Default Italia – Fallire Ora Per Non Svendere 13


PROLOGO.

Prima che qualcuno possa pensare di trovarsi di fronte alla solita web-Cassandra del cazzo, sappiate che di solito ci prendo.
Ipotizzo un golpe, arriva un commissariamento; prevedo risalite degli indici a 18000 punti entro fine gennaio (qui, nei commenti), arriva un 17133 a metà marzo; dico che l’ESM è una cagata pazzesca, passano 3 settimane e il fondo viene potenziato perché ritenuto inadeguato. L’ultima sparata è della settimana scorsa, quando adducevo il ritorno dello spread sopra quota 400 entro fine maggio e il FTSE MIB ai minimi storici entro tre mesi (devo ammettere di essere stato molto ottimista, mentre scrivo siamo già oltre quota 390).
Come ci riesco? Non sono certo un indovino e nemmeno un genio. Ho un QI nella media, leggo orizzontalmente (( trattasi di presa per il culo per il gestore di questo sito, la cui immodestia è giustamente castigata. N.d.R. )), mi piace Lino Banfi che si batte la mano sulla capa pelata e urla “E checchezzo!” e metterei in camera il poster di Zanetti, se mi fosse consentito. Il “trucco” è leggere i dati e provare a pulirli dalle stronzate, a metterli in serie con i dati precedenti e a tirarne fuori un trend. Così facendo è assai difficile sbagliare.

 

1- SOLDI STRANIERI.

Correva il mese d’ottobre 2011. La crisi del debito sovrano europeo era in piena evoluzione e l’Italia s’apprestava al cambio di governo apparentemente più traumatico degli ultimi 20 anni. In mezzo alla catasta di informazioni incontrollate, spesso inattendibili e quasi sempre depistanti, scorgevo una notizia piuttosto sorprendente: la Cina voleva partecipare al fondo salva-stati dell’Unione Europea.
All’epoca commentavo così::

Forse i cinesi hanno ancora bisogno del nostro mercato e sono disposti a investire in esso soldi che comunque vedranno rientrare sotto altra forma. Forse intravedono nel nostro crollo delle opportunità e, in un momento di liquidità favorevole, da buoni rapaci si sono scelti una preda malata perché più facile da cacciare.

Da allora parecchie cose sono cambiate e il fondo salva stati è divenuto uno strumento d’investimento appetibile per altre nazioni in possesso di un surplus di liquidità, ovviamente derivante da mancati investimenti su titoli di stato a rischio dell’area UE. La cosa m’ha riportato a mente il vecchio adagio qui sotto, chiarendomi definitivamente le idee sui motivi per cui una nazione in enorme sviluppo e quella che fa da prima banca ai ricconi di tutto il mondo debbano privarsi dell’opportunità di effettuare investimenti remunerativi in paesi emergenti per convogliare le proprie risorse in un continente vecchio e con poche prospettive.

“Ci sono due modi per conquistare e rendere schiava una nazione.
Uno è con le spade, l’altro è con il debito”.

John Adams, 2° presidente degli USA (1797-1801)

Ci stanno comprando, ecco perché.
Stiamo per essere venduti a prezzo di assoluto saldo per mano dei nostri governanti e soprattutto dei nostri vicini di casa, che dopo aver esaurito la pazienza hanno evidentemente perso anche il senso dell’umorismo.

2- DATI OGGETTIVI.

Qualche dato a spiegazione della mia tesi.
L’anno scorso, la crescita s’era attestata al +0,4% del PIL 2010.
Il rapporto tra deficit e PIL, ovvero la perdita d’esercizio, è sceso al 3,9% (dal 4,6% di fine 2010).
Il rapporto tra debito pubblico e PIL è salito al 120,1% (nel 2010 era al 118,7%).
Il debito pubblico pro-capite si attesta a circa 31800 €.
Il saldo primario del 2011 è stato del +1% (nel 2010 eravamo allo 0,1%).

Non sono numeri con cui una nazione può pensare di sostenersi. Non vi è la possibilità di pagare gli interessi dovuti, men che mai di rientrare dai debiti contratti.
Se occorresse un breve ripasso su questi termini, lo trovate qui. Ne resta da spiegare solo uno e provvedo subito.

