Dichiarazioni di Voto: No Ragazzi, Niente PicNic. Vado a Votare Italia dei Valori 30


Il Comandante Nebbia, anche conosciuto come MC o dellefragilicose, la persona (?) che amministra questo sito, ha manifestato in tempi non sospetti la sua intenzione di astenersi dal voto alle prossime elezioni politiche.
Ciò detto, riteniamo opportuno dare la possibilità di prendere parola per dichiarazione di voto a tutti i lettori di MC che intendono sfruttare l’opportunità di confrontarsi con il vasto pubblico del nostro sito. Ci interessano dichiarazioni di voto o astensione di qualsiasi tipo e senza distinzione politica, purché espresse secondo queste regole e bene argomentate. Potete lasciare la vostra dichiarazione a questa pagina.
Iniziamo con uno dei primi sostenitori di MC ed uno dei nostri più fedeli lettori al quale vanno tutti i nostri ringraziamenti per il sostegno sincero e per le critiche, a volte aspre, ma sempre intelligenti.

redazione

PicNic

L’idea di andare a fare tutti un picnic il 13 aprile invece che andare a votare è balenata più volte qui a MenteCritica.

alex_picnic_basket_1.jpg

Anche io volevo partecipare al picnic a meno che non succedevano delle cose molto improbabili:

  • qualcuno presentava un programma politico serio
  • qualcuno aveva la credibilità di portare a compimento questo programma politico serio
  • l’Europa ci invadeva con un esercito festante

Ora, l’Europa ancora sonnecchia, ma i primi due punti sono stati toccati.

Programma politico

L’Italia dei Valori ha presentato un programma politico in 11 punti secchi, molto chiaro, commentabile sul web

11puntiidv_img_articolo.jpg


Il programma è condivisibile su tutta la linea. Ovviamente non risolve tutti i problemi dell’Italia, ma tocca sicuramente i punti più importanti.

Leggi con intonazione stile figurine panini:

Risoluzione del conflitto di interessi?

ce l’ho

Macchina della Giustizia funzionante?

ce l’ho.

Cambiamento della legge 30 (Maroni) in qualcosa che ha un senso?

ce l’ho

e altre varie cose.

Sì anche la

  • tv pubblica senza pubblicità,
  • la ricerca scientifica messa al centro dell’agenda politica,
  • l‘investimento sulle fonti rinnovabili
  • l’abolizione delle province.

Poi varie altre chicche, come l’interdizione del Parlamento ai condannati, massimo due legislature e il ripristino della preferenza elettorale…

Ok, leggetevelo. Vi sentirete sollevati.

Credibilità

Ok, ok… Tutto molto bello, ma sono solo le solite parole oppure ci si puó davvero sperare. Non ho la palla di vetro, quindi non prevedo il futuro, ma ricordo qualcosa del passato…

Ricordo che

  • l’IdV non ha votato l’indulto e si è opposta in maniera netta e dal giorno 0.
  • l’IdV ha presentato vari progetti di legge per risolvere il conflitto di interessi e sono stati tutti bloccati dal parlamento.
  • l’IdV ha presentato un progetto per ridurre i costi della politica, bloccato come sopra.
  • l’IdV ha aderito al Vaffanculo Day e lo stesso Di Pietro ha firmato la proposta di legge popolare, che viene riproposta nel programma pari pari.

Ora se tanto mi da tanto….

Ma siccome siamo gente aperta a tutto, vediamo che altro ci viene offerto il 13 o 14 aprile:

Opzione 1: Non voto.

Non voti, si votano da soli e tu non conti nulla. No, questa non va bene. Io voglio contare (uno).

Opzione 2: Voto la chiesa. A destra. Oppure voto la chiesa a sinistra. Oppure voto quelle che saranno sempre all’opposizione anche quando sono al governo. Oppure voto quelle cose informi che sono cadaveri della democrazia cristiana.

Non va bene nemmeno questa. come opzione.

Opzione 3: non c’è l’opzione tre. Mi dispiace.

Quindi per riassumere:

  • c’é un programma preciso
  • c’é la possibilitá di migliorarlo
  • c’é un passato chiaro e limpido

Hai la possibilitá di riprendere questo Paese. Una croce. Questa volta non lo scrivi il nome, la prossima sì.

Dipende da te. Poi se vai la mattina sul presto, il picnic ci esce lo stesso.


