Default Italia, 66 Giorni al Fallimento. Non ci Resta che la Dittatura dei Migliori? 27


L’idea che Giustizia e Solidarietà siano ingredienti indispensabili alla convivenza sociale fa parte della cultura del mondo occidentale. Sia pure coniugate in modi diversi, perché Giustizia e Solidarietà non sono la stessa cosa. Un’azione può essere giusta e solidale, o il suo contrario, ma anche giusta e non solidale, oppure solidale ma ingiusta. Se due uomini, uno con prole e l’altro senza, fanno lo stesso lavoro e vengono retribuiti allo stesso modo è sicuramente giusto, ma non solidale. Mentre se il secondo viene retribuito meno del primo, è sicuramente solidale, ma non giusto.

La Giustizia risponde all’esigenza di avere secondo i propri meriti, la Solidarietà di avere secondo i propri bisogni.

Le due cose non sono antitetiche, aut-aut, ma neppure indifferenti, et-et; se mai, ove si debbano fare i conti con la scarsità delle risorse, che è la condizione più probabile nella realtà, complementari. Se ti allarghi con l’una ti resta meno spazio per l’altra e viceversa. Per convivere devono essere coniugate e regolate. Dev’essere stabilito quale delle due prevarrà sull’altra in caso di conflitto e fin dove e fino a quando. Un’iniziativa politica onesta deve indicare l’ordine in cui intende perseguirle e, ove s’imponga una scelta, se darà priorità alla Giustizia, oppure alla Solidarietà, e in che modo.

La parabola dei lavoratori della vigna, dove quelli giunti al tramonto ricevono la stessa paga di quelli giunti all’alba, è la chiara espressione di come sia regolata la questione nell’etica cattolica. Che si può condividere o meno, a me non piace, ma è pur sempre una regola chiara. Chi l’abbraccia sa cosa attendersi quando sarà chiamato a lavorare nella vigna.

È ciò che servirebbe nei momenti difficili, un’etica condivisa in base alla quale la Classe Politica possa prendere delle decisioni in accordo col sentire della propria Opinione Pubblica.

È quel che manca da noi in questo momento.

Si ha la deprimente impressione che lo snodo tra Giustizia e Solidarietà sia del tutto estraneo alla nostra Classe Politica, senza distinzione tra destra e sinistra. Un paradosso, se si considera che le diversità politiche sono soprattutto figlie del diverso modo di coniugare quei due valori.

Le traversie che incontra in questi giorni la manovra finanziaria per arrivare in porto, le proposte sovente antitetiche delle parti politiche, talvolta della stessa parte in momenti diversi, i continui avanti e indietro sotto la pressione degli interessi costituiti, i repentini ribaltamenti di fronte alla ricerca del tornaconto politico, confermano l’impressione e la aggravano: non solo i nostri governanti non perdono il sonno per far convivere Giustizia e Solidarietà, ma proprio non gliene frega niente; ciò che li guida è unicamente l’imperativo categorico di pelare il gatto senza farlo miagolare.

Contributo di solidarietà per i redditi superiori a una certa cifra: solidale ma iniquo. Per gli statali sì e per i privati no: iniquo due volte. I riscatti di laurea e il servizio militare non valgono, abbiamo scherzato: una truffa. Gli uomini vanno in pensione a 65, le donne a 60, salvo quelle del pubblico che vanno a 65 anni: incoerente e iniquo. Aumentiamo l’IVA: equo, ma non solidale. Imposta una tantum sui capitali condonati: equa e solidale, peccato che lo stato ci perda la faccia.

Né la Maggioranza né l’Opposizione se la sono sentita di lavorare per sopprimere le decime alla Chiesa, tagliare le prebende della politica, purgare gli enti inutili, cassare i vassallatici delle pubbliche amministrazioni centrali e periferiche, seccare le mille mammelle alle quali ciucciano i peones di questo paese, che sono millanta che tutta notte canta.

E l’Opinione Pubblica, come le stelle di Cronin, sta a guardare. Rugliando solo che si attenti all’integrità del suo orticello, tornando quieta appena il nuvolo s’allontana. Nessuna obiezione di metodo. Soltanto un’indignazione diffusa, spesso strumentale, un esorcismo per salvarsi l’anima, il ringhio di avvertimento del cane a chi si avvicina troppo alla sua ciotola.

