Default Italia – Fallire Ora Per Non Svendere

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Default Italia – Fallire Ora Per Non Svendere" è stato scritto da serpiko

PROLOGO.

Prima che qualcuno possa pensare di trovarsi di fronte alla solita web-Cassandra del cazzo, sappiate che di solito ci prendo.
Ipotizzo un golpe, arriva un commissariamento; prevedo risalite degli indici a 18000 punti entro fine gennaio (qui, nei commenti), arriva un 17133 a metà marzo; dico che l’ESM è una cagata pazzesca, passano 3 settimane e il fondo viene potenziato perché ritenuto inadeguato. L’ultima sparata è della settimana scorsa, quando adducevo il ritorno dello spread sopra quota 400 entro fine maggio e il FTSE MIB ai minimi storici entro tre mesi (devo ammettere di essere stato molto ottimista, mentre scrivo siamo già oltre quota 390).
Come ci riesco? Non sono certo un indovino e nemmeno un genio. Ho un QI nella media, leggo orizzontalmente (( trattasi di presa per il culo per il gestore di questo sito, la cui immodestia è giustamente castigata. N.d.R. )), mi piace Lino Banfi che si batte la mano sulla capa pelata e urla “E checchezzo!” e metterei in camera il poster di Zanetti, se mi fosse consentito. Il “trucco” è leggere i dati e provare a pulirli dalle stronzate, a metterli in serie con i dati precedenti e a tirarne fuori un trend. Così facendo è assai difficile sbagliare.

 

1- SOLDI STRANIERI.

Correva il mese d’ottobre 2011. La crisi del debito sovrano europeo era in piena evoluzione e l’Italia s’apprestava al cambio di governo apparentemente più traumatico degli ultimi 20 anni. In mezzo alla catasta di informazioni incontrollate, spesso inattendibili e quasi sempre depistanti, scorgevo una notizia piuttosto sorprendente: la Cina voleva partecipare al fondo salva-stati dell’Unione Europea.
All’epoca commentavo così::

Forse i cinesi hanno ancora bisogno del nostro mercato e sono disposti a investire in esso soldi che comunque vedranno rientrare sotto altra forma. Forse intravedono nel nostro crollo delle opportunità e, in un momento di liquidità favorevole, da buoni rapaci si sono scelti una preda malata perché più facile da cacciare.

Da allora parecchie cose sono cambiate e il fondo salva stati è divenuto uno strumento d’investimento appetibile per altre nazioni in possesso di un surplus di liquidità, ovviamente derivante da mancati investimenti su titoli di stato a rischio dell’area UE. La cosa m’ha riportato a mente il vecchio adagio qui sotto, chiarendomi definitivamente le idee sui motivi per cui una nazione in enorme sviluppo e quella che fa da prima banca ai ricconi di tutto il mondo debbano privarsi dell’opportunità di effettuare investimenti remunerativi in paesi emergenti per convogliare le proprie risorse in un continente vecchio e con poche prospettive.

“Ci sono due modi per conquistare e rendere schiava una nazione.
Uno è con le spade, l’altro è con il debito”.

John Adams, 2° presidente degli USA (1797-1801)

Ci stanno comprando, ecco perché.
Stiamo per essere venduti a prezzo di assoluto saldo per mano dei nostri governanti e soprattutto dei nostri vicini di casa, che dopo aver esaurito la pazienza hanno evidentemente perso anche il senso dell’umorismo.

2- DATI OGGETTIVI.

Qualche dato a spiegazione della mia tesi.
L’anno scorso, la crescita s’era attestata al +0,4% del PIL 2010.
Il rapporto tra deficit e PIL, ovvero la perdita d’esercizio, è sceso al 3,9% (dal 4,6% di fine 2010).
Il rapporto tra debito pubblico e PIL è salito al 120,1% (nel 2010 era al 118,7%).
Il debito pubblico pro-capite si attesta a circa 31800 €.
Il saldo primario del 2011 è stato del +1% (nel 2010 eravamo allo 0,1%).

Non sono numeri con cui una nazione può pensare di sostenersi. Non vi è la possibilità di pagare gli interessi dovuti, men che mai di rientrare dai debiti contratti.
Se occorresse un breve ripasso su questi termini, lo trovate qui. Ne resta da spiegare solo uno e provvedo subito.