30 commenti su “Dichiarazioni di Voto: No Ragazzi, Niente PicNic. Vado a Votare Italia dei Valori

  • Comandante Nebbia

    Si vabbuò, ma mò che l'Italia dei Valori si è apparentata con il PD, che prima voleva andare solo, poi ci ha mezzo ripensato, che fine fanno gli undici punti?

    Poi, sinceramente, considero IdV un partito personale, un po' come l'Udeur di Mastella, anche se non oso paragonare Di Pietro a Mastella. Quel genere di partito che, per una buona governabilità, dovrebbe scomparire.

    Strano che il PD abbia rifiutato l'apparentamento con i Radicali, partito con forte caratterizzazione laicista e abbia aperto a IdV il partito del la difesa alla magistratura senza se e senza ma.

    Un modo per imbarcare un po' di grillismo annacquato.

    Brutta mossa. Anche se mi aspettavo che Veltroni non avesse il coraggio di andare fino in fondo, mi dispiace di aver avuto ragione.

    Picnic. Alla grandissima.

  • nino

    ci sarebbe il problema delle persone che vengono elette in idv se non sbaglio non sono molto raccomandabili vedi De Gregorio

    poi ci sarebbe la questione <a href="http://lavocedellacampania.splinder.com/post/11358452/LA+PROCURA+DI+ROMA+INDAGA+SU+UNA+SOCIETA%27+DEL+MINISTRO+DI+PIETRO+-+IL+BELL%27ANTOCRI&quot; rel="nofollow">dell'antocri

    poi il fatto di aver partecipato al vday è una cosa relativa a mio avviso non è una cosa buona in quanto non condivido molto dell'iniziativa

    per quanto riguarda il programma, non significa niente si è visto come è finita prima con il contratto con gli italiani, poi con il programma di 200 pagine di prodi, il fatto di avere un buon programma non significa doverlo per forza rispettare

    in definitiva per quanto mi riguarda idv è scartata

    comunque sono dell'idea che se uno vuole andare a votare per forza deve votare almeno il partito più insignificante della propria parte politica o quanto meno invalidare la scheda 🙂

  • Emanuele

    Su de gregorio di pietro ha già mea culpa al tempo:
    http://www.antoniodipietro.com/2007/03/la_comprav

    Stimo molto di pietro, come tutti ogni tanto fa le sue cazzate (commissione g8) e avrei preferito andasse da solo. Insieme a don walter secondo me gli 11 bei punticini di cui sopra diventano un po' utopici qualora per miracolo il pd vincesse le elezioni.

    Poi voglio vedere, come molti auspicano, che dpo le elezioni si apra un confronto costruttivo con berlusconi. Di pietro che dialoga con silvio? bella si.

  • mattions

    s/Dihiarazioni/Dichiarazioni

    Per quanto riguarda "l'accordo tecnico" con il PD voglio solo dire una cosa:

    non ho idea.

    Potrebbe essere una buona cosa se il PD prende le posizioni dell'IdV (non sarebbero piú tre quattro senatori e 5 o 6 deputati) potrebbe rivelarsi una cosa orribile se il PD non riesce a prendere il momentum e rimane un partito nuovo powered by il vecchio.

    C'é tanta nuova gente che si è messa dentro e vediamo un pó che succede.

    IdV da sola era tanto bello. Faceva una lotta epica.

    Giusta.

    Chiara.

    Ma arrivava al punto? Si entrava dentro e si riusciva a fare qualcosa? Per cambiare le istituzioni bisogna "essere nelle istituzioni".

    Inoltre bisogna giocare con le regole che si hanno. La fotografia della realtà è questa. Non prendere una posizione equivale non schierarsi.

    Non vuoi nessuna delle scelte?

    Non è possibile. Andranno su ugualmente. Puoi decidere chi ti sembra piú sensato.

    Secondo me vá considerato come un sistema insiemistico. Se c'è anche una piccola intersezione tra quelli che vorresti e quello che ti viene offerto andrebbe massimizzata.

    Siamo in Italia, si è sempre lavorato in scarsezza di mezzi.