Dicesi “saldo primario“, il bilancio tra le entrate e le uscite di una nazione al netto degli interessi sul debito pubblico. Se il risultato è positivo si parla di avanzo, altrimenti di disavanzo.
Basarsi sull’avanzo primario, come fecero Monti a dicembre e Tremonti a settembre, per giudicare la salute di una nazione è un errore di forma e di sostanza. E’ come dire che Peppino ogni mese deve chiedere 300 € ai genitori perché col suo stipendio non arriva alla busta paga successiva ma, se non dovesse pagare gli interessi sul suo mutuo, metterebbe perfino qualche soldo da parte.
Grazie al cazzo. Il mutuo c’è, lo ha stipulato lui e ne ha concordato i tassi. Mò lo deve pagare o la banca gli porta via la casa

3- L’ATTACCO IN CORSO

Il nostro Cesare, MM, s’è poi spinto fino a individuare la quota di avanzo primario che condurrebbe alla salvezza dell’Italia, ossia la percentuale di utile sul PIL con cui la nostra nazione potrebbe ripagare gli interessi sul proprio debito.
Supponiamo con molta fantasia che l’FMI sbagli nello stimare la prossima recessione (2,2% nel 2012, 0,5% nel 2013) e che l’evidente puttanata di un avanzo primario italiano al 5% nel 2013 sia davvero un obiettivo raggiungibile. Per chiudere in pareggio il bilancio 2013, l’interesse medio sul nostro debito non dovrebbe superare il 4,2% (ho detto l’interesse, non lo spread).

E’ evidente come un attacco al debito pubblico come quello in pieno corso, col rendimento dei BTP stabilmente oltre al 5% ormai da mesi (salvo la breve finestra di marzo), significhi rischiare fortemente che anche nella più rosea delle ipotesi, quella di un Mario Monti capace di condurre a un avanzo del 5% nel 2013, il rendimento da pagare sul debito non possa essere assorbito dal sistema.
E’ altrettanto evidente che il piano di chi ci sta attaccando sia quello di mantenere l’interesse sul debito a un livello non sostenibile, qualsiasi sia l’avanzo primario realizzabile nel frattempo.

Avete presente quando si posseggono delle azioni in forte perdita? Sbigottimento e incredulità porterebbero a mantenere l’investimento nella speranza di una ripresa, in realtà molto spesso quest’atteggiamento conduce a perdite maggiori di quelle che si realizzerebbero vendendo subito.
Per l’Italia vale la stessa identica cosa: per rimanere all’interno di un certo sistema economico, sta cumulando vendite di titoli di debito a tassi d’interesse non sostenibili.

Non è possibile interrompere questo meccanismo rimanendo all’interno del sistema. Bisogna uscirne subito.

4- L’UNICA SOLUZIONE

La strada della salvezza, l’unica percorribile, passa attraverso questi 4 punti.

Dichiarazione di insolvenza.

Fossi Mario Monti, domani mi alzerei dal letto, mi farei la barba, mangerei un cornetto e finirei il mio cappuccio. Poi chiamerei la tv di stato, mi presenterei al meglio delle mie possibilità di fronte alle telecamere e dichiarerei con lucida rassegnazione:
Gentili investitori e italiani tutti, l’Italia ha contratto impegni economici che non potrà sostenere a lungo termine. Allo stato attuale delle cose, abbiamo soldi sufficienti a onorare il rimborso di una quota ancora dignitosa dei crediti di privati nei confronti dello Stato (gli istituzionali vanno sempre rimborsati per intero, NdR); possiamo quindi sederci e discutere assieme di come quantificare questo rimborso oppure potete obbligarci a dichiarare fallimento e farvi assistere da qualche tribunale internazionale. Fate voi“.
Ho sufficiente esperienza per ritenere che nessun creditore privato sarebbe tanto stronzo da lasciare a una istituzione la decisione di quale quota debba essergli rimborsata: meglio uscirne con soldi “pochi, maledetti e subito”.
L’Italia sarebbe quindi ammessa a un default controllato: un concordato in stile Grecia, procedura assai meno invasiva del fallimento, ma deciso in autonomia e senza ingerenze straniere, quindi senza strascichi nel lungo termine.
Non solo. Dopo aver praticato questo haircut, sarebbe pure possibile emettere nuovi titoli di debito, in caso di bisogno, e -qui viene il bello- a un tasso decisamente più basso degli attuali, perché i nuovi titoli non sarebbero soverchiati dall’insostenibilità del precedente debito. Il loro rating sarebbe quindi più alto.

Richiesta di ammissione della nuova Lira sul forex.

