Default Italia: Meno di 100 Giorni al Fallimento 35


Gli analisti di Credit Suisse (vedi grafico) hanno messo a confronto l’andamento dei rendimenti di questi paesi nei 200 giorni che hanno preceduto il loro salvataggio. Nel caso di Atene i tassi hanno toccato per la prima volta la quota del 6% 95 giorni prima del piano da 110 miliardi di euro mentre il “punto di non ritorno” del 7% è stato raggiunto esattamente 65 giorni prima del salvataggio. Nel caso dell’Irlanda la soglia del 6% è stata toccata 145 giorni prima del salvataggio, mentre il balzo al 7% c’è stato 32 giorni del piano. Anche nel caso di Lisbona il rendimento al 6% è arrivato 145 giorni prima degli aiuti per poi toccare il punto di non ritorno del 7% 100 giorni dopo. I casi di Irlanda e Portogallo dimostrano che il nostro paese ha ancora almeno 100 giorni di tempo per invertire la tendenza prima che la dinamica dei tassi diventi insostenibile.
fonte Il Sole 24 Ore on line del 2 agosto 2011

Ogni generazione ha la sua guerra. Noi, stiamo vivendo la nostra. Se non fosse irriguardoso paragonare Benito Mussolini a Berlusconi (( non mi riferisco a valori assoluti, ma allo “spread” che c’è tra le due figure )) direi che siamo alla fase del Ridotto della Valtellina (( Il Ridotto Alpino Repubblicano, conosciuto anche come Ridotto della Valtellina, era il luogo dove i fascisti avrebbero dovuto organizzare la difesa finale della Repubblica sociale italiana. L’idea emerse undici giorni prima della Liberazione, il 14 aprile 1945, in una riunione nella residenza di Mussolini, presso Villa Feltrinelli a Gargnano, tra i rappresentanti tedeschi e i massimi dirigenti di Salò. Tale incontro fu l’ultimo ad alto livello.fonte )). Domani Berlusconi si presenta alle Camere per prendere in mano la situazione. I soliti politici raccomandati. Loro solo in mano, noi invece ci tocca prenderla nel culo la situazione.

Sono sinceramente curioso di ascoltare quello che dirà questo grande imprenditore, l’invitto condottiero che ha fondato un impero (suo) e che negli ultimi quindici anni ha, con l’approvazione di tutti gli italiani, posto un’intera nazione (la nostra) al suo servizio. In fondo, le contingenze economiche, la grande finanza, le scelte imprenditoriali, sono il suo forte. Non perde occasioni per definirsi un tycoon. Questo dovrebbe essere, più della riforma della giustizia, il suo campo.


Vedremo se domani avrà il coraggio di dire che negli ultimi quindici anni passati a litigare tra noi per decidere se dovesse essere processato o no, se dovesse avere il diritto di finanziare i suoi decoder con i nostri soldi, se era giusto che potesse infilzare fanciulle (quasi) maggiorenni, se fosse corretto che puttanoni di alto bordo si alternassero nel suo letto o vi soggiacessero insieme per ottenere cariche pubbliche, finanziamenti e posti alla RAI, hanno ridotto l’Italia ad un ricettacolo di mezze calzette, dall’ultimo questuante di strada a sua eccellenza il presidente, incapaci di affrontare in piedi uno stravolgimento epocale.
Vedremo se avrà il coraggio di dire che l’unico sistema per uscire da questa impasse subito, l’unico sistema vero, è incamerare forzosamente due mensilità di stipendio da tutti i dipendenti, una subito questo mese e la tredicesima di dicembre, perché se aspettiamo che aboliscano le province, si riducano stipendi e vitalizi di deputati e consiglieri regionali, per avere un ritorno se ne parla nel 2025.
Vedremo se avrà il coraggio di dire che l’età pensionabile deve salire di almeno altri tre anni, che l’assistenza medica pubblica va integrata con ticket di almeno 50 euro su ogni prescrizione, che possono rimanere gratuiti solo i farmaci salvavita e che l’antibiotico e l’antidepressivo te li devi pagare da te.
Vedremo se avrà il coraggio di dire che l’Italia non può più sostenere ambizioni militari internazionali, che tutte le missioni “di pace” devono essere sospese con effetto immediato e che le spese militari devono essere ridotte all’osso.
Vedremo se avrà il coraggio di dire che lui dovrà andare in Libia a chiedere scusa a Gheddafi e che stavolta non basterà baciare la manina. Meglio che, prima di partire, si faccia fare qualche lezioncina dalla Minetti su come si usano le labbra.
Vedremo se avrà il coraggio di dire il governo non è in grado di controllare i capitali portati all’estero, di esigere le tasse da chi le evade, di eliminare i costi della politica perché se no il sistema crolla, di sostenere una sanità sfasciata e una previdenza pubblica in ginocchio.

Secondo me non lo dirà. Dirà le solite quattro cazzate sulle quali ci accapiglieremo come stronzi mentre il cronometro del fallimento segnerà domani -99.
Cento giorni da oggi fanno il prossimo 11 novembre. Ci aspetta un Natale freddo, così freddo che tutti ci ammaleremo di anarchia.