Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Déjà Vu: Chiaroveggenza, Reincarnazione o Confusione?" è stato scritto da spes74
Quante volte ci è capitato di essere sicuri di aver già vissuto una determinata situazione? Oppure di avere la sensazione di essere già stati in un luogo? Questa sensazione è comunemente chiamata Déjà Vu: “chiamato anche paramnesia, è la sensazione di aver vissuto precedentemente un avvenimento o una situazione che si sta verificando.
Il termine, che in francese significa ‘già visto’, fu creato da un ricercatore psichico francese: Emile Boirac; l’esperienza del déjà vu è di solito accompagnata da un forte senso di familiarità, ed anche un senso di “soprannaturalità”, “stranezza” o “misteriosità”. E’ molto comune, infatti in studi formali il 70% o più della popolazione ha riportato di avere avuto un déjà vu almeno una volta. Negli ultimi anni, il déjà vu è stato soggetto di seri studi psicologici e neuropsicologici. La spiegazione più accreditata, secondo gli scienziati di questi campi, è che il déjà vu non è un atto di “precognizione” o di “profezia”, ma è in realtà un’anomalia della memoria; è l’impressione di “richiamare alla memoria” un’esperienza che è falsa. È stata trovata una correlazione clinica tra déjà vu e disturbi mentali come la schizofrenia e l’ansietà, la probabilità di sperimentarne cresce considerevolmente con soggetti in queste condizioni; tuttavia, la più forte associazione patologica del déjà vu è con l’epilessia del lobo temporale. Alcuni credono che il déjà vu sia il ricordo dei sogni. L’ipotesi è che, seppure vengano solitamente dimenticati prima del risveglio, i sogni possano lasciare qualche traccia non comune all’esperienza presente nella memoria a lungo termine. In questo caso, il déjà vu potrebbe essere il ricordo di un sogno dimenticato con elementi in comune all’esperienza presente.”
Un recente studio pare sia riuscito a spiegare perché a volte abbiamo questa percezione. Un gruppo di ricercatori americani ha identificato nell’ippocampo la parte del cervello responsabile di questa sensazione: è un calcolatore che immagazzina ed elabora le informazioni collegate alla memoria, fa una mappa dei luoghi e delle esperienze e li archivia per usi futuri. Ma quando due esperienze iniziano a somigliarsi troppo, queste mappe mentali si sovrappongono e in qualche modo si confondono. “Il fenomeno del déjà-vu capita quando questa capacità che abbiamo tocca i suoi limiti” dice il professor Susumu Tonegawa, professore di biologia e neuroscienze al Massachusetts Institute of Technology di Boston. Si tratterebbe, dunque, proprio di un malfunzionamento del cervello nell’elaborare nuove informazioni. Un problema collegato con la memoria episodica. “L’efficacia di questa capacità che abbiamo è fondamentale perchè permette di organizzare l’informazione presente rendendola fruibile per il futuro” dice il professor Tonegawa.

Infatti, la capacità della memoria che consente di distinguere velocemente luoghi, facce ed esperienze diverse è collegata all’età e va impoverendosi nell’invecchiamento. Ed è per questo “dal momento che conosciamo il ciclo a livello molecolare e cellulare di questi processi abbiamo la possibilità di creare farmaci in grado di potenziare queste connessioni”. Si apre quindi una strada nuova per terapie che combattono malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, così definito: “processo degenerativo che distrugge progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l’individuo che ne è affetto incapace di una vita normale“. In Italia ne soffrono circa 500 mila persone, nel mondo 18 milioni, con una netta prevalenza di donne. Sarebbe davvero un gran passo in avanti per la cura di questa malattia.
Quindi la sensazione del déjà vu altro non è che un malfunzionamento del cervello. E chi era convinto di aver vissuto altre vite avendo ricordi di posti in cui non era mai stato o vivendo situazioni apparentemente già conosciute ora come farà? Niente reincarnazione e neppure metempsicosi?
