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Disquisizione Semiseria sulla Pubblicità.

26 marzo, 2007 di spes74  
Archiviato in Consumo CriticaMente



tdlsall.jpgQualche tempo fa ho letto un simpatico post intitolato “Che fine hanno fatto“: i protagonisti dell’articolo sono “attori animali” di spot televisivi; quando dico animali intendo il senso letterale della parola e non come già qualcuno sta malignamente pensando alla presunta arte fittizia di alcuni attori. In questo articolo si ricordano in particolare: il cane di Infostrada, il passero di Del Piero, Ettore il cane di Tim e il cavallo goloso di alcune caramelle delle quali ho rimosso totalmente il nome (chissà perchè); pubblicità più o meno simpatiche o più o meno sciocche e irritanti, de gustibus….
Si è parlato tanto di una discutibile pubblicità di D&G in cui “Un uomo a petto nudo (con occhiali scuri e jeans) è chinato su una ragazza e la tiene bloccata a terra, per i polsi, mentre lei tenta di divincolarsi. Altri quattro uomini, più o meno vestiti, assistono alla scena impassibili.” Così l’ha descritta l’Unità in questo articolo.
Lo scorso mese è stata presentata in Spagna e, in seguito a numerose critiche, è stata ritirata dagli stilisti che l’hanno ritenuto “un Paese arretrato”. La cosa, però, non passa inosservata neanche in Italia. Il Ministero per le pari opportunità sta diffondendo su tv e non solo la campagna contro la violenza sulle donne, si è schierata contro anche la Cgil (“La moda è innanzitutto cultura, etica, e veicolo di trasmissione di valori, sogni emozioni. È vergognoso che Dolce & Gabbana veicolino un messaggio di violenza e sopraffazione nei confronti delle donne. Quel manifesto dovrebbe scomparire e gli stilisti devono chiedere scusa a tutte le donne. Se ciò non avverrà, l’8 marzo le donne proclameranno uno sciopero degli acquisti dei capi di Dolce & Gabbana“) e poi  13 senatori, sia del centrodestra che del centrosinistra, chiedono che la pubblicità venga ritirata e che l’azienda sia richiamata al rispetto delle regole; prima firmataria dell’appello Vittoria Franco, presidente della commissione Cultura e responsabile nazionale delle Donne Ds, che ha inviato la richiesta al Giurì per l’autodisciplina pubblicitaria, Umberto Loi.
Su questa pubblicità si potrebbe dire di tutto: che l’arte è arte e non va messo il bavaglio, che di violenza sulle donne ce ne è già abbastanza e non è il caso di istigarla anche con la pubblicità, che gli uomini rappresentati nello scatto tanto discusso probabilmente non sarebbero capaci di fare del male neanche a una mosca e qualsiasi donna potrebbe tranquillamente difendersi da sola (ma questa è un’altra storia).
La cosa che a me sembra palese è che ci lasciamo sempre più coinvolgere da questa “società dell’immagine” distaccandoci irrimediabilmente dalla realtà.
Oppure la “società dell’immagine” è già la nostra realtà?
Ma accantoniamo per un attimo D&G.
Oggi ho visto per la prima volta un’altra pubblicità, non così esplicita come quella di cui ho parlato finora ma a mio avviso molto più subdola: è della Original Marines. Il quadretto che ci presentano è quasi da sogno: una bella famiglia, belli mamma e papà, figli ancora più belli, biondissimi e con gli occhi azzurri che giocano allegramente tra di loro in una casa bellissima e con tanti peluches (scusate per la ripetizione dell’aggettivo bellissimo ma è una cosa voluta); una famiglia perfetta insomma. Alla fine della pubblicità, dopo che i nostri occhi sono rimasti estasiati dalla perfezione che abbiamo appena visto ci sparano un titolone: razza original!
Bene, sarò anche maliziosa e cattivella ma oltre ad un primo messaggio subliminale che ho colto durante la pubblicità (cioè che tale perfezione noi comuni mortali, poveri sfigati, possiamo solo sognarla) secondo me ce ne è un secondo, ben più viscido, che si rifà alle teorie sulla razza superiore ariana tanto cara ad un certo Adolf. Sarò anche esageratamente maligna ma questa è la mia impressione.
Forse è un po’ colpa dei recenti avvenimenti che hanno fatto rischiare il collasso al governo Prodi o le solite scaramucce sui diritti umani se sento un po’ di pizzicore davanti a queste cose americaneggianti.

Fonti: l’Unità, dellefragilicose, corriere.it, settantasette

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Comments

5 Risposte a “Disquisizione Semiseria sulla Pubblicità.”
  1. marco panattoni scrive:

    Questo utente utilizza account diversi in funzione dei post. Pesate la sua opinione anche in funzione di questo comportamento.

    la pubblicità deve essere un messaggio chiaro ed efficace, e visto che hai persino scritto un articolo, vuol dire che sono stati dei bravi pubblicitari, perchè ti hanno spinto ad una reazione.
    quello che dovresti invece notare è che a forza di voler provocare per ottenere attenzione, la pubblicità ha alzato la soglia di disinteresse, e quindi per attrarre il consumatore diventa ovviamente sempre più forte, ma è normale. Una volta una tetta faceva scandalo, adesso manco la noti, quindi si cercano provocazioni sempre maggiori.

  2. spes74 scrive:

    Grazie per il commento marco panattoni.
    Più o meno quello che dici l’ho scritto così: “La cosa che a me sembra palese è che ci lasciamo sempre più coinvolgere da questa “società dell’immagine” distaccandoci irrimediabilmente dalla realtà.
    Oppure la “società dell’immagine” è già la nostra realtà?”
    Hai ragione sulla soglia di disinteresse; la cosa più grave è che questa soglia l’abbiamo superata anche con cose ben più gravi: autobombe con decine di morti ne vediamo tutti i giorni, quasi non facciamo più attenzione quando sentiamo la notizia dai tg.

  3. Davide@work scrive:

    Ciao spes, ottimo spunto.
    Le pubblicità che tratti nell’articolo non le conosco, ma posso ditri che secondo me la D&G non è molto “original” ;-)

    Nel senso che la scena da te descritta mi ricorda la copertina di un album degli Spinal Tap – band protagonista di un film del 1987: “This is Spinal Tap”- i quali incontrarono molti problemi a pubblicarla negli Usa, tant’è che la scartarono.

    Sono passati 20 anni, e questi due protosfigati credono ancora di fare scandalo (mi rivolgo a d&g perché li ritengo responsabili personalmente della loro pubblicità).

    Ma che vadano a cagare sulle ortiche!

    Au Revoir

  4. rokkok scrive:

    l’arte è un’impresa che nasce GRATIS (poi può anche succedere che ci si guadagni qualcosina) :)

    si può misurare pertanto la distanza abissale che separa l’arte dalla pubblicità, la quale ha come scopo unico l’incremento delle vendite, il commercio di determinate merci (altro che giudizio riflettente! :) )

  5. spes74 scrive:

    @Davide
    Non conosco la copertina dell’album di cui parli ma se è come dici non sono proprio “original” e hanno puntato solo sullo scandalo che pensavano di creare per avere pubblicità. Visto che si trovano magari possono cag**e sulla mia di ortica e mi portano pure un po’ di visite… ;-)

    @rokkok
    Hai ragione, arte e pubblicità sono cose totalmente diverse! :-)

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