Occorre cambiare. Di questo passo non faremo molta strada.

Dovremmo poter cambiare Maggioranza, Opposizione e Opinione Pubblica. Ma non si può, l’Opinione Pubblica ce la dobbiamo tenere. Mentre le altre due potrebbero temporaneamente essere messe fuori gioco da un Governo Tecnico, di Salute Pubblica, del Presidente, o come vogliamo chiamarlo. Una cosa che non sia espressione della Politica. Una Dittatura dei Migliori. Temporanea. Che ci porti fuori dal guado.

 


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27 commenti su “Default Italia, 66 Giorni al Fallimento. Non ci Resta che la Dittatura dei Migliori?

  • Doxaliber

    E l’Opinione Pubblica, come le stelle di Cronin, sta a guardare. Rugliando solo che si attenti all’integrità del suo orticello, tornando quieta appena il nuvolo s’allontana. Nessuna obiezione di metodo. Soltanto un’indignazione diffusa, spesso strumentale, un esorcismo per salvarsi l’anima, il ringhio di avvertimento del cane a chi si avvicina troppo alla sua ciotola.

    Quoto ogni singola parola.

  • eduardo

    Sembrerebbe di capire che la tua analisi focalizzi la natura della crisi come un problema tutto italiano. Personalmente, malgrado qualche evidente peculiarità, sono incline a credere che la soluzione prescinda in larga misura le nostre possibilità d’intervento. Ma mettiamo pure da parte quest’aspetto.
    Dunque, dittatura dei migliori. Chi sarebbero i migliori? Monti, Draghi, Bini Smaghi, Giavazzi, Montezemolo, Profumo? Siamo sicuri che non siano stati essi stessi parte del problema? Ma, soprattutto, non sono i Trichet (che già ci governano di fatto) i migliori in assoluto di questo lodevole schieramento?
    Peraltro, tra equità e solidarietà c’è dai tempi di Montesquieu in poi un regolatore che è la Carta Costituzionale, che non è solo un pezzo di carta sul quale sono fissati i principi più importanti, ma è lo spirito di un patto sociale di un popolo che si è fatto Stato.

    • fma

      Lontanissima da me l’idea che la crisi sia un problema italiano. Ho sempre sostenuto il contrario. Qui dico solo che noi, italiani, abbiamo un problema nel problema.
      Quali sarebbero i migliori: bella domanda, ma io non ho detto che siano quelli che tu dici essere una parte del problema: perché il processo alle intenzioni?
      La Carta Costituzionale, bella cosa, il massimo rispetto… tanto di cappello a Montesquieu … ma io qui mi sto solo chiedendo cosa possiamo fare. Non pretendo di avere la ricetta giusta. Tu cosa proponi?

      • eduardo

        Cosa propongo? Ho già formulato la mia proposta su questo stesso network ed ho constatato che era troppo sgradevole per trovare qualche consenso.
        Ritorno alla tua: se pensi, come mi sembra di capire, che il “sistema” possa sopravvivere, devi augurarti, per quanto riguarda il nostro Paese, un governo qualsiasi, purché coinvolga il PD. Solo la presenza di questi signori può illudere gl’italiani che ci sarà solidarietà nella gestione della cosa pubblica (dell’equità non frega più niente a nessuno, nel senso (tu lo cogli benissimo) che l’equità ha perso qualsiasi valenza oggettiva, riducendosi a mera funzione degli interessi individuali). Non credo che alla lunga servirà, ma almeno per qualche mese dovrebbe consentire all’amico Galbusera di averla sfangata.
        Una postilla. Se per te i migliori non sono quelli che ho nominato in via esemplificativa (mi scuso per l’illazione) allora è probabile che si sia d’accordo. Ma nella democrazia “possibile” nella quale viviamo i migliori (per l’opinione pubblica) sono proprio quelli.

        • fma

          Se per “sistema” intendi l’economia di mercato, variamente coniugata, la risposta è: sì. Non vedo alternative concrete e a portata di mano.

        • fma

          Se per “sistema” intendi l’economia di mercato, variamente coniugata, la risposta è: sì. Non vedo alternative concrete e a portata di mano.