Tranquilli, non sono parole di dubbio valore morale. Per reincarnazione, o trasmigrazione delle anime, si intende la rinascita in un altro corpo dell’anima o spirito di un individuo, dopo la sua morte fisica. Per metempsicosi si intende la trasmigrazione dell’anima dopo la morte in un altro corpo; direte voi (l’ho pensato anche io): ma non è la stessa cosa? Pare di no. La metempsicosi va distinta dalla reincarnazione che prevede un processo anche per il corpo che invece qui viene visto semplicemente come “la prigione dell’anima” e quindi la stessa vita corporea come punizione. Non è che abbia capito granché. Cercando altre informazioni mi sono imbattuta in vari test per stabilire chi ero in una vita precedente. Ne ho provati un paio. Per il primo test nella mia vita precedente ero Solone. Ecco il profilo: equilibrio e democrazia. Il saggio legislatore Solone, considerato uno dei Sette Sapienti della Grecia antica, è famoso per aver avviato una riforma politica in senso democratico delle istituzioni ateniesi. Talmente equilibrato da non sembrare vero, riesci, allora come oggi, a scegliere quasi sempre tra l’eccesso e il difetto. Ma ricorda: sbagliare è umano! Prendiamolo per buono.
Il secondo test invece è molto più semplice: basta inserire la data di nascita e sai subito chi eri in una vita precedente, non devi neanche rispondere alle domande! Solo che questo profilo è meno carino dell’altro. Si capisce già l’andazzo all’inizio, visto che invece di chiamarsi profilo si chiama diagnosi: non so se ti fa piacere o no, ma nella tua ultima reincarnazione sulla terra eri donna. Eri nato in una località del territorio del/della Sardegna, circa nel 1650. La tua professione era guerriero, cacciatore, pescatore, esecutore di sacrifici. Il tuo breve profilo psicologico della tua vita passata: eri una persona sana e pratica, materialista e senza coscienza spirituale. Il tuo semplice discernimento non ti aiutò un granché. Quello che ti ha insegnato la tua vita passata per il presente: dovresti applicare il tuo talento in amore, felicità ed entusiasmo e far partecipe gli altri dei tuoi sentimenti. Ti ricordi adesso? Sinceramente no, ma grazie lo stesso. E poi cosa dovrei ricordare? Che ero un esecutore di sacrifici senza coscienza spirituale? Mah, almeno ero donna anche nell’altra vita. Mi sa tanto che è meglio Solone.

Oi da non credere.. schizofrenia e ansietà?
E io, che ho avuto lo stesso dèjà-vu più volte?!?
..a proposito, ma non l'avevo già letto questo articolo?!?
essendo schizzofrenico tendente al borderline, se diminuiscono i miei episodi di deja-vu vuol dire che sta migliorando la mia schizzofrenia ?
Molto interessante…si imparano sempre cose nuove su mc!
NAPOLEONE: troppo sicuro di sé
L'egocentrismo del famoso Napoleone raggiunse livelli incredibili con la celebre auto incoronazione di fronte a Papa Pio VII, ma sappiamo tutti poi, come andò a finire! E' giusto credere in sé stessi ma può essere pericoloso credere di essere invincibile. Un carattere così deciso sembra non necessiti di illusioni per andare avanti ma anche gli animi più forti e sicuri di se hanno bisogno di avere dei dubbi.
Ahia…
Azz, ero Napoleone anche io. Adesso come la mettiamo?
Anch'io SOLONE: equilibrio e democrazia
e posso dire che nel mio caso non ci ha neanche azzeccato!
Democrazia, forse (non l'italiana, comunque) ma Equilibrio non direi proprio…
Mi sa che io e spes74 ci siamo divisi l'anima del famoso Sapiente…
Anch'io ero Napoleone… Comincio a dubitare della validità di questi test…
)
L'altro test mi dice che nella vita precedente ero un uomo moldavo del XIV secolo, bibliotecario, prete e custode di reliquie tribali. "Cercatore di verità e del discernimento. Probabilmente potevi già presagire la tua nuova vita futura. Alcuni ti vedevano come un idealista che illuminava la via. Quello che ti ha insegnato la tua vita passata per il presente è: sviluppa ed espandi la tua conoscenza. Trova un buon insegnante e spendi parte del tuo tempo e delle tue energie nella sua saggezza".
Questo spiega perché sono rinata DONNA, ATEA e INSEGNANTE: l'esperienza precedente deve essere stata devastante! (Ho fatto pure la rima)
ehi!!!!
ma ero anche io il Napo!!!
…ora capisco perchè era un pò schizzato il nano…
@tutti
Che fantasia questi test! Almeno ci siamo fatti due risate.
@Giorgia
Si lo avevi letto nella tua vita precedente quando io, nella mia, ero Leopardi (si, sono stata sempre un pochino sfigata) e lo avevo manoscritto. Si è reincarnato in questo in questo sito…
@Gerardo
Sei sulla buona strada…
@Silent & Juan
Uno in Corsica e uno sull'isola d'Elba. Via, di corsa!
