Diario di un Assassino: Lei


No, non penso spesso alla morte. Si, mi rendo conto che possa sembrare strano, specialmente per me, ma no. Non penso spesso alla morte. Eppure dovrei. Un po’ per dovere: chi ha una famiglia sottoscrive un debito col futuro e si deve preoccupare di come pagarlo. Un po’ per mestiere, visto che è un dono che consegno a tante persone e che giunge, a volte inatteso e spesso sgradito.

Ecco, mentre scrivevo le righe precedenti mi sono fatto dovere di pensarci. Prima di morire vorrei fare un’altra volta l’amore con lei. No, alla fine, forse non è una questione fisica. La malattia mi ha reso definitivamente indifferente a certe dipendenze. E’ solo che il suo corpo, agile e sottile, è una specie di macchina del tempo attraverso la quale posso ritornare ai giorni nei quali, pur essendo già oltre il confine, non ne ero pienamente consapevole.

O forse, e sottolineo forse, è anche una questione fisica perché non posso dimenticare il suo seno appena disegnato, le lunghe mani sottili, i suoi occhi cauti, il suo fiore tenero e accogliente, le sue parole sussurrate, i suoi capelli lucenti, il suo sonno disteso, le sue braccia capienti, il suo respiro.

La morte, dicevo, la mia morte non è all’ordine del giorno. Come tutti quelli che ne sono veicolo, a volte mi viene da pensare che non potrà mai accadere. Forse perché il mio saldo con questa partita è tanto in attivo che non mi aspetto che qualcuno mi chieda di renderne ragione.

Nel frattempo, ieri sera ho seguito un corso di pronto intervento in caso di soffocamento. Lo giuro, ci sono andato perché voglio essere pronto a salvare una vita nel caso sia necessario e giusto farlo (condizione in AND). Però, non ho potuto fare a meno di pensare che le stesse tecniche si possono utilizzare per accompagnare qualcuno oltre la soglia. Insomma, è stato utile.

Lei, ora, è maledettamente lontana. Non tanto nello spazio, perché è a meno di due ore di volo da me, ma nel tempo. E il tempo, almeno da sveglio, non lo so attraversare.
Voglio, e sottolineo voglio, conciliarmi con me stesso, cancellare il debito che ho con lei dalla mia vita. Posso farlo in vari modi. Uno di questo è ucciderla, consegnarla per sempre alla regione alla quale non si può in nessun modo pervenire se non per sempre, ma non prendo mai in considerazione questa opzione.

Lei è l’amore assoluto della mia vita: L’amo tanto da desiderare di ucciderla, ma di non riuscirci. E questo, se permettete, è amore. Amore vero.

Ciao piccola, lasciami un po’ di spazio al tuo fianco perché, prima o poi, io ti bacerò di nuovo. Lungamente, dolcemente, silenziosamente.

Ti amo. Ti amo. Ti amo. Più di lui. E lo sai. Lo sai.