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Diritti Precari – Prima Parte

20 gennaio, 2010 - 11:19 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest




Condividi Diritti Precari – Prima Parte. Gaspare Serra ti ringrazia.
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Il 2009 è già in archivio. In archivio, però, non sono finiti i numerosi problemi sociali e le incognite economiche che esso ci ha lasciati sulle spalle! Tra questi vi è la fine dei precari della Scuola, che il Governo ha deciso senza molti patemi di archiviare come “pratica chiusa”: da settembre in circa 18 mila supplenti sono restati a casa senza stipendio, sia pure dopo molti anni di incarichi e speranze di stabilizzazione. In pratica, un enorme “licenziamento collettivo” deciso dallo Stato proprio in una fase di crisi acuta in cui si dice di mettere mano a tutti gli strumenti possibili e le risorse disponibili per tutelare i posti di lavoro!

Più in dettaglio, il Governo (nonostante l’aumento del numero degli alunni ed a fronte di 40.000 pensionamenti) ha tagliato 57.368 posti di docenza, facendo così mancare l’incarico a ben “17.530” precari! Ciò significa che i 286.000 supplenti abilitati iscritti nelle graduatorie ad esaurimento (in particolare tutti coloro aventi già raggiunto la mezza età) dovranno definitivamente rinunciare ad ogni prospettiva di carriera nella Scuola!




Lo scorso 7 gennaio, nel corso della trasmissione “Annozero” di Michele Santoro, si è tornati sulla questione. A rimettere l’accento sul tema ci ha pensato un ospite del pubblico, Barbara Evola, protagonista di un interessante scontro dialettico con l’ex ministro Roberto Castelli che invito a riascoltare su:

Immagine anteprima YouTube

Perché questo intervento è degno di nota?

Per il fatto che la sig.ra Evola è intervenuta “nel merito” delle questioni del precariato e dei tagli alla scuola, senza faziosità o condizionamenti ideologici e mostrando grande capacità di controbattere (colpo su colpo) alle “provocazioni” dell’ex ministro della Repubblica (padana?) Castelli!

La semplicità e ragionevolezza di un simile intervento (rivolto ai 5 milioni di telespettatori in ascolto), allo stesso modo, spiegano tutto il “fastidio” che la politica (incarnata in questo caso dall’on. Castelli), vista la sua generale “incapacità” nel rispondere nel merito delle questioni, ha provato nei confronti di una cittadina (non “suddito”!) consapevole (anche a proprie spese…) della realtà economico-sociale in cui vive, pronta ad avanzare domande a chi ha il potere di decidere sulla propria vita e decisa ad ottenere risposte chiare ed esaurienti da chi la governa.

Per questo l’on. Castelli, mostrando tutta la sua insofferenza, non ha trovato per rispondere niente di meglio che avanzare le solite accuse (gratuite e personali) di “qualunquismo”, di “pessimismo di sinistra” e di “fannullismo” dei dipendenti pubblici ed esibire, di contro, i sudori patiti (si direbbe ancora impressi sulla propria camicia!) per i sacrifici e la gavetta compiuta in prima persona da giovane (“io, per lavorare, partivo da casa alle 04:00 del mattino per ritornare alle 02:00 della notte!”…).

Il registro delle risposte, gira e rigira, resta sempre invariato, risultando o del genere “di che si lamenta Lei? E’ una sig.rina giovane e carina, si dia da fare! Possibilmente si cerchi per sposo il figlio di un impresario!” oppure del tipo “siete i soliti pessimisti! Ai miei tempi si stava molto peggio!”.

E’ questa la risposta che merita di ricevere una madre di due figli che, dopo aver dedicato la propria vita allo studio ed all’insegnamento (ad apprendere ed a trasmettere quanto appreso), a 35 anni si ritrova espulsa dalla Scuola come se fosse divenuta un soggetto inutile ed “indesiderato”?

La risposta data dall’on. Castelli, oltre ad essere una “non risposta” (essendo del tutto evasiva ed inconcludente), è “offensiva” per quelle migliaia di precari italiani che si ritrovano nella medesima condizione della sig.ra Evola, che non possono nascondersi facilmente tra i numeri di fredde ed astratte statistiche!
Quello che il ministro Castelli definisce “voler la pappa pronta” (rivolgendosi ai precari come, in altri tempi, l’allora ministro Padoa Schioppa si rivolgeva ai giovani italiani, tacciandoli semplicisticamente di essere “bamboccioni”) altro non è che la semplice rivendicazione dei diritti sociali più essenziali, in primis quello ad un lavoro “dignitoso” e “tutelato”, un principio quest’ultimo che trova fondamento nella nostra Costituzione fin dal suo “art. 1” (che non a caso un altro ministro del Governo, Brunetta, propone di cambiare!) e che, in una Società avanzata “dei diritti e delle opportunità”, non dovrebbero nemmeno essere in discussione!

