Destra o Sinistra, Purché Acchiappino i Topi
21 aprile, 2008 di Fully
Archiviato in Il Bello della Politica
Immagino che qualcuno, leggendo il titolo che parafrasa Mao Deng Xiaoping (vedi nota alla fine del pezzo), si stia preparando alla tradizionale sana indignazione: “Come si può pensare che Nietzsche e Marx si diano la mano? Come si può confondere l’individualismo tipico della destra col carattere solidale della sinistra?”. L’ho messo in conto; e ciò nondimeno penso che questo titolo, oggi, in Italia, abbia un senso.

Sono stati in molti ad osservare che la classe operaia del Nord produttivo ha abbandonato in massa la sinistra, specie quella massimalista, per rivolgersi alla Lega e a Berlusconi.
Massimo Cacciari ha definito la sinistra italiana “preistorica” e si è detto sbalordito che Bertinotti abbia attribuito l’insuccesso al non essere andati a parlare nelle grandi fabbriche, quando ormai al Nord le grandi fabbriche si sono spezzettate in una miriade di fabrichètte i cui “padroni” sono ex-operai specializzati che si sono messi in proprio; sono piccoli imprenditori che spesso tirano la carretta personalmente insieme a pochi operai ex-colleghi e che alle istituzioni non chiedono altro che di agevolarli nel proprio lavoro, per poter ingrandire l’azienda e portare a casa a fine mese la pagnotta e possibilmente un po’ di companatico.Al governo chiedono meno tasse, meno lacci, migliori infrastrutture, minor peso della burocrazia (e del relativo clientelismo) per competere meglio nella difficile sfida imposta dalla globalizzazione. Al governo chiedono un po’ più di sicurezza nelle loro città, un maggior rigore nelle politiche di immigrazione: hanno capito benissimo che l’immigrazione è un processo storico ineludibile (anzi, se ne servono) ma pretendono che non debordi in criminalità.
E, quando votano, votano quelli che a loro sembrano più vicini (o almeno meno lontani) a garantire tutto questo. Ecco che allora la Lega incamera anche un sacco di voti di quello che una volta si chiamava proletariato.

C’è da sorprendersi?
Non più di tanto, a pensarci bene. Lo schema logico era già chiaro: l’aveva preannunciato Giorgio Gaber, quando in “Destra o Sinistra” faceva capire che il popolo ormai disincantato non si sarebbe più chiesto di che colore fosse il gatto, purché acchiappasse i topi. Torna alla mente la lungimirante intuizione di Massimo D’Alema che, abbracciando Bossi al congresso del PDS nel febbraio del 1995, definì “una costola della sinistra” il suo movimento, allora ancora tendenzialmente secessionista.
Oggi Bossi parla di fucili ed i media non capiscono che l’armeria di Bossi è la cabina elettorale e l’arma più efficace da imbracciare è una matita copiativa. Oggi la secessione politica non è più all’ordine del giorno perché è già avvenuta nei fatti.
Basta guardare Milano, che pullula di cantieri che la stanno trasformando in una grande metropoli europea (da prima ancora che si sapesse dell’Expo) e poi fare il confronto con Napoli ancora attanagliata dalla monnezza. Basta accostare il dinamismo di Verona allo stallo di Catanzaro, il post-moderno di Brescia al barocco di Lecce. Due mondi distanti non mille chilometri, ma anni-luce l’uno dall’altro.
L’Italia che vota Bossi è quella che corre, il resto dell’Italia arranca e deve solo sperare di agganciare la locomotiva lombardo-veneta per non ritrovarsi sul binario morto del declino irreversibile.
Ma… e i diritti civili? E il conflitto d’interessi?
E le truppe italiane in Afghanistan e in Libano?
E “chi di voi sa chi era Euclide“?
“Sì, sì, d’accordo, ne possiamo parlare…” – sembra dire il padroncino – “Dopo, però, neh? ‘Ché ora c’è da acchiappare i topi”.
L’intervista a Cacciari (ed a Formigoni):
La lungimiranza di Giorgio Gaber
Nota:
In effetti la frase “Non importa che il gatto sia bianco oppure nero; finché acchiappa i topi, è sempre un buon gatto” non è di Mao, ma di Deng Xiaoping. Ce lo fa notare Lexi Amberson in una sua nota che vi invito caldamente a leggere. La ringrazio per la correzione. Pur avendo imposto in MC un’attenzione maniacale per le fonti e per le citazioni, rimaniamo sempre dei dilettanti che fanno questa azione di volontariato civico rubando spazio al loro tempo libero. Questo, delle volte, ci porta a questi errori. Mi scuso personalmente con i lettori di MenteCritica e prometto un impegno maggiore in fase di revisione dei pezzi.
