Default Italia, 95 Giorni al Fallimento: Le Agenzie di Rating Governano il Mondo

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Oggi è una bella domenica di sole in gran parte dell’Italia. E’ agosto, le temperature sono alte, la gente è al mare. Bambini che giocano con la sabbia, uomini che sbirciano le tette della vicina di ombrellone cercando di non farsi beccare dalla moglie, donne che si abbrustoliscono al sole per far schiattare le amiche rimaste in città, ragazzi che si baciano per la prima volta scoprendo il tepore delle labbra sapide di mare. Un’estate come tante. Nel frattempo l’orologio non si ferma, continua a ticchettare. Il mondo, così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, sta per finire.

Ieri Standard & Poor’s, fra le prime tre agenzie di rating al mondo insieme a Moody’s e Fitch Ratings, ha declassato il debito degli Stati Uniti con un outlook negativo. Il che, in parole povere, vuol dire che i debiti degli Stati Uniti non sono più garantiti allo stesso livello di prima e che, sempre secondo Standard & Poor’s, le cose tendono a peggiorare. Per chi ha voglia di leggere le otto pagine che cambiano il mondo, il documento (in inglese) è qui.


Impariamo tutti come si fa che potrà essere utile presto

Oggi più che mai mi fanno ridere quei quattro gonzi che parlano di scie chimiche, complotti dell’11 settembre, progetto HAARP e cazzi vari. Per cambiare i destini del pianeta non serve diffondere gas nell’atmosfera, spiaccicare jet nei grattacieli o produrre terremoti artificiali. Un documento pdf di 8 pagine basta e avanza. La società in cui viviamo è un castello di carta e un’agenzia di rating conta più di un arsenale termonucleare.

Esattamente nell’agosto di venti anni fa, l’Unione Sovietica si dissolse da un giorno all’altro. E non stiamo parlando solo di una superpotenza, ma di un sistema di vita, di un concetto economico e sociale distrutto da un giorno all’altro. Milioni di sovietici si sono addormentati la sera da padroni di metà del mondo e si sono risvegliati la mattina dopo con lo straccetto per lavare i vetri delle macchine in una mano e il pannolone per il vecchietto italiano cacasotto nell’altra. Certo, il comunismo non funzionava, ma chi ci dice che il capitalismo funzioni? Specialmente oggi, direi, non c’è da esserne tanto sicuri.

Dall’altra parte del mondo, dove ora è quasi notte, i nostri futuri padroni, quelli che hanno accettato di giocare al nostro gioco e per anni hanno vissuto con una ciotola di riso, si preparano a raccogliere il frutto del loro sacrificio. Nel giro di qualche anno pretenderanno di fare anche loro due docce al giorno e saranno cazzi perché l’acqua se la potranno permettere solo loro.
La Cina detiene una quota importante del debito americano e incomincia a temere che gli americani stampino troppi dollari per pagarlo (alla faccia del signoraggio). Da domani i titoli americani potrebbero iniziare quella spirale di svalutazione che ha colpito i nostri, ma con effetti molto più gravi in ambito internazionale. Così come l’America sconfisse l’Unione Sovietica senza sparare un solo colpo, la Cina può fare lo stesso in questo agosto rovente del 2011.

E in questo scenario dove energie planetarie si scontrano in battaglie cosmiche quale sarà il nostro destino dopo aver convocato le parti sociali e indirizzato alati discorsi alla nazione? Provate a darvi una risposta da soli, miei cari connazionali, provateci. Non so nemmeno se si riuscirà ad arrivare all’11-11-11 come dice il sole 24 ore. Io incomincerei a tirare fuori la maglietta di lana perché farà tanto freddo che tutti ci ammaleremo di anarchia.

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Avrei voluto essere Rocco Siffredi. Mi consolo scrivendo cazzate.

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