Come si può discutere dei problemi reali del Paese quando il proprio interlocutore (chiunque esso sia) utilizza argomentazioni così “incomprensibili” e strumentali?
Probabilmente, dunque, le risposte che Barbara Evola si aspettava di ricevere dalla politica erano ben altre. Ad esempio:

1-Si sostiene che i tagli ai finanziamenti per la Scuola pubblica dipendono dal fatto che le spese per il settore del ministero dell’Istruzione (ossia statali) siano destinate per il 90% agli stipendi degli insegnanti.
Ma ciò non si spiega col fatto che le spese di gestione e per le strutture del settore scuola sono demandate in gran parte agli enti locali (comuni, province e regioni)?

2-Si proclama che occorre abbattere gli sprechi della Scuola pubblica (e della pubblica amministrazione tutta).
Ma tagliare “di netto” 8 miliardi di finanziamenti per la Scuola pubblica è una misura funzionale all’eliminazione degli sprechi e delle inefficienze del settore?
Ed inoltre: sono da considerare “sprechi” solo e sempre il “capitale umano” rappresentato dai docenti?

3-Gli interventi sulla Scuola pubblica del Governo hanno comportato la riduzione del corpo docente (di “18 mila” unità) ed il conseguente accorpamento di più classi (le quali, oggi, possono raggiungere e superare quota 30 componenti!).
Ma consentire il formarsi di classi numerose (per non dire “affollate”) è un effetto “indesiderato” della riforma compatibile con gli “standard minimi di qualità” che l’istruzione pubblica dovrebbe garantire?
Tornare a classi “formato anni ’60” (per il numero dei componenti ed, inoltre, per il ritorno al “maestro unico” nelle scuole elementari) è una innovazione o un pericoloso passo indietro?

4-Si difendono i tagli al ministero dell’Istruzione (voluti da Tremonti) per ragioni d’economia della spesa pubblica.
Ma come è possibile che le stesse ragioni consentono al ministero dell’Economia (con decisione del 28 dicembre 2009) di far scattare aumenti salariali di ben “220 euro mensili” dal prossimo maggio per gli insegnanti, ma solo “di religione”?!

L’intervento prosegue con una seconda parte, sempre a cura dello stesso autore che tratta in maniera più generale di lavoro flessibile ed abuso delle opportunità offerte dalla legge. Se vuoi leggerla vai a questo link. (N.d.R.)

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Diritti Precari – Prima Parte è di Gaspare Serra

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Comments

12 Risposte a “Diritti Precari – Prima Parte”
  1. Gaspare Serra scrive:

    L’ITALIA NON E’ UN PAESE PER GIOVANI…

    Ieri sera, nel corso della trasmissione Matrix, si è parlato nuovamente di precarietà del lavoro e dei cd. “bamboccioni”.

    L’approccio al tema, però, è stato come al solito del tutto “fuorviante”, spostando l’accento:
    - dal “problema reale”: l’inadeguatezza del “sistema Italia” nel garantire l’autonomia economica e la mobilità sociale dei giovani
    - al suo “effetto sociale”: il fenomeno dei cd. “bamboccioni”, che altro non sono, di regola, che giovani “costretti” a far di necessità virtù!

    La Politica (con la “P” maiuscola), oltre che ad additare i giovani di essere “mammoni” e sfornare “battute su battute” sul tema (dal ministro Padoa Schioppa a Renato Brunetta…) dovrebbe invece:
    a- affrontare le cause del problema
    b- ed offrire soluzioni adeguate!

    Un esempio concreto ed attuale mi preme riportare: il caso spagnolo.
    In Spagna, dove la situazione socio-economica era del tutto simile alla nostra fino a pochi anni fa (anche per quanto riguarda i cd. “bamboccioni”), piuttosto che “deridere” i giovani, il governo Zapatero ha intrapreso un’altra strada, introducendo:
    1- sia un contributo di “210 euro mensili” per tutti i giovani universitari (percepibile dall’età di 21 anni a quella di 28);
    2- sia il “reddito minimo garantito” per tutti coloro (specie giovani precari) che perdono il posto di lavoro (percepibile per due anni a partire dalla data del licenziamento).
    Due misure risultate enormemente “efficaci”, stando anche solo al fatto che moltissimi giovani hanno acquisito l’autonomia sociale e la sicurezza economica necessaria per uscir di casa ben prima della laurea, di un posto di lavoro stabile o, addirittura, del matrimonio!

