Default Italia, Prossima Fermata: Capolinea 3


Tempo fa Antonio, il padre di un amico, mi raccontò della sua esperienza di leva a fine anni ’70. Come poi ho sperimentato di persona, partire per naja non è esattamente un bel momento. Sei giovane, un po’ spaventato dai racconti sui “nonni”, lasci a casa famiglia, morosa, amici e ti scontri con un mondo rigido, freddo, formale. Col tempo ci s’abitua ma i primi giorni sono difficili, e lo sono in misura direttamente proporzionale alla distanza che la chiamata alle armi interpone tra i propri affetti e la destinazione finale. Egli partì da una cittadina di provincia del Nord per recarsi al Car nel profondo Sud, esattamente a Trapani, ultima fermata del treno che prese con l’azzurrina gentilmente offerta dal Ministero della Difesa. Finchè il treno era in movimento, disse, tutto gli pareva ovattato, lontano, quasi se stesse accompagnando qualcun altro. Ma quando il controllore passò ad annunciare che Trapani sarebbe stata la prossima fermata, avvertì il tuffo al cuore che qualche secondo dopo lesse in fondo agli occhi di tutti i futuri commilitoni sulla stessa carrozza.

S&P declassa la Spagna. Portogallo: taglio tredicesime e mezz’ora di lavoro in più S&P declassa Madrid. E Lisbona taglia le tredicesime e aumenta l’orario di lavoro ai dipendenti pubblici. i dipendenti pubblici portoghesi dovranno lavorare mezz’ora in più al giorno, rinunciare alla quattordicesima e godranno di meno deduzioni fiscali, ma anche i consumatori dovranno pagare un’Iva maggiorata: questi alcuni punti-chiave della manovra economica «lacrime e sangue» che il premier portoghese, Pedro Passos Coelho, ha presentato oggi alla tv dopo l’approvazione del bilancio 2012 da parte del suo governo di centrodestra. Una manovra per soddisfare le richieste dell’Europa a fronte dell’ arrivo del bailout da 78 miliardi di euro.

«Non avremmo mai dovuto arrivare a questo punto», ha detto Passos Coelho, sottolineando come le draconiane misure siano necessarie per tirare il Portogallo fuori dall’emergenza. «Ora più che mai, raggiungere gli obiettivi nazionali e riuscire ad applicare bene la manovra 2012 e superare l’emergenza nazionale dipende dall’impegno assoluto di tutti», ha aggiunto il premier. (…)

(fonte: ilSole24Ore.com)

Ecco. Nonostante questi provvedimenti fossero stati ampiamente anticipati e poi trattati su queste pagine dalla solita mano lungimirante che, quando picchia duro, viene un po’ accusata dai commentatori in transito di Cassandrismo, leggerne la messa in pratica fa un certo effetto. Il taglio delle tredicesime (e delle quattordicesime a giugno 2012) in un paese del Sud Europa è realtà. I provvedimenti presi per sistemare i conti nell’immediato sono del tutto inadeguati a sistemare il problema nel breve termine. Perché una pianificazione media (non ho detto lunga) risulta oggi impossibile a Stati ben più preparati ad affrontare una crisi. Significherebbe predisporre un volano che porterebbe a maggiori entrate solo dopo un paio d’anni. Ma il Portogallo ha bisogno di liquidità. Di soldi freschi. Tanti, maledetti e subito. E per questo si condanna con le proprie mani. Aumentare le imposte sui consumi significa ridurli, quindi a medio termine le imposte diminuiranno. Diminuire le entrate delle famiglie significa ridurre ulteriormente i consumi, quindi vedi sopra al quadrato. Nel migliore dei casi. In quelli peggiori, addirittura indebitarle. Quindi vedi sopra al cubo. Difatti, qualche riga dopo:

La manovra – che molti economisti temono avrà un effetto depressivo sull’economia portoghese, che attraversa una grave recessione, accompagnata da un tasso di disoccupazione del 12% – sarà presentata dal governo al parlamento di Lisbona lunedì, (…)

Il Portogallo, con queste sole misure, non si tirerà fuori dall’emergenza. Passos sta concedendo alla sua nazione solo qualche mese d’aria in più. Come noi, del resto. Ma con una differenza importante.

(…) dove non dovrebbe avere problemi ad essere approvata per la confortevole maggioranza su cui poggia l’esecutivo.

Noi non abbiamo un esecutivo che abbia preso la situazione in mano, nemmeno nel breve termine. Non abbiamo una proroga, nemmeno col capestro di una scadenza certa che obblighi a una revisione profonda del sistema. Non abbiamo un’alternativa credibile all’esecutivo attuale: anche se questo passasse il testimone (e di solito non lo passa, prima prova a discreditarlo e poi, se non riesce, lo ammazza), esso verrebbe raccolto da una banda d’incapaci vegliardi brutti e provinciali che cantano Fossati e aspettano nell’ombra il terreno fertile su cui preparare una nuova semina. Soprattutto non abbiamo, come Antonio, un controllore che ci prepari al prossimo capolinea, ma mass media che, con colpevole ottimismo, mettono in secondo piano la loro credibilità per seguire gli ordini di scuderia e divengono complici di un sistema laido che pensa che la pillola sarà meno amara se ingoiata un po’ a sorpresa, all’improvviso, magari di sabato notte. Ogni riferimento a fatti (prelievo del 6 per mille), cose (sui conti correnti bancari) o persone (Giuliano Amato) realmente esistiti (11 luglio 1992) non è puramente casuale. Al capolinea, con gli ACM già accesi al fondo della banchina, Antonio mi disse che volse uno sguardo al cartello posto sopra ai respingenti dei binari morti in fondo alla stazione di Trapani. Vi lesse qualcosa che gli è rimasto impresso e che ricorda tutt’oggi, come il sapore amaro della saliva ingoiata a fatica in quel momento. “Termine delle Ferrovie dello Stato”.


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