@Temple
Si sta un po' strettini tutti insieme ma almeno d'inverno ci scaldiamo…
@Atena
Ora è tutto più chiaro, vedi? Se non eri a conoscenza dello scopo principale della tua vita ora, grazie al test, lo sei!
@tusaichi
Il tuo commento non c'era quando ho risposto io… Mi sa che la parola nano evoca brutti pensieri e finisce automaticamente in moderazione!
Ciao a tutti!
ehm ehm ma in quanti eravamo Napoleone?? bah, meglio il secondo test, mi dice che ero un uomo vissuto nell'antico egitto di professione gioielliere/orologiaio- beh non mi dispice (anche se non me ne ricordo nemmeno ora
Ad ogni modo, mi sono imbattuto nel vostro sito che trovo molto stimolante e pregevole nell'intento (le pippe filosofiche sono il mio pane eheh vedi blog)-
E il tema dejà-vu mi ha attirato perchè mi interessa. Malfunzionamento del cervello? mmhh beh si, la si potrebbere mettere anche così- ma partirei dall'idea che il cervello non è una macchina, che funziona e non funziona. E' un organo incredibile che elabora a suo modo stimoli ed esperienze, colorandoli in varie tinte… la ricerca filosofica -ramo fenomenologico, da Bergson a Deleuze ad es.- vede nell'attività del cervello l'origine dei concetti di presente, passato, futuro. Ma di fatto, il tempo non è una linea fatta di punti in svolgimento, ma è invece un tutto qui ed ora, una sorta di densità istantanea che impregna di sé la materia e lo spazio… ossia, tutto quello che esiste è il Presente qui ed ora e in eterno cambiamento- quello che è stato non è più, quello che deve ancora essere non è ancora. Non esiste altro che il presente, e il passato e il futuro sono proiezioni ed elucubrazioni del nostro cervello- in pratica, ogni ricordo, ogni anticipazione, sono stati mentali che il cervello, diciamo così, colora con qualità peculiari, dando a una il 'sapore' di passato, immaginandosela e sentendola come passata, all'altra il sapore di futuro, sentendola ora come una sorta di premonizione.
Ma di fatto tutte le sensazioni il nostro cervello le sente qui e ora nel presente, se pure alcune le esperisca come passate, altre come future, ecc.
Può quindi capitare che in concomitanza con un'esperienza presente,il cervello susciti per chissà quale motivo la sensazione concomitante di un'esperienza del tutto simile e che se la rappresenti come passata- come se al comparire dell'esperienza presente si stagliasse un'ombra che ne ripete le forme ma che ci si offre con il sapore del passato.
Non resta al cervello che paragonare le due sensazioni che gli si presentano e concludere 'questa cosa l'ho già vissuta', esperendo insieme al giudizio lo strano presentimento del dejà vu.
mmhhh contorto, spero qualcuno abbia capito qualcosa
ciao!
Ciao Marco e benvenuto.
Forse un po ' contorto
ma molto interessante.
Secondo me conosciamo ancora troppo poco il nostro cervello e le sue potenzialità.
Grazie per il tuo intervento e continua a seguirci se ti va!
eheh ciao e grazie per il benvenuto!
già sono cose complesse e renderne conto in poco spazio… può risultare molto ostico hihi- tanto più che è un campo aperto alle interpretazioni! richiede cmq un cambio di prospettiva sul modo di concepire il tempo, fondamentalmente da una sua conceziona quantitativa (il tempo misurato dagli orologi, impersonale e fatto di istanti tutti uguali che si seguono su una linea temporale) e quello qualitativo e soggettivo, che è il tempo reale in cui viviamo e in cui vivono e si formano i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre sensazioni…
Bergson la chiamava Durata-
ps: c'è anche un libro sul tema che deve essere molto interessante ma che non ho ancora avuto tempo di leggere… si chiama 'Piramidi di tempo. Storie e teorie del déjà vu' di Remo Bodei.
e certo che vi seguirò!
xx
Benvenuto ennesimo marco.
Io sono il Diabolico. In redazione abbiamo il Buono.
Se sei brutto possiamo fare "Il Buono, Il Brutto e il Cattivo".
Sennò vedi tu di trovarti un aggettivo qualificativo.
Sei cervellotico.
Mi piaci.