    Ritornando al nostro Paese, dunque: ma di che cosa stiamo parlando???
    Il fenomeno dei “bamboccioni” è soltanto l’effetto di una realtà sociale e del lavoro “tragica”, di un “sistema Italia” in cui mancano del tutto le politiche a favore:
    - dell’occupazione
    - della mobilità
    - e della autonomia giovanile!

    Lo Stato -si ripete in continuazione…- non può permettersi riforme del genere…
    Falso!!!
    La politica, a mio avviso, più che a “non potere” non vuole tali riforme, perché dovrebbe essere la prima a pagarne i costi!
    Mi spiego meglio.
    La sostenibilità economica di simili riforme sociali richiederebbe indubbiamente un enorme sforzo:
    - per l’abbattimento degli sprechi nella pubblica amministrazione
    - e per la riduzione della spesa pubblica.
    Tale riduzione, però, non potrebbe che partire dagli enormi “costi della politica”, che non si riducono semplicemente riducendo di qualche unità i parlamentari… bensì, ad esempio:
    - abolendo province, consigli circoscrizionali e comunità montane
    - riducendo il numero complessivo dei rappresentanti della politica in tutti i livelli di governo
    - riducendo gli “emolumenti” dei politici (eletti ed amministratori)
    - e riformando il “sistema-truffa” dei rimborsi elettorali escogitato dai partiti negli anni ’90!
    Chi si assumerà mai, dunque, la responsabilità di queste scelte???

    L’intero gettito delle entrate tributarie dello Stato è pari a “471 miliari” di euro l’anno.
    Questo dato soltanto è sufficiente a dimostrare che tutto si può dire meno che non vi siano “possibilità di manovra” del Governo per operare quei tagli della spesa pubblica “socialmente sostenibili” necessari per consentire quelle riforme (come quella degli ammortizzatori sociali) da troppo tempo attese invano dagli Italiani!

  2. fma scrive:

    Non entro nel merito.
    Faccio solo un appunto di metodo: non si può parlare di tutto in una volta sola.
    A meno che non si tratti di un semplice sfogo.

  3. Michele scrive:

    A costo di essere ripetitivo mi chiedo quale istituzione prima di farsi gli affari propi promuova l’articolo quattro della costituzione.
    ——
    Art. 4

    La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

    ——
    Qui sotto una dichiarazione del presidente di lagambiente.
    Ma forse sono solo parole al vento.

    http://snipurl.com/u4w2d

  4. Michele scrive:

    Sarò ripetitivo ma l’articolo quattro della costituzione parla chiaro !


    La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.


    Non vedo nelle parole di Castelli un atteggiamento cha vada incontro alla prima parte di questo alrticolo.

    Forse Vittorio Cogliati Dezza è solo un presidente di una associazione e come tale i suoi commenti lasciano il tempo che trovano, ma secondo me potrebbero rappresentare un inizio.

    http://snipurl.com/u4w2d

  5. Giovanni Volpe scrive:

    I precari della Scuola,…i lavoratori di tutti i settori sempre più precari, usati, sfruttati e abbandonati, a volte anche derisi da certi personaggi che hanno l’arroganza di definirsi “datori di lavoro”.

    In considerazione, delle limitate iniziative dei tanti partiti e sindacati, probabilmente è opportuno intraprendere dal basso, con una organizzazione ed un coordinamento tra blogger, associazioni di consumatori, associazioni varie,…
    la parte più sana della società, per far sentire con continue manifestazioni,…in modo pacifico e civile, la voce di tanti milioni di cittadini stanchi di essere trattati da sudditi.

    http://www.giovannivolpe.it

  6. Gaspare Serra scrive:

    IL LAVORO NOBILITA’. IL “PRECARIATO” NO!

    Un futuro “stabilmente precario” per i giovani (e non)?

    NASCE UN NUOVO GRUPPO SU FACEBOOK (cui vi consiglio di iscrivervi) dedicato alle tematiche del lavoro:
    - precariato
    - disoccupazione
    - lavoro giovanile
    - discriminazione delle donne nel lavoro…

    Contro una selvaggia “deregolamentazione” del mercato del lavoro, diciamo:
    - NO AL “PRECARIATO”!
    - SI AD UNA “FLESSIBILITA’ REGOLATA”!

    Una alternativa è possibile: LA “FLEX SECURITY”, una nuova forma di flessibilità del lavoro (regolata e “socialmente sostenibile”) che occorrerebbe affermare in Italia (legislativamente e non) come nuovo modello sociale!

    Per ulteriori analisi e proposte, ISCRIVITI AL GRUPPO “Italia: Repubblica fondata sul lavoro (precario???)”, su: http://www.facebook.com/group.php?gid=264188806155&ref=mf

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