Anche se non sono d’accordo con gli italiani che votano a destra, mi piace leggere quello che scrivono e capire ciò che pensano. Al limite potrebbero avere anche ragione e se non sostenessero un personaggio come Berlusconi, uomo che non è in grado di dissociare la propria attività politica dai sui interessi dinastici, potrebbero essere una credibile anche se discutibile alternativa a questo fallimentare governo di sinistra. Molti italiani di destra sono favorevoli ad una pacifica ed ordinata integrazione degli immigrati, vedono positivamente una legge che regolamenti le unioni civili e sono sostenitori dello stato sociale come noi di sinistra. Il disaccordo rimane negli uomini che ci rappresentano. I nostri sono spesso privi di carattere ed eccessivamente sofisti, il loro un uomo dal passato oscuro e dal futuro inquietante.
Tutta questa premessa per dire che spesso leggo queste pagine e ci trovo cose interessanti come questa:
L’Occidentale chiosa giustamente: “Chissà quale azienda italiana avrà il coraggio di fare uno spot come questo, quando torneranno i nostri soldati dall’Afghanistan.” In effetti, la risposta l’abbiamo già. In Iraq l’Italia ha mandato 8000 uomini se non sbaglio. Ne ha persi trentadue. Quando il contingente è rientrato non c’è stata alcuna diretta televisiva, nessuna cerimonia di ringraziamento ufficiale, nemmeno un servizio al TG4 di Emilio Fede. Quando torneranno i soldati dall’Afghanistan sarà esattamente lo stesso. Dirette televisive che non si negano al palio di Siena ed alla celebrazione della vittoria del mondiale di calcio, con tanto di folla plaudente che acclama trenta scimmioni saltellanti.
Secondo me, non dipende dal governo in carica. La destra di questo paese, nonostante i continui lamenti del suo capo, possiede tre canali televisivi di larghissima diffusione e una discreta fetta della carta stampata. Se avesse voluto, avrebbe potuto celebrare mediaticamente il ritorno dall’Iraq con tutti i fasti del caso.
Il problema è che l’Italia pretende di avere un ruolo internazionale, ma non ha uno spirito nazionale. Lo spirito nazionale è quello che unisce le persone intorno ad un ideale di cultura, di lingua e di tradizione. Io non sono d’accordo con la missione in Afghanistan e trovo che quella in Iraq sia stata un errore politico di portata colossale. Eppure se ci fosse stata una cerimonia pubblica di ringraziamento per quegli italiani che sono stati in Iraq, avrei partecipato volentieri.
Il fatto è che se una nazione ritiene di avere dei valori ed una cultura che possono essere d’esempio e di aiuto per popoli che vivono un momento difficile della loro storia, deve avere prima di tutto consapevolezza ed orgoglio di se stessa. Se questo viene fuori solo quando, una volta ogni venti anni, si vince un campionato mondiale di calcio, è meglio rimanere a casa. Per se e per i popoli che si pretende di “aiutare”.
La nostra classe politica interpreta le missioni internazionali in un’ottica mercantile e levantina che mi disgusta. Berlusconi va in Iraq per assicurarsi l’appoggio e l’amicizia di Bush, Prodi rimane in Afghanistan per non inimicarselo troppo. Negli Stati Uniti i democratici hanno fatto di tutto per uscire dall’Iraq eppure il loro sostegno ai loro connazionali ai quali era stato comandato di andare all’estero non è mai mancato. Anzi, quando ieri il senatore Castelli, durante la discussione al senato sul rifinanziamento, ha parlato dei pericoli a cui sono esposti i militari e del rischio che qualcuno possa morire, qualche senatore ha fatto le corna come gesto scaramantico. Le corna al posto degli elicotteri. E’ per questo che non ci sono speranze sul fatto che la Peroni o la Moretti facciano una pubblicità come quella della Budweiser.
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Comandante Nebbia
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24 Agosto, 2007 a7:52
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28 Marzo, 2007 a 9:09
tusaichi
non capisco.
perchè se non eri e non sei d’accordo con lo sfacelo che hanno fatto saresti andato o andresti ad una cerimonia per ringraziare chi quello sfacelo l’ha di fatto eseguito?
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28 Marzo, 2007 a 9:40
bobo
E davanti ad un post così uno di destra non può che togliersi il cappello!
