Default Italia: Affogare Da soli, o in Cattiva Compagnia? 16


La vicenda di Zapatero, prima incensato ora praticamente costretto ad andarsene dal calo dei consensi, è paradigmatica di come l’opinione pubblica muti di parere a ogni mutare di vento, a prescindere dal merito. Le elezioni anticipate si terranno il 20 di novembre, anniversario della morte di Francisco Franco.

Detto che in una democrazia liberale l’opinione pubblica ha sempre ragione, va aggiunto che ciò non vuol dire che la gente capisca granché della temperie nella quale si trova a vivere, delle cause che inducono i cambiamenti e degli effetti che si trova a subire. Per capirlo dovrebbe avere la testa sgombra e stare un po’ più in alto, fuori dalla merda, ma allora non sarebbe più gente bensì classe dirigente.

Zapatero è stato osannato per le sue iniziative in fatto di politiche sociali, di emancipazione delle donne, di diritti agli omosessuali, per il coraggio con cui ha tenuto testa alla reazione della gerarchia cattolica. Ma ora le cose vanno male. La disoccupazione è al 21%, quella giovanile al 46%. Lo spread sui bund tedeschi viaggia sopra i 350 punti base. Moody’s pare intenzionata a declassare un’altra volta il debito sovrano del paese. Il Fondo Monetario Internazionale dice che “l’economia spagnola continua a correre forti rischi”. E l’opinione pubblica ne chiede conto a Zapatero.

Come se l’economia spagnola fosse quella che è, cioè poggiasse su settori troppo tradizionali, quali l’agricoltura e il turismo, ma soprattutto su una bolla edilizia che ha generato occupazione di scarsa qualità, esponendo banche e famiglie al contraccolpo dei mutui subprime, per colpa sua.

Chi glielo spiega, all’opinione pubblica, che un’economia solida non si costruisce dall’oggi al domani, con la bacchetta magica, ma sommando il lavoro di generazioni? Che, anche ove sembri il contrario, le cose vengono da lontano.

Che la Cina di oggi non è figlia di un miracolo, nata di punto in bianco vent’anni fa, col crollo del muro di Berlino. Ma della sua classe dirigente, che viene dal partito che guidò il popolo cinese nella Lunga Marcia e lo tenne in pugno a piazza Tienanmen. Senza quella classe dirigente non ci sarebbe la Cina di oggi. Né senza il suo popolo, che è quello che ha eretto la Grande Muraglia, l’unica costruzione terrestre che si veda dalla luna.

Chi glielo dice, alla nostra opinione pubblica, che questo, per noi, potrebbe essere uno di quei momenti in cui la curva della storia di un paese, forse di un continente, cambia di segno e, dopo aver toccato il suo culmine, comincia a declinare?

Che forse ci sarà da rimboccarsi le maniche e arrotolarsi le braghe, non tanto per stare meglio, quanto per non stare troppo peggio?

E ammesso di trovarla, chi l’ascolterebbe?

Qualche giorno fa parlavamo di patrimoniale e di IVA sociale (e di potere d’acquisto N.d.R. ).  Cosa sono, l’una e l’altra, se non una sottrazione di una parte del reddito, o del patrimonio, dunque una discesa verso il peggio, cui nessuno si potrà sottrarre?

Qualcuno pensa che lo si possa evitare rovesciando il tavolo. Se dovessi scommettere non ci metterei un copeco. Abbiamo le stesse possibilità di non pagare il conto di quante ne ha un uovo lanciato contro un muro di tornare indietro sano.

Questo mi pare certo, dunque non vale la pena di preoccuparsene. L’incognita è come l’affronteremo.

Ciò che preoccupa non è tanto l’idea di dover abbandonare il tenore di vita attuale per uno peggiore, quanto il non sapere a che quota sia collocato il fondo. Questo dipende da noi, almeno in parte. Quel che rode è il sospetto che in plancia ci siano degli inetti e che l’equipaggio si limiti a chiedere a gran voce la sua pinta di rhum.

Potendo sarebbe bene cambiare ufficiali ed equipaggio, per sperare di non farci troppo male. Ma non si può. Tuttalpiù l’allenatore.

Dicono i politicamente corretti: se ci si salva ci si salva insieme.

Sì, naturalmente.

Ma dovendo affogare, è meglio da soli, o in cattiva compagnia?


16 commenti su “Default Italia: Affogare Da soli, o in Cattiva Compagnia?

  • Comandante Nebbia

    La discussione di questi giorni avrebbe meritato una platea più attenta dei vacanzieri in cerca di gossip estivi e dei pochi disgraziati che ancora sono costretti a rimanere al lavoro.

    l’aspetto inquietante della tua riflessione è proprio quello della decadenza. a mio parere, il tentativo di competere al ribasso con chi si accontentava di una ciotola di riso è stato un errore paragonabile alla suddivisione dell’impero in impero d’occidente e impero d’oriente.

    erano altri i settori nei quali specializzarsi e stabilire la competizione sulla qualità della vita e non sul prezzo più basso delle magliette.

    ora, la storia ci propone ricordi inquietanti. i cittadini della prima potenza militare del mondo sono finiti a lavare vetri ai semafori o a togliere la cacca del culo dei vecchi. la sconfitta è avvenuta sul piano economico e finanziario, non su quello militare. come quella che stiamo vivendo noi.

    speriamo che non ci sia una corsa all’accaparramento del polivetro (ma esiste ancora? Sembra di no Sembra di no).