    🙂

  • nirnaeth

    alle scorse elezioni avrei voluto votare di pietro. se solo ci fossimo resi conto tutti (noi elettori di "sinistra" e gli elettori liberali) che, smettendo di votare i grandi leviatani, avremmo dato una scossa alla politica e una possibilita' reale a di pietro di portare avanti il suo programma.

    alle scorse elezioni, parlando con i miei, con gli amici, mi sono convinta a turarmi il naso e a votare DS.

    ho 26 anni, ho votato gia' sei volte e sono stufa. sono stanca di turarmi il naso perche' la merda e' merda, in qualsiasi modo la si chiami.

    sono stufa di salamelecchi alla chiesa (e di pietro – pur avendo studiato in seminario – e' stato uno dei pochi ad asserire con vigore che lo Stato e' lo Stato e la chiesa deve farsi i cazzi suoi), sono stanca di non avere prospettive, di avere paura del futuro, di vedere che tutto cambia per non cambiare niente.

    io non ci credo a veltroni quando dice che lui vuole cambiare la politica, non ci credo perche' sebbene lui sia l'uomo nuovo (ma dove, ma quando? prima di fare il sindaco di roma era nelle prime file dei DS, non scordiamocelo) non c'e' niente di nuovo in questo partito. ci sono le vecchie facce e le vecchie idee.

    quale e' il programma? nessuno lo sa. e tra l'altro trovo patetico il volersi assimilare a barak obama mutuando il suo slogan. obama dice cose forti, cose vere. ha dei punti (come quelli di pietro) e li vuole realizzare.

    putroppo ha deciso di incolonnarsi con il PD (e tra l'altro, com'e' che "corre da solo" e poi si "apparentano" – che termine ORRENDO) e allora addio al mio voto. preferisco la sinistra arcobaleno, a questo punto 😐

  • hiLLeL81

    Dico la verità, ero fermamente deciso a votare IdV fino a quando non ho saputo che dopo le elezioni formerà un gruppo unico entrando nel PD. La notizia mi ha un po' spiazzato, che senso ha farlo dopo e non prima? E' un'operazione mediatica solo per prendere voti grillini? Questa è l'impressione che ho avuto.

    Sugli 11 punti, che Di Pietro ha sempre sostenuto fossero solo una bozza di programma, non sono però così pessimista: ieri sera Veltroni sembrava d'accordo su tutti i punti, tranne quello dell'unica TV pubblica senza pubblicità; ne sapremo di più sabato, quando verrà presentato il programma del PD che per forza di cose diventerà anche quello dell'IdV.

    La mia preferenza al momento resta all'IdV, ma prima di votare sarà bene dare una controllatina ai nomi scritti sulla lista, visto anche quello che è successo qui nelle Marche nella scorsa campagna elettorale con Di Pietro (vedi caso Soldini).

  • tasti

    Astenendosi si vien contati lo stesso: conti uno nel popolo degli astenuti.

    Sono contro l' accanimento terapeutico: questa classe politica va scossa e svegliata e se non riesce a svegliarsi che muoia e ci liberi della sua pesantissima presenza.

    Negare il voto è l'ultima e la peggiore delle armi del popolo, fa crollare segreterie, poteri locali, modifica equilibri, cambia le possibilità e chi ha fatto politica sa che è una verità lapalissiana.

    Astenersi è una scelta politica difficile, è la sospensione del giudizio, è dare un'altra possibilità di riflettere meglio, di chiarirsi un po' le idee prima di continuare a prendere in giro.

    Continuo a sperare che qualcuno mi faccia cambiare idea e di andare a votare.

  • Giulio

    Concordo con il Comandante Nebbia. Di Pietro e' stato bloccato in questi anni, e allo stesso modo verra' bloccato negli anni a venire. Le stesse persone che lo hanno ostacolato sono quelle con cui si e' alleato per le prossime elezioni. Quindi perche' dovrebbe cambiare qualcosa? Sono contrario all'idea che si debba votare il male minore — il male minore non esiste nella politica italiana. Se

    non ci sono politici in cui mi riconosco, l'unico modo per rendere noto il mio pensiero e' l'astensione. Anche astenersi vuol dire esercitare il proprio diritto di voto.

  • Francesco Orsenigo

    Premetto che sono tra quelli che cercano di emigrare (lavoro in Grecia, ma non e' un gran salto di qualita').

    Si fa un discorso su Berlusconi: "in politica e in mediaset si e' circondato di ladri, quindi o e' un ladro anche lui o e' un prila".

    Io ho votato Di Pietro, e nonostante le sue scuse, proprio per questo discorso, De Gregorio non glielo perdono.