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28 Marzo, 2007 a 9:42
bobo
ma sarebbe meglio dire: un italiano, qualunques sia il suo credo politico, dovrebbe concordare con questa analisi.
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28 Marzo, 2007 a 9:44
mstatus
MC, concordo con te.
Il disaccordo rimane negli uomini che ci rappresentano.
Ma quale classe dirigente stiamo creando in sostituzione dell’attuale?
Terra a terra nell’ultima riunione a scuola per mia figlia in 2a media, la prof. di matematica ha constatato come i ragazzi (generale in tutte le classi), siano oggi dei buoni emanuensi…. ma in quanto ad “analisi logica”, pensiero, idee, ecc. lasciano a desiderare. Cosa che del resto avevo fatto notare quando si parla di studiare a memoria ripetendo a pappagallo già alle maestre delle elementari (allora dissi che a me non pareva tanto giusto…). Non so bene come sia stata fatta la riforma scolastica, e vengano impostati i programmi. La sensazione è che vi sarà una classe dirigente “pensante” solo a colore unico: il colore dei soldi! Ovvero chi ha soldi potrà “studiare”, ragionare, e candidarsi a dirigere il paese. chi non ne ha dovrà accontentarsi di essere un emanuense… ma questa è solo una mia misera sensazione. Gattopardo ricorrente: tutto cambia perchè nulla cambi! A questo punto Chiudiamo le scuole come scrisse G.Papini, almeno non risparmiamo i soldi…..
A sensazione di pelle io non vedo grandi statisti in giro … Nè a dx né a sx!
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28 Marzo, 2007 a 9:50
mstatus
Rettifica (senza non…) : A questo punto Chiudiamo le scuole come scrisse G.Papini, almeno risparmiamo i soldi…..
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28 Marzo, 2007 a 9:57
MenteCritica
@tusaichi: non confondere chi lo sfacelo lo ha disposto e chi, italiano lavoratore come me e te, nello sfacelo è stato comandato ad andare. E’ nel parlamento e nel senato che queste questioni vanno chiarite. La più ferma opposizione e la massima determinazione.
Chi indossa la divisa fa un lavoro degno di rispetto quanto quello dei calciatori. Probabilmente di più. Meriterebbe la stessa considerazione. Probabilmente di più. Se non siamo noi a rispettare i nostri ideali e chi li difende, non possiamo pretendere che lo facciano gli altri.
Questa è la mia opinione.
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28 Marzo, 2007 a 11:08
tusaichi
forse no.
probabilmente se hai scelto la carriera militare sei stato “costretto” ad andare laggiù per decisione di qualcun altro.
ok, allora quando torni allori per te.
ma ancor più probabilmente hai tu scelto la carriera militare. Hai tu scelto di rappresentare un paese per mezzo di armi. Hai tu scelto quel mestiere come si sceglie di far l’idraulico o la lavandaia.
e allora quando torni, da parte mia, per te non ci sono allori.
credo che il periodo dello stato-nazione che solo grazie al suo esercito rivendica la sua autonomia sia terminato. Ne sono testimonianza organizzazioni sovranazionali e sopratutto il fatto che nessuno in questa guerra ci voleva andare e invece ci ri-siamo dentro un’altra volta.
forse l’unico modo di non andare in guerra è non avere un esercito.
in altro caso non mi sento responsabile nè partecipe di quello che stanno facendo. anzi, non mi sento responsabile di quello che fa l’italia da un bel pò di tempo.
riassumendo: se sei andato laggiù è per una tua scelta, prima che per decisioni (sbagliate) di politicanti.
quindi perchè devo festeggiare chi fa semplicemente il proprio lavoro?
c’è già il primo maggio per tutti.
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28 Marzo, 2007 a 11:12
Emanuele
In merito all’incipit: hai ragione Mc, spesso mi ritrovo a parlare con persone facenti parti della destra intelligente (e qui anche davide può confermare) nella quali discussioni spesso va a finire che si sta dicendo la stessa cosa, ma con termini ideologici diversi. Il problema è che quindi pure loro non si sentono rappresentati.