    • fma

      Se uno che fa le magliette un brutto giorno incontra un altro che le fa uguali, a prezzi inferiori, se non ha nel cassetto uno strumento con cui ribattere, è fregato.
      Una buona amministrazione della cosa pubblica prevede l’evento prima che si verifichi e storna una parte dei guadagni dalla disponibilità immediata dei privati per rafforzare le difese comuni in attesa di tempi peggiori.
      E’ la politica della formica. Che non è nelle nostre corde.
      Noi (non io e te, loro, :mrgreen: ) abbiamo preferito usare il danaro pubblico per stipendiare Minetti e Scilipoti e il fortunale ci ha colti con le braghe calate.
      Faccio molta fatica a convincermi che ci dobbiamo salvare tutti, proprio tutti.

  • serpiko

    C’è un altro aspetto molto bello di quest’articolo.
    La lungimiranza finanziaria, la necessità di fare programmi a lungo termine, le ripercussioni che le cazzate di oggi avranno sui conti di domani e, ancora peggio perchè bastonare oggi e carotare domani in politica non ha mai pagato, gli effetti ad onda lunghissima dei sacrifici che vengono richiesti.

    fma ha citato la Cina. Io cito un articolo, finalmente critico nel giusto senso, del Sole24h di venerdì scorso. A pagina 6 una bellissima analisi della situazione USA titolava “E’ figlia di Reagan quella voragine pari al 140% del Pil.”.
    Ronald Reagan, in carica fino al 1988. Stiamo vedendo gli effetti dovuti a cause di almeno 23 anni fa. Nel 2026 saranno passati 23 anni dalla doppia guerra di W. ad Afghanistan e Iraq.
    Spero di esserci. Ci sarà da ridere.

  • Fully

    “…Che la Cina di oggi non è figlia di un miracolo, nata di punto in bianco vent’anni fa, col crollo del muro di Berlino. Ma della sua classe dirigente, che viene dal partito che guidò il popolo cinese nella Lunga Marcia e lo tenne in pugno a piazza Tienanmen. Senza quella classe dirigente non ci sarebbe la Cina di oggi. Né senza il suo popolo, che è quello che ha eretto la Grande Muraglia…”

    Questo passaggio mi induce ad una riflessione.
    Se per migliorare le condizioni di vita di una nazione occorre “tenerla in pugno”, soffocandone con i carri armati le aspirazioni di libertà, se ne dovrebbe dedurre che la democrazia è un lusso che non possiamo permetterci.

    Dunque la “classe dirigente” non dovrebbe formarsi attraverso i canali che oggi consideriamo “normali” (l’elezione attraverso il voto popolare) ma per una sorta di “investitura”. Operata da chi? Da Dio, come nelle monarchie o negli stati teocratici? O dal Partito Unico nato dalla rivoluzione?

    Purtroppo la statura politica delle attuali classi dirigenti (mi riferisco a quelle del mondo occidentale) è quella che è. Anche nelle democrazie più serie della nostra mi pare che manchi una guida politica in possesso di una visione storica, tale da guardare alle prospettive di lungo periodo e imporre scelte impopolari anche a rischio di fallire alle prossime elezioni.

    Ma una “civiltà” come quella dei nostri tempi, spinta da decenni al consumismo più sfrenato, all’avere più che all’essere, potrà mai essere convinta che solo facendo sacrifici oggi si può sperare di garantire alle generazioni future non dico il benessere ma anche solo una decorosa sopravvivenza?

    • fma

      Felice di risentirti.
      Condivido quello che dici. Credo che uno dei problemi più grossi delle democrazie, visti i risultati, sia la selezione delle classi dirigenti. Che dall’avvento della televisione in poi pare fatta a rovescio, guidata dall’apparire più che dall’essere.
      Talvolta mi viene l’idea che sarebbe necessario ripristinare una sorta di cursus honorum secondo cui non puoi diventare deputato se prima non hai dato prova di te come consigliere, oppure ministro se prima non hai fatto l’assessore, presidente del consiglio senza esserti messo alla prova come sindaco… oltre che contingentare la presenza dei politici in TV.
      Con la speranza che aiuti a tenere gli Scilipoti fuori dalla stanza dei bottoni.

      • Fully

        E’ un’idea: una sorta di “patente a punti” del politico di lungo corso.
        Mi viene da ridere a pensare a quanti punti avrebbero ancora sulla loro “patente” i nostri odierni rappresentanti.

      • Fully

        A proposito di buona politica, questa discussione mi ha fatto venire in mente un celebre discorso. Lo riporto qui e mi scuso se vado un po’ OT. Abbiate pazienza, ma per me è anche una reazione al penoso spettacolo del dibattito parlamentare di ieri sera.

        “Qui ad Atene noi facciamo così.
        Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

        Qui ad Atene noi facciamo così.
        Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
        Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

        Qui ad Atene noi facciamo così.
        La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
        Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
        Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

        Qui ad Atene noi facciamo così.
        Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
        E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

        Qui ad Atene noi facciamo così.
        Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
        Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
        Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

        Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
        Qui ad Atene noi facciamo così.”

        Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

  • Miguel Pena Roma

    Zapatero dovrebbe esserci affogato da solo appena nato, eventualmente essere stato presente nella stazione di Madrid dove lui fecce mettere le bombe per vincere le elezioni……¡Arriba España!

  • Miguel Pena Roma

    Zapatero dovrebbe esserci affogato da solo appena nato, eventualmente essere stato presente nella stazione di Madrid dove lui fecce mettere le bombe per vincere le elezioni……¡Arriba España!

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