Dialoghi con Galbusera: la Solidarietà a Senso Unico non Funziona. Che Fare? 12


Dice Galbusera che se dev’essere usata come vaselina, affanculo anche la solidarietà. Lui ne ha le palle piene.

Dice che in questo paese ti ritrovi l’approccio cattolico sempre tra i piedi, che si parli di sesso, di relazioni sociali, di vita o di morte; soprattutto se si parla ricchezza, considerata propedeutica al peccato, da tollerare, ma di cui chiedere conto nel momento delle difficoltà.

Magari sotto forma di contributo di solidarietà a quelli che lavorano e guadagnano e dichiarano al fisco più di una certa cifra. Novantamila euro all’anno: contributo di solidarietà 5%: pater ave e gloria. Centocinquantamila: contributo 10%: tre pater tre ave e tre gloria

Ma come, a uno che ha già pagato le tasse tu gli chiedi di pagare un’altra volta? Se ti pare di avergli fatto pagare poco cambia le aliquote, ma se le aliquote vanno bene allora di che cazzo stiamo parlando?

Cosa vuol dire contributo di solidarietà per due anni? Galbusera mi guarda sconcertato.

Quello che s’è fatto un mazzo tanto per arrivare a guadagnare 100.000 euro all’anno, lasciandone 36.170 nelle grinfie del fisco, perché dovrebbe dare un aiutino all’impiegato che ha preferito passare le sue domeniche andando a pescare?

– E non tiro volutamente in ballo il fruttarolo che dichiara 20.000 euro all’anno, – dice Galbusera – qui non stiamo parlando di furfanti, ma di cittadini per bene. Non lo so e non mi interessa sapere se sia più giusto l’approccio dell’impiegato, o quello del dirigente, dico solo che quando uno ha pagato le tasse ha adempiuto ai suoi obblighi nei riguardi della collettività. C’è l’emergenza? Bene, ognuno vi contribuirà secondo le sue possibilità. Non uno sì e uno no, in virtù di un pregiudizio secondo cui è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che un ricco per la porta dei cieli.

 

nella foto il nostro Galbusera. Il terzo da sinistra con pantaloncini blu e palletta leopardata in mano.

Mi guarda:

– Con il bisogno di soldi che abbiamo mi spiega perché hanno pensato alla tassa di solidarietà e non hanno privatizzato la RAI?-

Lo guardo a mia volta: a me lo viene a chiedere?

– Oppure non hanno ridotto i contingenti militari all’estero (vedi qui per la lista )? Oppure non hanno abolito le esenzioni ICI sui beni commerciali della Chiesa (vedi qui per la lista)? oppure le sovvenzioni alla scuola privata? ( vedi ) Oppure gli insegnanti di religione? Oppure …

– E perché non una bella patrimoniale? – Gli chiedo provocatoriamente

– E chi il patrimonio se l’è costruito correttamente? – Mi chiede con aria interrogativa – Cosa sono molti dei gruzzoli che la Camusso vorrebbe tassare in nome dell’equità, se non quel che resta dello stipendio dopo averci pagato le tasse e mantenuto la famiglia? Mese dopo mese, anno dopo anno, lustro dopo lustro. Chi per tutta la vita ha fatto la formica, spendendo lo stretto necessario e investendo quel che gli avanzava e, complice la fortuna, si ritrova oggi con un gruzzolo sufficiente a pagarsi la retta di Villa Arzilla, camera singola, vista monti, perché dovrebbe dividerlo con la shampista di Cuneo, nullatenente, in vacanza a Sharm el Scheik, col mutuo? In quanto giovane e donna? Se vogliamo restare sul piano morale. Se invece vogliamo scendere su quello pratico, allora bisognerà tenere conto che il risultato più probabile, soltanto a parlarne, sarà quello di spaventare il risparmiatore e farlo scappare col gruzzolo. Non bisognerà scandalizzarsi se reagirà smobilizzando i titoli di stato, per portarne il ricavato in Svizzera ( cassette di sicurezza esaurite nella Svizzera Italiana ). Lasciando a noi il danno e la beffa.

Gli chiedo:

– Ma allora, esperite tutte le pratiche possibili di riduzione della spesa, acchiappati per le orecchie gli evasori, cacciati dalla greppia i politici e i malversatori, quando ci troveremo comunque di fronte la montagna del debito, enorme, cosa potremo fare per fronteggiarla, senza commettere ingiustizie verso nessuno?

– Credo che nessuno lo sappia. Ma di sicuro bisognerà chiedere a ciascuno di contribuire con quel che ha, in cambio di qualcosa.

– E cioè?