Per quanto riguarda lo spirito nazionale…mah…ci sono moltissime italie e questa situazione è così dai tempi di garibaldi. Lo spirito nazionale se esiste appartiene a pochi (sognatori magari). Io stesso non ce l’ho, anche alla luce del fatto che 1/4 degli ipotetici “condividendi” del concetto di stato hanno voluto un nano che in 5 anni ha venduto il culo dell’Italia all’America (sorvolando su tutte le altre nefandezze che ha fatto) e sono ancora li a sostenerlo
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 11:14
tusaichi
ah, tra parentesi (chi fa semplicemente il proprio lavoro… in contrasto con i miei ideali di pace e non violenza, facendosi portatore di valori e identità nazionali che credo si siano estinti perchè eran solo mezzo da parte di potenti per giustificar le loro nefandezze)
come dice marramao, il leviatano è morto.
se mi “sento” italiano prima di sentirmi europeo, prima di sentirmi cittadino del mondo, allora vuol dire che prima di sentirmi italiano mi sento laziale, prima di sentirmi laziale mi sento romano, prima di sentirmi romano mi sento abitante della mia palazzina, del mio appartamento, della mia stanza, di questa sedia, di questo corpo. E sono arrivato al capolinea perchè da solo non faccio nulla.
mentre tutti insieme forse qualcosina si fa.
prima di essere italiani siamo esseri umani.
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28 Marzo, 2007 a 11:21
dalse
differenza sostanziale, da un punto di vista ideologico e non partitico, è a parer mio quello che da un punto di vista biologico-ecologico ricade nel concetto di “utilizzo di risorse”.
a livello individuale siamo portati a non sprecare risorse, ad accumularne; come animali sociali siamo altresì portati alla condivisione (per il bene della specie).
qui una delle contraddizioni fondamentali che fanno dell’essere umano una creatura unica e che inducono a 2 tipi di comportamento (o ideologie, se volete) distinte e contrapposte: da una parte chiusura, non utilizzo di risorse perchè faticoso in termini energetici, dall’altra apertura, curiosità, messa in gioco delle stesse risorse in un’ottica individualmente forse dannosa ma intraspecificamente e collegialmente base per quello che definiamo “evoluzione”, applicabile secondo i canoni darwiniani anche alla cultura.
questa è la fondamentale distinzione ideologica tra destra e sinistra, al di là di preferenze partitiche giocate su empatie momentanee.
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 11:38
tusaichi
@dalse
lasci al ragionamento quale sia delle due conservatore e quale liberale o l’hai volutamente omesso?
visto che si parla di antropologia io allora ti butto lì la mia distinzione “essenziale” tra destra e sinistra: uno pensa al particolare, l’altro al generale. Uno pensa alla propria vita, l’altro alla comunità. Uno vuole veder remunerato il suo impegno, l’altro crede che dar di più sia nelle sue possibilità senza altro chiedere. Uno crede nella proprietà privata, l’altro nel bene comune.
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 11:39
mattions
Io farei l’applauso quando torna la gente di Emergency o di Medici Senza Frontiere.
E’ molto, molto fuori schema mettersi applaudire e dare onori a dei soldati.
I soldati ammazzano la gente per lavoro, ubbidendo a degli ordini discutibili.
Credono in dei valori e vanno rispettati.
Ma gli onori diamoli alla gente che salva la gente, non a quelli che l’ammazzano.
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 12:08
MenteCritica
Sai Mattions,
se sei convinto che in Afganistan i soldati italiani ci stanno per ammazzare la gente, allora ci sarebbe da incatenarsi sotto il parlamento e da fare manifestazioni per strada fino a farsi massacrare di botte dai celerini.
Io non penso che sia così. Non sarei andato in Iraq ne in Afghanistan, ma credo che, comunque, le missioni italiane per mezzi e uomini, siano destinate ad un compito di controllo.
Anche la polizia controlla e qualche volta ci scappa il morto. Triste ma inevitabile.
Possiamo non avere rispetto per i poliziotti solo perchè usano le armi?
Aggiungo una considerazione:
l’applauso non lo si fa nemmeno per la gente di Emergency e delle varie organizzazioni umanitarie. Questo accade per lo stesso motivo, secondo me.
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 14:35
mattions
Io non dico che non bisogna avere rispetto.
Un poliziotto vota la sua vita a proteggere i cittadini dalla criminalità.
Un soldato vota la sua vita a proteggere il suo popolo dagli stati nemici.
