Default Italia, 93 Giorni al Fallimento: 46 Miliardi da Risparmiare Subito! 18


Dice Galbusera che lui, quarant’anni di lavoro nell’industria metalmeccanica, poi una pensione da dirigente, non si sente particolarmente colpevole della nostra situazione. Sostiene che se gli italiani si fossero comportati come gli svizzeri, forse oggi vivremmo in un paese meno solidale, a chiacchiere, però non avremmo il debito pubblico che abbiamo, dunque non saremmo qui a cagarci sotto aspettando il fallimento. Ma sotto sotto è preoccupato. Non ci vede chiaro. Ci sono domande a cui non sa rispondere. Chi la mantiene tutta quella bella gente luccicante, ce n’è ancora tanta, attualmente parcheggiata sotto l’ombrellone? (( vedi Il Sole 24 Ore ))

Dice che quando Amato gli alleggerì il conto qualche sospetto gli venne, così come quando Prodi gli bloccò la pensione; ma trangugiò in silenzio, per non passare per un vecchio senza cuore che vuole togliere il pane di bocca ai bambini. Dove li prendono i soldi tutte quelle belle signore, rifatte, smaltate, strizzate nei loro abitini griffati che guardano le vetrine in centro? o quei giovanotti col bicchiere in mano sulla porta del bar?

Hai voglia quanto si potrebbe recuperare in termini di PIL. Sì, ammette di essere puritano, dentro. Questo paese gli ricorda sempre di più la Napoli della cartolina, col pino e il Vesuvio che fuma: “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce o passato …”. Bisogna fare qualcosa. Ora. Se non la smettiamo di mantenere i faniguttun (rienfaisant) andremo a sbattere e non ci salverà neppure il Padreterno. Dice che stiamo regatando su un otto con, dove ce n’è otto che fanno ohop e uno solo che rema. È ora di cambiare. Bisogna liberarsi della zavorra e aggottare la stiva, poi potremo discutere di rotta. Prima però bisogna restare a galla.

Bisogna tagliare le spese fino a generare un avanzo di bilancio con cui attaccare la montagna del debito. Se ci teniamo, non solo a chiacchiere, ai nostri figli e ai nostri nipoti. Partendo dalla politica, naturalmente.

I costi della politica si possono ridurre a un quarto (non di un quarto) e nessuno avrà motivo di lamentarsi (( vedi fonte )), salvo gli interessati, che possiamo tranquillamente mandare affanculo: quante divisioni ha Scilipoti?

Col miliardo che resta si possono mantenere 40.000 eletti e 70.000 addetti e consulenti a vario titolo. Abbastanza perché nessuno possa dire che in questo modo uccidiamo la democrazia, ci tiene a sottolineare Galbusera.

E abbiamo risparmiato tre miliardi.

Forze armate.

Il bilancio del ministero della difesa è di 20 miliardi e mezzo, l’1,3% del PIL (Francia 1,61%, Germania 1,28%) (( fonte )). C’è un motivo per cui l’Italia debba spendere in proporzione quanto Francia e Germania, due sopracciò che hanno tutt’altro peso sullo scacchiere internazionale? No. Non abbiamo alcun bisogno di andare in giro a mostrare i muscoli. Lasciamo inalterate le risorse destinate alla sicurezza del territorio (carabinieri: 5,8 miliardi) e tagliamo il resto (15 miliardi) del 30%. Sono altri 5 miliardi, che con i 3 della politica fanno 8.

Chiesa Cattolica.

Il Vaticano incamera l’85% dell’otto per mille, un miliardo all’anno mal contato. E fanno 9.

RAI.

Il canone porta nelle casse della RAI 1,6 miliardi all’anno (( fonte )), che sommati al passivo cronico ripianato con i danari pubblici fanno pressappoco due miliardi. Se si privatizzasse la RAI e si versasse il canone direttamente nelle casse dell’Erario non ci perderemmo niente, sostiene Galbusera, in più avremmo la soddisfazione di non contribuire allo stipendio di Antonella Clerici. E fanno 11 miliardi.

