Default Italia 91 Giorni al Fallimento: Debito Pubblico F.A.Q. 10


Trovarsi in una situazione di debito senza potervi far fronte è qualcosa che imbarazza profondamente l’individuo. Crea vergogna, delusione, disperazione, può arrivare a spingere al suicidio. E’ comprensibile: dopo la truffa ai danni d’incapace, la rapina a mano armata, l’estorsione e il furto con destrezza, l’incapacità di far fronte a un debito è una delle forme indebite di sottrazione del denaro altrui.

Purtroppo non abbiamo le medesime vibrazioni quando parliamo di debito dello Stato. Sembra non ci tocchi, non ci riguardi. Invece, guarda un po’, l’attuale crisi economica trova origine da una serie di fattori tra i quali un ruolo di spicco è svolto dagli indici che misurano il debito pubblico e il suo impatto sul sistema economico di una nazione.

Vale forse la pena di tracciarne l’identikit e chiarirne i meccanismi.

Che cos’è il debito pubblico?

Economicamente parlando, con l’accezione di debito pubblico s’intende l’ammontare di denaro chiesto a prestito da uno Stato ai suoi creditori.

Perché lo Stato deve chiedere a prestito del denaro?

Il debito pubblico viene contratto a fronte di un disavanzo di bilancio, ovvero quando le entrate dello Stato non sono sufficienti a coprire le spese che esso deve sostenere. Il valore totale del debito pubblico è quindi la somma di tutti i disavanzi di bilancio registrati da uno Stato nel passato.

Perché si dovrebbe prestare del denaro allo Stato?

Per guadagnarci. Come incentivo al prestito, lo Stato dispone il pagamento di un certo tasso d’interesse sul denaro ricevuto. Questo interesse è tanto più alto quanto più lungo è il periodo di tempo per cui il creditore si rende disponibile a concedergli il proprio denaro.

Quali sono le forme di debito pubblico in Italia?

Bisogna distinguere tra debito fluttuante e debito consolidato.

Il debito fluttuante, la cui forma più conosciuta è il BOT, viene emesso a breve termine o comunque con scadenze non superiori ai 12 mesi.

Il debito consolidato, emesso invece a media e lunga scadenza, va ulteriormente distinto in redimibile e irredimibile. Il primo prende il nome di obbligazione e prevede il rimborso sia del capitale che degli interessi; il secondo prende il nome di rendita e comporta il pagamento dei soli interessi.

Ci sono dei rischi?

La legge considera il debito pubblico come un contratto a tutti gli effetti, quindi prevede l’obbligo del rimborso da parte del debitore. In realtà esso non è coperto da alcuna garanzia reale. Per fare un paragone, un mutuo è coperto dall’ipoteca sulla casa acquistata; un prestito viene garantito da fidejussione o avallo. Il debito pubblico non prevede nulla di ciò.

Di conseguenza i rischi ci sono, più o meno grandi a seconda delle ragioni per cui il debito viene contratto. Il maggiore di essi è il possibile mancato rimborso del capitale conferito.

Cosa significa?

Facciamo qualche esempio.

Lo Stato non ha i soldi per costruzione di un’autostrada. Decide di chiedere un prestito per realizzarla, spiegando chiaramente che intende rimborsarlo con il gettito proveniente dai pedaggi che incasserà una volta finita. Il debito emesso a fronte di ciò ha un basso tasso di rischio perché destinato a un’opera in grado di portare valore aggiunto, quindi maggiori introiti allo Stato stesso. Lo Stato ha quindi fortissime probabilità di ripagare sia gli interessi che il capitale.

Diverso il caso di uno Stato che registri un passivo a bilancio dovuto a spese ordinarie e si rivolga al debito per coprire il buco in questione. Il prestito non è destinato a creare valore, porta anzi un’ulteriore voce di spesa sul prossimo bilancio data dal tasso d’interesse che va rimborsato assieme al capitale. Di conseguenza vi sono dei rischi più elevati.

Come si misura questo rischio?

Vi sono dei coefficienti che permettono di farsi un’idea piuttosto precisa circa l’effettiva capacità delle nazioni di far fronte al proprio debito. I più importanti sono due.

Il primo è dato dal rapporto tra PIL (Prodotto Interno Lordo) e debito pubblico. Tanto più alto sarà il debito, quante più saranno le risorse che la nazione dovrà attingere dal suo PIL per farvi fronte; va quindi mantenuta una proporzione “strutturale” tra i due valori che consenta al PIL di ripagare il tasso d’interesse sul debito senza impiegare troppe risorse. Di conseguenza, tanto più basso è il tasso d’interesse sul debito, quanto più alto è il volume di debito cui la nazione può far ricorso.