– Ai giovani, squattrinati ma pieni di vita, bisognerà chiedergli fatica e lavoro, in cambio di paracadute sociali e di futuro. Ai vecchi, che non possono più lavorare ma hanno i quattrini, bisognerà chiedergli di investire una parte dei loro soldi in titoli a lunga scadenza, a basso tasso di interesse, ma assolutamente sicuri.

– Non stiamo parlando di quella patrimoniale che un momento fa giudicava iniqua, o controproducente?

– Non proprio. Non si tratterebbe di un esproprio ma di un prestito forzoso, sicuro, garantito da un’entità sovranazionale, sto pensando all’Europa.

– Quali sarebbero i termini dell’operazione?

– Il debito pubblico mal contato vale il 120% del PIL, per un totale di 1900 miliardi. Secondo gli economisti per metterlo sotto controllo e poter impostare politiche di crescita bisognerebbe ridurlo di un terzo, cioè portarlo all’80%. Si tratta di recuperare 630 miliardi, facendoseli prestare dagli italiani, che ne possiedono circa 8200 (( Dell’articolo di Critica Sociale sono buoni i dati. Non il calcolo che fa Giuliano Amato, che evidentemente non ha dimestichezza con i problemi di quinta elementare. Il problema è questo: Posto che il debito italiano sia 1800 miliardi e che gli italiani siano 60 milioni, per azzerare il debito ogni italiano dovrebbe contribuire per 30.000 euro, moribondi e neonati compresi. Ma se si volesse caricare un terzo del debito pubblico sulle spalle di un terzo degli italiani, quanto dovrebbe pagare ognuno di questi italiani, moribondi e neonati compresi? Amato dice che gli pare 10.000 euro, ma gli pare male. N.d.A. )). Il prestito dovrebbe essere a lunga scadenza (20 anni), a bassi tassi di interesse (2%), da potersi smobilizzare prima della scadenza solo in pochissimi casi, predefiniti.

630 miliardi rappresentano il 7,7% del capitale in mano agli italiani. Si tratta di farsi prestare da tutti i cittadini italiani, nessuno escluso, il 7,7% delle loro sostanze. Chi più ha più dà.

I giovani avrebbero davanti vent’anni di lavoro per restituirli.


12 commenti su “Dialoghi con Galbusera: la Solidarietà a Senso Unico non Funziona. Che Fare?

  • ilBuonPeppe

    “Il debito pubblico mal contato vale il 120% del PIL, per un totale di 1900 miliardi. Secondo gli economisti per metterlo sotto controllo e poter impostare politiche di crescita bisognerebbe ridurlo di un terzo, cioè portarlo all’80%. Si tratta di recuperare 630 miliardi, facendoseli prestare dagli italiani”
    Ergo: per coprire una parte del debito, fai un altro debito.
    E cosa cambia?

    • Comandante Nebbia

      non per rispondere al posto di fma, che ci pensa lui a difendersi senza il mio intervento.

      mi risulta che la Cina detenga il 13% del debito pubblico italiano, come immagino altre aliquote importanti siano nelle mani di fondi pensione esteri, altre entità nazionali e banche d’affari.

      forse si tratta di trasferire parte del debito dall’esterno all’interno decurtando il patrimonio conservato dai singoli e scaricandogli addosso (finalmente) il peso della loro colpa: quella di essere così disgustosamente italiani.

      • ilBuonPeppe

        D’accordo, mi sta anche bene spostare il debito dall’esterno all’interno.
        Ma questo non cambia minimamente la sua mole. Se l’obiettivo è “metterlo sotto controllo” oppure, peggio ancora, “impostare politiche di crescita” questa operazione è inutile.

        • fma

          Supponi di guadagnare 1.000 euro al mese e di avere un debito con la banca di 16.000, pressappoco le proporzioni sono queste.
          Gli devi pagare l’interesse, che nel nostro caso, BTP a dieci anni, è del 5%. Sono 800 euri, quasi uno stipendio.
          È chiaro che con quello stipendio e quel debito non troverai facilmente qualcun altro disposto a farti credito. Salvo gli strozzini. Così non potrai mandare tuo figlio all’università, né affittare quel negozietto che vorrebbe tua moglie. Mentre se la moglie ti resta incinta, o l’azienda in cui lavori va in crisi, sta sicuro che la banca ti chiederà immediatamente di rientrare.
          Supponi adesso che tuo nonno venga da te e ti dica: senti, 5300 euro te li do io, al 2%, me li rendi tra vent’anni.
          Dei soldi del nonno, soldi freschi, ne potresti spendere una parte per mandare tuo figlio all’università (politiche di crescita) e un’altra parte per ridurre l’indebitamento con la banca, che sentendo meno a rischio il suo credito ti starà meno col fiato sul collo nel caso in cui ti restasse incinta la mogliera (debito sotto controllo).
          Se tu fossi in queste condizioni e venisse il nonno con 5300 euro freschi in mano, tu gli sputeresti in un occhio?