Uscire dal sistema significa dover ripartire con una propria moneta.
Parlare di una nuova lira fa rizzare il pelo a molti, a mio avviso senza motivo. Tale procedura sarebbe infatti pericolosa solo se la nuova moneta fosse piazzata sul forex senza alcun paracadute, come infatti avverrebbe in caso di default incontrollato. Piazzare una nuova lira sul forex una volta recuperata una condizione di stabilità avrebbe un senso diverso.
Anzitutto il cambio andrebbe vincolato all’euro in qualche modo, come avviene oggi per il franco svizzero, il cui rapporto è stato fissato all’euro in quota di 1,20 CHF per mantenerne la competitività. Il paradosso è che, infatti, la nuova moneta di una nazione a posto coi propri debiti guadagnerebbe sull’euro attuale, non finirebbe certo per perdere terreno su di essa. Cosa che non verrebbe certo consentita, tantomeno lo sarebbe un processo di svalutazione della moneta per recuperare competitività nazionale: sia perchè l’attuale debito andrebbe comunque saldato in euro, sia per non alterare gli equilibri dell’UE. Ve l’immaginate le multinazionali francesi e tedesche che, in piena crisi, investono su un’Italia fuori dall’Euro per ragioni di convenienza?
Dopodichè andrebbero messi dei parametri di controllo: ad esempio, il cambio rimarrebbe vincolato all’euro solo se l’Italia s’impegnasse a rientrare in esso entro “n” anni e se nel frattempo i suoi conti seguissero un dato processo di regolarizzazione.

– Pianificazione di riforme strutturali a lungo termine.

Una nazione sana attira investimenti. Li attira da subito, come dicevo ieri commentando questo bell’articolo, ma essi devono fruttare immediatamente ed autosostenersi.
La finanza dei pescecani non mancherebbe di concentrare capitali su una nazione ad alto tasso di solvibilità. Bisognerebbe farsi trovare pronti ad accoglierli e a sfruttarli al meglio. Un’idea, ad esempio, è quella di prepararsi il terreno con grandi opere: ma quelle utili, non la cazzo di TAV. Basterebbe ascoltare il bollettino del traffico per trovarne 4 o 5 che servirebbero davvero.
Il resto degli obiettivi da perseguire sono già stati individuati da tempo: sottolineo soltanto i più importanti ossia il rilancio dell’occupazione, soprattutto giovanile, con contratti più stabili; la riduzione della pressione fiscale; l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie, vero motore di tutta l’economia di una nazione; la diminuzione dei costi della struttura politica e amministrativa; le liberalizzazioni.

Il processo si concluderebbe con l’ovvio rientro dell’Italia nella moneta unica europea.

Non si tratta di un percorso facile, come invece le poche righe qui sopra potrebbero lasciar intendere. O meglio, è facile cogliere l’idea di fondo, la monade; difficile è metterla in pratica e accettarne le conseguenze su larga scala. Ogni “rivoluzione” è costellata di sacrifici e sforzi, e miete qualche vittima illustre.

Ecco, ho mantenuto la parola. Ho completato l’articolo che avevo promesso.
Non mi resta che precedere le due più naturali domande.

Tutto questo si farà?
Ovviamente no, per mere questioni d’interesse. Vi sono investitori che hanno già puntato sulla nostra sconfitta e che vanno in qualche modo remunerati.
Salvarsi diventa allora questione di pagare loro il pizzo sulla nostra pelle, o meglio, di essere in grado di racimolarlo.

Cosa succederà allora?
Le mie ipotesi in merito all’Italia sono già state espresse, le ho enunciate qui, fornendo delle soglie. Se poi devo sbilanciarmi e azzardare, secondo me siamo cellule di un morto che cammina.
Circa la sopravvivenza dell’euro ho invece scritto qui. Io proprio non ci credo.