@ ennesimo marco: molto chiaro il tuo intervento, invece! Grazie del consiglio letterario, fra un esame ed una nuotata, questo titolo sotto l'ombrellone mi sembra una buona scelta
Ciao!! Grazie per la calda accoglienza, accidenti diabolicomarco, anche l'investitura dell'epiteto
son contento che qualcuno sia riuscito a seguire le mie elucubrazioni, Silent Enigma mi sa che lo leggi prima di me il libro, allora mi racconterai com'è –
mmhh bah proprio brutto non sono
per cui non saprei, qualcosa tipo Il Sottile… o lo specialista in aria fritta, sarebbe indicato
anche se la triade dei marco era carina eheh
Tu invece sei Il Cattivo?
Mi piaci
mi chiamo grazia e sono nata il 21 08 del 1958, alle ore 23,30 a Acireale mi piacerebbe sapere cosa ero nell’altra vita,se perlomeno ero più fortunata di qesta vita vorrei sapere se la mia vita è cosi tribolata per le conseguenze dell’altra vita. Ser per favore mi potete ripondere al più presto.Grazie
cara grazia,
ci si risveglia ancora in questo corpo attuale
dopo aver viaggiato dentro il sonno.
L’inconscio ci comunica coi sogni
frammenti di verità sepolte:
quando fui donna o prete di campagna
un mercenario o un padre di famiglia.
Per questo in sogno ci si vede un pò diversi
e luoghi sconosciuti sono familiari.
Restano i nomi e cambiano le facce
e l’incontrario: tutto può accadere.
Com’era contagioso e nuovo il cielo….
e c’era qualche cosa in più nell’aria.
Vieni a prendere un tè
al “Caffè de la Paix”?
su vieni con me.
Devo difendermi da insidie velenose
e cerco di inseguire il sacro quando dormo
volando indietro in epoche passate
in cortili,in primavera.
Le sabbie colorate di un deserto
le rive trasparenti dei ruscelli.
Vieni a prendere un tè
al “Caffè de la Paix”?
su vieni con me.
Ancora oggi, le renne della tundra
trasportano tribù di nomadi
che percorrono migliaia di chilometri in un anno…
E a vederli mi sembrano felici,
ti sembrano felici?
caro Marco non sò se con questo esempio io ne posso tradurre il significato del tuo tuo racconto,o posso andare alla ricerca di quello che cerco. Non mi reputo una persona ignorante ma faccio fatica a mettere insieme i pezzi.Il mio obbiettivo è quello di sapere chi ero, con la speranza di poter capire il perchè di tante avversità, e ingiustizie, per poi finalmente arrivare a un pò di felicità ,e per una volta in qesta vita sentirmi veramente una donna a tutti i cospetti della vita.Ho 50 anni è sono ancora una donna piacevole. vorrei sentirmi gratificata non solo come madre ma anche come compagna di vita, per poter aprezzare insieme a un conpagno le meravoglie che Di ci ha donato.Nel tuo racconto in quello che tu mi scrivi riguardo ai sogni, anche se non sò il perchè ricordo poco di ciò che sogno ma le poche volte che ricordo di aver sognato, mi è successo di conoscere quei posti come se già c’ero stata. per favore vedi se puoi rispondere alla domanda di prima, anche perchè adesso sai il perchè , aspetto la tua risposta, grazie
@rita grazia,
capisco la curiosità nel sapere cosa siamo stati e come abbiamo vissuto prima
ma, anche a me piacerebbe tanto avere queste informazioni, ma se non possiamo sapere, non dobbiamo neanche dannarci.
Sono dell’idea che comunque la vita che ci ritroviamo fra le mani sia esattamente quella che volevamo. Noi abbiamo scelto prima di incarnarci i nostri genitori, il luogo in cui vivere ecc. per cui ci troviamo nella situazione ideale per evolvelci e crescere. Tocca a noi accettare la situazione e prendere coscenza che non dobbiamo aspettare altro.. ma vivere …
ciao sono anna
capitano ,ho fatto caso, quando sto molto tempo a letto e per questo penso che vengono elaborati nel sonno mentre una parte del nostro corpo “anima”vaga nel infinita di universi paralleli….ciò è la prova che la vita nn é solo quello che appare ai nostri occhi ma cè molto di piu… la scienza cerca di trovare una risposta per tutto perche nn vuole accettare che ci sono “cose”che nella vita nn hanno alcuna spiegazione. noi al giorno d’oggi siamo troppo ignoranti nn habbiamo la capacita celebrale per trovare una spiegazione a queste “cose” ma nella continua evoluzione dell uomo tutto un giorno trovera una risposta,,,, perche è nella nostra natura trovare una risposta a tutto…
“nella tua ultima reincarnazione sulla terra eri donna. Eri nato in una località del territorio del/della Sardegna, circa nel 1650. La tua professione era guerriero, cacciatore, pescatore, esecutore di sacrifici.”
