatto già un ottimo lavoro.
ciao
17 Aprile, 2008 a 21:38
Alessia
..Ciao, sono arrivata qui x caso xchè cercavo notizie sulla respirazione dei bimbi nati con parto cesareo e ho letto il tuo articolo molto interessante..complimenti