        • fma

          Se per “sistema” intendi l’economia di mercato, variamente coniugata, la risposta è: sì. Non vedo alternative concrete e a portata di mano.

        • fma

          Se per “sistema” intendi l’economia di mercato, variamente coniugata, la risposta è: sì. Non vedo alternative concrete e a portata di mano.
          La rivoluzione presuppone l’esistenza di una classe che ha conquistato l’egemonia economica ma è ancora priva di un corrispondente peso politico. Non c’è.
          PD: il Partito Democratico ha smesso d’essere un partito nel momento in cui, pensando di poter coniugare due partiti per cavarne un terzo, ha fallito. Cioè da quando è nato. Ognuno dei due partiti, specialmente il cattolico, conserva intatti i suoi vecchi valori. Vedi Rosy Bindi e la questione dell’ICI della Chiesa.
          La riforma della politica, secondo me, può essere attuata solo da un soggetto che non sia espressione diretta della Politica, ma della Società Civile, nel senso più largo del termine. Niente PD, Pdl, Idv, Udc, Sel ….
          Non sono d’accordo che della Giustizia non freghi più niente a nessuno: non frega più niente a questa classe politica, ma a tutti coloro, che vivono l’Ingiustizia sulla propria pelle ogni giorno, gli frega, eccome!

          • eduardo

            Il tuo punto di domanda sta evidentemente a significare che non ho capito il senso di ciò che hai detto. Ne prendo atto volentieri. A giustificazione della mia errata interpetrazione e senza alcun spirito polemico: il fascismo è la modalità di tecnica politica con la quale la “società civile” “sospende” la vita democratica, quando questa presenti reiterati elementi di consunzione e di corruzione. Prevede per definizione (almeno nelle intenzioni) il governo dei migliori. Coniuga (sempre nelle intenzioni) equità e solidarietà. Per onestà devo ammettere che non nasce mercatista, ma alla fine raggiunge regolarmente lo stesso risultato del liberismo: concentrare ricchezza e potere nelle mani di pochi in maniera crescente ed inarrestabile.
            Tuttavia, avendo equivocato, sarei felice di capire meglio la tua proposta. In particolare, “come” la società civile può assumere la guida del Paese.

          • fma

            Io non credo che fascismo, tirannide, dittatura, governo dei migliori, governo del Presidente, Governo Tecnico, siano sinonimi. Anche se tutti hanno in comune il fatto che il potere non proviene loro da un mandato popolare. Mandato popolare che, d’altra parte, da sé solo non basta a garantire un buon governo, lo dimostra Berlusconi; e neppure una democrazia, lo dimostra Hitler. Onestamente non vedo perché un Governo nominato (e non eletto), per esempio dal Presidente della Repubblica, per prendere delle decisioni indispensabili a sopravvivere, con un mandato a tempo determinato, debba necessariamente essere fascista. Ove le decisioni fossero prese e il potere rimesso nei tempi stabiliti, si potrebbe parlare di fascismo?
            È fascista tutto ciò che non è espressione diretta della volontà popolare (in pratica della volontà dei partiti): i consigli di amministrazione delle società per azioni sono fascisti?

          • eduardo

            Questa domanda retorica sui consigli d’amministrazione me la potevi risparmiare: non credo proprio di essermela meritata. Ma questo è un dettaglio.
            Potevi dirlo subito che eri per un governo del Presidente, lo dicono in tanti, insomma è un’opzione fra le più forti.
            I migliori per il Presidente sono, grosso modo, quelli che ho citati, questo me lo devi concedere. Ma anche questo ha poca importanza.
            Veniamo al punto. La politica o la tecnica? Temo proprio che tu ti stia prendendo gioco di noi. Non c’è nessuna tecnica “terza”, assoluta, astratta, lo sai benissimo. La verità è che speri che i tecnici mettano in pratica con più efficienza e forza quelle linee politiche di cui il governo si era fatto paladino fallendo clamorosamente. Assolutamente legittimo, per carità, così come (spero) mi consentirai di rimanere aggrappato a mia volta ad un dubbio pregiudiziale: siamo in presenza di una crisi ciclica (sia pure particolarmente grave) o alla fine del ciclo economico del cosiddetto neo-liberismo? Quanta parte del massimo debito sovrano (quello americano) nasce dall’aver trasferito il debito dal privato (diciamo, le banche) al pubblico? E’ ancora possibile immaginare una crescita infinita dell’Occidente in presenza di una globalizzazione che ha liberato (per adesso) la capacità e la volontà di consumi di miliardi d’individui? Non voglio annoiarti con altre domande, perché so bene che sono le stesse che ti poni anche tu.