Grazie ancora a Lexi.
Comandante Nebbia
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Bell’articolo, è proprio quello che “respira” qui a nord.
Mi capita spesso di leggerti e d’essere in perfetta sintonia con te.
Abito in Lombardia, in una zona dove la lega ha avuto da sola il 26%, pari a quello che hanno avuto insieme PD e IDV.
SA, che pure dice di rappresentare i lavoratori (che qui sono molti), s’é ritrovata, costernata, con un risibile 2,2% tra le mani ed ora dice che bisogna tornare a radicarsi nel territorio, ai gazebo, alle adunate, come fa la Lega.
Credo si tratti di un grossolano equivoco, incentrato in quello che si potrebbe paradigmaticamente chiamare l’operaio di Lazzate (Lazzàa, in dialetto locale).
Nell’abisso che separa la visione che ne hanno la sinistrasinistra e la sinistracentro e quel che lui é realmente.
E’ un pezzo che é iniziata e che va avanti, ma fino a qualche tempo fa lui, l’operaio, s’era lasciato blandire dalla retorica della classe operaia, circuire dal miraggio delle magnifiche sorti e progressive, commuovere dal sol dell’avvenir. Dal ruolo che secondo la mistica marxiana gli aveva assegnato la Storia. Una sorta di beruf che finiva in qualche modo per tenerlo prigioniero.
Poi qualcosa s’é rotto.
Forse per un normale ricambio generazionale, forse perchè il vento dell’individualismo soffia forte, sempre più forte, fatto sta che prima sono riaffiorati e ora stanno fiorendo gli spiriti animali del popolo, che erano stati in qualche modo sublimati e tenuti a bada dalle grandi ideologie dell’ottonovecento.
E la Sinistra non se n’é accorta.
Il compagno Brambilla é tornato ad essere il signor Brambilla, infinitamente meno nobile, infinitamente più attento al proprio interesse, al concreto, al qui, all’ora e al subito.
Sono d’accordo con quelli che dicono che ci sia ancora spazio per la sinistra, la quale tuttavia deve ripensare se stessa.
Ecco, per quel niente che vale, vorrei suggerire alla sinistra di badare al sodo, partendo non tanto dai gazebo ma dalla constatazione che il compagno Brambilla, così come lo conoscevamo, non c’è più.
Si, peccato che:
1. La legge sull’immigrazione vigente è la Bossi-Fini, che è inadatta a controllare i flussi.
Ovvero la lega ha già dato la sua soluzione ma non ha funzionato.
La sinistra, dal canto suo, non l’ha cambiata.
2. La voglia di sicurezza si ottiene con un forte stato di diritto e la giustizia funzionante.
Le leggi fatte dalla destra sono state utili per ingolfare la macchina della giustizia. Inoltre i continui tentativi da parte del presidente del consiglio di deligittimare i giudici sono un cattivo monito.
Infine l’attuale premier in pectore ha dichiarato un mafioso come Mangano un eroe perchè non ha parlato.
La sinistra dal canto suo non ha abolito queste leggi e non ha avviato una riforme seria della giustizia.
Va detto che c’è sempre stata una parte che voleva ottenere questi risultati, tuttavia non hanno mai avuto l’influenza/i numeri necessari per fare la differenza.
Infine la lega non ha nessuna visione per quello che riguarda il Piano Energetico Nazionale, la rivoluzione dei trasporti e quale linee seguire.
L’idea che salvare un aereoporto salvi l’Italia mi sembra semplicemente buffa e completamente sottodimensionata.
Infine Berlusoni è un imperatore, e necessita di schiavi e sudditi.
Io sono un libero cittadino italiano, e non cederò un metro.
Un post molto interessante, e anche molto ben scritto. Ci tengo a dare il mio contributo con qualche breve osservazione. La Lega ha incentrato questa campagna elettorale sulla demonizzazione degli immigrati (basti pensare al cartellone con gli indiani d’America) e questo a me puzza molto di capro espiatorio. Se qualcuno andasse a rileggersi 1984 di George Orwell, testo assolutamente geniale, ritroverebbe nei “Due minuti di odio” e nella figura di Goldstein “nemico del popolo” tante analogie con la retorica leghista.
