Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Default Italia: 97 Giorni al Fallimento – Berlusconi è la Salvezza degli Italiani" è stato scritto da ilBuonPeppe
Oggi voglio fare outing (come dicono quelli che conoscono le lingue).
Nel 1994 Berlusconi annuncia il suo ingresso nella politica attiva. Io dico: “Molto bene, così potremo contare con precisione quanti sono gli imbecilli e i disonesti in Italia”. Perché per dare il proprio voto e la propria fiducia ad un soggetto del genere, di cui si capivano perfettamente già allora il carattere e la statura morale, ritenevo si dovesse necessariamente appartenere ad una di queste due categorie. Sbagliavo, ma ci ho messo un bel po’ di tempo per capirlo.
Il risultato dal mio punto di vista fu sconcertante: possibile che oltre metà degli italiani sia imbecille o disonesto? Ma dove sono capitato?

Dopo sette mesi il governo viene mandato a casa e alle elezioni successive vince Prodi. Pensavo: “Evidentemente gli italiani hanno capito che razza di elemento sia questo omuncolo e hanno corretto l’errore dell’altra volta”. Sbagliavo di nuovo, e ancora una volta ci è voluto del tempo per capirlo. Nel frattempo tutti i politici italiani con i relativi partiti facevano di tutto per somigliare il più possibile a Sua Bassezza: la berlusconizzazione della politica avanzava inesorabile, ma anche questa è una cosa che ha richiesto del tempo per essere assimilata.
Quando alle elezioni del 2001, dopo quattro drammatici governi di centro sinistra, Berlusconi vince di nuovo, la conclusione, mia come di molti altri, è del tipo: “Sette mesi non sono bastati agli italiani per capire realmente il soggetto; probabilmente ci vogliono i cinque anni che aveva previsto Montanelli”.
Così nel 2006 si festeggia l’uscita dal tunnel: la fine del berlusconismo e l’uscita di scena del suo protagonista. “Dopo cinque anni di insulti, figuracce internazionali, polemiche e disastri assortiti, neanche i disonesti riusciranno a votarlo e gli imbecilli sono molti meno di quello che si temeva.”
Come non detto. Due anni scarsi con un patetico governo Prodi, e tutto ritorna come prima, peggio di prima.
In conclusione, la situazione politica (ma non solo) italiana si può sintetizzare con alcuni concetti fondamentali, alcuni dei quali risaputi ma troppo spesso opportunamente ignorati:
- Berlusconi incarna perfettamente l’italiano tipo: arrivista, (presunto) furbo, maleducato, avido, menefreghista;
- questi caratteri sono da sempre ben presenti negli italiani, ma in passato erano considerati per lo più aspetti negativi; grazie a lui sono diventati qualcosa di cui non ci si vergogna più, anzi un modello da perseguire;
- riconoscendo in lui i nostri stessi difetti siamo sempre disposti a perdonarlo qualsiasi cosa faccia;
- la sua ricchezza (nonostante ci siano forti dubbi sulla liceità della provenienza) genera invidia e, di conseguenza, ammirazione;
- il resto del mondo politico italiano, anziché prendere le distanze da un simile modello, lo ha inseguito e replicato, fino a dimostrarsi in diverse situazioni più berlusconiano dell’originale;
- lo spazio politico di cui si è appropriato, grazie al vuoto creato dalle indagini del 92-93, è quello del vecchio pentapartito (DC, PSI e soci), e poiché gli italiani cambiano il loro voto con estrema difficoltà, ne ha ereditato il sostegno;
- il principale partito concorrente (PDS, poi DS, poi PD, poi… boh?) invece di marcare le differenze e proporre un’alternativa reale, tenta in tutti i modi di infilarsi nello stesso spazio; che però ormai è occupato;
- per quanto possa sembrare strano, molte persone oneste e intelligenti hanno votato per Berlusconi; una persona intelligente può fare una cosa stupida perché l’intelligenza è molto selettiva, mentre solo la stupidità può essere diffusa;
- l’allontanamento di tanti cittadini dalla politica non dipende dallo schifo che ogni giorno ci sommerge, e che comunque a tanti permette di vivere, ma dalla mancanza di una reale alternativa, essendo i partiti attuali sempre più simili tra loro;
- Berlusconi non se ne andrà mai volontariamente e chi gli chiede “un passo indietro” è un misero ipocrita.
Arrivando all’oggi (ed evitando di fare la lista sterminata delle porcate perpetrate da questo governo agli italiani) e alla crisi economica con contorno di guerra finanziaria, c’è però da riconoscere senza ipocrisia un fatto:se oggi l’Italia non sta come la Grecia lo deve a Berlusconi.
Come sta la Grecia? Male, molto male: aumentano le tasse, tagliano i servizi pubblici, le aziende di stato vengono privatizzate, cioè regalate a qualcuno (preferibilmente straniero) che dovrà guadagnarci a spese dei greci.
Come sta l’Italia? Male, molto male: però le tasse non aumentano se non in qualche ambito specifico e comunque in misura limitata, i servizi pubblici si tagliano ma poco, di privatizzazioni si parla ma ancora non si vede niente di concreto.