Non c’è che dire. Nella Sardegna del 1650 doveva essere piuttosto normale, per una donna, fare questi mestieri…:-)
Senza dire dei sacrifici (umani? animali? in entrambi i casi) perfettamente in tono con il cattolicesimo imperante – o no?
Io a questi che creano questi stupido-test come minimo gli aumenterei le tasse…
Il 4 gennaio ho sognato di essere una giovane giappponese e di correre, assieme a tante altre vestite di seta a fiori, a cercare riparo all’interno di una sorta di chiesa o di tempio, mentre fuori nel cielo si stende una grossa nuvola dai bordi di fuoco. Nel contempo nella confusione generale in cui mi chiedo se riuscirò a sopravivere alle radiazioni, guardo ancora fuori verso il cielo e vedo una seconda nuvola dai bordi di fuoco, e qualcuno a questo punto mi dice che è della seconda esplosione atomica a Nagasaki.
Oggi 6 gennaio leggo sul quotidiano della morte dell’ultimo sopravissuto alle due esplosioni atomiche e mi inquieto tantissimo, perchè non può essere un caso che sia morto proprio la notte del 4 gennaio e che io abbia sognato una circostanza così lontana dai miei pensieri quotidiani. Ho cercato sul web le testimonianze su quei giorni ed ho trovato quella di Seiko, con il suo messaggio che ci invita a pregare ed impegnarci contro l’utilizzo di altre armi atomiche. Penso ci sia qualcosa di soprannaturale, in tutto questo, può il mio spirito essere stato davvero testimone di quei momenti? Non credo proprio, ma penso mi sia stato trasmesso quello che altri occhi hanno visto, chissà penso che le anime riconoscano nel momento del distacco dalla terra, chi si è commosso per il loro dolore, e allora ho ricordato di quando bambina di soli dieci anni piansi amaramente dopo aver letto il famoso libro- Il gran sole di hiroshima – . Siamo davvero tutti legati in un solo spirito.
Ciao vale.
Mi è piaciuto il racconto del tuo sogno ma probabilmente è solo una coincidenza.
Forse ci piace pensare che siamo tutti legati da qualcosa e se lo fossimo davvero credo che molte (brutte) cose non esisterebbero ma qui arriviamo a parlare di utopia.
O sarà semplicemente che una atea e materialista (come vengo da più parti definita) la può pensare solo così…
Ad ogni modo grazie per il tuo intervento.
… Ho attraversato Visioni per Conoscere il fondamento dell’attuale Essere …
C’era uno yogi che stava entrando in meditazione, ancora non immaginava cosa avrebbe scoperto. Naturalmente pace, era sempre presente, in verità era l’unica presenza reale, la medesima pace, tra mare e cielo, tra pini costieri e dune sabbiose, tra Sole e gabbiani. Pace senza forma, né tempo, né pensiero. Poi iniziò una storia: …C’era un uomo titubante, lo si vedeva esitare ad assumere ruoli di responsabilità anche quando le situazioni richiedevano un suo impegno di direzione lui tendeva a defilarsi e a lasciare che fossero altri a prendere le redini del comando. Comunque conduceva una vita appartata e preferiva non partecipare a nessun tipo di organizzazione sociale. Tutto ciò divenne un ostacolo che frenava l’evoluzione della sua vita, c’era un blocco di energie e di visione, ed era in stallo.
Lo yogi era seduto in meditazione, era anche quell’uomo che non decideva.
…Gli zoccoli di centinaia di magnifici stalloni arabi alzavano nuvole di polvere, ma quelle nuvole non erano nulla in confronto a quella tempesta di sabbia che si dirigeva verso di loro, l’armata di cavalieri fu attraversata da un sottile fremito. I cuori esausti palpitarono sotto la corazza.
“Comandante cosa facciamo?” Erano settimane che cavalcavano nel deserto, avrebbero già dovuto mettere a ferro e fuoco Alessandria d’Egitto, trucidare tutti i nemici e impadronirsi di un favoloso bottino. La sua eroica spada bramava sangue, lui voleva che i suoi uomini vedessero in lui un condottiero dalle grandi braccia d’acciaio, invece, dov’era Alessandria? Tutti sapevano che sarebbe stata una furia di battaglia e tutti erano pronti a vincere o morire, ma nessuno era pronto a quello, a scomparire nell’abisso piatto del deserto senza lasciare traccia, senza memoria, senza lotta, senza il maledetto nemico, senza la visione di Alessandria. Nessuno era pronto a quello. Il vuoto.