    Per uno che ha fondato un partito che si chiama "Italia dei Valori" farsi fregare da un De Gregorio in questo modo e' un segno di enorme pirlaggine.

    E no, non ho la minima intenzione di votare o appoggiare Veltroni e il PD.

    Sara' vero che Veltroni ha detto si ai punti dell'IdV, ma e' mai stato visto Veltroni dire di *no* a qualcuno?

    Finiro' per votare il peggio comunista/stalinista/terrorista/antiamericano che trovo solo per fare dispetto (?) al Berlusca.

    Il problema non e' la nostra classe politica.

    Il problema e' che ogni Paese ha i governanti che si merita.

    E io non credo, ed e' bruttissimo trovarsi a pensarlo, di meritarmi gli Italiani.

  • Fully

    L'ho detto altrove e lo ripeto qui. Prima di decidere se andare a votare ed eventualmente per chi voglio vedere i programmi, ma fino in fondo (se un fondo ce l'hanno).

    E' illusorio – a mio parere – votare IDV solo perché ha un discreto programma (peraltro elementare: dove si parla di economia non è citato una sola volta dove si prendono i soldi… non c'è una sola parola sulla politica estera e sulle pensioni….): sappiamo già che non avrà i numeri per realizzarlo tal quale.

    I programmi che contano sono quelli del PD e del Polo, perché nell'attuale fase politica sono gli unici due partiti che avrebbero (in teoria) la possibilità di attuarli potendo contare su una "forza di attrazione" delle minoranze tale da guadagnare il bonus che dà la maggioranza relativa alla Camera (al Senato il discorso è un po' più complicato).

    Aspetto questo week-end: dovrebbero uscire entrambi i programmi, staremo a vedere.

  • Silent Enigma

    comandante, settimana prossima vado a comprare un migliaio di arrosticini e li tengo in freezer pronti per il 13 aprile.

    il vino è già in cantina, non ci stanno probblemi 😉

  • paola

    Astenersi non credo che sia una buona cosa…se non esprimi la tua opinione diventa difficile contestare la scelta che fanno altri…no non credo che sia la cosa migliore.

    Votare è un dovere ancor prima che un diritto quindi io andrò.

    Non so chi voterò, le situazioni sono "work in progress" mi sembra, preferisco aspettare e osservare.

    Neanche io ce lo vedo molto Di Pietro al governo (in caso vincesse) che tratterà con Berlusconi sui punti che ha presentato…immaginandolo mi scappa anche un pò da ridere.

  • gianpiero (lo_spillo

    sono daccordo con il "nebbia" , sono stato radicale da quando ho comincito a votare nel 1972 fino al 1990. Poi lega Nord , la vera, fino al 2000 , quando è passata con i "camerati" e con i fanfaroni (leggi Pubblitalia) che mi hanno tolto la pensione . Ho fatto parte del popolo del "bianco", che subisce , tanto "da una parte o dall'altra ladri sempre rimangono".

    Non sapevo del metodo dell'astensione, nemmeno mia moglie che è stata ai seggi conosceva la cosa, cioè ritirare le schede e rifiutarsi di votare non trovando nelle schede stesse, le persone o il partito su cui fare affidamento. Quello che più è intrigante è che nel momento del rifiuto puoi esprimere il tuo pensiero e messo a verbale ,rendendo quindi inutili le varie parolagge che verrebbe voglia di scrivere sulle schede.

    Visto che al momento attuale userò questo metodo vorrei sapere se tutto questo è possibile e in base a quale articolo della legge elettorale mi è consentito farlo.

    Vi saluto cordialmente

    Lo_Spillo

  • Peppe Dantini

    Premesso che voto x IdV da quando esiste, e che considero DiPietro uno dei migliori ministri di questo governo…

    Il suo tuffo nel PD non mi è piaciuto affatto.

    Dici che "c’é un passato chiaro e limpido", ma non è vero. C'è la faccenda Antocri; nella dirigenza ci sono personaggi impresentabili (anche con condanne), anche qui nella mia regione; dentro il partito ADP si comporta da dittatore (detto da chi ne ha fatto parte); non si conosce un bilancio che è uno; e via così.

    Il passato non è affatto chiaro, e nemmeno il presente. Nonostante questo aveva delle buone carte, non ultima la vicinanza con Grillo. Questo era il momento per fare un discorso del tipo: "abbiamo fatto alcune cose buone, ne abbiamo tentate tante che ci hanno bloccato, abbiamo fatto degli errori e siamo pronti a rimediare, rendiamo trasparente il nostro partito, ci presentiamo da soli per rilanciare la nostra azione su un nuovo binario".