Se oggi in Italia ci fosse il PD al governo, questi interventi sarebbero già stati realizzati, con la scusa che “erano inevitabili”. Berlusconi non lo fa perché sa che questo gli farebbe perdere molti consensi, soprattutto l’aumento delle tasse, perché è troppo incasinato (lui come molti altri della sua cricca) in guai giudiziari, per poter rischiare di perdere la posizione da cui comunque controlla tutto, e perché fondamentalmente non gli frega un tubo di come va l’Italia.
L’inazione del governo è un fatto incontestabile, basta osservare il discorso fatto mercoledì al Parlamento, in cui è riuscito a parlare 40 minuti senza dire niente; che sia un bene o un male… dipende.
Nell’immediato è un bene perché evita agli italiani derive di tipo greco; poi magari si sta solo rimandando l’inevitabile e tutto succederà tra un mese; oppure Berlusconi riuscirà a galleggiare ancora per un po’ e lascerà agli avversari l’ingrato compito di calare la scure. Di sicuro, più tempo passa e più dovranno essere forti le misure da mettere in campo per uscire dal pantano.
Misure che, chiunque ne parli, sono quelle descritte sopra, dal momento che nessuno, almeno tra quelli che contano, mostra al momento di avere ricette diverse, e chi prova ad avanzare proposte di altro stampo viene semplicemente ignorato. Perfino i sindacati, che in teoria dovrebbero fare gli interessi dei lavoratori, si sono allineati all’idea unica che i dittatori della finanza hanno imposto.
Nel 1994 non avrei mai pensato di poter scrivere questa cosa: mi auguro che Berlusconi resista e vada avanti per la sua strada senza intervenire. Tanto la resa dei conti arriverà comunque, ma più il tempo passa, più sarà forte la botta, e maggiori saranno le probabilità che qualcuno si svegli.
Perché il problema dell’Italia non è Berlusconi, ma gli italiani che dormono beati, sicuri del fatto (in perfetto stile italico) che tanto in qualche modo ci si potrà arrangiare. A questo punto la cosa peggiore che può succedere è proprio il riuscire ad arrangiarsi, non risolvere i problemi ma metterci una pezza per andare avanti in qualche modo: un atterraggio un po’ duro ma non troppo, in modo da non disturbare troppo e da consentire agli italiani di continuare nella loro tradizione millenaria del “tirare a campare”.
Se invece Berlusconi prosegue così, facendo finta di niente e continuando a preoccuparsi solo degli affari suoi, allora ci trascinerà veramente in fondo; e quando avremo toccato il fondo, forse, troveremo anche la forza di risalire.

C’è un errore di fondo. Non si può paragonare l’economia greca a quella italiana, pur con tutta la buona volontà.
Per il resto, le tasse vanno pagate, come le paghiamo noi dipendenti e come le pagano i pensionati. Altrimenti si deve avere il coraggio di rinunciare al welfare ed al S.S.N.
Le tasse le devono pagare tutti, proporzionalmente al reddito. Come succede in tutti i paesi civili. Se pagassero tutti, le tasse diminuirebbero invece di aumentare.
Se lo Stato offrisse sgravi fiscali per le aziende che fanno profitti e reinvestono, queste non avrebbero bisogno di truccare i bilanci per rimanere nell’aliquota inferiore.
Se si potesse scaricare quasi tutto nella denuncia dei redditi, come persona fisica, i cittadini sarebbero costretti a pretendere la ricevuta da tutti quei liberi professionisti che non la rilasciano con il ricatto di far pagare meno la prestazione in nero.
Ma io infatti non paragono le economie italiana e greca; anzi, di economia non ne parlo affatto.
Dico che saranno prese le stesse misure. Il che, come tu dici, in situazioni sostanzialmente diverse è già assurdo di per sé.
Un appunto.
Il debito di oggi è dovuto alle spese previste 20 anni fa o più, nel vecchissimo piano a lungo termine degli allora governi Craxi, De Mita, Amato.
Il conto che pagheremo tra pochi giorni è quello di Tangentopoli. Non è colpa di Berlusconi.
La vera colpa di Berlusconi oggi è:
- di non aver previsto la situazione nonostante i segni fossero chiari da tempo e nonostante sia in politica, come responsabile o come osservatore, da 17 di questi 20 lunghi anni;
- se aveva previsto la situazione, di non averla valutata nell’entità corretta;
- se l’aveva valutata nell’entità corretta, di non aver adottato le contromisure giuste;
- se aveva adottato le contromisure giuste, di non averle adottate per tempo.
Detto questo, il conto delle sue cazzate ci sarà. Inevitabile come la morte.
Lo pagheremo tra altri 20 anni circa. In comode rate, se qualcuno sarà un po’ lungimirante e saprà spalmarne l’impatto nel tempo.
(continua)
Dimenticavo.
Sono pronto a scommettere che la base d’asta di tale conto sarà di 564,2 milioni di euro.
Non so perchè.