Però la differenza arriva qui:
un poliziotto applica la legge e ricorre alla violenza solo quando necessario.
un soldato obbidisce a degli ordine del suo generale senza poter avere una minima capacità critica. Che senso ha? A cosa servono gli eserciti? A fare le guerre….. e durante le guerre la gente muore.
I soldati ammazzano altri soldati per sporchi giochi di potere di uomini + potente. Sono mandati come carne da macello in guerra per ragioni politiche.
La guerra è uno strumento che non funziona.
Ed uno che ha deciso di fare quello per lavoro io sinceramente non lo capisco.
Dov’è il salto di qualità che tutti invocate?
E’ solo retorica.
Un soldato è un assassino licenziato ad uccidere quelle che non vanno a genio ai suoi superiori.
Il morto alle manifestazioni ti sembra una cosa normale?
Una manifestazione violenta ti sembra una cosa normale?
La domanda che qualcuno potrebbe fare è:
Allora come ci difendiamo?
Ma forse la vera domanda è un’altra:
Perchè dobbiamo difenderci?
Agire sulle conseguenze non è mai una soluzione. Agire sulle cause, è quella la soluzione.
Se invece qualcuno ha deciso che la soluzione è “sterminarli tutti”, beh allora dovranno morire un sacco di persone prima che si ritorni indietro e si rinizi da capo.
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 14:45
Roberta dC
Credo che alla fine sia una questione di cultura. In America gli viene inculcato, fin da piccoli, il volore del patriottismo e del “superomismo” in un certo senso. Qualsiasi cosa facciano agli occhi del mondo intero deve essere per forza giusto e quindi tutta la popolazione deve condividere ed applaudire le scelte e le decisioni che il loro governo, demandato dalla popolazione stessa, ha deciso di attuare.
Allora, in questo video non leggo solidarietà o plauso per il lavoro svolto dai soldati americani, la mia chiave di lettura è diversa.
Lavoro nella comunciazione, e ahimè, ho lavorato anche in ambiente politico, e spesso i due mondi si incrociano.
Io vedo una pubblicità dove sì si applaude ai soldati, ma in realtà più che ai soldati si applaude al governo che ha mandato quei soldati a morire in guerra! Si applaude a Bush!
Lei crede veramente che una società come la Budweiser, non sia politicizzata? Crede davvero che la Budweiser abbia fatto questo video per il solo gusto di rendere onore ai soldati?
La pubblicità è l’ambiente più meschino che possa esistere insieme alla politica glielo assicuro!
Adesso,nelle pubblicità li appaludono, ma domani quando torneranno a casa loro con problemi fisici e problemi psichici per tutto quello che hanno visto e che hanno subito, altro che applausi… uno sputo in un occhio se va bene. Come avvenne per i soldati di ritorno dal Vietnam.
Lei ha ragione quando dice che in Italia non c’è unità nazionale, anche questa è questione di cultura, fisicamente l’Italia ha avuto l’unità nazionale nel 1861 (culturalmente, all’avento della televisione) mentre altri stati secoli prima.
In Italia abbiamo tanti problemi e forse la causa maggiore è proprio da ricondurre alla nostra mancanza di unità.
L’applauso ai nostri soldati è proprio l’ultimo di questi problemi, però, almeno, non facciamo i meschini applaudendoli per poi voltargli le spalle quando avranno vermente bisogno.
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 15:12
MenteCritica
Cara Roberta,
ho vissuto per un anno negli Stati Uniti e conosco bene certi aspetti.
Sono sicuro che la Budweiser non ha il minimo interesse per i soldati in Iraq e non ha nessun interesse per Bush. L’industria americana “usa” la politica in maniera efficiente e spietata. Lo dimostra l’esistenza e l’ufficializzazione del lobbysmo. Cosa inconcepibile dalla nostra ipocrita concezione della politica.
Quello che so è che la pubblicità sfrutta le cose che stanno di più a cuore alle persone pur di vendere.
Quello che mi colpisce è che qui si usino culi, tette e calciatori e che lì si usino i reduci da missioni all’estero.
Non amo la guerra soprattutto perchè l’ho vissuta in prima persona. Però sapere che i calciatori, i culi e le tette qui fanno vendere più dell’amore per il proprio paese (giusto o sbagliata che sia la missione), un po’ mi fa incazzare.
