Default Italia: 98 Giorni al Fallimento – Quello che Berlusconi non ha Avuto il Coraggio di Dire

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Stanotte dormirò poco e male. Sono sicuro che non riuscirò a prendere sonno, poi, appena appisolato, mi sveglierò all’improvviso. Immagino che non funzionerà nemmeno la solita dose di 20 goccette di Songar che, in situazioni normali, mi mandano in una sorta di anestesia profonda che dura fino alla tarda mattinata.
Penso a Silvio Berlusconi, alle sue tre aziende quotate in borsa che lo portano a “essere in trincea” insieme a noi in questa terribile crisi.  Poareto, direbbe il mio collega bellunese.

Povero Silvio, quanti pensieri devono tormentarlo con tre aziende quotate in borsa. Se le cose continuano così finisce che, per risparmiare, dovrà rinunciare alle zoccole e tornare alle pugnette. A una certa età certe cose possono essere imbarazzanti. Non è che c’è qualche volontaria tra le lettrici disposta a lavorare un po’ con la pompetta? O magari qualche volontario? Silvio ha la faccia di quello che non si pone certi problemi. Alla fine un buco rimane un buco. Una cosa che è definibile solo in termini di assenza, dicono gli studiosi del fenomeno dell’emergenza.

Una volta uno mi diceva che per fare i soldi ci vuole la faccia tosta. Cazzo se è vero. Solo una faccia con un coefficiente di durezza 9000 HV secondo la scala Vickers può reggere i 40 minuti di vuoto pneumatico pompati alle camere repubblicane da sua eccellenza il Cavaliere Berlusconi Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana Dr. Silvio nella serata di ieri.

L’economia è solida, ci vuole il patto per la crescita, ridurremo le auto blu, questa è una nazione che nei momenti di crisi sa essere coesa, dice sua eccellenza il Cavaliere Berlusconi Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana Dr. Silvio nel corso del suo ispirato discorso “interrotto dodici volte dagli applausi” secondo il Corriere on Line.
Certo, certo Silvio, dicono i creditori, tu ci piaci, vieni a casa nostra che ti facciamo scopare le nostre sorelle (cit.), invece dei danari ci accontentiamo delle tue promesse, in fondo non è la stessa cosa che fanno sessanta milioni di coglioni da 15 anni a questa parte? Scommetto che dopo questo discorsone la borsa italiana schizzerà ai massimi del 2011 e lo spread coi bund scenderà a zero. Potenza della parola dice Gabriele.

Ma ci è o ci fa? A questo punto credo che ci sia. Berlusconi è rimasto l’unico a credere a Berlusconi. E’ lì, di fronte allo specchio del suo cessetto di 200 metri quadrati col tricorno in testa, la mano nel panciotto e si dice: “Sono un grande leader, risolverò alla crisi, ho tre aziende in borsa, sono alto un metro e ottanta, ho un cazzone da negro superdotato, la D’Addario e la Minetti mi hanno detto che scopo da Dio“.
Fuori dal cessetto c’è una nazione di stronzi che si sono fatti menare per il naso per quindici anni da Napoleone Berlusconi, dalla sua platea di schiavetti plaudenti e da tutti quelli che hanno scelto il mestiere di antiberlusconiano e ci sono diventati deputati, sindaci, giornalisti, capipopolo e “magistrati nell’occhio del ciclone”. A volte più delle cose insieme. Ora, cari italiani, pensavate di alzarvi dal tavolo e scappare senza pagare il conto? Come no, sì sì italiani, voi ci piacete venite a casa nostra che vi facciamo scopare le nostre sorelle (cit.) dicono i creditori.

Ora, statemi a sentire che io vi dico quello che il Silvio, dall’alto della sua carica e dei suoi miliardoni non ha avuto le palle di dire. I bei tempi dei ditalini alle vostre Mary-Jane-Fica-Rotta con le loro belle mutandine rosa, sono finiti (cit.). Nell’immediato futuro per noi ci sono solo lacrime e sangue. Non dobbiamo più credere a nessuno, radere al suolo il palazzo cancellando dalla storia questa classe politica che in altri tempi sarebbe finita alla ghigliottina. Tutti, senza distinzione, non c’è più tempo per distinguere i giusti dai rei. La scelta fra buoni e cattivi è un lusso che non ci possiamo più permettere. Bisogna credere solo a chi ci chiede di farci il mazzo, di pagare e tacere, di lavorare come i cinesi, di rinunciare alle vacanze, di stringere la cinghia e mettere le toppe a quei cazzo di pantaloni griffati comprati cinque anni fa. Se ci saranno altre elezioni, e non è garantito, cazzo, non è garantito, votare quello che ci prometterà più fatica, più sacrificio, più durezza, più decisione, più crudeltà verso chi, potendolo fare, non fa e si imbosca. Basta comprensione, fine del “tutti dobbiamo campare”. Qui vive chi lavora, chi contribuisce alla comunità, chi paga le tasse. Gli altri se ne vanno a fanculo, che il mondo è grande e la cittadinanza non è un diritto di nascita, ma qualcosa che si ottiene rispettando e lottando per la nazione in cui si vive.

L‘inverno è appena iniziato. farà così freddo che tutti ci ammaleremo di anarchia. Lo dirò cento volte, se sarà necessario, fino all’11-11-11.

Se non vi va di leggerlo, cambiate canale.

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Avrei voluto essere Rocco Siffredi. Mi consolo scrivendo cazzate.

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