Diritti umani a geometria variabile


Riferisce Amnesty International della condanna di un gruppo di sedici persone in Arabia Saudita, colpevoli di aver provato a costituire un’associazione per la difesa dei diritti umani. Pene da cinque ai trent’anni, aggravate dal divieto d’espatrio a fine pena. I tapini avevano espresso pubblicamente la loro intenzione e provato a raccogliere fondi, per questo sono stati accusati anche di riciclaggio.

In Arabia Saudita ci sono migliaia di persone incarcerate, che legittimamente si possono  definire prigionieri politici e la loro sorte è conosciuta e discussa solo da alcune associazioni umanitarie esterne al regno, dove la libertà di stampa non esiste e la rete è pesantemente censurata. Quelli più fortunati hanno  avuto la possibilità di fuggire all’estero e vi restano in esilio.

Situazione identica a quella del Bahrein, scivolato alla pari con la Corea del Nord nell’annuale classifica sulla libertà di stampa, dove ormai da un anno il governo e i suoi mercenari stranieri reprimono le quotidiane proteste di un popolo che non è per niente disposto a mollare, nonostante le clamorose brutalità del regime, che reprime qualsiasi manifestazione nel sangue.

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Poco di questo filtra dai media italiani, domenica il Corriere della Sera dedicava un fondo di Pierluigi Battista alla repressione cubana, al regime cubano. Legittimo, ma strano, e non solo perché Battista nel suo riassunto ha sparso inesattezze e ha dimenticato di citare l’embargo o non ha avuto un pensiero per Guantanamo o per ricordare che un gran numero dei paesi “nostri alleati” non possono nemmeno sognare una Yoani Sanchez (( l’attenzione di Battista per Cuba è di lunga data. Nota e link di mentecritica )).

Partigianerie ridicole, un doppio standard talmente sfacciato da chiamare la pernacchia o lo sberleffo, se non fosse che attraverso l’uso del richiamo ai diritti umani in maniera tanto variabile e strumentale, l’usare i diritti umani come arma di propaganda mentre se ne fanno stracci, si sacrificano i valori più alti in favore di esigenze politiche contingenti e mutevoli, quando non miserabili o inconfessabili.

Purtroppo Arabia Saudita e Bahrein sono “nostri alleati”, preziosi alleati, e allora gira così. I loro sanguinari signori feudali possono tutto e godono anche del privilegio dell’essere invisibili e mai imputati per gli incredibili crimini di cui si macchiano. Sovrani da operetta, messi e mantenuti al potere dagli stati “democratici” dell’Occidente nato dalla lotta all’assolutismo, un apparente paradosso, ma ci sarà un perché.

Oggi in Bahrein il regime ha ucciso quattro persone, l’ultima pochi minuti fa. Si chiamava Mohd Yacoob (nella foto, nel video invece l’azione della polizia) e aveva diciassette anni, lo hanno investito con due auto deliberatamente, sebbene non facesse nulla e non rappresentasse alcuna minaccia, e poi arrestato. In seguito è deceduto.


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