    Poteva essere vincente. Peccato…

  • Giulio

    @Paola

    Non è vero che astenendomi rinuncio a esprimere la mia opinione. Astenendomi dichiaro forte e chiaro che non mi sento rappresentato da nessuno dei candidati. Che vuoi fare, esprimere un voto contrario ai tuoi interessi solo perché votare è un "diritto/dovere"? Quando il nostro voto conterà davvero qualcosa, io tornerò a votare.

  • stefano lamorgese

    Voto, non voto; vado al seggio e protesto verbalmente; voterei ma non saprei; saprei ma non so chi; mi piacerebbe ma non c'è quello che; è colpa sua; è colpa loro; è stata colpa dei nostri avi; mannaggia a Grillo, a Di Pietro e a De Gregorio; so' tutti uguali; Veltroni è vecchio; il partito di Di Pietro s'apparenta; poteva ma non l'ha fatto/detto/mostrato; er più pultio c'ha la rogna…

    Il voto è alle porte. Scegliere bisogna. D'accordo.

    Ma se tutti – tutti! – ci limitiamo a vivere attivamente la cittadinanza (identità, doveri e diritti) solo quando ci chiamano alle urne, allora va bene così: ci meritiamo tutto quanto è accaduto alla Repubblica negli ultimi trent'anni. E per altri cinquanta, almeno.

    Se si arriva al voto, invece, dopo aver almeno provato a integrare la vita e la politica – discutendo, confrontandosi, arrabbiandosi, assumendosi alcune responsabilità – allora (forse) giungeremmo alla cabina elettorale con le idee più chiare e senza ipocrite tentazioni astensionistiche. Con nel cuore e nella mente la certezza che – pur nella crisi patente dei meccanismi di rappresentanza democratica fondati sulla delega – la nostra opinione, la nostra scelta sono parte di un tutto più grande, piccoli sforzi in un'unica direzione.

    Iscrivetevi a un (qualsiasi) partito, occupate la scena, chiedete di essere rappresentati e di rappresentare. E poi vedremo.

    SL

  • tasti

    Definire l'astensione dal voto ipocrita è quantomeno gratuito.

    L'astensionismo non è solo stato metodo di lotta politica per alcuni movimenti, equivale ad uno sciopero generale, equivale a dire a chi di politica si occupa al mio posto, essendo che siamo in una democrazia indiretta, che non lo sta facendo affatto bene.

    Non tutti hanno gli strumenti per occuparsi di politica, alcuni, persino, non hanno proprio il tempo, sono troppo occupati a capire come arrivare a fine mese.

    E per quanto mi si voglia convincere che l'Italia si merita questi politici io insisto a dire che non è affatto vero, gli italiani non si meritano affatto questo, è un popolo che è stato illuso e ricattato da questa classe politica che ha promesso rivoluzioni, cambiamenti, scossoni e?… e niente, un'immenso buco nero in cui non si capisce più che fine facciano i soldi pubblici.

    C'è una classe dirigente politica che vive di privilegi, che ha perso il senso della realtà, che non mantiene gli impegni presi con gli elettori e noi vogliamo dirgli che sì, va bene così?

    Chiunque fa politica tema più di ogni altra cosa l'astensione dal voto. Un motivo ci sarà.

    In ogni caso la mia non è un'ipocrita tentazione, ma una seria, ponderata, sofferta decisione.

  • stefano lamorgese

    @tasti

    "O pisc' feta semp' dalla capa"…

    Se – come tu scrivi – "questa classe politica che ha promesso rivoluzioni, cambiamenti, scossoni e…" non l'abbiamo foraggiata noi, tutti noi, allora spiegami come è arrivata in Parlamento, in Regione, in Comune, al vertice delle aziende, etc. etc. etc.

    E poi: quando avrai protestato con la tua bella scheda annullata o con la tua gioiosa gita al mare il giorno delle elzioni, dimmi, cosa mai potrai pretendere da coloro che – col voto di altri – decideranno per te? Con o senza il tuo consenso, ovviamente, siederanno dove già siedono, voteranno come già votano, sceglieranno come già scelgono.

