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Dell’Elogio della Menzogna

11 aprile, 2010 - 9:00 di  
Archiviato in Leggere, Meccanica delle Cose, Oltre le Righe




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A quanto pare involontariamente, s’intende, l’uomo italico medio ha fatto propria la dottrina pressoché eterna ma massimamente celebrata nell’epoca barocca che fece della menzogna un’arte si direbbe sopraffina ed elegante.

Tuttavia diverse possono dichiararsi le differenze tra l’uomo che sopravvisse alle turbe del rinascimento per tuffarsi nelle evoluzioni seicentesche e l’individuo televisivo che da uno schermo riesce solo a tuffarsi nell’immediatezza del sua approssimazione. Allora uomini e, presumibilmente non molte donne si ribellavano alla ferrea legge del raziocinio e della cerebralità per evadere nella superficiale e labirintica ignoranza dell’eleganza esteriore. Ma almeno una qualche forma di eleganza c’era pure.

Oggi, che dire?, nemmeno quella.

A meno di non confondere l’appariscente esteriorità ostentata, l’opulenza della stupidità in cerca di un “aiutino” ritenendo che sia graziosa reticenza quello che altrove sarebbe bollata come ignobile e volgare ignoranza.

Il punto è “altrove”.

Ma nessuno è in grado di dire dove effettivamente sia ‘altrove che ci può aiutare a capire come pietra di paragone appena edificante. E poi bisogna anche stare attenti a dire e non dire, criticare ma non troppo, pensare ma celandosi, esprimersi ma non incertezza, esporre ma ad occhi bassi. Altrimenti si corre anche il rischio di passare contemporaneamente per arroganti e presuntuosi (magari un po’ fascistelli) oppure per intellettuali di sinistra ancora imbevuti di paternalistica voglia di utopia.

Allora si mente. Si dicono bugie, ma non con uno scopo preciso. Si dicono bugie a sé stessi soprattutto per non sentirsi isolati. E si ostenta qualcosa che è il contrario di qualcos’altro. C’è allora chi mente per sopravvivere al fastidio di dover dimostrare costantemente qualcosa al mondo che ci osserva (grande fratello docet) come in un acquario. C’è invece ci mente per infortunio intellettuale e finisce col dover reiterare la sua menzogna senza soluzione di continuità per non apparire uno che racconta menzogne. C’è anche chi mente per farne un arte come l’esimio premier che sulla menzogna ha costruito un impero e anche una cultura intera, e tra un po’ saremo al volgere di un secondo ventennio di storia costruito sulla menzogna nella storia recente d’Italia.

Che dire? Non molto. si può continuare a mentire. Magari per costruire una realtà che non esiste e sperare che essa diventi reale. Se sembra piacevole. O sperare di poter dire “ops scusatemi sono sbagliato… in realtà volevo dire…” e improvvisare una menzogna tutta nuova di conio, lucidissima e splendente per essere utilizzata finché non si deteriori.

Già Platone s’accorse del fatto ed ebbe a dire “… la menzogna non si addice agli dei, ma è utile agli uomini, anzi necessaria, e a tal punto che ce ne serviamo come medicamento …”

Ne raccolse l’intimo candore Tasso che si affrettò ad aggiungere quanto fosse censurato l’uomo che vuol dire la verità e tacciato di superbia di genio e di lingua. Ammettendosi così la bugia adulatrice, ma anche salvatrice e dissimulatrice.