Sviluppa un po’ i concetti Frà che mi serve materiale al tuo livello per alimentare il countdown.
Non voglio dargli tregua. Nessuno deve poter dire che non sapeva.
Penso che non sia Berlusconi il problema, pur essendo un problema.
Che il problema vero sia il costo della macchina dello stato ( la politica, l’amministrazione pubblica centrale e locale, la scuola, la sanità, la giustizia, l’esercito …).
Una macchina che ha un rendimento risibile, ma che nessuno si sente di toccare, per paura di perderne il consenso. Mentre andrebbe rivoltata come un calzino, nell’interesse di tutti.
Perchè ormai è assodato che i quattrini delle tasse, che pure sono alte, non bastano a mantenerla così com’è, prova ne sia che il nostro debito pubblico aumenta anno dopo anno in maniera inarrestabile, chiunque ci sia al timone.
Ora si discute se sia meglio una patrimoniale o una tassa sui consumi, ma è evidente che prima di ogni cosa servirebbe un drastico taglio delle spese, partendo da quelle che non recano vantaggi alla comunità: la riduzione del numero dei comuni, l’abolizione delle provincie, la riduzione del numero dei consiglieri, dei deputati, dei senatori; la riduzione degli impiegati della regione Sicilia e del Trentino Alto Adige, dei forestali calabresi, dei lavoratori socialmente utili, dei generali, dei marescialli, della nostra inviata da Capracotta …
Poi naturalmente ci serve anche un presidente del consiglio.
Ok G. Trova un po’ di tempo per mettere su due righe di proposte ragionevoli e fattibili. Le inseriamo nel countdown.
Purtroppo io sono solo un criticone demolitore. Ci vuole un capomastro.
Ok Pè, grazie.
Come chiedevo già a fma, se hai tempo facci leggere un po’ di proposte.
Le tue saranno sicuramente diverse da quelle di fma. Le inseriamo nella serie del countdown.
Caro amico Fma,
“la riduzione degli impiegati della regione Sicilia e del Trentino Alto Adige”.
Voglio solo farti notare che gli impiegati della Regione Trentino Alto Adige (compresi tutti gli impiegati dei giudici di pace che sono dipendenti regionali) sono meno di trecento impiegati.
Ciao Davide
Trento e Bolzano sono “province autonome” nel senso che le competenze regionali sono trasferite alla province e la regione è un guscio vuoto senza nessun potere.
Per il numero dei dipendenti (altissimo) della PAT puoi divertirti a questo link
Caro amico Comandante,
“Per il numero dei dipendenti (altissimo) della PAT puoi divertirti a questo link”.
Nelle province autonome sono dipendenti provinciali tanti impiegati che nel resto d’Italia sono dipendenti statali. Per questo è difficile fare un confronto con il resto d’Italia.
Poi il concetto di alto e basso è relativo. Bisogna valutare quali servizi vengono dati ai cittadini in base alle persone impiegate.
Tagliare i dipendenti pubblici vuol dire colpire le classi più deboli.
Ai ricchi intressa solo che ci sia una forte polizia, perchè dei servizi sociali loro non hanno bisogno.
Ciao Davide
E’ sicuramente così quando i dipendenti pubblici erogano servizi.
Non è più così quando il loro stipendio, pagato con le tasse di tutti, comprese le classi più deboli, è sproporzionato rispetto al servizio reso.
Non si potrebbe fare un blitz mirato modelle Amato? Mirato nel senso un prelevamento coatto al di sopra non so, di 500 mila euro? insomma dare un monte ad un patrimonio e su questo prelevare una determinata percentuale del valore.
Se la forbice si è sempre più allargata una ragione ci sarà! se il 10% degli italiani possiede il 46% della ricchezza, che si vada li a prendere soldi freschi.
Che si vendano loro in caso di necessità, qualche pezzo delle decine di immobili che posseggono e non io ad esempio che ne ho uno e di cui sto pagando il mutuo.
I soldi liquidi sui conti correnti con cifre vicino a quelle che dici tu non li tiene nessuno.
Al massimo puoi beccare qualche disgraziato che ha liquidato per comprare una casa.
I soldi veri sono all’estero, in cassette di sicurezza, oppure su conti correnti intestati a società o, nel caso della malavita, per esempio, suddivisi su tantissimi libretti postali al portatore con cifre piccole (max 10.000) euro.
Certa gente è già al riparo da certe misure e con quei quattro fessi che becchi non ci paghi nemmeno una cena per Tremonti.
Dubito su alcune tue supposizioni poiché gli stipendi ad esempio. le consulenze, gli onorari, alcune transazioni, vengono tutti pagati no cash; ma questo sarebbe soltanto uno dei punti di “interesse” della finanza.
Se uno Stato non riesce più a controllare le ricchezze e le povertà dei suoi aderenti, non gli resta che una cosa da fare, abdicare al popolo o quest’ultimo sovvertire il sistema con una rivoluzione.
Saremmo di nuovo tutti poveri, ma finalmente anche l’Italia avrà la parte che merita tra i popoli dell’Europa.