    Infine: se è la democrazia indiretta a mostrare la corda, forse è il caso di approfittare delle poche occasioni di esercitare una forma di democrazia diretta per partire in una nuova direzione. Non credi? E allora non votare, liberissima, ma partecipa. In fondo per partire basta "il bagaglio di un semplice o un saggio, cioè poco o niente". Come ben sai.

    SL

  • Alfonso

    Mi rincresce ammettere di non poter votare. Sono con voi, qui sei su MenteCritica, non esistono questioni di principio. Ma se non mi sento rappresentato da nessuno, non posso votare. Lo so che è un principio. Se qualcuno sa come si possa fare in modo che il proprio voto non conti proprio un c***o me lo dica, così non lo butto dove non vorrei proprio. Per conto mio c'è un solo programma valido, anche se utopistico: mettere i politici in una casa di riposo per politici dove però non si guadagna (tanto gli arriva già una pensione da paura) e non si infierisce su un sistema già in ginocchio. Far entrare nel "gioco" neolaureati con tante teorie e senza nessun aggancio con i potenti dell'economia la cui vita sia stata e sia impeccabile dal momento in cui prendono il potere (non capisco perché lo possono fare con gli arbitri ma non con i politici) al momento in cui lo lasceranno (e quel momento non dovrà mai durare più di 10 anni) per tornare a fare i fiorai, gli spazzini, i gelatai… oppure niente, visto il vitalizio che prendono (anche se glie ne diamo la metà so' sempre bei soldoni eh)

    è un po' troppo così? O è troppo semplicistico? Ma a voi non fa un certo effetto vedere quei servizi al tg con questi politici che sono sempre gli stessi che parlano e davanti a loro c'è una folla che sbandiera? E subito dopo c'è un politico circondato da microfoni che risponde a UNA affermazione tratta dalla scena precedente… e poi a turno tutti gli altri. A me fanno venire l'orticaria. Mi dico che quelli che sbandierano saranno comparse e magari invece c'è gente che ci crede davvero lì in mezzo.

    Quello che mi chiedo è: "come è possibile"? Ormai tutti sanno che sono tutti criminali, no? o sbaglio io nel mettere tutti nello stesso fascio?

  • Francesco Orsenigo

    Statisticamente, votare é totalmente inutile, almeno alle nazionali.

    A meno di non avere il carisma e l'organizzazione di spostare un bel pacco di voti, tipo: tutti i lettori di Mente Critica si mettono d'accordo e ogniuno di loro convince almeno 100 persone, giá se ne puó parlare.

    Risolto il problema teorico, veniamo a quello pratico.

    O si emigra, o si riprende il potere.

    Adesso, per quanto il Grillo Nazionale possa piacere o meno, una cosa importante l'ha detta: il potere va ripreso dal basso, a cominciare dai comuni.

    E' l'unico modo in cui il singolo puó contare nella vita politica.

    Col tempo e col lavoro, si arriverá finalmente ai ranghi piú alti per scalzarli.

    C'é poco da fare.

    Bisogna rimboccarsi le maniche, prendersi la responsabilitá della situazione, portare il culo fuori di casa e cominciare a presenziare alle assemblee comunali.

    Questo é fattibile.

    Chi, di tutti questi che si lamentano, é disposto a sacrificare tempo ed energie?

    Io no, preferisco cambiare Paese.

  • cruman

    @tasti

    dici "E per quanto mi si voglia convincere che l’Italia si merita questi politici io insisto a dire che non è affatto vero, gli italiani non si meritano affatto questo, è un popolo che è stato illuso e ricattato da questa classe politica che ha promesso rivoluzioni, cambiamenti, scossoni e?… "

    IMHO è un popolo che "si è fatto illudere". Un popolo che finchè aveva le tasche piene abbozzava. Le promesse di cui parli sono spesso state promesse di vantaggi personali, che è poi il concetto su cui si basa questa politica e anche la nostra amministrazione. Ora che non si arriva a fine mese sono tutti insolentiti. Non dico di iscriversi a un partito come suggerisce SL (K?) ma un diverso concetto di impegno civile e non privato sarebbe d'uopo. IMHO.

  • Tasti

    @SL… molti sono arrivati ai posti di comando per aver dato un'immagine di sé che poi non hanno mantenuto. Il confine tra la cosa giusta e il compromesso è sottilissimo, il confine tra il compromesso e il divenire ricattabile, invece, non esiste. Questa classe politica era fatta di gente che ci credeva di poter cambiare il paese. Ma si è allontanata, si è fatta corrompere dal potere e dai poteri forti.

