Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Dell’Utri Crede Molto nel Giudizio della Corte di Cassazione" è stato scritto da Comandante Nebbia
Secondo me è vero. Nel senso che sono convinto che non si tratti di una frase buttata lì, ma che Marcello Dell’Utri sia davvero pienamente confidente nel sistema giudiziario italiano (( Corriere della Sera On Line )).
Anche io, al suo posto, sarei sereno. Il corso degli ultimi anni ha ampiamente dimostrato che, non solo la legge non è uguale per tutti, ma che molti sono al di sopra della legge e, di fatto, intangibili.
Non è solo una questione di possibilità economiche che avvantaggiano chi può procurarsi difese più efficaci, ma, ed è sicuramente peggio, una questione di casta. Facendo parte di un certo gruppo si è al riparo, se uno ne è fuori è in balia dell’alea.
Facciamo proprio il caso di Dell’Utri. Ha subito una condanna di primo grado confermata in appello. Ora ricorre alla Cassazione. Mettiamo pure che si arrivi, tra qualche anno, a sentenza definitiva. Nella peggiore delle ipotesi, verrà condannato a scontare una pena ai domiciliari. Dell’Utri ha 69 anni. Questo vuol dire che, presumibilmente, intorno ai 72-73 anni, sarà costretto a rimanere a casa a invecchiare con la sua famiglia. Che pena.
Questa sorta di binario preferenziale tramite il quale gli appartenenti ad un certo gruppo sociale sono al riparo dalle conseguenze nefaste del codice penale non è di destra, né di sinistra, né di centro, ma di casta, appunto. Chi ricorda qualche membro della classe dominante italiana finito fisicamente in carcere negli ultimi anni?
La nostra è una legislazione garantista, non per tutti ovviamente se no sarebbe il caos. Se sei negro, se hai una piccola attività, se sei un disoccupato, se sei un impiegato, se sei uno che non conta un cazzo, insomma, il livello di garantismo è al minimo sindacale nel senso che, se capita, ti tocca di essere inserito nel tritacarne della giustizia e sperare di uscirne vivo.
Per gli altri, no. Per esempio, si faccia un nome a caso, Berlusconi. Dopo Mills, anche Dell’Utri viene condannato per aver aiutato Berlusconi a commettere dei reati. Nel caso specifico Dell’Utri è accusato di aver messo Berlusconi in contatto con la mafia. E poi? Dopo che il povero Marcello ha fatto le presentazioni e, discretamente, si è allontanato, che è successo?
Ovvio che è da sempre che è così. Chi fa parte della classe dominante cerca di manipolare il sistema per trarne dei vantaggi e per assicurarsi protezione. Quello che rappresenta una segnata novità è il tentativo di trasformare un’usurpazione in diritto, un atteggiamento di restaurazione di privilegi dinastici che metterebbero al riparo i “nobili” per legge di Dio e dello Stato. Un’evoluzione antistorica e deteriore di cui l’Italia, come altri paesi arretrati, è triste protagonista in giorni nei quali la roccaforte del diritto e del rispetto per le persone è fortemente assediata da chi ritiene che si venga al mondo solo per produrre, mangiare, cacare e, infine, silenziosamente putrefarsi.

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Non la voglio guardare dal punto di vista etico, lo hai già fatto benissimo tu, ma da quello pratico.
Sono cose che un paese evoluto non può permettersi, se non a costi salatissimi.
Nel senso che nessuno darà credito, nel senso letterale di investirci dei soldi, a un paese le cui classi dirigenti siano coinvolte in reati come quelli descritti. Dove il capo dell’esecutivo, cito il Corriere, “avrebbe pagato «ingenti somme di denaro in cambio della protezione alla sua persona e ai familiari».”
A maggior ragione se quel paese, reso edotto dei fatti, non sa far altro che stare a guardare.
Probabile, anche perché investire in Italia ha senso solo se noi siamo in grado di fornire quel surplus culturale e artistico che da secoli caratterizza i prodotti del nostro paese.
Niente cultura, niente surplus, fine dell’Italia.
Eppure in queste ore sta arriva un’inattesa lezione di sobrietà.
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Vedremo se alle parole seguiranno i fatti e, soprattutto, se non si tratterà solo di un elegante cambiamento di casacca.
Sarebbe bello se le donne, usura e rovina delle nostre vite disperate, ci salvassero, infine, da noi stessi
Ho sistemato il link. Se davvero se ne andrà allora si potrà parlare davvero di una scelta coraggiosa.
Grazie Sasà.
vedremo.