Default Italia: Si riscrive la Costituzione, ma in silenzio 30


Il 23 marzo 2011, l’onorevole Renato Cambursano dell’IdV (oggi migrato nel gruppo misto) insieme ad una quindicina di deputati del suo partito e non solo, presentava un disegno di legge costituzionale in materia di debito pubblico; provvedimento che poi è stato ribattezzato “Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale”.
Qualcuno ne ha sentito parlare? No? Tranquilli, non c’è problema: lo vuole l’Europa.

Ma poi, figuriamoci se una modifica costituzionale proposta dall’opposizione (tale era l’anno scorso) riesce a passare in un Parlamento che è completamente succube del governo Berlusconi. Invece il 30 novembre 2011, dopo aver raccolto strada facendo qualche altra proposta sul tema, tra cui risaltano le firme di Antonio Martino (PdL), Linda Lanzillotta (ApI) e Pierluigi Bersani (PD), il disegno di legge viene approvato. Sarà che a quel punto non c’era più Berlusconi a palazzo Chigi, sarà che lo vuole l’Europa, ma la proposta viene approvata senza voti contrari. Sì, avete capito bene: 464 voti favorevoli, undici astenuti e zero contrari.
Io sono prevenuto e ho il difetto di pensare sempre male, ma quando vedo cose come questa mi preoccupo; soprattutto perché non stanno disquisendo del colore dei ciclamini; stanno modificando la Costituzione.

Per modificare la Costituzione la strada è lunga, ma da quel momento si comincia a correre. Del resto, lo vuole l’Europa.
Così la legge viene immediatamente trasmessa al Senato, che il 15 dicembre 2011 la approva con 255 voti favorevoli, 14 astenuti e nessun contrario. Che bello vedere che il nostro Parlamento vive e lavora d’amore e d’accordo. Non siete d’accordo?
Ma le riforme costituzionali devono fare un doppio passaggio a distanza di tre mesi l’uno dall’altro. Nessun problema. Il 6 marzo 2012 la legge viene nuovamente approvata dalla Camera dei deputati con un’altra votazione senza storia: 489 favorevoli, 19 astenuti e tre contrari. Ohibò, che succede? Qualcosa si è incrinato: tre persone hanno detto “NO”. Meritano una citazione: Elio Vittorio Belcastro (gruppo misto), Arturo Iannaccone (gruppo misto) e Domenico Scilipoti (gruppo popolo e territorio ex responsabili).
Il tutto al termine di una discussione che è eufemistico definire serena e pacata; sembra più da coma farmacologico, dal momento che durante la trattazione erano presenti ben cinque (cinque!) deputati in aula.

Per fortuna dell’argomento cui si riferisce la legge si è abbondantemente discusso in convegni e dibattiti televisivi, in modo da informare le persone sulle novità che produrrà. Come? Ah no? Non si è discusso, anzi, non se ne è proprio fatta parola; tutto è avvenuto nel silenzio più totale, tanto che pochissime persone sono informate del fatto. Il fatto che oggi 11 aprile 2012 questa legge torna in Senato per la seconda e definitiva votazione; votazione che, visti i precedenti, non penso produrrà sorprese. Come non è una sorpresa constatare, almeno per quanto è possibile vedere dalle immagini della diretta web, come l’aula sia semideserta.
Quindi non si discute in Parlamento né nei dibattiti pubblici, ma si approva all’unanimità una modifica costituzionale che avrà conseguenze non banali per tutti noi.

Ma in che cosa consiste questa modifica? Detta in due parole diventa obbligatorio chiudere il bilancio dello Stato in pareggio, senza disavanzo; e lo stesso vale per tutte le altre amministrazioni pubbliche. Detta così sembra una bella cosa, ma la realtà è che questo intervento si va ad aggiungere al famigerato patto di stabilità, che già affligge le amministrazioni locali, creando così una situazione in cui comuni e altri enti saranno letteralmente ingessati, impossibilitati a mettere in campo iniziative in cui la finanza pubblica potrebbe risolvere problemi e alleviare tante difficili situazioni per i cittadini.
L’austerità, fatta di tasse e di tagli alla spesa pubblica, che questo governo ci sta imponendo a suon di decreti legge, diventa così norma costituzionale, quindi ben difficile da modificare. Inoltre, si va verso l’approvazione con la maggioranza dei due terzi, cosa che impedirà il ricorso al referendum confermativo. In fondo lo vuole l’Europa, e i cittadini italiani che ne capiscono?
Poco importa se tanti economisti dicono che vincoli di questo tipo hanno conseguenze negative, soprattutto in tempi di recessione; poco importa se questo rallenterà ulteriormente l’attività dei comuni già oggi in notevole difficoltà; poco importa se questo impedirà un vero rilancio dell’economia italiana che, al di là della propaganda di regime, viene di fatto sempre più compressa e trascinata verso il collasso.
Lo vuole l’Europa.

