Democrazia Liquida Cercasi 1


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Prima della campagna elettorale in Sicilia ero rimasto fermo alla democrazia in rete copyright Beppe Grillo, scopiazzata dai Piraten tedeschi. Con la differenza che quella dei Piraten è democratica davvero, e proprio per questo apprezzabile, anche se impraticabile se non al livello di piccoli gruppi, mentre quella del duo Casaleggio-Grillo democratica non la è proprio, e a qualsiasi livello. E’ il CasaGrillo che dà la linea dall’alto del blog senza possibilità di contestazione e neanche di interlocuzione, ed è sempre il CasaGrillo che si è autoproclamato garante, che cioè decide chi ha le credenziali giuste per far parte del M5S e chi no. Con il potere, sempre autoconferitosi, di espulsione dei reprobi dal movimento (il caso Tavolazzi insegna). E ancora è il CasaGrillo che sta scegliendo i candidati alle prossime elezioni. Altro che uno vale uno.

A tutto questo si è poi aggiunto un ridicolo codice di comportamento dato giusto pochi giorni fa ai giornalisti quando si rivolgono al M5S – niente grillini, ma attivisti 5 stelle – e ai futuri eletti in Parlamento – niente onorevole ma cittadino a 5 Stelle – e così via. Ricorda un po’ le veline del Minculpop di fascistica memoria, quando si vietava l’uso del lei e della stretta di mano, di matrice – si diceva – demo-pluto-giudaico-massonica, e si pretendeva di imporre l’uso del tu e del saluto a braccio alzato, di stampo cameratesco e fascista, nonché da vero italiano.

E fin qui, niente di grave. Si rimane nel campo della comicità involontaria. Quello che invece è preoccupante è il grande divieto, questo sì serio: niente talk show in televisione per i grillini. Divieto ripetuto periodicamente, fra l’altro, in forma vagamente intimidatoria. Spia della paura ossessiva di perdere il controllo, della paura che il M5S si contamini nel confronto con gli argomenti degli altri. Un segno di grande debolezza politica, per cui il divieto si sostituisce a quella che dovrebbe essere la bontà e la forza egemonica delle proprie idee, che evidentemente i capi sentono di non avere. E che invece i grillini, persone per bene che fanno politica per passione e con spirito di servizio, evidentemente possiedono. E infatti le comparsate televisive le fanno, eccome.

In ogni caso, dice il nostro duo, basta con i riti partitici, le burocrazie, i congressi, le assemblee, i delegati. Basta con il vecchio modo di fare politica. Tutto si decide in rete, in modo orizzontale. Basta avere un computer (e chi non ce l’ha, che fa?), basta dedicare un po’ (un po’?) di tempo a leggersi ogni giorno qualche centinaio di email (e chi deve andare al lavoro a 50 km di distanza con il treno dei pendolari o stare dietro ai bambini in casa, che fa?). Una testa un voto, oppure un perditempo un voto?

Gli elettori, con buona pace di Casaleggio e di Grillo che gli va dietro, non sono ectoplasmi informatici che comunicano in forma anonima e digitale, ma – fortunatamente – sono persone in carne ed ossa, con la loro fisicità, con le loro passioni, che interagiscono usando cervello, cuore e pancia in contatto vivo e materiale con i propri simili. Persone che alla fine non possono accettare di fare politica solo nell’universo informatico della deprivazione sensoriale. Ripeto, fortunatamente. E la politica, quella vera, non quella immaginata dai cultori del “tutto con la rete”, è fatta proprio da queste persone. Le quali per decidere vanno in assemblea ed eleggono i propri rappresentanti, e non hanno bisogno di nessun portale informatico come quello famoso più volte promesso da Casaleggio, e finora mai diventato operativo.

Per concludere: la controprova di tutto questo l’abbiamo avuta con la campagna elettorale del M5S in Sicilia. Che è stata la più clamorosa sconfessione di quanto predicato da Grillo per anni. Fatta in rete, quella campagna? Ma mi facci il piacere, avrebbe detto il ragionier Fantozzi. Fatta con la più antica forma di comunicazione politica, addirittura ottocentesca: i comizi in piazza, fino a quattro al giorno. Uno che parla (in questo caso urla) dal palco, gli altri che ascoltano. E se non gli va bene, possono anche andarsene. Che sia il vecchio che avanza?

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