Il mio timore, quindi, è che la Lega non abbia fatto altro che cavalcare il malessere dei ceti più bassi, la difficoltà ad arrivare a fine mese, il mercato del lavoro sempre più stagnante, individuando negli immigrati il capro espiatorio da consegnare alle masse impaurite e arrabbiate.
Io quindi non credo che l’Italia che vota Bossi sia quella che corre. Credo che sia l’Italia che VIVE dove altri (che votano Forza Italia o Partito Democratico) corrono, producono ricchezza e posti di lavoro, ma che sostanzialmente sta male, e ha bisogno di dare la colpa a qualcuno.
Per molti versi, inoltre, sono d’accordo con Mattions: non mi fa dormire tranquilla il fatto che la coalizione che ha vinto le elezioni sia da sempre molto critica nei confronti dell’operato dei giudici, e che abbia molte volte tuonato contro i mali del Paese, senza però essere stata in grado di fare vere riforme. E sì che ha governato per un’intera legislatura, dal 2001 al 2005.
Eleonora
http://www.repubblicadeglistagisti.blogspot.com/
@ eleonora voltolina
Non c’é alcun dubbio che sul problema immigrazione la Lega ci marci.
Ma non c’é neppure alcun dubbio che l’immigrazione sia un problema, che grava soprattutto su coloro che ci vivono gomito a gomito, destinato a crescere con gli anni, se continuerà ad essere affrontato ideologicamente, piuttosto che con strumenti pragmatico-sperimentali.
Il rimandare ad Orwell non serve a niente, vale l’ironico “chi di voi sa chi era Euclide?”, di Fully.
Pensare poi che abbia votato Lega la parte dell’Italia che non corre, quella spaventata, i poveracci, mentre la parte che conta avrebbe votato PD o PdL, potrà far meno paura, ma non corrisponde alla realtà.
Basta guardare i numeri. Al Nord i poveracci saranno si e no un terzo dei voti della Lega, ed é statisticamente improbabile che abbiano votato tutti per lei.
La cosa non é banale come potrebbe far piacere, né la Lega così rozza come pare, altrimenti non se ne capirebbe il successo, a meno di non voler credere che tutti gli stupidi si siano concentrati a nord del Po.
La Lega cavalca sì il bisogno di identità e di sicurezza, ma anche il “Roma ladrona” (la corruzione) e il federalismo fiscale (i soldi), proponendo la soluzione di far restare le tasse, in buona parte, lì dove sono state pagate. E questo vuol dire, per il ricco Nord, una sanità migliore, più servizi, più strade, migliori infrastrutture, cose che interessano sia i poveracci, sia l’Italia che corre.
Potrà non far dormire tranquilli, ma non si può cancellare con obiezioni morali.
Non tanto perché non sia giusto, ma perché non sarebbe di alcuna efficacia.
Caro Arouet,
i nostri discorsi lasciano il tempo che trovano per la semplice ragione che il voto è segreto. Non sapremo mai se chi ha messo la crocetta sul simbolo della Lega, la settimana scorsa, era un operaio in cassa integrazione o un ricco imprenditore che vuole pagare meno tasse. Può essere che abbia ragione io, può essere che abbia ragione tu. Sinceramente, dal mio punto di vista mi sembra molto difficile pensare che la classe dirigente possa farsi affascinare dal messaggio rozzo della Lega: naturalmente non nego che possa esserci qualche eccezione, ma in generale mi sembra che lo zoccolo duro della Lega sia nella piccola borghesia meno istruita e nel “popolino” (rispettabilissimo per carità) che non ha gli strumenti intellettuali per individuare le soluzioni ai problemi della politica, e preferisce chi li semplicizza a colpi di machete con frasi a effetto, slogan urlati, citazioni di “fucili”, di “fuori dai coglioni gli extracomunitari” e di “Roma Ladrona”.
Infine, vorrei sommessamente far notare che le mazzette sono sempre girate, al Nord come al Sud: la differenza è che almeno al Nord le imprese che prendono le mazzette comunque il lavoro lo svolgono, mentre al Sud incassano e si volatilizzano.
Certo può essere che la mia analisi sia sbagliata: ma io credo che il messaggio della Lega abbindoli le classi meno istruite della popolazione, creando ad arte un “nemico pubblico” (un capro espiatorio appunto) negli immigrati e più in generale nei diversi. E questo, come insegnava già Orwell 60 anni fa, è molto molto pericoloso.
Eleonora
http://www.repubblicadeglistagisti.blogspot.com/
Ho modificato l’attribuzione della citazione in seguito alla nota correttiva che potete leggere qui.