E noi cosa vogliamo? Vogliamo continuare a subire in silenzio? Vogliamo accettare tutto questo senza battere ciglio? Vogliamo permettere ad un gruppetto di criminali di rendere l’Italia il paradiso dei finanzieri d’assalto in cui, senza più diritti, gli indigeni siano disponibili a lavorare per un tozzo di pane?
Che ci piaccia o no siamo in guerra, e non potendo essere neutrali dal momento che si combatte a casa nostra, dobbiamo scegliere da che parte stare. Dopo di che c’è poco da discutere: chi non è mio amico è un mio nemico, e chi non sceglie è un nemico ancora più pericoloso.


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30 commenti su “Default Italia: Si riscrive la Costituzione, ma in silenzio

  • Gilda

    Che schifo…
    ricordo con nostalgia i tempi in cui a scuola studiavo diritto (che poi, detto tra noi, studiarlo ai tempi di Berlusconi e’ un po’ una barzelletta) e ricordo vagamente di una qualche “legge universale” (chiamata cosi’ da me, non ricordando i dettagli) che ribadiva come ogni Stato dovesse rimanere sovrano anche all’interno di alleanze internazionali (l’Europa, per esempio?) e come non gli potesse essere imposto nulla.

    Anche a livello “internzionale” si sta riscrivendo la “costituzione”, e anche di questo non se ne e’ mai parlato. Forse non se ne parlerà mai, forse fra qualche decennio o secolo. Forse lo scriveranno sui libri di scuola, se nel frattempo non avranno anche deciso che costituzionalmente la storia viene scritta solo dalla tivvù.

    • fma

      A me risulta che l’Europa sia qualcosa di più di un’alleanza internazionale e perfino che gli stati che ne fannno parte abbiano rinunciato a una delle prerogative massime della sovranità, che è quella di battere moneta.
      Mi sbaglio?

      • Comandante Nebbia

        E’ verissimo. Anche io non tengo alla sovranità nazionale essendo un convinto internazionalista.

        Ciò, comunque, non mi impedisce di chiedermi se questa sia almeno lontanamente somigliante all’Europa immaginata da Altiero Spinelli.
        Per quanto, ovviamente, non si sia in nessun modo tenuti a realizzare un’unione immaginata dopo una guerra disastrosa e contrapposta ai cattivoni dell’est.
        Ora che impera la pace, possiamo anche accontentarci.

      • ilBuonPeppe

        Non sbagli affatto.
        E la rinuncia a parte della sovranità, che pure avrebbe richiesto ben altra condivisione e consapevolezza, non è di per sé un problema. Diventa un problema enorme nel momento in cui questa riguarda, come giustamente dici, la possibilità di battere moneta e quindi di fare una politica monetaria; questo è diventato il vero grimaldello con cui stanno facendo saltare tutti gli equilibri e le conquiste di decenni.
        Non avremo un futuro finché non potremo tornare a controllare la nostra moneta.

      • Gilda

        no, ma credevo che la moneta comune e l’unione europea fossero scelte per semplificarsi la vita (come per la circolazione sul territorio) e per uniformarsi mantenendo ognuno la propria indipendenza (che sia culturale, economica, politica), e non per imporre linee di condotta quando e come gli pare. Il fatto che abbiamo una moneta comune non significa che dobbiamo gestire le politiche economiche come detta la comunità europea (poi, per tutto il resto, rimaniamo sconosciuti).
        E scusami se quando siamo entrati nell’euro facevo ancora problemi sui gelati o giocavo con i lego sul pavimento della mia stanza. 🙂
        Con le mie cinquecento lire ci compravo ancora le figurine e la pizza la mattina, ma la differenza l’ho sentita lo stesso.