Informazioni su serpiko

Qué culpa Tiene mi corazón? Si la niebla se esfuma Qué otra pasión me espera? Será tranquila y pura? Si mis dedos pudieran Deshojar a la luna! https://vianuova.wordpress.com/

13 commenti su “Default Italia – Fallire Ora Per Non Svendere

  • ilBuonPeppe

    In linea di massima sono d’accordo, sia con l’analisi che con le conclusioni.
    Viene però ignorato un aspetto che rimane centrale: la sovranità monetaria. Possono essere lire, euro, marchi o quello che vuoi, ma finché a gestirli ci sarà un soggetto terzo ed indipendente (oggi la BCE) non si va da nessuna parte.
    Quindi, se uscendo dall’euro ci si dota (immagino che la cosa sia implicita) di una moneta sovrana, cioè di proprietà dello stato, che non necessita di prenderla in prestito, va bene.
    Ma non si può tornare dentro l’euro se nel frattempo questo non è diventato a sua volta moneta sovrana, altrimenti si ricomincia come prima.
    Se invece l’euro diventasse moneta sovrana oggi, allora potremmo anche rimanerci dentro, che molte delle cose che tu giustamente dici potrebbero essere realizzate a livello europeo.

  • Gianalessio Ridolfi Pacifici

    Ho incominciato a pensare cosa aggiungere a questo post già ieri sera, quando cercavo qualche figura che aiutasse a far circolare un testo complesso, tecnico e con considerazioni dure da digerire.
    Poi ho dovuto attendere fino ad ora causa lavoro.
    Concordo sulle considerazioni di Peppe, alle quali aggiungo che non credo ai cambi fissi, per cui vedo difficile ancorare monete diverse a un cambio prefissato politicamente. Non ha mai funzionato vedi esperienza argentina, rublo sovietico, ecc.
    Comunque, questo è solo un tecnicismo. Veniamo ai contenuti.

    Premetto che leggere questo pezzo e uno della stampa ufficiale, sole 24 ore compreso, fa l'effetto di prendere un suppostone antibiotico invece di una goccina omeopatica. Sì, la goccina omeopatica farà anche bene, ma l'antibiotico è sempre l'antibiotico e il suppostone si sente.

    Magari l'analisi non è esatta la 100%, magari i rimedi indicati non sono perfetti, ma dietro queste righe si vede un piano a medio lungo termine, con una presa di posizione internazionale dirompente che nel caso dell'Italia avrebbe un impatto notevolmente più forte di quello greco. Insomma, a occhio, tra la goccina: le accise sulla benzina, le liberalizzazioni sui taxi, i blitz a Cortina e l'articolo 18 di Monti e questo suppostone, io sceglierei il suppostone. Turarsi il naso, tuffarsi e aspettare di riportare la testa su.

    Piuttosto, ho l'impressione che Monti abbia un certo supporto internazionale proprio perché l'Europa per curarci preferisce l'omeopatia. Nel senso che se prendessimo il suppostone qualcuno rischierebbe di rimanere con il cerino in mano.
    Serpe dimentica che è vero che dobbiamo continuamente rifinanziare il nostro debito, ma è pur vero che questo paese ha solidi asset nazionali ed internazionali dove il pubblico ha ancora partecipazioni rilevanti.

    Non è escluso che i nostri creditori mirino a Eni, ferrovie, infrastrutture pubbliche, proprietà demaniali, ecc ed abbiano eletto Monti a liquidatore fallimentare assicurandosi un posto in cima alla fila piuttosto che vedersi rifilare un haircut.

    Dopo averci spremuto ben bene, nessuno più si preoccuperà del Colosseo o dell'Eni. O no?

    In più, per portare a termine un progetto di questo tipo ci vuole determinazione, polso, volontà, palle. Commodities che in Italia sono più rare di petrolio, oro e diamanti.

    • Roberto Oris Ponziani

      La questione temo sia: fallire stremati e indeboliti dall'omeopatia o fallire controllando il proprio fallimento con qualche risorsa in tasca? Rendere la vita dei cittadini una vita in un paese in fallimento è per questi ultimi più sostenibile dopo un anno di tartassamento e crisi senza crescita o subito, now, sottraendosi a un meccanismo che non è certo stato creato dalla signora pensionata di voghera… in quanti di quelli che pagheranno di più, in proporzione, possono esser veramente indicati come veri responsabili dello stato delle cose, se non per la loro inadeguatezza a scegliersi i rappresentanti?

  • serpiko L'autore dell'articolo

    I miei limiti narrativi emergono tutti nei vostri giusti commenti.

    @Beppe:
    la nuova lira sarebbe ovviamente una moneta sovrana.
    Legarla negli andamenti all’euro ha il senso di aggrappare l’andamento dell’economia italiana tutta a quello di un’Europa che non può viaggiare a un regime di giri troppo diverso.
    Quanto all’euro, è ben più difficile. Siccome c’è bisogno di emettere debito, e siccome il debito deve essere scambiabile come la moneta, il nostro eurino può diventare sovrano solo quando si deciderà di emettere un debito unico. Se la mia “proposta” diventasse realtà, l’orizzonte di rientro sarebbe decennale, quindi i tempi vi sarebbero tutti.