Dicesi “saldo primario“, il bilancio tra le entrate e le uscite di una nazione al netto degli interessi sul debito pubblico. Se il risultato è positivo si parla di avanzo, altrimenti di disavanzo.
Basarsi sull’avanzo primario, come fecero Monti a dicembre e Tremonti a settembre, per giudicare la salute di una nazione è un errore di forma e di sostanza. E’ come dire che Peppino ogni mese deve chiedere 300 € ai genitori perché col suo stipendio non arriva alla busta paga successiva ma, se non dovesse pagare gli interessi sul suo mutuo, metterebbe perfino qualche soldo da parte.
Grazie al cazzo. Il mutuo c’è, lo ha stipulato lui e ne ha concordato i tassi. Mò lo deve pagare o la banca gli porta via la casa

3- L’ATTACCO IN CORSO

Il nostro Cesare, MM, s’è poi spinto fino a individuare la quota di avanzo primario che condurrebbe alla salvezza dell’Italia, ossia la percentuale di utile sul PIL con cui la nostra nazione potrebbe ripagare gli interessi sul proprio debito.
Supponiamo con molta fantasia che l’FMI sbagli nello stimare la prossima recessione (2,2% nel 2012, 0,5% nel 2013) e che l’evidente puttanata di un avanzo primario italiano al 5% nel 2013 sia davvero un obiettivo raggiungibile. Per chiudere in pareggio il bilancio 2013, l’interesse medio sul nostro debito non dovrebbe superare il 4,2% (ho detto l’interesse, non lo spread).

E’ evidente come un attacco al debito pubblico come quello in pieno corso, col rendimento dei BTP stabilmente oltre al 5% ormai da mesi (salvo la breve finestra di marzo), significhi rischiare fortemente che anche nella più rosea delle ipotesi, quella di un Mario Monti capace di condurre a un avanzo del 5% nel 2013, il rendimento da pagare sul debito non possa essere assorbito dal sistema.
E’ altrettanto evidente che il piano di chi ci sta attaccando sia quello di mantenere l’interesse sul debito a un livello non sostenibile, qualsiasi sia l’avanzo primario realizzabile nel frattempo.

Avete presente quando si posseggono delle azioni in forte perdita? Sbigottimento e incredulità porterebbero a mantenere l’investimento nella speranza di una ripresa, in realtà molto spesso quest’atteggiamento conduce a perdite maggiori di quelle che si realizzerebbero vendendo subito.
Per l’Italia vale la stessa identica cosa: per rimanere all’interno di un certo sistema economico, sta cumulando vendite di titoli di debito a tassi d’interesse non sostenibili.

Non è possibile interrompere questo meccanismo rimanendo all’interno del sistema. Bisogna uscirne subito.

4- L’UNICA SOLUZIONE

La strada della salvezza, l’unica percorribile, passa attraverso questi 4 punti.

- Dichiarazione di insolvenza.

Fossi Mario Monti, domani mi alzerei dal letto, mi farei la barba, mangerei un cornetto e finirei il mio cappuccio. Poi chiamerei la tv di stato, mi presenterei al meglio delle mie possibilità di fronte alle telecamere e dichiarerei con lucida rassegnazione:
Gentili investitori e italiani tutti, l’Italia ha contratto impegni economici che non potrà sostenere a lungo termine. Allo stato attuale delle cose, abbiamo soldi sufficienti a onorare il rimborso di una quota ancora dignitosa dei crediti di privati nei confronti dello Stato (gli istituzionali vanno sempre rimborsati per intero, NdR); possiamo quindi sederci e discutere assieme di come quantificare questo rimborso oppure potete obbligarci a dichiarare fallimento e farvi assistere da qualche tribunale internazionale. Fate voi“.
Ho sufficiente esperienza per ritenere che nessun creditore privato sarebbe tanto stronzo da lasciare a una istituzione la decisione di quale quota debba essergli rimborsata: meglio uscirne con soldi “pochi, maledetti e subito”.
L’Italia sarebbe quindi ammessa a un default controllato: un concordato in stile Grecia, procedura assai meno invasiva del fallimento, ma deciso in autonomia e senza ingerenze straniere, quindi senza strascichi nel lungo termine.
Non solo. Dopo aver praticato questo haircut, sarebbe pure possibile emettere nuovi titoli di debito, in caso di bisogno, e -qui viene il bello- a un tasso decisamente più basso degli attuali, perché i nuovi titoli non sarebbero soverchiati dall’insostenibilità del precedente debito. Il loro rating sarebbe quindi più alto.

