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Divide et Impera

30 novembre, 2007 di serpiko  
Archiviato in Chiamiamola Economia



Siamo finalmente giunti al termine di questo nostro modesto approfondimento: nell’ordine, abbiamo visto quali possono essere le motivazioni dell’evasione, come funziona il nostro arcaico sistema, chi può strisciare nelle sue accoglienti intercapedini e chi no, con quale facilità si possono far passare sotto silenzio molti denari e come si potrebbe consolidare tutto l’apparato.

Certo, il mio era soltanto un esempio di miglioramento tra tanti modelli possibili, forse nemmeno la proposta migliore in virtù delle esigenze italiane. Ciò non sminuisce la sua semplicità d’attuazione, anzi, rende ancora più evidente la sperequazione attuale e lascia un enorme punto interrogativo: perché ci si ostina a mantenere in auge un sistema tanto fallace quando vi sono alternative che porterebbero a vantaggi consistenti e immediati?

17_denaro.jpg

Più e più volte ho cercato di trovare una risposta razionale a tale quesito. Ho indagato tra i numeri, tra le aliquote, tra le percentuali senza mai trovare nulla: se il vantaggio economico di una riforma è così evidente per me, figuriamoci per gli addetti ai lavori. Ho pensato allora che la soluzione non fosse strettamente matematica, che vi fosse dell’altro: magari la traumaticità del cambio nel suo aspetto amministrativo e sociale, con gli annessi e i connessi legati alla preparazione e alla gestione delle varie fasi.

Poi è venuto l’euro, ho visto come le amministrazioni hanno saputo districarsi con la nuova valuta e in quali tempi hanno reagito; e ho compreso che non si trattava nemmeno di questo. A mio avviso la risposta è altrove, va cercata nelle conseguenze indirette di una simile riforma. Quelle non economiche. Riformare il sistema economico livellando i contribuenti provocherebbe una modifica del tessuto sociale che qualcuno teme. A ragione, peraltro.

Mantenere questa situazione è una scelta ben ponderata di differenziazione di classe: si distinguono gli interessi di determinate categorie sociali in maniera che le stesse non si trovino mai a lottare per gli stessi obiettivi. Quando a rimetterci è soprattutto lo stato, una scelta penalizzante può spiegarsi soltanto nell’attuazione di un piano di controllo sociale. Sembra fantapolitica, eh? Ma proviamo a ragioniamoci un attimo.

Sappiamo come oggi l’Italia fiscale sia divisa in due categorie profondamente differenti: gli autonomi a partita iva e i dipendenti con prelievo alla fonte. I primi hanno la possibilità di evadere il fisco, i secondi no, e tutto il fabbisogno erariale cui gli autonomi riescono a sottrarsi viene necessariamente rispalmato sulla collettività, ovvero anche su chi ha già pagato tutto. Autonomi e dipendenti non hanno alcun interesse comune. Poniamo che ai dipendenti siano date le medesime possibilità di versamento delle tasse che attualmente hanno gli autonomi: in quel momento i loro interessi verrebbero uniformati, evadere non avrebbe più senso perché il “mancante” ricadrebbe nuovamente su tutti.

Si creerebbe un’unica grande classe sociale, ma dotata di una forza contrattuale ben differente e concentrata sui medesimi obiettivi. Riusciremmo a essere un’unica forza, un’unica voce. Un unico popolo. Credo che questa ipotesi non piaccia a chi davvero governa questo paese.

cctv.jpg

In questo momento non possiamo far molto per mutare le cose: le decisioni sono in mano a gente che, s’è visto, non ha interesse al cambiamento e l’unica via di sensibilizzazione delle istituzioni (uno sciopero “fiscale” con blocco dei versamenti) è nelle mani di coloro che da questo sistema riescono a trarre vantaggio. La spinta in questo caso non può arrivare dal basso. Trovo comunque importante che si prenda coscienza di questa situazione, per troppo tempo sottaciuta e ancor oggi sottovalutata nei suoi effetti. Nella speranza che il futuro ci riservi una crisi di coscienza di chi si sta approfittando di noi.

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Comments

5 Risposte a “Divide et Impera”
  1. GdA scrive:

    “le decisioni sono in mano a gente che s’è visto non ha interesse al cambiamento…”

    Tra il serio ed il faceto l’ho letta così:

    POVERI E RICCHI..
    Tratto dal libro “la città antica” di Fustel De Coulanges:

    “In ogni città, i ricchi e poveri erano due nemici che vivevano l’uno accanto all’altro, l’uno desiderando la ricchezza, l’altro vedendo desiderare la propria ricchezza. Tra di loro, nessun rapporto, nessun servizio, nessun lavoro che li accumunasse.
    Il povero non poteva acquistare la ricchezza che spogliando il ricco. Il ricco non poteva difendere la ricchezza se non con estrema abilità o con la forza.
    In ogni città c’era una duplice cospirazione: i poveri complottavano contro i ricchi per cupidigia, i ricchi contro i poveri per paura.
    Aristotile dice che i ricchi pronunziavano tra di loro questo giuramento:
    “GIURO DI ESSERE SEMPRE NEMICO DEL POPOLO E DI FARGLI TUTTO IL MALE POSSIBILE”.
    ——————————————————————————————————————————————–