Vi è poi un altro dato, il rapporto tra PIL e disavanzo pubblico, che misura in percentuale quanto uno stato “perda” in un anno e quindi debba finanziare attraverso il debito pubblico. Qui va aperta una parentesi importante. Per i paesi dell’area UE, il trattato di Maastricht ha stabilito che tale valore non possa e non debba superare il 3% del PIL. Sebbene i mezzi d’informazione passino il messaggio che l’essere in linea con questo dato sia una condizione rassicurante rassicurante, esso significa pur sempre che il sistema Europa consente ai propri stati membri di perdere il 3% annuo sui propri conti.

Qual è l’attuale situazione italiana?

Il disavanzo del 2010 è stato del 3,29% sul PIL. Il dato è in rosso a partire dal 2000 e il trend viene previsto in negativo a tutto il 2011. (Fonte: FMI).

Ancora più indicativo il rapporto tra debito pubblico e PIL. Nel 2010 era del 119%, dato in pieno trend crescente: a fronte di una sostanziale costanza del PIL, infatti, negli ultimi 4 anni il debito pubblico ha registrato un aumento del 15%. (Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze – Notifica del Deficit e del Debito Pubblico inviata alla Commissione Europea)

Anno

Debito Pubblico (milioni di €)

PIL (milioni di €)

2007

1.602.115

1.546.177

2008

1.666.603

1.567.761

2009

1.763.864

1.519.702

2010

1.843.015

1.548.816

Come si estingue il debito pubblico?

Attraverso il rimborso dei titoli di debito.

Tale rimborso può avvenire alla scadenza oppure in maniera anticipata, se previsto dalle clausole di sottoscrizione.

                                                                                         

Ok ma come si fa per reperire i soldi con cui effettuare i rimborsi?

Occorrono modifiche strutturali ai piani di spesa volte anzitutto a non aumentare il debito esistente, poi a coprire il disavanzo, infine a rimborsare i titoli emessi.

Occorre insomma spendere di meno o guadagnare di più. Non vi sono altre strade.

Cosa succede se lo Stato s’accorge di non essere in grado di rimborsare il debito alla scadenza?

Nella maggior parte dei casi, il provvedimento adottato in queste situazioni è quello più sbagliato. Si emette altro debito con cui far fronte al rimborso del vecchio. Il nuovo debito avrà un maggior coefficiente di rischio, quindi dovrà offrire un maggior interesse per attirare investitori, quindi avrà un maggior impatto sui futuri bilanci statali, quindi richiederà un maggior sacrificio per estinguerlo.

Che ha un po’ lo stesso senso di non riuscire a pagare la rata del mutuo e, per farvi fronte, chiedere un prestito allo strozzino credendo di aver risolto il problema.


Informazioni su serpiko

Qué culpa Tiene mi corazón? Si la niebla se esfuma Qué otra pasión me espera? Será tranquila y pura? Si mis dedos pudieran Deshojar a la luna! https://vianuova.wordpress.com/


10 commenti su “Default Italia 91 Giorni al Fallimento: Debito Pubblico F.A.Q.

  • eduardo

    Una domanda (nella qualità di socio dell’Azienda Italia).
    Posto che sulla veridicità dei libri contabili non è possibile avanzare soverchi dubbi, mi chiedo se nella mia azienda vige ancora il divieto del “patto leonino” come disposto dalle norme del diritto commerciale.