Tanto più che in America il mix di popoli e razze ha creato problemi d’integrazione e creazione dello spirito nazionale ben più gravi di quelli italiani.
Mattions: Eliminare l’esercito in Italia è possibile. E’ possibile anche adoperarsi perchè lo si faccia in Europa. Poi lasceremmo agli americani il compito di fare i poliziotti mondiali. Non ci conviene. Non è utile a nessuno.
La tua visione dell’esercito che difende i confini nazionali è, se permetti e senza offesa, un po’ semplicistica in un mondo che, ormai, di fatto non ha più vere e proprie frontiere.
Purtroppo quello che accade in Medio Oriente è come se accadesse a Frosinone. Pensaci e vedrai che è vero.
Sicuramente le armi e la guerra non sono la risposta giusta. Il problema è trovare quella corretta con chi ritiene che l’unica forma di dialogo sia l’aggressione. Purtroppo in Italia, a parte chi cavalca il pacifismo per fini elettorali, non ho ancora trovato un riferimento valido in questo senso. Una tua segnalazione, se ce l’hai, sarebbe veramente gradita.
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 16:02
Roberta dC
“Quello che mi colpisce è che qui si usino culi, tette e calciatori e che lì si usino i reduci da missioni all’estero.”
Eh, hai ragione, ma ripeto è un problema di cultura.. in America vengono galvanizzati dall’idea di vivere in una grande nazione; i bambini non fanno in tempo a parlare che sanno già a memoria l’inno nazionale.
In Italia i bambini l’inno non lo sanno (e neanche gli adulti) però conoscono a memoria i nomi dei calciatori della squadra preferita del papà…
E’ dalle piccole cose che si nota la differenza… è una differenza di cultura e di percezione delle cose importanti…
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 16:15
mattions
Io sto parlando di disarmo totale. Io sto parlando di combattere la cause del malcontento delle varie popolazioni e non di mandare 2000 soldati a non risolvere niente.
Che fanno questi soldati? Dico operativamente che cosa stanno facendo? Combattono la guerriglia? Costruiscono infrastrutture? Perchè sono in un paese straniero che dovrebbe avere sovranità nazionale? Sono schierati con chi?
Il ruolo internazionale dell’America dovrebbe essere ridimensionato. L’ONU, come espressione comunitaria di tutti i paesi, dovrebbe prendere delle decisioni serie. La NATO dovrebbe essere sciolta.
Se tutti i soldi buttati in armi venissero investiti in ricerca e sviluppo ci sarebbe un netto miglioramento delle condizioni di vita di un sacco di gente.
E’ difficile comprendere come un fucile od una bomba possa essere uno strumento di pace.
La domanda è sempre quella: ma perché dobbiamo difenderci?
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28 Marzo, 2007 a 18:48
MenteCritica
Ciao Mattions,
rispondo qui anche al commento che hai fatto nella rassegna stampa. Non volevo entrare nel tecnico, ma forse eè necessario.
In Afghanistan ci sono due operazioni contemporanee. Una è la ISAF, su mandato ONU ed è una missione di peace keeping di appoggio al governo Karzai su mandato ONU. L’altra è Enduring Freedom, missione di peace enforcing sotto il controllo di USA/NATO. La prima ha carattere esclusivamente difensivo e la seconda carattere aggressivo. L’Italia fa parte solo della prima. Ora le due missioni stanno per essere unificate e la NATO fa pressione sull’Italia perchè abbandoni il ruolo esclusivamente divensivo e passi all’azione di peace enforcing.
E’ su questo che dovremmo lottare. Dovremmo evitare di passare all’attacco. Credi che si sia discusso di questo ieri in senato? Quanti senatori conoscono veramente la differenza tra le due missioni?
Sul perchè bisogna difendersi non so darti una risposta. Sono certo che ci sono un bel po’ di persone che vedono la ricerca e lo sviluppo come il fumo negli occhi. La cosa è vera al Vaticano ed è vera anche in Afghanistan.
La verità è che la lotta è tra chi pretende che il mondo sia dominato dalla cieca fede religiosa (cattolica o musulmana fa poca differenza) e chi vorrebbe rifarsi ad una logica più terrena.
Il Papa non usa bombe, anche se rompe molto le scatole, e quindici si può dialogare più semplicemente.