“Comandante cosa facciamo?” Dopo giorni, forse un’intera settimana, la tempesta di sabbia si quieta. E’ ancora il Sole tiranno e divoratore di acqua, provviste, cavalli e uomini. La sua armata non avrebbe più potuto vincere, ma non importava, doveva arrivare ad Alessandria e guidare l’attacco, morire di spada, doveva quell’onore ai guerrieri che l’avevano seguito, doveva portarli fuori da quel nulla. Continuavano a morire, una scia di cadaveri senza senso in una strada senza senso verso una città di sabbia. Da quanto non beveva? C’erano ancora spade al suo seguito? Tutto ruotò all’improvviso e il muso enorme del suo cavallo si trovò sopra di lui. Così abbandonato a terra fece un voto: “mai più guerra, in essa nulla ha senso, è solo vuoto e smarrimento, con la spada non si conquista niente di reale, in che disastro ho portato tutti voi, uomini coraggiosi e fiduciosi, se avessi compreso prima, pace, pace, pace, mai più comando, mai più responsabilità”. E fu il buio.
Oceano dovunque intorno circonda il bastimento con il suo inquieto moto. Lo sbattere al vento delle enormi vele di tela e il mio sguardo in alto all’albero maestro è l’impronta più impressa nella mia antica memoria. Il lungo difficile e sconfortante viaggio ha come unica ricompensa consolatoria il posar nuovamente i piedi per terra e sentirsi ancora una volta un uomo concreto. Dopo questa missione vana alla scoperta dell’altra parte del mondo incontrerò la morte nel viaggio di ritorno, così placidamente almeno non ho dovuto soffrire l’alienazione di un altro navigare nell’interminabile acqua. Così il desiderio di tornare a casa è soddisfatto e prima del previsto ho già preso rinascita nella terra da cui partii.
La Scozia mi accolse e mi conobbe come fornaio, un omaccione grosso e placido nell’intelletto e nelle buone maniere, ma sommessamente inquieto come il suo segreto ricordo di un mare ignoto, vissi i miei anni in casa tra la famiglia e il mio forno, fui ben voluto per il mio pane compatto e ricco di forza che tanto sostegno e nutrimento ha dato.
Il desiderio di cambiamento e novità mi riportò in questo mondo rivestito dalle attitudini di un musicista di violino in una Vienna, ove nuovi fermenti di pensiero e di espressività si accendevano nella glorificazione di un classicismo orgoglioso di sé. Fu una vita di squilibri e precarietà tra entusiasmi e insicurezze, tra successi e miserie, tra dogmatismo e ricerca, fino a una scomparsa casuale tra infarto o suicidio, che poi è la stessa cosa. Forse senza grandi rimpianti un altro giro è stato fatto. Vedete quanto vi sto raccontando? Vedete, come sto vedendo io, il filo di questa vita tra una vita e l’altra?
Tornai portando con me una maggiore attenzione per la società che avevo attorno, volendo cambiare non solo le mie condizioni e prospettive di vita, ma pure quel mondo ristretto nelle maniere, chiuso nella mente, ma ormai così vasto da abbracciare la Terra. Passai da una rivoluzione all’altra fino alla guerra civile in Spagna insieme agli anarchici.
Ma tutto questo coinvolgimento in passioni sociali mi riempì di amarezza per le grandi pene che si vivevano in ogni lotta: era tempo di cambiare per dare un nuovo corso alle attitudini in me generate. Con una attenta vista interiore sentii che dovevo essere medico: avrei portato avanti il servizio per combattere le sofferenze che affliggono questa vita, avrei raggiunto una condizione sociale stimata ed agiata, e da questa sicurezza borghese mi sarei potuto proiettare con tutta la mia inquietudine e curiosità nell’Oceano della ricerca scientifica intorno ai fondamenti della vita.
Mancava ora quel salto oltre la dimensione fisica della realtà, verso un Oceano veramente vasto, verso un Essere, una Conoscenza, una Beatitudine, già incontrate tante, tante vite prima, quando ero già.
Il Sole era tramontato alle spalle dello yogi, una grande onda di quiete avvolgeva lo spazio, un punto di coscienza stabile osservava il filo karmico che dal condottiero perso nel deserto arrivava a lui, ora con una più elevata consapevolezza poteva mantenere quel voto di pace e tornare a prendere nuove responsabilità.