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Delle Differenze Sostanziali

28 marzo, 2007 di mc  
Archiviato in Informazione



Anche se non sono d’accordo con gli italiani che votano a destra, mi piace leggere quello che scrivono e capire ciò che pensano. Al limite potrebbero avere anche ragione e se non sostenessero un personaggio come Berlusconi, uomo che non è in grado di dissociare la propria attività politica dai sui interessi dinastici, potrebbero essere una credibile anche se discutibile alternativa a questo fallimentare governo di sinistra. Molti italiani di destra sono favorevoli ad una pacifica ed ordinata integrazione degli immigrati, vedono positivamente una legge che regolamenti le unioni civili e sono sostenitori dello stato sociale come noi di sinistra. Il disaccordo rimane negli uomini che ci rappresentano. I nostri sono spesso privi di carattere ed eccessivamente sofisti, il loro un uomo dal passato oscuro e dal futuro inquietante.
Tutta questa premessa per dire che spesso leggo queste pagine e ci trovo cose interessanti come questa:

Immagine anteprima YouTube

L’Occidentale chiosa giustamente: “Chissà quale azienda italiana avrà il coraggio di fare uno spot come questo, quando torneranno i nostri soldati dall’Afghanistan.” In effetti, la risposta l’abbiamo già. In Iraq l’Italia ha mandato 8000 uomini se non sbaglio. Ne ha persi trentadue. Quando il contingente è rientrato non c’è stata alcuna diretta televisiva, nessuna cerimonia di ringraziamento ufficiale, nemmeno un servizio al TG4 di Emilio Fede. Quando torneranno i soldati dall’Afghanistan sarà esattamente lo stesso. Dirette televisive che non si negano al palio di Siena ed alla celebrazione della vittoria del mondiale di calcio, con tanto di folla plaudente che acclama trenta scimmioni saltellanti.
Secondo me, non dipende dal governo in carica. La destra di questo paese, nonostante i continui lamenti del suo capo, possiede tre canali televisivi di larghissima diffusione e una discreta fetta della carta stampata. Se avesse voluto, avrebbe potuto celebrare mediaticamente il ritorno dall’Iraq con tutti i fasti del caso.
Il problema è che l’Italia pretende di avere un ruolo internazionale, ma non ha uno spirito nazionale. Lo spirito nazionale è quello che unisce le persone intorno ad un ideale di cultura, di lingua e di tradizione. Io non sono d’accordo con la missione in Afghanistan e trovo che quella in Iraq sia stata un errore politico di portata colossale. Eppure se ci fosse stata una cerimonia pubblica di ringraziamento per quegli italiani che sono stati in Iraq, avrei partecipato volentieri.
Il fatto è che se una nazione ritiene di avere dei valori ed una cultura che possono essere d’esempio e di aiuto per popoli che vivono un momento difficile della loro storia, deve avere prima di tutto consapevolezza ed orgoglio di se stessa. Se questo viene fuori solo quando, una volta ogni venti anni, si vince un campionato mondiale di calcio, è meglio rimanere a casa. Per se e per i popoli che si pretende di “aiutare”.
La nostra classe politica interpreta le missioni internazionali in un’ottica mercantile e levantina che mi disgusta. Berlusconi va in Iraq per assicurarsi l’appoggio e l’amicizia di Bush, Prodi rimane in Afghanistan per non inimicarselo troppo. Negli Stati Uniti i democratici hanno fatto di tutto per uscire dall’Iraq eppure il loro sostegno ai loro connazionali ai quali era stato comandato di andare all’estero non è mai mancato. Anzi, quando ieri il senatore Castelli, durante la discussione al senato sul rifinanziamento, ha parlato dei pericoli a cui sono esposti i militari e del rischio che qualcuno possa morire, qualche senatore ha fatto le corna come gesto scaramantico. Le corna al posto degli elicotteri. E’ per questo che non ci sono speranze sul fatto che la Peroni o la Moretti facciano una pubblicità come quella della Budweiser.

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Comments

32 Risposte a “Delle Differenze Sostanziali”
  1. tusaichi scrive:

    non capisco.
    perchè se non eri e non sei d’accordo con lo sfacelo che hanno fatto saresti andato o andresti ad una cerimonia per ringraziare chi quello sfacelo l’ha di fatto eseguito?

  2. bobo scrive:

    E davanti ad un post così uno di destra non può che togliersi il cappello! :-)

  3. bobo scrive:

    ma sarebbe meglio dire: un italiano, qualunques sia il suo credo politico, dovrebbe concordare con questa analisi.

  4. mstatus scrive:

    MC, concordo con te.
    Il disaccordo rimane negli uomini che ci rappresentano.
    Ma quale classe dirigente stiamo creando in sostituzione dell’attuale?
    Terra a terra nell’ultima riunione a scuola per mia figlia in 2a media, la prof. di matematica ha constatato come i ragazzi (generale in tutte le classi), siano oggi dei buoni emanuensi…. ma in quanto ad “analisi logica”, pensiero, idee, ecc. lasciano a desiderare. Cosa che del resto avevo fatto notare quando si parla di studiare a memoria ripetendo a pappagallo già alle maestre delle elementari (allora dissi che a me non pareva tanto giusto…). Non so bene come sia stata fatta la riforma scolastica, e vengano impostati i programmi. La sensazione è che vi sarà una classe dirigente “pensante” solo a colore unico: il colore dei soldi! Ovvero chi ha soldi potrà “studiare”, ragionare, e candidarsi a dirigere il paese. chi non ne ha dovrà accontentarsi di essere un emanuense… ma questa è solo una mia misera sensazione. Gattopardo ricorrente: tutto cambia perchè nulla cambi! A questo punto Chiudiamo le scuole come scrisse G.Papini, almeno non risparmiamo i soldi…..
    A sensazione di pelle io non vedo grandi statisti in giro … Nè a dx né a sx!

