Una nuova speranza. 31


Era l’ultimo giorno lavorativo prima delle vacanze natalizie. Faceva un freddo becco, forse addirittura nevicava, così scelsi di non uscire a pranzo coi colleghi. Mangiai un rapido panino davanti al pc, approfittando della mano libera per scorrere le pagine di qualche sito. Trovai questo post.

L’Italia perde i suoi cervelli.

I nostri ragazzi quando escono dalle Università hanno ormai come prospettiva :
– la disoccupazione
– lavori sottopagati
– l’emigrazione.

Chi può sceglie quest’ultima strada, come Marcello, che mi ha inviato questa lettera:

Caro Beppe,

A trentacinque anni, ho appena rassegnato le dimissioni da Ricercatore di Ruolo presso il Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale del Politecnico di Milano.
Mi fermo in California, presso la Naval Postgraduate School di Monterey.

A Milano, con lo stipendio da ricercatore, non arriverei a metà mese.
Con lo stipendio, qui mantengo la famiglia e ne risparmio ancora più della metà senza sacrifici.
Con un po’ di immodestia e tanta tristezza faccio notare che l’Italia non solo perde me, ma anche mia moglie e le nostre due bambine.

Cari saluti.

PS: Colgo l’occasione per ringraziare i contribuenti Italiani per il diploma di maturità classica, la laurea e il dottorato in ingegneria.

Marcello Romano”

Sulle prime mi provocò un certo fastidio. Dietro alla fuga intuivo una scelta di esclusiva convenienza economica che, per la mia mentalità, sfiorava il concetto di tradimento. Non ero ancora trentenne, non avevo responsabilità verso altrui, non conoscevo ancora le peripezie burocratiche di cui la mia terra è capace e non l’avrei mai lasciata solo per rincorrere uno stipendio più alto.
Il post scriptum mi fu particolarmente indigesto: “Bravo,” pensavo, “te ne vai e pigli pure per il culo chi resta”.

di ~laurentnivalle

Sono trascorsi 6 anni. Sono arrivate la disillusione, la consapevolezza, la presa di coscienza che questo stato di cose, in Italia, non si possa più cambiare.
Quand’è arrivata anche la responsabilità verso qualcuno che non sia solo me stesso, devo dire, è proprio cambiato tutto.

Caro L. ( il vero nome di dfc/grp/cn/k N.d.R ),

A trentaquattro anni, ho appena rassegnato le dimissioni da una nota azienda italiana del milanese.
Me ne vado oltralpe, presso una multinazionale americana.

A Milano non riuscivo a trovare un altro posto, dicevano che la mia esperienza fosse ancora “junior” e che guadagnassi troppo; eppure, con lo stipendio da impiegato, faticavo ad arrivare a fine mese.
Là, con la stessa esperienza “junior”, mi hanno assunto come manager. Con lo stipendio, manterrò la famiglia e ne risparmierò ancora più della metà senza sacrifici.
Con un po’ di immodestia e tanta tristezza faccio notare che l’Italia non solo perde me, ma anche mia moglie, la sua laurea in medicina, la nostra bambina e i nostri due gatti.

Cari saluti.

PS: Colgo l’occasione per ringraziare i contribuenti Italiani per il solo diploma di maturità classica. La laurea e la specializzazione, private, me le ha pagate una borsa di studio.

serpiko”


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Qué culpa Tiene mi corazón? Si la niebla se esfuma Qué otra pasión me espera? Será tranquila y pura? Si mis dedos pudieran Deshojar a la luna! https://vianuova.wordpress.com/

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