- Richiesta di ammissione della nuova Lira sul forex.

Uscire dal sistema significa dover ripartire con una propria moneta.
Parlare di una nuova lira fa rizzare il pelo a molti, a mio avviso senza motivo. Tale procedura sarebbe infatti pericolosa solo se la nuova moneta fosse piazzata sul forex senza alcun paracadute, come infatti avverrebbe in caso di default incontrollato. Piazzare una nuova lira sul forex una volta recuperata una condizione di stabilità avrebbe un senso diverso.
Anzitutto il cambio andrebbe vincolato all’euro in qualche modo, come avviene oggi per il franco svizzero, il cui rapporto è stato fissato all’euro in quota di 1,20 CHF per mantenerne la competitività. Il paradosso è che, infatti, la nuova moneta di una nazione a posto coi propri debiti guadagnerebbe sull’euro attuale, non finirebbe certo per perdere terreno su di essa. Cosa che non verrebbe certo consentita, tantomeno lo sarebbe un processo di svalutazione della moneta per recuperare competitività nazionale: sia perchè l’attuale debito andrebbe comunque saldato in euro, sia per non alterare gli equilibri dell’UE. Ve l’immaginate le multinazionali francesi e tedesche che, in piena crisi, investono su un’Italia fuori dall’Euro per ragioni di convenienza?
Dopodichè andrebbero messi dei parametri di controllo: ad esempio, il cambio rimarrebbe vincolato all’euro solo se l’Italia s’impegnasse a rientrare in esso entro “n” anni e se nel frattempo i suoi conti seguissero un dato processo di regolarizzazione.

- Pianificazione di riforme strutturali a lungo termine.

Una nazione sana attira investimenti. Li attira da subito, come dicevo ieri commentando questo bell’articolo, ma essi devono fruttare immediatamente ed autosostenersi.
La finanza dei pescecani non mancherebbe di concentrare capitali su una nazione ad alto tasso di solvibilità. Bisognerebbe farsi trovare pronti ad accoglierli e a sfruttarli al meglio. Un’idea, ad esempio, è quella di prepararsi il terreno con grandi opere: ma quelle utili, non la cazzo di TAV. Basterebbe ascoltare il bollettino del traffico per trovarne 4 o 5 che servirebbero davvero.
Il resto degli obiettivi da perseguire sono già stati individuati da tempo: sottolineo soltanto i più importanti ossia il rilancio dell’occupazione, soprattutto giovanile, con contratti più stabili; la riduzione della pressione fiscale; l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie, vero motore di tutta l’economia di una nazione; la diminuzione dei costi della struttura politica e amministrativa; le liberalizzazioni.

- Il processo si concluderebbe con l’ovvio rientro dell’Italia nella moneta unica europea.

Non si tratta di un percorso facile, come invece le poche righe qui sopra potrebbero lasciar intendere. O meglio, è facile cogliere l’idea di fondo, la monade; difficile è metterla in pratica e accettarne le conseguenze su larga scala. Ogni “rivoluzione” è costellata di sacrifici e sforzi, e miete qualche vittima illustre.

Ecco, ho mantenuto la parola. Ho completato l’articolo che avevo promesso.
Non mi resta che precedere le due più naturali domande.

Tutto questo si farà?
Ovviamente no, per mere questioni d’interesse. Vi sono investitori che hanno già puntato sulla nostra sconfitta e che vanno in qualche modo remunerati.
Salvarsi diventa allora questione di pagare loro il pizzo sulla nostra pelle, o meglio, di essere in grado di racimolarlo.

Cosa succederà allora?
Le mie ipotesi in merito all’Italia sono già state espresse, le ho enunciate qui, fornendo delle soglie. Se poi devo sbilanciarmi e azzardare, secondo me siamo cellule di un morto che cammina.
Circa la sopravvivenza dell’euro ho invece scritto qui. Io proprio non ci credo.

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Qué culpa Tiene mi corazón? Si la niebla se esfuma Qué otra pasión me espera? Será tranquila y pura? Si mis dedos pudieran Deshojar a la luna!

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