  • ilBuonPeppe

    “Una Dittatura dei Migliori. Temporanea. Che ci porti fuori dal guado.”

    Nessuno ha ancora spiegato di quale fiume si tratti, come sia fatto, dove vada, che rischi comporta attraversarlo o rimanere dove siamo.
    E, ammesso che si debba passare di là, nessuno si è ancora preoccupato di vedere se c’è un guado, se ce n’è più di uno, quale è il migliore, ecc.
    Non temo la dittatura, temo i “migliori”.

    • fma

      Fa conto d’avere un cancro. Puoi fingere di ignorarlo, o cercare di saperne di più. Se decidi di saperne di più puoi fermarti al parere dell’amico del bar, che ha avuto una sua zia che aveva il tuo stesso male, oppure puoi sentire uno specialista. Se lo specialista ti consiglia di operarti puoi farlo oppure no. Se dicidi di farlo puoi affidarti al primo che trovi sull’elenco del telefono oppure cercare il migliore. Se dovessi decidere io e se potessi permettermelo, sceglierei il migliore.
      In realtà il discorso era un altro: sbarazzarsi momentaneamente della politica, Maggioranza e Opposizione, per affidare a un Comitato di Salute Pubblica, estraneo alla politica, quel bisturi che la politica non impugnerà mai dovendolo rivolgere per prima cosa verso se stessa.

      • ilBuonPeppe

        La questione è che nessuno mi ha ancora detto “hai il cancro” e tanto meno “dove”. So solo che sto male, ma cosa opero se non so cos’è che non va?
        Lo specialista? Appunto, dov’è lo specialista? Io vedo solo buffoni che parlano di cose che in molti casi neanche capiscono.
        Il migliore lo cerco quando so che problema devo risolvere, altrimenti rischio di affidarmi ad un cardiologo per un problema neurologico.
        Ma per tornare alla politica (che le metafore vanno bene fino ad un certo punto) i “migliori” in politica di solito sono proprio quelli che hanno fatto i peggiori disastri.
        La politica è marcia, e su questo mi sembra che non ci siano dubbi; ma non dobbiamo farne a meno, dobbiamo farla funzionare. Evidentemente con persone, idee e metodi completamente nuovi.

  • fma

    La politica è marcia, e su questo mi sembra che non ci siano dubbi; ma non dobbiamo farne a meno, dobbiamo farla funzionare

    Bene. La proposta, che può essere benissimo sbagliata, è la seguente: per far funzionare la politica bisogna introdurre una serie di modifiche, che i partiti non sono in grado di produrre da sè, sarebbe come chiedergli di tagliarsi le palle, ergo, le modifiche per far funzionare la politica devono essere introdotte da un soggetto terzo, che non appartiene ai partiti, che dura in carica solo per quel che serve per fare le modifiche.
    Non so se mi sono spiegato.

  • eugenio

    Passano gli anni, cambiano gli argomenti, ma non cambia la sostanza..

    Il potere ha due aspetti: Il potere formale (le Istituzioni) e il potere reale.
    Il potere reale è, come dice il termine stesso, il potere che davvero è capace di decidere le sorti della “nazione”. Non è detto che esso sia concentrato nelle mani di una dozzina di persone ma può anche essere diffuso fra gruppi d’interesse etc etc.
    Il potere formale è ciò che rappresenta il potere reale di fronte alle masse.
    Può essere espressione solamente di una parte del potere reale, ma è sempre nelle mani di chi detiene la maggioranza del potere reale.
    Negli Stati moderni, il potere formale ha la funzione di legittimare il potere reale tramite la farsa per cui esso ha ricevuto il potere dal popolo (chiamasi questa farsa democrazia).
    Conseguenza: si crede di avere voce in capitolo, quando in realtà si obbedisce sempre e comunque a qualcuno.

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