Dies irae 6


« Dies irae, dies illa, dies tribulationis et angustiae, dies calamitatis et miseriae, dies tenebrarum et caliginis, dies nebulae et turbinis, dies tubae et clangoris super civitates munitas et super angulos excelsos. »
libro di Sofonia 1,15-16

Dio sta fumando una sigaretta. Lo fa frettolosamente, aspirando a fondo e cercando di trattenere il fumo il più possibile.
“Lo sa che non si può fumare qui?”
Dio fa finta di non sentire, ma le mani iniziano a tremare e questo lo tradisce.
“Sì che lo sa, la dia a me, me ne occupo io”.


L’uomo toglie la sigaretta dalle mani di Dio e la spegne, schiacciandola contro la parete del cestino per i rifiuti. Dio lo guarda in silenzio. Se solo gli avesse lasciato fare un altro paio di boccate la cosa sarebbe finita lì. Ora invece sente la sua Suprema Rabbia scatenarsi. Distruggerà quell’uomo e tutto il pianeta in un lampo di fiamma, è deciso. Ha infiniti Universi di cui occuparsi e non sentirà la mancanza proprio di questo. Dio socchiude gli occhi e inizia a fare in modo che sia fatta la Sua Volontà. Poi, improvvisamente li riapre. Lui è Dio e sa che non può cedere all’ira. Lui ha attribuito una funzione a ogni singola particella dell’Universo. Quell’uomo sta svolgendo semplicemente la sua, né più né meno di un noioso scroscio di pioggia, che ti coglie impreparato mentre stai passeggiando senza ombrello.
Mentre l’uomo lo riaccompagna, Dio è nuovamente in pace con sé stesso e, dolcemente, sorride.

§

La donna è bellissima. Mentre la guarda svolgere le sue faccende ascoltando Mozart in sottofondo, Dio ne percepisce il sottile profumo di mughetto. Potrebbe facilmente averla, cambiando la sua forma e presentandosi a lei come un giovane dalle fattezze perfette. Ma lui è Dio, non uno di quei dei da operetta che si trasformano in cigno per farsi una scappatella. Quella è roba da guitti. Dio può tutto, anche conquistare il cuore di una donna senza cambiare mai aspetto.
Così, la chiama e con la sua voce pacata inizia a scambiarci qualche parola. Lei si avvicina e lo guarda rapita quando incomincia a parlare di Mozart, del suo straordinario talento e del triste destino che è toccato all’uomo che scrisse la più bella musica di questo Universo.
“Ma lei è veramente bravissimo nel raccontare, sa?, Sembra che l’abbia conosciuto di persona”
Dio sorride compiaciuto. Non intende rivelarglielo, ma ha conosciuto per davvero il piccolo Amadeus. Si è seduto al piano con lui e ne ha guidato le manine leggere, infondendo a quel piccolo corpo, dove l’oscura macchina del Caos aveva concentrato tanto talento, la sua indispensabile Grazia.
Dio guarda allontanarsi la giovane donna, che si gira per lanciargli un piccolo bacio. “È fatta”, pensa compiaciuto, “nonostante l’aspetto che ho assunto, prima o poi sarà lei a cercare me”.

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6 commenti su “Dies irae

  • eduardo

    Non bisognava strappare quella sigaretta dalla bocca di Dio. Io non lo avrei fatto. Io non lo feci.

  • Mario

    Anche questo post è molto bello. Bravo.
    Non vorrei però che tu abbia confuso la traduzione di “dies irae” che non è L’IRA DI DIO ma “il giorno dell’ira”.

  • mariateresa

    Solo un che fuma,può darci la dimensione dell’Umano,sempre in lotta con se stesso,tra il proteggersi la vita e autodistruggerla..fino a strozzarsi in un “toscano”o riempirsi di antidepressivi e pillole dimagranti,per poi pregare e sperare che dall’infinito,,non sia ormai troppo lontano.per udire lamenti.

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