  • ilPablo

    Articolo non corretto, anzi non completo e quindi forviante caro serpiko.
    “Il valore totale del debito pubblico è quindi la somma di tutti i disavanzi di bilancio registrati da uno Stato nel passato”, giusto ma ti sei dimenticato di dire che tutto il denaro presente in Italia fa parte del debito pubblico (lo stato non può fabbricare soldi li deve chiedere in prestito alla BCE dando come controvalore i titoli di stato – SIGNORAGGIO BANCARIO), quindi il valore totale del debito, è si la somma di tutti i disavanzi (minima parte del totale), più il totale, del denaro circolante (10%) e di quello elettronico(90%).
    “Ci sono dei rischi?” Giusto ciò che dici “In realtà esso non è coperto da alcuna garanzia reale.” ma per i risparmiatori che ricomprano i titoli dalle banche (caso Argentina”, perchè la BCE le garanzie se le fa dare eccome, prende per ogni € prestato, l’equivalente in titoli di stato, condizionando così, insieme alle sue agenzie di rating, le politiche dei governi chi è padrone del tuo debito è padrone di te stesso (ciò che succede in economia adesso è sotto gli occhi di tutti).
    “Come si estingue il debito pubblico?
    Attraverso il rimborso dei titoli di debito.”
    Se il debito lo si giudica con gli occhi e le regole di persone “NORMALI” è vero, ma in realtà il debito pubblico è INESTINGUIBILE.
    mi spiego: lo stato italiano, non potendo fabbricarseli da solo i soldi, per averli è costretto a chiederli in prestito alla BCE, se la quantità di denaro presente nello stato fosse per ipotesi 100 e dovessimo pagarci ad esempio un 1% di interesse (interesse dovuto in quanto sono prestati), totale 100+1=101,
    come possiamo pagare 101 se ce ne sono stati dati in prestito solamente 100? Non si può, dovremo per forza chiedere un prestito maggiore per ripagare gli interessi maturati. E’ UN DEBITO ETERNO!
    “Occorre insomma spendere di meno o guadagnare di più. Non vi sono altre strade.”
    Inesatto, altre strade esistono.
    http://www.stampalibera.com/?p=29929#more-29929
    “Cosa succede se lo Stato s’accorge di non essere in grado di rimborsare il debito alla scadenza?
    Nella maggior parte dei casi, si emette altro debito con cui far fronte al rimborso del vecchio.”
    Diciamo al 99% dei casi, è la linea che si segue in tutti gli stati dalla fine del 1700 ad adesso, tranne Cuba, Iran, Siria e qualcun altro guarda caso
    denominati: “STATI CANAGLIA”.

  • dM

    a me l’articolo di serpiko è sembrato molto chiaro (mi associo ai complimenti per la capacità divulgativa).
    non ho modo di valutare la fondatezza delle critiche di ilPablo, sarebbe gradita una replica di serpiko (al quale magari è semplicemente sfuggito il commento, causa ferragosto :mrgreen: )

  • serpiko

    Confermo, e mi scuso. Non ho visto il commento in precedenza.
    Allora, la risposta vera sarebbe lunga e articolatissima. Cercherò di essere sintetico, dote che invero non m’appartiene.

    1- Il valore totale del debito è dato dai soli disavanzi di bilancio. Stop.
    Equiparare il delta tra convertibilità della moneta e denaro circolante a un debito significa considerare come disavanzo un numero che in realtà è un rapporto definito convenzionalmente, quindi incontrovertibile.
    Quello postato da ilPablo s’avvicina (non lo è ancora) al concetto di Risorse Finanziarie; se alla somma da lui proposta togliamo le passività in stato patrimoniale, otteniamo il cosiddetto working capital, ovvero il capitale circolante netto dello stato.

    2- Il debito pubblico non ha garanzie reali. Se vi fossero, il debito sarebbe considerato al pari della moneta; così facendo la svaluterebbe (in quanto quest’ultima non beneficia di un interesse dovuto al suo semplice possesso) e l’inflazione crescerebbe in misura notevole.
    Ancora una volta si fa riferimento a una inesistente commistione tra la legge che regola la distribuzione della moneta in Europa e quella che regola l’emissione del debito da parte dei singoli paesi. Peraltro, come ilPablo stesso dice, è il debito a essere emesso a titolo di garanzia, non la moneta a fare da garanzia sul debito.

    3- Quel che dici è (parzialmente) esatto. Il punto è: non esiste un debito pubblico che sia inestinguibile. Esiste un debito pubblico che non si vuole estinguere. Sono due cose ben diverse.

    4- No, qui non ci sono argomenti. L’unica maniera perchè la differenza a risultato di una sottrazione dia un numero positivo è che il minuendo sia maggiore del sottraendo.
    Nell’articolo linkato, che ho letto con un certo interesse, questa condizione non viene mai negata. Come si raggiunge? Posso riassumere in due parole.
    O si aumenta la pressione fiscale, lasciando invariate le uscite, accettando che il risultato di questa mossa sia però una recessione sui consumi nel medio termine.
    O si diminuisce la spesa pubblica fino a raggiungere un momento di ricavo, senza conseguenze dirette sulla domanda nazionale.
    Il resto sono elucubrazioni o ipotesi atte a far sì che la condizione di base trovi comunque realizzazione, non certo sostitutive di essa.

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