  5. mstatus scrive:

    Rettifica (senza non…) : A questo punto Chiudiamo le scuole come scrisse G.Papini, almeno risparmiamo i soldi…..

  6. MenteCritica scrive:

    @tusaichi: non confondere chi lo sfacelo lo ha disposto e chi, italiano lavoratore come me e te, nello sfacelo è stato comandato ad andare. E’ nel parlamento e nel senato che queste questioni vanno chiarite. La più ferma opposizione e la massima determinazione.
    Chi indossa la divisa fa un lavoro degno di rispetto quanto quello dei calciatori. Probabilmente di più. Meriterebbe la stessa considerazione. Probabilmente di più. Se non siamo noi a rispettare i nostri ideali e chi li difende, non possiamo pretendere che lo facciano gli altri.
    Questa è la mia opinione.

  7. tusaichi scrive:

    forse no.
    probabilmente se hai scelto la carriera militare sei stato “costretto” ad andare laggiù per decisione di qualcun altro.
    ok, allora quando torni allori per te.
    ma ancor più probabilmente hai tu scelto la carriera militare. Hai tu scelto di rappresentare un paese per mezzo di armi. Hai tu scelto quel mestiere come si sceglie di far l’idraulico o la lavandaia.
    e allora quando torni, da parte mia, per te non ci sono allori.

    credo che il periodo dello stato-nazione che solo grazie al suo esercito rivendica la sua autonomia sia terminato. Ne sono testimonianza organizzazioni sovranazionali e sopratutto il fatto che nessuno in questa guerra ci voleva andare e invece ci ri-siamo dentro un’altra volta.

    forse l’unico modo di non andare in guerra è non avere un esercito.
    in altro caso non mi sento responsabile nè partecipe di quello che stanno facendo. anzi, non mi sento responsabile di quello che fa l’italia da un bel pò di tempo.

    riassumendo: se sei andato laggiù è per una tua scelta, prima che per decisioni (sbagliate) di politicanti.
    quindi perchè devo festeggiare chi fa semplicemente il proprio lavoro?
    c’è già il primo maggio per tutti.

  8. Emanuele scrive:

    In merito all’incipit: hai ragione Mc, spesso mi ritrovo a parlare con persone facenti parti della destra intelligente (e qui anche davide può confermare) nella quali discussioni spesso va a finire che si sta dicendo la stessa cosa, ma con termini ideologici diversi. Il problema è che quindi pure loro non si sentono rappresentati.
    Per quanto riguarda lo spirito nazionale…mah…ci sono moltissime italie e questa situazione è così dai tempi di garibaldi. Lo spirito nazionale se esiste appartiene a pochi (sognatori magari). Io stesso non ce l’ho, anche alla luce del fatto che 1/4 degli ipotetici “condividendi” del concetto di stato hanno voluto un nano che in 5 anni ha venduto il culo dell’Italia all’America (sorvolando su tutte le altre nefandezze che ha fatto) e sono ancora li a sostenerlo

  9. tusaichi scrive:

    ah, tra parentesi (chi fa semplicemente il proprio lavoro… in contrasto con i miei ideali di pace e non violenza, facendosi portatore di valori e identità nazionali che credo si siano estinti perchè eran solo mezzo da parte di potenti per giustificar le loro nefandezze)
    come dice marramao, il leviatano è morto.

    se mi “sento” italiano prima di sentirmi europeo, prima di sentirmi cittadino del mondo, allora vuol dire che prima di sentirmi italiano mi sento laziale, prima di sentirmi laziale mi sento romano, prima di sentirmi romano mi sento abitante della mia palazzina, del mio appartamento, della mia stanza, di questa sedia, di questo corpo. E sono arrivato al capolinea perchè da solo non faccio nulla.
    mentre tutti insieme forse qualcosina si fa.
    prima di essere italiani siamo esseri umani.

  10. dalse scrive:

    differenza sostanziale, da un punto di vista ideologico e non partitico, è a parer mio quello che da un punto di vista biologico-ecologico ricade nel concetto di “utilizzo di risorse”.
    a livello individuale siamo portati a non sprecare risorse, ad accumularne; come animali sociali siamo altresì portati alla condivisione (per il bene della specie).
    qui una delle contraddizioni fondamentali che fanno dell’essere umano una creatura unica e che inducono a 2 tipi di comportamento (o ideologie, se volete) distinte e contrapposte: da una parte chiusura, non utilizzo di risorse perchè faticoso in termini energetici, dall’altra apertura, curiosità, messa in gioco delle stesse risorse in un’ottica individualmente forse dannosa ma intraspecificamente e collegialmente base per quello che definiamo “evoluzione”, applicabile secondo i canoni darwiniani anche alla cultura.
    questa è la fondamentale distinzione ideologica tra destra e sinistra, al di là di preferenze partitiche giocate su empatie momentanee.

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