    Guardando al “netto mensile” delle varie categorie professionali:
    badante: euro 600
    cassaintegrato: euro 700
    portinaio: euro 900
    operaio: euro 1.200
    poliziotto: euro 1.300
    impiegato: euro 1.400
    autista bus: euro 1.400
    professore: euro 1.500
    tenente: euro 1.600
    impiegato di banca: 1.800
    commissario: euro 1.800
    quadro: euro 2.400
    colonnello Cc: euro 2.900
    dirigente: euro 4.500
    magistrato: euro 4.700
    medico: euro 5.00
    PARLAMENTARE: euro 14.000

    … ricordando che i lavoratori dipendenti versano l’80% del gettito fiscale, che continuiamo a pagare l’IVA del 20% ,circa, ogni volta che compriamo qualcosa, che l’aumento dei prezzi dei prodotti di largo consumo dal 2001 ad oggi (per caso l’introduzione della moneta unica europea, in Italia, ha “agevolato” la speculazione?) di questo passo ci costringerà ad una “dieta forzata” (qualcuno oserà dire che “perlomeno non saremo mai un popolo di obesi!), osservando gli utili record delle banche (quanti soldi prelevano dai nostri conti correnti e mutui?)…..

    NON E’ POI COSI’ DIFFICILE EVINCERE CHI SIANO I “RICCHI E I POVERI” DEL NOSTRO PAESE! ( e non sto parlando del gruppo musicale!)

    Da apolitica continuavo a ripetermi che prima o poi i nostri uomini politici, avendo a cuore le sorti del nostro paese, secondo “il patto sociale di equità” previsto dalla nostra Costituzione, avrebbero trovato la strada giusta per risollevare le sorti degli “appartenenti alla categoria dei poveri”..

    …Dopo aver letto la pagina di Fustel di Coulanges…Sono riuscita a spiegarmi ogni cosa! :)
    (si, si lo so, c’è poco da sorridere…ma è un sorriso amaro..)

    LUNA

  2. leo scrive:

    Senza contare che la complessità del fisco tiene a galla una marea di gente che ti aiuta a pagare, ti controlla se paghi, che inventa escamotage, che cerca di non farteli mettere in atto, che ti dà l’aiutino, che ti chiede il pizzo…….
    Sapete quando prende un CAF dallo stato per farvi il 730?
    E dall’inps per farvi l’ISEE o il modello RED?
    Ed il patronato per la pratica della pensione ?
    E sapete che se il vostro commercialista vi paga l’F24 in maniera telematica gli vengono dati 50 centesimi ? Pochi? Vero, ma la banca ottiene 5 Euro, e senza fare un ca..

  3. ilBuonPeppe scrive:

    Sul fatto che “I primi (gli autonomi) hanno la possibilità di evadere il fisco, i secondi (i dipendenti) no” ho già spiegato in un commento ad un precedente articolo che non è vero. E che pur essendo (probabilmente) molto più significativa l’evasione degli autonomi rispetto a quella dei dipendenti, se il problema non viene guardato nel suo complesso, l’immagine che ne esce è ovviamente falsata.
    Quanto poi al fatto che, secondo te, “Autonomi e dipendenti non hanno alcun interesse comune”, mi sembra veramente una assurdità. Non sono entrambi cittadini? Non hanno bisogno degli stessi servizi? Non pagano tutti gli sperperi della pubblica amministrazione? Non subiscono insieme le nefandezze della politica?
    Senza considerare poi che i dipendenti dipendono, in buona parte, proprio dagli autonomi. Come fai a dire che non hanno interessi comuni?
    Di interessi comuni ce ne sono un’infinità, ma è proprio la propaganda, come tu stesso dici, che crea una falsa visione delle cose per dividerli. Ed imperare.

  4. serpiko scrive:

    @Peppe:
    La risposta è già dentro una delle domande che metaforicamente poni.
    “Non pagano tutti gli sperperi della pubblica amministrazione?”

    E la risposta è: NO, non li pagano tutti.
    Ho dimostrato conti alla mano che, se all’interno di una transazione nera si lasciasse all’acquirente anche tutta l’Iva, il guadagno dell’evasore sul reddito sarebbe di oltre il 30% sulla transazione stessa. Quindi c’è qualcuno che da questo sistema guadagna poco, e qualcuno che vuole (o comunque può) guadagnarci tanto.
    L’evasione ascritta ai titolari di partita Iva è pari al 90% della totale, dato che non è possibile ignorare. Il che ovviamente dimostra un 10% di evasione ascrivibile alle altre categorie, Pur sempre evasione, chiaramente, ma 1/10 rispetto a quella che fa pesare il suo furto sulle casse statali.

    Ora, un tubo che perde in due punti è certamente un tubo che va riparato due volte, su questo non ci piove. Qualora non sia possibile però intervenire contemporaneamente, bisogna riparare prima la perdita più grossa.
    Non per accanimento, nè per antipatia e nemmeno per giustizialismo. Semplicemente perchè è quella dove l’acqua esce di più.

  5. MenteCritica scrive:

    L’osservazione sul tubo mi sembra molto pertinente. Quoto in pieno Serpiko.

    @GDA
    La tua è una visione socialista di lotta di classe, altro che apolitica :-)

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