    Vuoi esempi? (ma se vuoi anche nomi e cognomi).

    io sono una persona che si è occupata di politica, che ancora non ha paura di schierarsi, di fare denuncie, di rischiare il posto di lavoro per portare avanti le proprie idee. Non votare, lo ripeto, è una scelta politica, se il popolo degli astenuti cresce significa dare alla politica un campanello di allarme, nelle segreterie di partito, ma quelle sul territorio, non a Roma, lì ogni singolo voto attenuto o perso significa la poltrona di qualcuno, questo credo lo sappia anche tu.

    C'è qualcosa che si chiama coscienza in ognuno di noi e in tutta coscienza io non posso votare un gruppo politico che non mi rappresenta, nemmeno tappandomi il naso, gli occhi e le orecchi.

    @cruman… ancora una volta no, per fortuna le cose non stanno così, c'è una parte di società civile che è costituita da migliaia di persone che no, non hanno mai perseguito fini personali nel pèortare avanti le proprie battaglie. Se non la conoscete mi dispiace per voi, ci sono associazioni, volontari, gruppi organizzati, singoli individui. e' una gran fetta di società che, in questo momento, non ha rappresentanza politica e nemmeno visibilità, ma esiste, garantito.

  • stefano lamorgese

    @Alfonso, che si augura di: "Far entrare nel “gioco” neolaureati con tante teorie e senza nessun aggancio con i potenti dell’economia la cui vita sia stata e sia impeccabile".

    @Tasti che scrive: "non posso votare un gruppo politico che non mi rappresenta, nemmeno tappandomi il naso, gli occhi e le orecchi"

    @ Francesco, che ammette : "Chi, di tutti questi che si lamentano, é disposto a sacrificare tempo ed energie? Io no, preferisco cambiare Paese."

    La politica, che piaccia o no – e tutti i qui presenti che l'abbiano almeno un

    po' praticata lo sanno bene – non è solo "avere delle idee" o "possedere dei saperi" da mettere a frutto, in comune o al servizio di una comunità. La politica è innanzitutto capacità di mediazione e di elaborazione di una o più strategie perché un'idea (tattica o attuativa) prevalga su di un'altra. La politica – che non va in nessun caso confusa con le chiacchiere ideologiche, i comizi ai congressi, le riflessioni sistemiche – è come un gioco di ruolo, con regole che cambiano non per tutti contemporaneamente, ma che alla fine impongono una normazione comportamentale a tutti i partecipanti al gioco stesso. Tutti, quindi si adeguano al mutare delle circostanze: siano "duri e puri", siano "corrotti", siano "disponibili" al dialogo o all'inciucio, come si usa dire oggi.

    Prerogativa essenziale del politico, però, è il saper ascoltare. Impiegare tempo per ascoltare, capire, interpretare. Lo faceva Moro, lo faceva Berlinguer, lo faceva Togliatti, lo faceva Fanfani, lo faceva la Anselmi, e persino Craxi, il brigante. Ascoltare non è, in questo caso, la dote del saggio che poi elargisce consigli gratuti o del maieuta che estrae la verità dalla nebbia interiore dei suoi interlocutori. Ascoltare è, in politica, registrare gli umori, i sentimenti, le opinioni, i desideri, i ricatti, le prese di posizione, le intenzioni, i rapporti di forza…

    I Grandi Politici – oggi mi sembra che non ce ne siano tranne, forse, Nichi Vendola – aggiungevano a quest'orecchio "assoluto" della capacità d'ascolto e d'interpretazione anche un'altra virtù: l'occhio di falco, il saper guardare lontano, ben oltre l'immediata ristretta prospettiva assillata dall'oggi, con le sue fatiche, le ansie, le risposte da dare subito.

    Il Politico maiuscolo non è necessariamente "onestissimo e puro", non ha necessariamente una fedina "impeccabile".

    Il politico di cui sto cianciando è quello che sa di costituire un fronte di parte, ma tuttavia s'immerge in un'ottica sistemica, sa che non può essere troppo rapace – se pure è rapace – che deve distribuire, ridistribuire, mediare. Deve permettere che la rappresentanza sia – nella sua sommatoria – collettiva e ampia. Il politico di cui abbiamo bisogno, gli uomini che dovremmo promuovere col voto siamo forse noi stessi (Tasti…), sono forse i ragazzi neolaureati (Alfonso…), sono forse le donne che si battono (ancora!) per il rispetto loro dovuto dalla legge… ma sono fatti così, come ho cercato di spiegare. O non sono.