    @GRP:
    Quando dico “Ci stanno comprando (…) Stiamo per essere venduti a prezzo di assoluto saldo (…)” mi riferisco a tre cose.
    In primis, proprio ai residui asset nazionali.
    Poi al marchio Italia con aziende che l’hanno reso famoso. Abbiamo una decina di aziende di marchio noto per le quali è in corso una trattativa di cessione ad altrettante realtà emergenti che producono di più, meglio ma con un marchio di merda.
    Infine, passa sempre in secondo piano il fatto che l’Italia sia a sua volta un investitore istituzionale e possegga a sua volta titoli di debito di vari paesi stranieri. Nei miei deliri complottistici potrei spingermi a ipotizzare che, per qualcuno, ottenere quei titoli ed esercitare sulle nazioni emittenti il potere che ne deriverebbe, sia più che interessante. Di fatto non ho dati in merito, purtroppo.

  • fma

    Una nazione sana attira investimenti. Li attira da subito, come dicevo ieri commentando questo bell’articolo, ma essi devono fruttare immediatamente ed autosostenersi.

    Ho molti dubbi che sia così, se per nazione sana s’intende una nazione che ha appena fatto sapere ai propri creditori che non li pagherà.
    L’Argentina, malgrado un haircut esemplare, evidentemente non deve essere considerata una nazione sana

    Per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri (IDE), essi si attestano a livelli ancora inferiori rispetto a quelli pre-crisi. Nel 2006, l’Argentina è stata destinataria di IDE pari a 4,8 miliardi di dollari (-3,4% de rispetto al 2005). Si tratta di una cifra assai lontana dal livello record del 1999 (24 miliardi di dollari, frutto peró in gran parte della privatizzazione della societá petrolifera YPF) e che rappresenta poco piu del 5% del totale degli IDE ricevuti dall’America Latina (Cile e Brasile ricevono ripsettivamente il 29% e il 25% del totale degli IDE in America Latina).

    fonte: http://www.ambbuenosaires.esteri.it/Ambasciata_BuenosAires/Menu/Informazioni_e_servizi/Fare_affari_nel_Paese/

    Malgrado il costo del lavoro in Argentina sia molto basso:
    Operaio generico, non qualificato: da 150 a 200 euro mese,
    Segretaria bilingue 450
    Dirigente di alto livello da 3000 a 4000
    fonte:http://images.to.camcom.it/f/UfficiEstero/Ar/Argentina2007.pdf
    pag.11

    Quel che succederà nei prossimi mesi in Grecia ci dirà meglio quali sono gli effetti di un fallimento controllato alle nostre latitudini.
    Se fosse per me non avrei tutta questa fretta di fallire.

    • serpiko L'autore dell'articolo

      Mi complimento invece per la tua ricerca dei dati, sempre attenta e dettagliata. Non sono d’accordo invece sulle conclusioni,

      La Grecia non può essere una cartina di tornasole perchè non ha produzioni.

      L’Argentina non attira grandi investimenti stranieri perchè rivolge i suoi prodotti a un mercato povero e, fuori di esso, può esportare solo i suoi prodotti più qualitativi. Ma essi rappresentano una % minore della propria produzione. Il turismo, che porta denari freschi a costi di solo servizio, è una fonte di reddito minore.
      Infine il dato che riporti non relaziona l’IDE al suo potere d’acquisto sul territorio. Non ho numeri per supportare la tesi ma, andando a logica, un investimento minore del precedente, ma effettuato in una fase di deflazione (o di svalutazione della moneta), potrebbe essere decisamente più consistente.

      L’Italia è in condizioni molto diverse.
      Anzitutto ha una produzione di qualità in un territorio ancora ricco: un fallimento non intaccherebbe la qualità dei suoi prodotti, i prezzi degli stessi non sono legati a logiche di mercato ma a logiche di marca, e i margini sono elevati. E il turismo rimarrebbe attivissimo, anzi, incrementerebbe di sicuro.