          • fma

            Va bene, non dire che non te lo avevo detto:
            a) Si può ragionevolmente pensare che un’unione politica (in gestazione da sessant’anni) e una moneta comune servano solo a semplificarsi la vita e non implichino alcun obbligo reciproco?
            b) Si può ragionevolmente pensare che una moneta comune possa funzionare senza una politica economica comune?
            c) Quando siamo entrati nell’euro avrai pure fatto i problemi sui gelati, ma nel frattempo sono passati oltre dieci anni: che hai fatto nel frattempo? 😉

          • Gilda

            La risposta deve per forza essere una e soltanto quella?
            Io credo che avere una moneta comune implichi si’ una gestione comune di fondo, ma non su tutto e soprattutto non cosi’. Provo a spiegarmi, premesso che non ne so praticamente una cippa di economia e di politiche internazionali. Mi dirai che non si dovrebbe parlare di cose che non si conoscono, ma l’unico modo affidabile che ho per conoscere e’ discutere con chi ne sa qualcosa in più (che poi non implica necessariamente che io mi debba adeguare a quello che pensa chi ne sa di più). Quindi proseguo:

            se avere una moneta comune implica per forza di cose che determinati aspetti di una politica interna debbano adeguarsi a un agire comune, non e’ assolutamente detto che i singoli Stati di una comunità (che hanno alle spalle una storia, una cultura e una politica diversa) abbiano bisogno tutti della stessa soluzione comune. A maggior ragione, mi sembra che in questo momento non ci sia un vero e proprio “agire comune”, non la vedo nei fatti questa Unione Europea. Quello che vedo e’ una serie di provvedimenti che con l’Italia non hanno nulla a che fare, ma nemmeno con l’Europa. Mi vuoi dire che le misure di austerità sono una prerogativa dell’Unione Europea? Ok, allora non sono a favore dell’Unione Europea.
            Se ci fosse uno scopo in tutto questo che potessi considerare realmente valido, sarebbe un altro discorso. Ben venga l’Europa e una politica economica che la possa far fruttare. Se si tratta di altro, grazie, preferisco i lego.

            Cosa ho fatto nel frattempo? Sono passata su un sito di barbogi e ho scoperto che la democrazia e il suo prodotto (di cui mi ritengo far parte) e’ un completo fallimento. 😛

          • Gilda

            Hai alternative al passatempo che non implichino il buttare la mia unica vita per una società che se ne infischia di me?
            E poi con i lego si costruisce, chiamalo passatempo… 😉

  • Gianalessio Ridolfi Pacifici

    Simpatico. Appena passata la bufera Bossi, ora ci si mette anche lo tsunami. Corriere e Repubblica ci tireranno avanti per settimane. Nel frattempo ,,,
    "Che ci piaccia o no siamo in guerra, e non potendo essere neutrali dal momento che si combatte a casa nostra, dobbiamo scegliere da che parte stare. Dopo di che c’è poco da discutere: chi non è mio amico è un mio nemico, e chi non sceglie è un nemico ancora più pericoloso."
    Bene, sono contento di sapere che la pensi anche tu così.

  • Antonello Puggioni

    Com'è possibile che la minoranza riesca ad asservire alle proprie cupidigie la massa del popolo?
    Una risposta ovvia sarebbe che la minoranza di quelli che di volta in volta sono al potere ha in mano prima di tutto la scuola e i mass media, e per lo più le organizzazioni religiose.
    Ciò le consente di incanalare e sviare i sentimenti delle masse rendendoli strumenti della propria politica auto-referenziale.
    Eppure questa risposta non dà una soluzione completa e fa sorgere una successiva domanda:
    com'è possibile che la massa, individuo dopo individuo, si lasci infiammare con questi mezzi fino alla follia e all'olocausto di sé?.
    (Albert Einstein – cit. Massimo Fini in ELOGIO DELLA GUERRA)
    Qualcuno ha una risposta?

    • fma

      E se la massa fosse fatta per la sua maggioranza da zuzzerelloni, i conti ti tornerebbero?
      Si?
      Allora dovresti immediatamente dedurne che bisogna cambiare sistema politico, non essendo conveniente affidare il governo della cosa pubblica a una banda di zuzzerelloni …. eccetera, eccetera.
      Meglio di no.