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Comments

5 Risposte a “Dell’Elogio della Menzogna”
  1. Giacomo scrive:

    L’ottavo comandamento ordina di non mentire. Ed è imbarazzante che debba farlo in maniera negativa, visto che in molte lingue, italiano compreso, non esiste nemmeno un verbo che significhi ‘dire la verità’. Non mentire è, a quanto pare, un’azione tanto rara che non vale neppure la pena di battezzarla. Non solo è riservata a bambini, gaffeur, giullari, ubriachi, pazzi e sognatori, ma è anche pericolosa. Come diceva Oscar Wilde: “chi dice la verità, prima o poi viene scoperto”.
    Troppo spesso, osservava poi Enryk Broder, ci aggrappiamo alla menzogna della ‘forza della verità’, rifiutandoci di ammettere la verità della forza della menzogna la quale, invece, è salutarmente diffusa. Il suo vantaggio risiede nel fatto che ‘la verità è inverosimile’. La sua tecnica consiste nell’effettuare trasformazioni geometriche della verità, mediante traslazioni, ribaltamenti, inversioni, riflessioni e deformazioni.
    Di mentitori è piena la finzione letteraria. Mente Giacobbe nel ‘Genesi’ per strappare la primogenitura ad Esaù. Mente Ulisse nell’Odissea ingannando nemici, amici e parenti. Mente Hermes, dio dei ladri e dei commercianti. Mente Gesù nel Vangelo secondo Giovanni dichiarando che non andrà a Gerusalemme per la festa dei Tabernacoli e poi andandoci di nascosto. Mente l’apostolo Pietro rinnegando tre volte il suo Messia. Mentono, costituzionalmente, ‘l’amante delle menzogne’ di Luciano di Samostata e il ‘bugiardo’ di Corneille, così come quelli di Goldoni e di Cocteau. Mentono, istituzionalmente, il Grande Fratello e il Ministero della Verità di Orwell in ’1984′.
    Di menzogne è piena anche la realtà quotidiana. Mentono le Costituzioni che garantiscono diritti ‘a meno delle disposizioni di legge’. Mentono i codici, che inventano finzioni giuridiche. Mentono governanti, diplomatici e spie per ragion di stato. Mentono gli avvocati per ragion di diritto. Mentono i testimoni pur giurando di dire ‘la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità’. Mentono i giornalisti per far notizia o propaganda. Mentono politici, preti e astrologi per ingannare elettori, fedeli e clienti. Menono produttori, pubblicitari e commercianti per truffare i consumatori. Mentono genitori e insegnanti raccontando favole e miti ai bambini. Mentono i bambini per tacitare genitori e insegnanti. Mentono le donne, truccandosi per sembrare più belle. Mentono coniugi ed amanti per tradire sembrando fedeli. Mentono gli sportivi drogandosi per vincere. Mentono gli amici e i santi per bontà. Mentono i nemici e i peccatori per cattiveria. Mentono gli spiritosi per divertimento. Mentono le persone cortesi per buona educazione.
    Mente Schopenhauer, quando afferma che la menzogna è una prerogativa degli uomini. La lotta tra predatori e prede, così come la sopravvivenza delle specie e degli individui, richiedono infatti camuffamenti, mimetizzazioni, dissimulazioni, imitazioni, finte, inganni, manipolazioni, raggiri, occultamenti, diversioni, allettamenti, distrazioni e bluff di ogni genere, che animali e piante usanto continuamente e sistematicamente.
    Insomma la menzogna regna sulla terra.

    E ho mentito anch’io finora ;-) lasciando credere che quanto scritto fosse farina del mio sacco. E’ tratto invece da “C’era una volta un paradosso” di Piergiorgio Odifreddi. Einaudi.

    E di paradosso in paradosso si va da Epimenide col suo “I cretesi sono bugiardi” a Pinocchio quando dice alla Fata Turchina “Io mento sempre” cosa nient’affatto vera perché in realtà mente un paio di volte in tutto il libro ed infatti il naso gli cresce solo in quelle occasioni ma non in questa! :-D

    PS) per la redazione: ma come si fanno gli incisi, i grassetto od i corsivo? Grazie…