  • Gianalessio Ridolfi Pacifici

    Giusto per non sentirsi troppo soli.
    Dalla prima pagina de il Sole 24 Ore di ieri
    Adriana Cerretelli

    Si fa presto a dire Spagna (come ieri si diceva Grecia) per spiegare la nuova tempesta di Pasqua che sta scuotendo Borse e mercati. Si fa presto anche ad accusare l'inesauribile, ottusa perfidia della speculazione che «non riconosce il giusto valore agli enormi sforzi di riforma spagnoli» come ha tenuto a sottolineare ieri il portavoce del ministero tedesco delle Finanze.

    Troppo facile. Troppo comodo scaricare a turno sulle spalle di un solo Paese responsabilità e colpe che invece sono di molti. Anzi, di tutti i 17 dell'euro perché, volenti o nolenti e finché dura, una moneta comune comporta per il bene comune un bagaglio di diritti e di doveri collettivi. Che invece continuano clamorosamente a latitare.

    Prova ne sia che la crisi scoppiata nel 2010 intorno all'epicentro ellenico, invece di indurre il club a serrare i ranghi, non ha fatto che dividerlo, approfondendo il divario tra soci del centro e della periferia, tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri, spaccando di fatto un'area monetaria che, per restare il credibile retroterra di una moneta unica, dovrebbe integrarsi di più e non continuare a sfilacciarsi senza posa.

    È la non-Europa il vero bersaglio dei mercati. Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia e anche Francia sono di volta in volta obiettivi-test per verificarne la coesione che non c'è o, quando fa finta di materializzarsi, lo fa regolarmente sull'orlo del baratro, in ritardo e con il contagocce. In breve con azioni insufficienti per essere davvero convincenti. In questo modo, invece di disarmarli, si invitano a nozze gli speculatori di tutto il mondo.

    Il gioco all'auto-massacro dura ormai da due anni e nulla per ora indica che terminerà a breve. Anche se la partita si fa sempre più pericolosa. Per tutti. Dando in pasto ai mercati rigore e riforme da cavallo nei Paesi più indebitati e vulnerabili, Angela Merkel era convinta di riuscire a prendere due piccioni con una fava: raddrizzando partner indisciplinati e potenzialmente troppo onerosi e restituendo così una vita tranquilla all'euro. Sbagliato. Perché per essere sostenibile la cura ha bisogno di crescita economica ma rigore e riforme la producono solo nel medio-lungo termine. A breve creano o aggravano recessione e tensioni sociali, come dimostra la cronaca quotidiana dell'eurozona.

    I mercati l'hanno capito tanto bene che, nel giorno in cui il Governo di Mariano Rajoy ha annunciato nuovi tagli per 10 miliardi a istruzione e sanità (oltre ai 27 già varati) per ridurre il deficit spagnolo al 5,3% nel 2012, invece di premiarlo sono tornati a bastonarlo sugli spread.

    Come stanno facendo con l'Italia di Mario Monti. Nella convinzione che austerità e riforme senza crescita finiscono per elidersi a vicenda. In una spirale perversa che non recupera stabilità ma, mandando lo sviluppo in picchiata, condanna il riequilibrio dei conti pubblici come la modernizzazione e la convergenza del sistema-euro alle fatiche di Sisifo.

    Con la recessione in casa che si appesantisce, ormai il messaggio rigorista lascia dunque sui mercati il tempo che trova. In assenza di una autentica strategia e volontà politica europea, la Bce da sola più di tanto non può fare. La sua maxi-iniezione di liquidità alle banche ha guadagnato una tregua, non la pace. Non è servita a tonificare l'economia ma ha dato margini alle banche, tra l'altro italiane e spagnole, per acquistare titoli di Stato calmierando i tassi. A quelle stesse banche ora in sofferenza perché hanno in carico troppi bond sovrani, "intossicati" dalle prospettive di crescita negativa.

    Comunque la si guardi, la svogliata politica di pseudo-salvataggio dell'euro sta arrivando a un punto morto. In un clima di distrazione quando non di fastidio diffuso.

    La Francia di Nicolas Sarkozy, ligia al credo tedesco, è concentrata sulle imminenti presidenziali: vuole vincere contro il socialista François Hollande che rifiuta il rigore senza crescita. L'accoppiate Monti-Cameron che, all'ultimo vertice europeo sventolando la lettera dei 12, aveva fatto della crescita europea il suo cavallo di battaglia sembra essersi persa per strada in piena afasia. La Germania della Merkel spera cinicamente di riuscire a tirare a campare fino alle elezioni del settembre 2013 senza dover battere cassa al Bundestag per nuovi aiuti ai partner in difficoltà. Spera sempre di riuscirci costringendoli in una camicia di forza che li metta in grado di non nuocere e magari le permetta anche di sfruttare le loro vulnerabilità.