    • Gianalessio Ridolfi Pacifici

      Io ho una risposta. Forse sia tu che Einstein, con tutto il rispetto, non avete fatto il militare.
      Quando arrivano le "spine", le reclute, sono centinaia. I "nonni", i veterani, poche decine. Eppure i nonni sottomettono le spine perché si conoscono tra di loro e si sostengono, sanno dove approvvigionarsi, conoscono i sottufficiali e se una spina ha bisogno di un favore loro la usano per i lavori sporchi. E' la coesione e la conoscenza a dare il potere, non il numero. Agli otto milioni di baionette ci credeva solo il Mascellone.

      • fma

        E’ assolutamente come dici tu, nè io ho mai affermato il contrario, avendolo sperimentato di persona per aver fatto il militare. Ai miei tempi si usava. 😀

    • Antonello Puggioni

      Quanto è vero. Anche se le 8 milioni di baionette, fosse anche per un solo istante, hanno creduto nel Mascellone. Oppure al Mascellone di turno è facile trovarne 8, 16, 32 milioni o quel che è.

  • fma

    Meno male che c’è Scilipoti a difenderci.
    Oh bella, ma in questo caso è amico nostro!
    Quindi noi siamo amici di Scilipoti.
    O no?
    Che casino.

  • Lorenzo El Carro

    In realtà ne sento parlare da più o meno sempre. Soprattutto da agosto. Ciò non toglie che è cosa sbagliata, a mio avviso, perché uno Stato in determinate situazioni deve e può sforare creando deficit di bilancio.

    • Gianalessio Ridolfi Pacifici

      Sì, ma guardando quello che condividi e scrivi, non mi sembra che il tuo livello di consapevolezza sia molto vicino alla media. Onestamente, fra scandali e tragedie, la stampa, quella vera, ha trascurato l'argomento.
      Questo provvedimento mi ricorda quelli che quando ingrassano decidono di continuare ad indossare i vecchi jeans. Senza contare che se hai risparmi, non puoi accumularli per eventualità negative.

    • Lorenzo El Carro

      Gianalessio Ridolfi Pacifici può essere, ma secondo me chiedendo alla mai troppo citata Casalinga di Voghera cosa ne pensa riguardo all'indebitamento dello Stato potrebbe rispondere "LO STATO E LADRO E NON SI PUÒ INDEBITARE CON I MIEI SOLDI, ORA SPOSTATI CHE NON VEDO LA TV".

    • Gianalessio Ridolfi Pacifici

      Lorenzo El Carro è vero. Ma tra il giovane intellettuale informato e responsabile e la casalinga di voghera ci sono almeno 20 milioni di livelli intermedi che, in qualche modo, mancano al loro dovere di controllo civile e poi rimangono a bocca aperta quando beccano il mariuolo a pescare nella cassetta delle offerte.

  • paolo

    http://www.corriere.it/economia/12_aprile_11/fmi-allarme-longevita_e9458e42-83df-11e1-8bd9-25a08dbe0046.shtml?fr=box_primopiano

    che vi preoccupate a fare, adesso che è stato inviato da FMI l’Allarme Longevità (pensa te che coraggio ci vuole a coniare ste definizioni…) per fare quadrare i conti Inps dovremo tutti morire di pensione – o preferibilmente di fame.

    pertanto una volta occupati a cercare cicoria nei campi, non ci sarà più tempo per baloccarsi con le questioni di cui sopra.

    condivido appieno la sensazione di stato di belligeranza del Sig.Peppe

  • eduardo

    Caro Peppe (quel “buon” davanti al tuo nome non ha più motivo di sopravvivere: la guerra non è per i buoni) ti comunico che sono dalla tua parte. Di più: sarebbe opportuno che indossassimo un qualche segno di riconoscimento per evitare che ci sparassimo fra di noi, perché al momento giusto ci sarà una certa confusione e molta mistificazione. Organizziamoci.

  • Francesco Carzedda

    Ero a favore del maggioritario, oggi pentito perchè capisco che ciò consente la revisione della Costituzione a clpi di naggioranza e senza contraddittorio.
    Ma capisco anche che non è l’unico fattore, che in nome dell’Europa tutto cambia e scorre come il fiume.

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