  2. Gunnar scrive:

    “Chiunque sia stato il primo a mentire sicuramente è stato anche il fondatore delle relazioni sociali”. Come altro dirlo? Ogni menzogna nasce per mantenere o fondare una qualche forma di relazione sociale e colui che invece si picca di dire “sempre e solo” la verità ha un qualche tipo di problema con il mondo intero. Diciamo che può fare a meno del mondo e non risentirne troppo. Il suo universo si rende concreto all’interno delle sue inattaccabili verità. Il resto è menzogna.
    E’ comprensibilmente corretto sostenere che al fondo dell’invenzione creativa sta la menzogna. Ma allora perché, se questa è l’ottica, la purezza del calcolo e l’eleganza d’un risultato vero diventano irragionevolmente anti-relazionali?
    Credo che le cose siano molto più complesse.
    Se è vero che la bugia è segno che si sta cercando un “sistema di sopravvivenza” è anche vero che questo vale se esiste un “pericolo”. Non potrebbe essere diversamente. Che bisogno c’è di mentire alla propria partner (donna fidanzata amica occasionale amante ecc) sulla sua bellezza se tale bellezza non è esattamente nei canoni socialmente e culturalmente accettati? Ella ha già un ruolo nel nostro universo delle relazioni perché mentirle se non per creare una condizione nuova o per costruirci una maschera che ci salvi da altre situazioni di pericolo delle quali siamo i soli a renderci conto?
    “Forse la bugia è decisamente più utile alla vita di quanto non lo sia la verità. E in ogni caso non c’ è dubbio che chi sa mentire ha capacità cognitive decisamente più ampie di chi sa dire solo la verità. Senza possibilità di mentire infine l’ umanità non avrebbe mai conosciuto ciò di cui si vanta: la cultura, che è una forma di non rassegnazione al reale, e quindi un’ ideazione di mondi non veri perché non reali, anche se poi sono i soli capaci di incidere e modificare la realtà” (così scriveva nel maggio del 2001 Umberto Galimberti su “la Repubblica”)
    Ho citato Galimberti.
    Non riesco a credere a me stesso, e quindi mi racconto una menzogna.
    Non è Galimberti

    • fma scrive:

      Oppure il me stesso così com’è, il mondo così com’è, non mi piacciono; dunque non riesco ad accettarli, dunque me ne costruisco altri, magari di sabbia, e ci infilo dentro la testa, e resto col culo fuori?
      Ma siccome so che è una mia invenzione, determinata da un bisogno cui non ho saputo dare altre risposte, per il momento, me la drappeggio addosso e la esibisco come se fosse un valore? Cioè continuo a mentire, prima di tutti a me stesso?

  3. Giacomo scrive:

    Finiamola di dire caz****… ops, di mentire! :-D

  4. anna m. caputano scrive:

    purtroppo sempre più nella vita di tutti i giorni accade qualcosa peggiore della menzogna: la certezza dell’impunità, che evita la fatica di mentire. Ditte che fatturano il falso o agenzie per le riscossioni che quadruplicano anche le loro richieste, certi che tanti non se ne accorgeranno, e se vengono scoperti dicono di pagare e poi aspettare il rimborso, tanto sanno che non lo daranno e che dovremo soccombere al loro ricatto per non rimanere senza luce, gas, telefono, o vederci pignorare case e mezzi indispensabili per il lavoro; delinquenti che continuano imperterriti la loro attività anche alla luce del sole perchè sanno di avere appoggi e perchè la gente per il quieto vivere non li denuncerà, politici che passano da una parte all’altra degli schieramenti facendosi paladini di valori che essi stessi calpestano certi della nostra cattiva memoria, dell’appoggio degli alleati del momento e della tiepida opposizione di facciata, religiosi che predicano castità e povertà e poi li scopriamo più peccatori e avidi di noi… per non parlare del privato dove per coprire infedeltà, avarizie e cattiverie non si recita più ma si cercano avvocati, assistenti sociali, periti compiacenti che falsificano la realtà o che portando talmente alla lunga la vertenza causano ancora più danni di una resa. Sempre più spesso siamo costretti a far finta di non sapere d’essere ingannati perchè gridare “cà nisciuno è fesso” ci rende solo consapevoli di essere “cornuti e mazziati”. Non ci resta altro che sederci a tavola, e ingozzandoci per placare l’ansia, studiare un piatto che va servito freddo: la vendetta. Stanchi ancora prima di metterla in pratica, combattuti fra l’istinto di sopravvivenza e la nostra naturale indole bonacciona, ci sentiremo condannati a cambiare la nostra identità: un cambio di sesso sarebbe niente al confronto. Ci mentiremo dicendo “sono grande e grosso e non ho paura di nessuno” ma almeno sarà un’utile bugia alla quale conviene credere.

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