          • ilBuonPeppe

            Sputare al nonno? No, per carità!
            Il tuo discorso non fa una piega, ma presuppone una condizione che, secondo me, è ben difficile da realizzare.
            I cittadini dovrebbero accettare il 2% mentre gli altri prendono il 5%.
            Conoscendo un po’ le persone e un po’ di più gli italiani mi viene da pensare che il risultato sarebbe un bel manicotto (non so se rendo l’idea).
            Tu dici “ma questo debito sarebbe sicuro perché in fondo è roba tua, è il tuo futuro, ecc.” Giusto. Ma a parte il fatto che la sicurezza non è quantificabile, questo richiederebbe un’altra condizione ancora più aleatoria della precedente: che gli italiani cominciassero a fidarsi di sé stessi.
            La ved dura…

  • Comandante Nebbia

    Prima di tutto complimenti per il fisico, l’abbronzatura e le braghette (come diciamo noi settentrionali).

    Veniamo a noi: prestare a vent’anni al 2% il 7,7% del mio patrimonio mobiliare? Del mobiliare + immobiliare? Di tutto compreso macchina e bicicletta?

    Va bene, se questo risolve il problema per me e mia figlia posso anche starci. Mettiamo che io sia titolare di contanti, case e beni per un valore di 500000 euro. E’ una bella botta, però mi viene da chiedere: ma il notaio che mi estorce 150 euro per una procura quanto ha in banca? e quanto ha in una cassetta di sicurezza? La casa, lo studio, la macchina e la barca sono intestate a lui o a una società di diritto lussemburghese?

    Ecco, l’unica soluzione è legare i diritti civili al censo:
    Se solo il 10% degli italiani dichiara più di 40000 euro all’anno, solo loro hanno diritto di votare, di ottenere un passaporto, di essere ricoverati in un ospedale moderno e pulito, di aprire un conto in banca, di avere dei dipendenti, di comprare una macchina di cilindrata superiore ai 600 cc., di acquistare gioielli, terreni, champagne.

    Gli altri, i pezzenti, si fottano a marcire nei lebbrosari o, se hanno la cassetta di sicurezza in svizzera, si vadano a curare lì.

    Chi è povero per davvero, se la prenda nel culo. Vuol dire che è la punizione di Dio per la sua attitudine negativa verso la vita (cit.)

    • fma

      La logica è ineccepibile, credo anch’io che l’uomo sia una brutta bestia e che le regole della convivenza ne debbano tenere conto.
      Tuttavia, in questa situazione, se non facciamo a fidarci i giovani non avranno lavoro e i vecchi non avranno pensione.
      Talvolta fidarsi diventa una necessità più che una scelta.
      Penso che persino Hobbes ne converrebbe.
      Il che non toglie che la tua proposta, un tantino smussata, non possa trovare applicazione.

  • Paolo Marani

    Con tutto il rispetto, io credo che occorre fare BASTA con questa retorica neoliberista che vede il povero come il parassita, debosciato che non ha voglia di lavorare, e che quindi non ha soldi per proprio DEMERITO. Non sono d’accordo inoltre con il criterio di progressività che vede tutti, dal povero al ricco, tenuti a contribuire alla spesa pubblica IN FUNZIONE della propria capacità.

    La pericolosità sociale di un ricco (inteso uno che ha molto patrimonio, non uno che dichiara molto al fisco), è di un ordine di grandezza superiore, come potenzialità di sfruttamento delle risorse, rispetto a un poveraccio che non arriva a fine mese. Come tale, un ricco dovrebbe contribuire di un ordine di grandezza superiore rispetto alla sua quota percentuale, cioè MOLTO DI PIU.

    Dovrebbero essere tassati i PATRIMONI, non le rendite, perchè chi ha grandi patrimoni ha la chiave per inquinare il mondo, avvelenare le acque con i rifiuti delle sue aziende, distruggere gli ecosistemi, consumare smodatamente risorse andando a fare la spesa in SUV, insomma CONSUMA in eccesso alla propria reale necessità, quindi dovrebbe contribuire parimenti IN ECCESSO al bene comune.

    Patrimoniale secca quindi, e non tassazione sui consumi tipo IVA, perchè quelli dei ricchi sono comprimibili, mentre quelli dei poveri non lo sono.

    GLi straricchi sono solo un peso in più per il pianeta, è a loro che occorre togliere risorse, con la forza se necessario, la ricchezza non li rende più umani degli altri ne depositari di più diritti degli altri, sono solo più ricchi, quindi più capaci di fare danno.

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