Provincie e comuni.

I comuni e le provincie costano 80 miliardi/anno: 12 le provincie, 68 i comuni (( fonte )).

Troppi, secondo Galbusera, si potrebbe risparmiare e spendere meglio quel che rimane. Noi (io e lui), abitiamo in un piccolo comune, che confina con altri cinque piccoli comuni, che appartengono a quattro diverse provincie. Non me lo sto inventando, è vero. Ogni paese ha la sua zona industriale, disposta a casaccio, o magari sui terreni del cugino. Lontane l’una dall’altra cosicché nessuna può essere servita da una superstrada, non si dice dalla ferrovia. I sindaci hanno provato a risolvere i problemi di viabilità con le rotonde, facendo a gara a chi le faceva più belle, chi piantandoci gli ulivi, chi i banani, chi i cactus. Il primo gelo se li è portati via tutti e nessuno li ha ripiantati, perché i soldi sono finiti e le elezioni sono lontane.

Piste ciclabili: ognuno le proprie, che il vicino non possa metterci il cappello. Pazienza se non portano da nessuna parte. Ognuno i suoi marciapiedi, alcuni alti due palmi, altri a raso, larghi, stretti, di asfalto, di porfido, in rosacometta, di clinker, tutti rigorosamente inaccessibili ai mezzi spazzaneve. I dossi rigorosamente ispirati alle difese anticarro, alti fino a venti pollici, con gli angoli di attacco a 45 gradi: voglio vedere se il SUV di quello stronzo del salumiere non ci lascia la coppa dell’olio. Ognuno le sue strisce pedonali, chi rosse, chi bianche, verdi nei paesi dei leghisti, a simboleggiare l’Italia unita. Ogni paese con le sue associazioni sportive, culturali, musicali, sociali, filantropiche, politiche, ludiche, religiose, che organizzano da giugno a settembre centinaia di manifestazioni e sagre, dalla patata alla polenta, dalla cipolla al pesce fritto … e concorsi di bellezza fin che ne vuoi … sotto l’alto patrocinio del comune … ogni comune con la sua banda, i suoi vigili, i suoi impiegati, i suoi messi, le sue assistenti sociali …

Dice Galbusera, allargando le braccia, che se razionalizzassimo e riordinassimo gli enti pubblici, per esempio accorpando i comuni al di sotto dei ventimila abitanti e le province con meno di cinquecentomila, risparmieremmo il cinquanta per cento dei costi per il personale. Mentre centralizzando la gestione dei lavori pubblici e affidandola a personale meno approssimativo di quello che possono permettersi oggi i piccoli comuni, forse i nostri quattrini darebbero frutti migliori. In questo modo, secondo lui, tra provincie e comuni, potremmo tranquillamente recuperare una dozzina di miliardi, avendo in cambio marciapiedi e parcheggi razionali, piste ciclabili collegate tra loro, trasporti pubblici funzionali, meno feste, meno associazioni, meno miss fragoletta …

E siamo a quota 23.

Dobbiamo ancora parlare delle spese delle Regioni (57 miliardi) al netto della Sanità (117 miliardi), oltre che dell’amministrazione dello Stato centrale (176 miliardi) al netto della previdenza (309 miliardi). In ogni manovra sanità e previdenza, visto il loro peso, finiscono nel mirino: e se al loro posto provassimo a metterci le spese di funzionamento della macchina? Un taglio del 10% porterebbe in cassa 23 miliardi.

In totale farebbero 46, abbastanza per azzerare il deficit previsto per il 2012.

Dice Galbusera che, in attesa dell’avvento del regno dei cieli, aspettando che l’uomo diventi buono, o che scoppi la rivoluzione, se vogliamo fare qualcosa di concreto per quelli che verranno, possiamo cominciare da qui.

Dopo, solo dopo, potremo anche parlare di nuove entrate.