Gli altri, a volte, usano sistemi i cui effetti si sono visti a New York, Londra e Madrid. Forse bisognerebbe chiedere alla gente di quelle città se e perchè occorre difendersi.
Sul ridimensionamento dell’America e sullo scioglimento della NATO son al tuo fianco, incondizionatamente.
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 19:56
serpiko
MC, trovo il tuo articolo bellissimo: arrivi a una conclusione inappellabile, a mio avviso. Gli italiani sono appena appena buoni a pensare ai fatti loro, quando va bene. Quando va male, nemmeno a quelli.
Penso che la discussione si sia alimentata più dalle asserzioni a conferma della tua tesi che alla tesi stessa. Tra le asserzioni vi sono punti su cui non mi sento di concordare. Soprattutto due.
Anzitutto, gli americani sono un popolo a sè. Anche i francesi hanno la grandeur, anche i britannici hanno un forte senso nazionale per la colonizzazione, anche i tedeschi sono efficientissimi a livello di esercito. Ma solo gli americani sono in grado di venerare la propria patria autoesaltandosi e autogiustificandosi oltre il limite logico della pacifica convivenza con gli altri popoli.
Quindi non è possibile fare un paragone sereno con qualsiasi azione mediatica di carattere patriota, sia essa all’interno del marketing commerciale così come in quello politico/sociale.
Dopodichè va identificato meglio il concetto di soldato.
Esistono professioni che possono essere praticate solo da individui dotati di una vocazione. Alcune hanno carattere fortemente sociale e si possono mescolare “facilmente” con una vita normale, come il medico, l’infermiere, lo psicologo, l’assistente sociale… Ma la maggior parte di esse prevede una divisa e un inquadramento gerarchico/disciplinare rigidissimo, non prevedono un orario perchè si ha il dovere di sentirsi sempre in servizio e incidono su qualsiasi campo della vita di chi le pratica: mi riferisco fondamentalmente ai poliziotti, ai militari e ai religiosi. Lasciamo perdere per un attimo questi ultimi, concentriamoci su poliziotti e militari.
Nutro infinita stima verso i militari ma so che una divisa non si impone, si sceglie, e quando la si sceglie si è perfettamente informati di tutte le controindicazioni che ne possono derivare, in missione piuttosto che tra i patri confini non cambia i piani. Tra queste, si deve prevedere la possibilità di togliere la vita ad altri uomini. O di perdere la propria.
Ora, che senso ha un ringraziamento straordinario a colui che ha semplicemente svolto mansioni che s’è scelto e per le quali era retribuito?
Forse perchè si concretizza solo in questi momenti davanti agli occhi del pubblico la prospettiva di coraggio o incoscienza che ha indotto queste persone a diventare soldati? Forse perchè si comprende che costoro hanno rischiato le penne per obbedire a ordini? Forse perchè la loro obbedienza è commovente, soprattutto perchè prestata a dispetto della propria pelle? Forse che per tutto questo ci si senta di manifestare gratitudine? In nome di cosa?
E’ probabile che in queste cose io ormai sia “troppo italiano”, che non comprenda più molto bene i valori che spingono chicchessia a perorare una causa con tanta devozione, sia essa di natura militare o religiosa.
Sta di fatto che i miei eroi continuano a essere coloro che si giocano la vita per gli altri senza un fucile in mano, siano essi i citati medici senza frontiere o i missionari della Chiesa o i volontari delle associazioni umanitarie.
Ma più di tutti, i miei eroi sono quei padri e quelle madri di famiglia che mantengono i propri figli con i 900 onesti euri che vengono conquistati ogni mese col sudore di una sgobbata in officina, in cantiere, in fabbrica. Soldi che hanno un importante prezzo di fatica, che talvolta arrivano a costare anche la vita senza che questi padri e queste madri abbiano liberamente scelto di metterla in gioco. Come invece hanno fatto i soldati.
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 20:39
marco panattoni
ritengo in molti commenti che non ci sia un senso della realtà.
Ai Quartieri Spagnoli di Napoli, al Carmine qui a Brescia, a Quarto Oggiaro a Milano, a certe ore è meglio non andare.
Se sei una donna sola e magari attraente, meglio non andare anche a mezzogiorno.