    La sua però è una scommessa molto rischiosa. Perché i mercati, che ieri hanno lasciato parzialmente invenduta un'emissione di bund decennali a tassi storicamente bassi, stanno dimostrando di non avere più la sua stessa fiducia sui benefici dell'austerità a senso unico. E di considerare che i 17 dell'euro sono tutti sulla stessa barca. Peccato che il timoniere tedesco continui a non volerlo ammettere e, così facendo, rischi di condannare all'inutilità gli enormi sacrifici che impone ai membri più deboli dell'equipaggio.

  • Gianalessio Ridolfi Pacifici

    Sempre per non sentirsi troppo soli
    Intervista a George Soros (l'uomo le cui speculazioni obbligarono lira e sterlina ad uscire dallo SME e che ora è nel mirino di Putin) su der spiegel del 13 febbraio scorso

    SPIEGEL: German Chancellor Angela Merkel is praised globally as "Mrs. Europe" and at home she is more popular than ever in polls — partly thanks to her strong refusal to constantly pledge more German money to the euro rescue effort. Why do you feel her policies are wrong?

    Soros: I admire Chancellor Merkel for her leadership qualities, but she is leading Europe in the wrong direction. To solve the euro crisis, I advocate a two-phase policy — which is first austerity and structural reforms as Germany implemented them in 2005, but then also a stimulus program. If you do not provide more stimulus in Europe, you will push many European countries into a deflationary debt spiral. And that would be extremely dangerous.

    SPIEGEL: Are the new austerity guidelines for countries like Spain, Italy or Greece too tough?

    Soros: They create a vicious circle. The deficit countries have to improve their competitive position vis-a-vis Germany, so they will have to cut their budget deficits and reduce wages. In a weak economy, profit margins will also be under pressure. This will reduce tax revenues and require further austerity measures, creating a vicious circle. Markets do not correct their own excesses. Either there is too much demand or too little. This is what the economist John Maynard Keynes explained to the world, except that he is not listened to by some people in Germany. But Keynes explained it very well — when there is a deficiency of demand, you have to use public policy to stimulate the economy.

    SPIEGEL: In the end, as the economically strongest country, Germany would have to carry the greatest burden of such programs. Many Germans no longer agree that should be done. Why should Germans now provide more money to the countries that have obviously cheated on the euro stability criteria?

    Soros: This is a very righteous position taken by Berlin. But it is not exactly correct, because Germany was among the first countries to break the euro-zone rules.

    SPIEGEL: Germany violated the three-percent limit for the budget deficit a few times, whereas Greece has systematically lied about its balance sheet. Are you really trying to compare the two?

    Soros: The Germans were not exactly innocent. Everybody broke the Stability Pact rules, which means that there were not enough effective rule enforcement mechanisms in place.

    SPIEGEL: Why do you think it is the right thing to pump even more money into the crisis countries?

    Soros: Let's distinguish between Greece and the rest of the euro zone. Greece is a special case — one in which everything that could have gone wrong did. The Greeks atrociously abused the advantages of European Union membership. When (former) Greek Prime Minister Georgios Papandreou was elected with a reform agenda and revealed the abuses of the previous government, he had to pay interest at penalty rates in order for Greece to be rescued. He did his best but it was not good enough and the political dynamics have been deteriorating ever since. Powerful business groups want to pay their tax arrears in drachmas, not in euros, and they own many newspapers. The rest of Europe behaved much better. Spain, for instance, ended the real estate boom with a lower debt ratio and also now has a better supervised banking system than Germany.

    SPIEGEL: The German government has argued that it is only through high interest rates that the crisis states can be compelled to undertake tough reforms. If the euro states provide more aid, then interest rates sink and the pressure to reform subsides. What's wrong with that?

    Soros: It is not the failures of Italian or Greek politicians that are currently the greatest problem, rather the high penal interest rates. The example of Greece demonstrated this. Germany has mishandled the rescue operation by providing the bailout at penal interest rates, which then led to an increase in the indebtedness of Greece. That is why today Greece is beyond rescue.

    SPIEGEL: But it was the abundance of "cheap money" that was at the core of the last financial crisis. Would we not repeat the same mistake if we pledged billions of fresh money to countries in crisis?