    Qualità, concludo, che non si esprimono perché innate; saper fare politica significa spaer mettere a frutto posizioni di forza senza imporre per via di fatto, ma utilizzando le regole valide, fino a quel momento, per tutti.

    Ora le regole dicono che si riavvicina il momento del voto. Secondo il mio manuale, non votare è una mossa non consentita da questo peculiarissimo regolamento (a meno che non si sia fermi in prigione, senza essere passati dal Via!, ovviamente).

    SL

  • tasti

    @SL…

    "La politica è innanzitutto capacità di mediazione e di elaborazione di una o più strategie perché un’idea (tattica o attuativa) prevalga su di un’altra."

    Individuare l'idea che c'è invece dietro la strategia attuativa è quello che ti consente di aderire ad una parte politica piuttosto che ad un'altra. Individuare dove ti porterà l'attuazione di una strategia è scegliere il tipo di società in cui si vuol vivere. Scelte.

    Se fossi stata un'elettrice di centro destra non avrei problemi: il centro destra si sta definendo anche più fortemente di prima, così come non avrei problemi se fossi un'elettrice del centro sinistra: il centro sinistra si sta definendo anche più fortemente di prima.

    Infatti il problema è per la sinistra italiana, per chi si identifica in idee, istanze, metodi ed approcci che non sono di centro e nemmeno di centro sinistra ma di sinistra.

    Astenersi dalle elezioni dirà che la classe politica della sinistra ha fatto il salto al centro mentre il popolo della sinistra no e per questo non andare a votare è per questa volta una scelta politica forte e sostenibile.

    Le regole?

    Queste regole le hanno fatte due schieramenti politici che si stanno spartendo il potere, che hanno limitato la capacità decisionale del popolo, che hanno limitato di fatto la possibilità del popolo di incidere.

    Cosa accadrà dopo? Ci riorganizzeremo, come abbiamo sempre fatto.

  • ugasoft

    concordo e forse anche io voto per Di Pietro.

    fino a 10 giorni fa volevo votare nullo, defecando nella scheda elettorale nel seggio dove poi avrei fatto il rappresentante di lista (non mi sarei mai perso lo spoglio!). Magari sopra los terco ci avrei scritto "ho votato tappandomi il naso per tanti anni… ora tappatevelo voi!"

    però c'è da dire che Di Pietro ha tenuto in vita la società Ponte Sullo Stretto… qualche centinaio di milioni l'anno di stipendi a gente che non sta lavorando, guardacaso soldi nel giro del ministero dell'ex ministro… ma ammetto che tra tanta cacca, questa la si potrebbe anche digerire

  • Cima

    Ma davvero qualcuno crede al mea culpa di Di Pietro su De Gregorio?

    Al di là del lombrosiano "bastava guardarlo in faccia", le cronache narrano che nel 2005 prima si accordò con Forza Italia per le elezioni regionali della Campania per poi passare alla Democrazia Cristiana per le Autonomie di Gianfranco Rotondi; poi ci sarebbe da parlare di una disinvolta gestione finanziaria che lo portò alla revoca dell'autorizzazione ad emettere assegni.

    E se queste cose le sanno tutti i napoletani – c'è un bel pezzo di Rita Pennarola su La Voce della Campania -, come poteva non saperle un segugio come Di Pietro?

    Niente di penalmente rilevante, per carità, ma De Gregorio è sempre stato politicamente impresentabile, e Di Pietro l'ha portato in Parlamento sotto le bandiere dell'Unione.

    E vogliamo parlare, infine, degli accordi dell'IdV con il centro destra per il governo della quinta città della Campania, a sostegno di un sindaco che per le elezioni politiche del 2006 fu scaricato da Forza Italia e poi passò con Mastella per poi passare, a pochi giorni dal voto, con l'Italia dei Valori?

    E qui non parliamo di un accordo locale mal sopportato dai vertici del partito, bensì di un accordo direttamente avallato del senatore Aniello Formisano, detto Nello, portavoce dell'Italia dei Valori.

    Italia dei Valori? Ma fatemi il piacere…

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