Quindi è INCONCEPIBILE dire che gli sbirri fanno solo un lavoro.
Gli sbirri sono la PUBBLICA SICUREZZA, in quanto la sicurezza serve.
Ho letto poi dei commenti davvero indecorosi sui soldati, che la guerra non serve, e varie altra amenità.
Ricordo che 60 anni fa è finita la 2a guerra mondiale, ed i miei genitori che non sono dei matusalemme, hanno visto le SS falciare le persone dentro le case incendiate, loro fuori a cerchio col mitra.
Che il muro di berlino è caduto nell’89 se non ricordo male, e che fino al trattato SALT 2 rischiavamo la guerra atomica.
NON E’ CHE IL MONDO SIA UN POSTO TRANQUILLO.
Oggi le minacce si chiamano fondamentalismo islamico, che è un aggregante in lotta col fondamentalismo arabo e conflitti etnici.
L’esercito NON SOLO SERVE ma è FONDAMENTALE.
E’ grazie alle armi ed agli eserciti occidentali se Al Queda si limita ad attentati e non scoppia una guerra.
E chi decide di dedicare la propria vita a PROTEGGERE NOI ed a CONSENTIRCI DI FARCI I CAZZI NOSTRI MENTRE LUI RISCHIA LA VITA va premiato.
Ci vuole maggiore rispetto e considerazione per i militari, perchè è grazie a loro che noi siamo liberi di vivere in sicurezza.
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 20:39
MenteCritica
Serpe,
la tua posizione è quasi inattaccabile e, al momento, non trovo argomenti sufficientemente validi per contrastarla.
L’unica cosa che mi viene di dire è che se ragioniamo in assoluto tu non puoi che aver ragione. Se poi ragioniamo relativamente a quello che accade per le adunate calcistiche, le dirette musicali (sanremo 5 serate di seguito) e per gli idoli dei ragazzi ( i vari grandifratellisti), ti dico la verità, mi spiace per i soldati.
Io la divisa l’ho portata. Ne ho ricavato l’orrore per la guerra. So in prima persona che niente ti può preparare alla violenza cieca e furibonda della battaglia e che la morte sembra fare meno paura prima di partire.
A questo punto posso solo dire che mi piacerebbe partecipare alla cerimonia solo per ringraziarli di non essere scappati, di non aver mollato e di essere rimasti al loro posto quando le cose sono diventate dure.
Forse dovremmo essre più cinici anche con chi passa il tempo tirando i calci al pallone e scopando le veline.
Ma sono discorsi inutili e non vale nemmeno più la pena di farli.
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 20:59
MenteCritica
Marco Panattoni. I concetti sono molto chiari ma non mettere troppe maiuscole. Sembra che sei incazzato e io lo so che non è vero.
Mi permetto di citare il tuo primo post:
“L’idea del blog nasce dal desiderio di creare un punto di incontro tra idee diverse, per imparare l’uno dall’altro.
Confronto aperto, leale che si realizzerà in un clima civile con toni pacati. ”
Non farti prendere dal carattere e mantieni l’impegno dei toni pacati. OK?
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 21:25
marco panattoni
scusa
[Rispondi a questo commento]
28 Marzo, 2007 a 23:04
serpiko
Boss, ho cominciato naja proprio quando stava per finire la guerra in Bosnia.
La mia caserma era operativa, i soldati di professione (quasi tutti più giovani di me) andavano e venivano a turno dai Balcani e per i servizi c’eravamo soltanto noi e qualche maresciallo pappone. Vedevo con quale espressione partivano, e non era certo un’espressione felice. E vedevo con quale espressione tornavano, ed era peggio della precedente. Se l’erano scelto, VFB e VFA, ma molti di loro avrebbero cambiato volentieri idea, se solo avessero potuto. E’ questo il punto debole del mio discorso: una scelta fatta in un dato momento non è detto che venga automaticamente riconfermarta una volta sul campo. Siamo uomini, si può cambiare idea. L’hai fatto splendidamente notare col tuo penultimo commento.
Continuo però a non ritenere opportuni dei cerimoniali pubblici. Se premio dev’essere (e ci dev’essere), che sia riconosciuto nell’ambito della professione -onorificenze, gradi- ed economicamente, perchè vocazione o meno la pellaccia deve costare cara.