    Soros: I know it sounds as though we are repeating exactly the same mistake. But let's compare the situation on the global financial markets to a car that is skidding. When a car is skidding, you must first turn the wheel in the same direction as the skid. And only when you have regained control can you then correct the direction. We went through a 25-year boom in the global economy. Then came the crash in 2008. The financial markets actually collapsed, and they had to be put on artificial life support through massive state intervention. The euro crisis is a direct continuation or consequence of the 2008 crash. This crisis isn't over yet and we will have to spend more state money in order to stop the skidding. It is only afterward that we can change the direction. Otherwise we will repeat the mistakes that plunged America into the Great Depression in 1929. Angela Merkel simply doesn't understand that.

    SPIEGEL: Through your funds, you have invested many billions in the financial markets. One could be forgiven for suspecting that the advice you give about the euro crisis might be based on your own interests.

    Soros: Look, I can understand all the suspicions, and I think it is a legitimate question. However, I have made it a principle to give advice that does not serve my personal interest but rather the common interests. I think the record is clear on that point.

    SPIEGEL: But you push for lower interest rates or access to "cheap money," for instance. Both steps would help you as an investor.

    Soros: That is true. But it would also help all other investors and it would help to preserve the global financial system. In that sense, I am concerned about my own interests. But I am also retired and no longer actually manage the fund. Nevertheless, I think that I perhaps understand the financial system better than some of the people who are in charge. So, as a citizen, I feel justified in trying to give advice. I am not arguing for the policies I support to make a profit. I make it a principle in my advocacy to put the public good before my private interests.

  • Cristiano

    Sarebbe interessante spiegare cosa succederebbe nella malaugurata ipotesi che l’Italia dichiarasse defoult, controllato o meno… Non si può immaginare che non pagare i debiti possa essere il lasciapassare per una rinascita economica, non è così nella realtà! I paesi che hanno dichiarato defoult hanno devastato l’economia reale, producento disoccupazione e perditte di PIL a doppie cifre, per recuperare poi competitività negli anni successivi, ma senza mai ritornare al punto di partenza. Siamo davvero disposti a perdere diritti, assistenza sanitaria, pensioni, potere d’acquisto? Il debito di un paese, come quello di na società non deve essere ripagato per essere sostenibile, deve poter essere sostenibile, deve cioè invertire, anche se lentamente la sua tendenza. Se l’italia riese nel giro di 2/3 anni a rientrare nel rapporto 1/1 debito PIL tutto ciò che è stato scritto sarà dimenticato. Questo è possible per l’Italia, non per la Grecia il Portogallo e l’Irlanda, ma per Spagna e Italia si. Monti non è un cretino che parla di mostri da videogame, non è slo l’uomo delle banche, della comunità Europea, e degli ineteressi forti, ma non può sobbarcarsi gli errori di 30 anni di malapolitica e malaffare che hanno imperversato in Italia. I problemi del nostro paese non sono il debito pubblico o la scarsa crescita economica, è l’assoluta inadeguatezza di na classe dirigente che ha succhiato linfa vitale al paese per troppo tempo!!! Svegliatevi Italioti!! Chi ci rimetterà di più da un defoult non srarnno gli interessi forti, ma i poveri cristi!!!!!!!!

  • Adriana

    Ciò che fanno gruppi finanziari a fronte di Stati che, “aiutati” da loro, diventano sempre più debitori insolventi, è ben chiaramente descritto nel documentatissimo saggio di Jean Ziegler, sociologo svizzero, ‘La privatizzazione del mondo’ e sintetizzato efficacemente nel titolo stesso. Saggio pubblicato in Italia nel 2002 (?) da Tecalibri, di cui alcune parti in:

    http://www.tecalibri.info/Z/ZIEGLER-J_mondo.htm

    Deprivano tali Stati di quote di sovranità nel pubblico (servizi pubblici, servizi sociali) nel senso che ne impongono privatizzazione e tagli e si impadroniscono di risorse del suolo e del sottosuolo; il tutto per rivalersi dei capitali prestati e degli interessi, i quali ultimi aumentano di anno in anno, con aumento della povertà della popolazione economicamente debole e sempre più indebolita, affamata, malata.

    Come dire’la schiavizzazione del mondo’.

    Una piccola opera di Ziegler, per primo orientamento, ‘La fame nel mondo spiegata a mio figlio’.
    Info su Ziegler in wiki.

I commenti sono chiusi.