Del Diritto di Fregarsene 5


La libertà individuale è garantita solo dalla totale assenza di una morale di riferimento. Le leggi regolano i comportamenti e le punizioni che vengono impartite in caso di non osservanza delle leggi, ma non possono e non devono stabilire una graduatoria tra comportamenti buoni o comportamenti cattivi. Violare la legge corrisponde a non rispettare un regolamento, per questo è lecito attendersi una reazione dalla comunità che ha formulato il regolamento, ma non un giudizio morale. Parole come pentimento e redenzione appartengono al lessico religioso ed andrebbero bandite dagli atti giudiziari perché sottendono una topografia del bene e del male che nessuno ha mai redatto e che, speriamo, nessuno si arroghi mai il diritto di redigere.

Per questo motivo, così come è lecito avere a cuore il destino dei propri simili, parimenti è lecito fregarsene. Il soccorso di una persona in stato contingente di difficoltà (naufragio, incidente stradale, incendio, ecc.) è dovuto, ma per una questione di legge ed è corretto. La riunione degli umani in comunità sociale comporta degli obblighi e dei vantaggi regolati dalle leggi. Per questo, l’obbligo di soccorrere qualcuno in stato contingente di difficoltà è una forma di assicurazione reciproca attraverso la quale, mediamente, tutti godiamo di una maggiore tranquillità.

Viceversa, condividere le proprie disponibilità è soggetto solo parzialmente alla legge e si assolve col pagamento delle tasse e la cura delle persone inabili che appartengono alla famiglia (disabili, minori, ecc.). L’affetto, l’attenzione e la carità non sono dovute per legge e soggette solo alla personale inclinazione.
Nonostante la chiarezza lapalissiana di questo concetto, coloro che se ne fregano sono soggetti ad una condanna morale generalizzata che non ha alcuna giustificazione ed è estremamente pericolosa.

Infatti, se ci arroghiamo il diritto di giudicare negativamente un comportamento tutelato dalla legge solo perché ritenuto immorale, disdicevole, egoista o vizioso, allora autorizziamo implicitamente la liceità del giudizio morale in generale e questo scatena il caos.
La morale ognuno se la disegna come vuole e non esiste alcun principio universalmente condiviso che qualcuno non abbia già opinato o opinerà in futuro.
Mentre quasi tutti potremmo condividere un giudizio poco positivo su un egoista, i giudizi sui comportamenti sessuali, per esempio, sono purtroppo soggetti a molteplici interpretazioni con conseguente limitazione della libertà di chi è moralmente (ed in molti casi legalmente) condannato per la sua naturale attitudine.

La cosa più orribile che può accadere in una nazione civile è quando nella legge si incunea subdolamente la morale. Proibire il furto o l’omicidio è una questione di reciproca sicurezza, non un obbligo di rispetto del quinto e settimo comandamento. Infatti, il nono comandamento è giustamente ignorato dal codice penale, mentre la dissoluzione di un matrimonio è regolata dal codice civile nei suoi aspetti economici e di tutela dei minori.

La sensibilità verso gli altri, la carità e l’attenzione per il prossimo sono inclinazioni personali esercitate o meno nell’ambito della legge. Per questo non sono soggette a giudizio morale. Chi alza il ditino per giudicare si pone sempre su un piano di superiore verità e va combattuto come un nemico della libertà. A prescindere da quello che dice, perché non è il concetto che esprime che va valutato, ma il meccanismo integralista con cui lo impone.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

5 commenti su “Del Diritto di Fregarsene

  • Dario Ultracrepi

    Una cosa molto interessante nel frequentare questo sito, molto simile al metodo con cui ci si misura tra le percezioni sensoriali e l’analisi scientifica dei fenomeni, é la possibilità di analizzare i moti dell’anima , tra cosidetti e luogocomunisticamente buoni o cattivi, in una prospettiva logica, critica e soprattutto neutrale. Insomma un passo avanti, una possibilità offerta.

  • fma

    Mi son fatto l’idea che legge e morale siano troppo strettamente intrecciate per poterle separare. Sono come l’uovo e la gallina, non ci è dato sapere con certezza quale delle due abbia dato origine all’altra, anche se io un sospetto ce l’ho.
    Il minore di 14 anni non è imputabile penalmente: come gli insegni il comportamento da tenere? Non farlo perché fai piangere Gesù, non è così che si comporta un vero uomo, è giusto perché te lo dico io e non rompere le palle, la bicicletta te la regalo quando prendi la sufficienza in matematica, oh se lo sapesse tuo padre!
    Nella civile Europa s’è fatta strada l’idea che le leggi debbano regolare soltanto i comportamenti che potrebbero danneggiare la libertà altrui, ma fino a non moltissimi anni nella civilissima Italia le donne col culo di fuori offendevano il comune senso del pudore, che era un istituto cattolico. E in Arabia lo offendono tuttora.
    Altra cosa se mi dici che in uno stato non confessionale il comportamento corretto è quello regolato dalla legge, i falsi moralismi sono banditi e chi se ne serve per colpevolizzare chi non la pensa come lui commette un reato! 🙂

    • Dario Ultracrepi

      Quello che dici già mette sulla buona strada per individuare uno dei limiti delle nostre società occidentali: l’idea che le leggi debbano regolare soltanto i comportamenti che potrebbero danneggiare la libertà altrui. Non è previsto per legge che si debba anche contribuire al bene comune. Un modello atomizzato di società, mentre in natura gli atomi da soli in gran parte non producono nulla… O. T.: mi scuso per certi commenti poco chiari che talvolta invio e poi mi fanno inorridire. Colpa delle micro tastiere degli smart phone.

      • fma

        Anche la libertà di godere dei propri guadagni, certo, che spetta a chi ci ha pagato sopra le tasse, con le quali fornisce il proprio apporto al bene comune.
        Se poi uno non ha niente di meglio da fare e si offre di far passare i bambini sulle strisce, padronissimo; se l’altro ha qualcosa di meglio da fare e lo fa, non commette reato.
        Essere costretti a contribuire per legge al bene comune, oltre alle tasse, può voler dire dover partecipare al rosario, o alle attività di carattere paramilitare del sabato fascista.

        • Dario Ultracrepi

          Certo, dicevo “per legge” in senso lato… dicevo di sentimento diffuso di partecipazione convinta alla crescita culturale, tecnica, giurisprudenziale di un paese amato dai suoi cittadini. E i “rosari” venivano recitati anche nei paesi del socialismo reale oltre che durante i sabati del fascismo. E’ molto interessante leggere ciò che scrivi perché si percepisce la tua profonda conoscenza delle soluzioni filosofiche, religiose, politiche che mano mano sono state elaborate nel pensiero umano.