Per quanto riguarda il figame/palloname citato, non c’è nemmeno bisogno di commentare oltre le tue parole: invero la colpa non è -solo- di quel jet set, forse nemmeno di chi crea domanda di cotante porcherie. Mi fa più schifo chi ha enfatizzato per anni queste cose fino a cospargerle di un’aura di mito agli occhi di chi, più giovane o più influenzabile, non poteva facilmente difendersi da queste assurde visioni.
[Rispondi a questo commento]
29 Marzo, 2007 a 1:27
tusaichi
quoto l’ultima analisi di serpiko:
hanno già demolito il domani creando una classe di giovani patinati e fotogenici.
io per fortuna facevo ancora parte di quell’epoca in cui c’era il Che sulle magliette.. poi venne la nike..
[Rispondi a questo commento]
29 Marzo, 2007 a 7:17
MenteCritica
Come sempre, l’opinione più convincente è quella che viene fuori dal contributo di armoniose discordanze.
[Rispondi a questo commento]
29 Marzo, 2007 a 7:58
MenteCritica
Marco Panattoni. Sei una persona per bene. Hai carattere ma sai fare un passo indietro quando capisci che non hai fatto la cosa giusta. Bisogna rendertene atto.
[Rispondi a questo commento]
29 Marzo, 2007 a 9:36
Roberta dC
“…chi ha enfatizzato per anni queste cose fino a cospargerle di un’aura di mito agli occhi di chi, più giovane o più influenzabile, non poteva facilmente difendersi da queste assurde visioni”
D’accordissima con Serpiko
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29 Marzo, 2007 a 21:46
Demetrio De Sio
La prima cosa che mi è venuta in mente vedendo il filmato è stata il possibile slogan:
Il “Thank you”, però non mi ha sorpreso.
Del resto l’atmosfera alla “Rocky” e alla “Salvate il soldato Ryan” c’è tutta, ed indubbiamente viene sapientemente sfruttata per muovere i sentimenti di chi guarda (inclusi noi, ormai “addestrati” a questo genere di cose).
Non sono andato a vedere “United 93″, quel film-farsa, secondo me altamente offensivo nei confronti delle povere vittime degli attentati dell’11/9, perché mi disgustava vedere strumentalizzata la morte di tante persone per promuovere la “tesi” del governo USA.
Non sono un complottista in senso stretto (nel senso che non credo alla versione ufficiale colabrodo, ma ritengo necessaria un’analisi rigorosa dei fatti, che non c’è stata ufficialmente), ma vista l’enorme quantità di leggittimi dubbi su ciò che veramente successe l’11 settembre 2001, avallare la ricostruzione ufficiale con una fiction del genere lo trovo quantomeno di cattivo gusto.
Ormai credo che siamo vicini alla massa critica di persone che hanno capito i veri motivi della guerra in Afghanistan, Iraq e (prossimamente su quegli schermi) Iran, visto che persino il Congresso ha stabilito il rientro delle truppe USA.
Peccato che da noi non si voti per il vero obiettivo, ma sempre per stare “con” o “contro” qualcuno, con l’effetto tragicamente ridicolo di un’opposizione che vota contro ciò che ha iniziato, per far dispetto alla maggioranza.
Pagliacci. Pagati a peso d’oro.
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31 Marzo, 2007 a 20:40
Davide@home
Sono completamente d’accordo con la posizione di serpiko.
Marco, tirare fuori Al Qaeda, fondamentalismo, sicurezza per giustificare le tue affermazioni, sarebbe come affrontare equazioni differenziali in terza media.
Sono d’accordo che rischiano la pelle e vanno rispettati, ma sono professionisti, fanno un lavoraccio - non c’è dubbio - ma sono preparati (nel senso di addestrati, non nel senso di “pronti”) ad affrontare certe situazioni. Così come il motociclista mette in conto la caduta, il pescatore il naufragio, il calciatore (non mi dilungo su questi insulsi) l’infortunio, il medico la morte del paziente. I discorsi cambiano perché cambia la visibilità di questi soggetti e di chi li “manovra” e gestisce.
Comunque a me piace pensare che i veri italiani non siano i gradefratellisti amicidimariaisti, striscisti, controcampisti che incontriamo ogni giorno.
A me piace pensare che siamo noi i veri italiani.
Au Revoir
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